Alcune paranoie comuni

Parto da un dettaglio per poi estendere il discorso con qualche riflessione sparsa. L’altra settimana ho scaricato OmniDiskSweeper, ora gratuito, e l’ho provato sui miei Mac più per la curiosità di vedere lo stato delle cose che non per effettuare vere e proprie pulizie primaverili. OmniDiskSweeper analizza i contenuti di un disco e nella finestra principale mostra le varie cartelle e sottocartelle ordinate per dimensione. In questo modo è facile scoprire se da qualche parte si annidano file di grandi dimensioni, magari già salvati altrove in un backup, magari di nessuna utilità (rimasugli di cache non cancellate correttamente, per esempio), magari dimenticati, che occupano spazio inutilmente e che potrebbero benissimo essere eliminati o spostati su dischi più capienti. Ho così scoperto di avere sul mio PowerBook G4 Titanium una cartella /Libreria/Packages di più di 1,5 GB:

La cartella Libreria/Packages del mio Titanium (clic per ingrandire).

La cartella Libreria/Packages del mio Titanium (clic per ingrandire).

Non ci avevo mai fatto caso. Questa cartella viene creata quando si imposta Aggiornamento Software affinché scarichi e conservi i vari pacchetti. Non avendo toccato le impostazioni di Aggiornamento Software da almeno tre anni, la cartella è andata popolandosi dei vari pacchetti installati finora. Si tratta di pura zavorra, e i contenuti — a differenza della cartella Libreria/Receipts — si possono eliminare o spostare senza problemi. Se fossi un malato delle pulizie a tutti i costi, sarebbe un’occasione ghiotta per liberare più di un giga e mezzo di spazio disco; ma non c’è fretta. In più trovo abbastanza utile avere sottomano un archivio di pacchetti di aggiornamento ordinati cronologicamente: è successo un paio di volte che fosse necessario tornare a una versione anteriore di QuickTime per risolvere problemi generati da qualche bug o conflitto. È un’eventualità rara, ma non si sa mai. Penso quindi di passare il tutto con calma a un DVD e di liberare quel giga e mezzo di dati, ma per adesso può rimanere lì dove è stato finora.

Ho conosciuto, di persona e attraverso la rete, utenti Mac che impazzirebbero nello scoprire un tale spreco di spazio. Personaggi che hanno la compulsione alla pulizia, che devono cancellare tutto quel che ‘non serve’. E che finiscono quasi sempre con l’andare a toccare parti sensibili del sistema e a compromettere così la stabilità o il funzionamento del loro Mac. Come quello che scarica Monolingual per togliere tutte le lingue installate in Mac OS X, elimina anche l’inglese, e poi si meraviglia che certe applicazioni non si aprono, o funzionano male. Si ritrova quindi ad aver sì eliminato 200 MB di roba inutile (o quasi), ma visto che è sempre buona norma lasciare l’inglese fra le lingue installate, ora dovrà effettuare una reinstallazione del sistema (con opzione Archivia e Installa) per poter riottenere la funzionalità perduta. Risultato: tempo buttato via a fronte di un risparmio di spazio disco totalmente risibile (fanno davvero la differenza 200 MB su un disco da 250 GB?). Il consiglio che mi sento di dare (e ripetere) a queste persone: lasciate stare la cartella Sistema e la cartella Libreria in essa contenuta. Non cercate di eliminare file indiscriminatamente. La stragrande maggioranza dei dati ingombranti presenti su un disco sono dati prodotti dall’utente (musica, video, documenti multimediali) e non dal sistema: sempre consigliabile partire da quelli, spostandoli altrove se stanno cominciando a occupare troppo spazio (la mia libreria iTunes è da tempo esiliata su un disco esterno).

Sempre in ambito di dati, altri paranoici sono quelli del backup. Una paranoia ‘utile’, ci mancherebbe. Sempre meglio preoccuparsi prima dell’integrità e della sicurezza dei propri dati, e non dopo, quando il disco emette sinistri rumori meccanici e la frittata è fatta. Ma i paranoici del backup sembrano anche avere un’avversione alle procedure semplici e trasparenti, come Time Machine, per imbarcarsi in vie più complicate, facendo backup ridondanti su dischi diversi o partizioni separate, a volte utilizzando software differenti per farsi backup su misura al limite del virtuosismo, rifiutandosi di lasciar fare a uno strumento di sistema che effettua il backup dell’intero contenuto del disco. No, loro vogliono fare una copia di queste tre cartelle, ma non di quelle altre quattro, e sincronizzare i contenuti di queste altre due — e solo di queste. E Time Machine è troppo poco flessibile. Anche qui, rispetto sicuramente esigenze così particolari, a patto che poi tali strategie bizantine ripaghino l’utente con la sicurezza e la versatilità ricercate prima di tutto. Invece il disastro colpisce infallibile e quegli amici e conoscenti appartenenti alla categoria dei paranoici del backup mi hanno contattato più volte, disperati perché per esempio — questa è vera, lo giuro — il Programma di Backup 1 è andato in conflitto con il Programma di Backup 2, che ha sovrascritto dati in una cartella che non doveva toccare e non ha sincronizzato i dati di un’altra cartella perché li considerava già aggiornati.

Poi, fra i nomadi digitali, troviamo i paranoici delle batterie. Quelli che fin dalla prima accensione del loro nuovo MacBook / MacBook Pro / MacBook Air si mettono a monitorare lo stato e il consumo della batteria, controllandone l’amperaggio più volte al giorno, tenendo nota di applicazioni e processi aperti, del livello di illuminazione dello schermo, visitando costantemente il pannello Risparmio Energia per vedere se è tutto OK, calcolando i tempi in cui il portatile è rimasto in stop e vedendo quanta energia ha consumato, temendo cali prestazionali improvvisi e inspiegati, insospettendosi se dopo uno stop di sei ore la batteria ha perso un 8% di energia, quando probabilmente è tutto normale. Quelli che devono fare un ciclo di scarica/ricarica ogni due settimane ‘se no la batteria si guasta’, quelli che se devono usare il portatile attaccato alla corrente e la batteria è caricata la tolgono del tutto (o la vorrebbero togliere — come faranno i possessori di MacBook Air e MacBook Pro 17”?). Quelli che arrivano a chiedersi se per caso anche la lucina pulsante quando il Mac è in stop non sia un consumo inutile. Dopo aver visto batterie in buono stato subire degradi bruschi e apparentemente senza motivo, o comportamenti del tutto imprevisti (una batteria di un iBook seminuova e con 3 ore e mezza di autonomia che smette di caricarsi da un giorno all’altro), io ho un atteggiamento molto più rilassato e, a parte un minimo di manutenzione dettato dal buonsenso, non mi preoccupo più di tanto. Un approccio che consiglio a molti, fa bene soprattutto al risparmio delle proprie energie.

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About Riccardo Mori

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