Leopard: diario di bordo (6)

A nove giorni dall’installazione devo dire di essere già “l’amico del leopardo”. La stabilità e l’efficienza sono palpabili sul mio sistema. Inconvenienti pochissimi e irrilevanti. Continuo comunque ad annotare tutto, nel bene e nel male, anche perché ammetto di averci preso gusto a documentare questa esperienza.

Alcune delle nuove funzionalità di Leopard, dopo una manciata di giorni, mi sono già entrate sotto pelle, come Time Machine, Quick Look e Condivisione Schermo. Quick Look è pazzesco, una di quelle funzioni che uno si domanda “Perché hanno aspettato finora a metterla?” oppure “Ma come facevo quando non c’era?”. Quando consulto cartelle di file su dischi rigidi esterni, magari cartelle che non apro da tempo, mi ritrovo senza accorgermene a sfogliarne i contenuti, di file in file, dando un colpetto di barra spazio ed esaminandone l’anteprima. Davvero comodo e più rapido di Cover Flow, per dire.

Sto cercando di utilizzare quante più applicazioni possibili fra quelle che mi servono regolarmente per il mio lavoro, ma anche altre che utilizzo più di rado, per vedere quanto bene hanno retto al passaggio a Leopard. La stragrande maggioranza non fa una piega e in genere i bug sono piccoli e nascosti. Vi sono alcune applicazioni che funzionano bene al 99% e magari hanno un pulsante o un comando problematico. Caso tipico: l’applicazione registra la pressione del pulsante o riconosce la selezione del comando da menu, ma poi non accade nulla. Mi è successo con Max, per esempio. Skim invece pare abbia un problema con la creazione di note. La nota viene creata, ma facendo doppio clic per modificare il testo di default l’applicazione va in crash. È un programma open source in continua evoluzione e sono certo che bug come questi si risolvono al prossimo aggiornamento.

Oggi mi sono collegato alla rete wireless dell’Università Politecnica di Valencia, che ha una protezione WPA Enterprise. Il PowerBook, ricordando le vecchie impostazioni, si è connesso automaticamente alla rete, ma non potevo navigare; ho dovuto rifare la procedura di login e di conferma del certificato in mio possesso. Grazie al pannello preferenze Network, sensibilmente migliorato, tutto è andato per il meglio e in pochi clic la connessione veniva ristabilita correttamente.

Come dicevo in un post precedente, mi sto lasciando viziare anche da Spaces. Pian piano aggiungo applicazioni e le distribuisco nei vari spazi a seconda della categoria (browser, client email, iTunes e programmi audio, ecc.). Devo abituarmi all’interazione fra Spaces e il Finder, che a volte mi disorienta. Esempio: ho una finestra Finder aperta nello spazio 2. Mi sposto e vado nello spazio 3 (o 4, ecc.). Faccio clic sull’icona del Finder perché voglio aprire rapidamente una finestra Finder nello spazio 3. Solo che invece di apparire una nuova finestra nello spazio 3… swoosh, Spaces mi rimanda alla finestra Finder aperta nello spazio 2.

Sul fronte decisamente positivo ho notato una miglioria, sottile ma importante: la gestione a tutto campo delle modifiche ai nomi e alle posizioni dei file, ovvero una maggiore integrazione tra Finder e applicazioni. Cambio un nome file nel Finder e le modifiche si riflettono ovunque istantaneamente: nelle finestre Registra, nei menu che elencano i file aperti di recente, ecc. Me ne sono accorto lavorando in TextEdit. Inizio un nuovo documento dal nome Senza titolo, salvo le modifiche e registro il documento senza dargli un nome. Vado nel Finder e modifico il nome del file “Senza titolo.rtf” in “Prova.rtf”. Rientrando in TextEdit, vedo che nella barra del titolo del documento è già presente il nome nuovo del file. Continuo a lavorare sul documento e salvo le modifiche. TextEdit mi mostra una finestra di dialogo avvertendomi che il documento è stato rinominato e mi dà la possibilità di sovrascriverlo oppure di specificare un altro nome, creando così un altro documento.

textedit-file-rinominato.png

Sembra una cosa logica e banale, e invece in Tiger non funzionava così e si creava inutile confusione. In Tiger la stessa situazione procede così: inizio un documento “Senza titolo.rtf”, lo salvo con quel nome, vado nel Finder e modifico “Senza titolo.rtf ” in “Prova.rtf”. Rientro in TextEdit e il documento ha ancora il nome “Senza titolo.rtf”. Se a questo punto salvo le modifiche, avrò nella cartella due documenti: “Prova.rtf” e “Senza titolo.rtf”, che in realtà sarebbero due versioni dello stesso documento. Non ha senso.

Torniamo a Leopard. Di nuovo in TextEdit, creo un documento e lo registro. Dal Finder cambio la posizione del documento. Rientro in TextEdit, continuo a lavorare sul documento. Quando voglio registrare le modifiche, TextEdit mi mostra una finestra di dialogo simile alla precedente, avvertendomi che il documento è stato spostato, e che se dò conferma il documento verrà aggiornato nella nuova posizione, oppure posso specificarne un’altra e verranno creati quindi due documenti in luoghi diversi. Tiger non chiede conferme: creo il documento “Prova.rtf” e lo registro sulla scrivania. Dal Finder sposto “Prova.rtf” nella cartella Documenti. Rientro in TextEdit, continuo a lavorare al documento. Salvo le modifiche e TextEdit crea un altro documento chiamato “Prova.rtf” sulla scrivania, ignorando completamente gli spostamenti avvenuti dal Finder.

Forse a molti queste sembreranno sottigliezze, ma chi come il sottoscritto lavora tutti i giorni con file di testo, e magari necessita di avere sottomano una serie di versioni diverse dello stesso documento, potrà apprezzare la ritrovata logicità di Mac OS X nel gestire operazioni di questo tipo. Adesso non c’è più il rischio di creare inutili doppioni o di salvare le modifiche alla versione sbagliata di un documento, specie se lo spostamento del file o il cambiamento del nome file sono accidentali. Leopard ora tiene traccia dei cambiamenti e presenta con chiarezza quel che sta accadendo.

Su questa miglioria sono inciampato per caso, e mi fa piacere notare che in Leopard i livelli di novità e cambiamenti possono essere anche capillari e non soltanto grossolani. Come questa, è assai probabile che ve ne siano molte altre, magari neanche menzionate nell’elenco delle 300 e passa novità di Leopard.

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