Nuovi paradigmi

Mele e appunti

Sta tutto in quella ‘S’ di iPhone 3GS: speed, velocità. È nello slogan nella pagina principale del sito Apple: iPhone 3GS. Il più veloce e potente iPhone di sempre. Se qualcuno ancora pensa che iPhone non è un piccolo computer in grado, fra le tante altre cose, di telefonare, stia attento a non farsi travolgere da questo cambio di paradigma per me importante e forse passato un po’ inosservato.

Tutte le recensioni di iPhone 3GS che ho letto finora esaltano proprio quegli aspetti ben sintetizzati dallo slogan di Apple: velocità e potenza. Ho ripensato ai cellulari acquistati da 10 anni a questa parte, cercando di richiamare alla mente qualche campagna pubblicitaria uscita a suo tempo per spingere questo o quel modello delle solite aziende costruttrici di telefonini. Potrei sbagliarmi (non è un mercato che ho seguito così assiduamente), ma i punti forti per vendere un apparecchio del genere sono sempre stati altri. I primissimi cellulari erano aggeggi pesanti, voluminosi e a volte inaffidabili. Va da sé che con le successive generazioni di dispositivi, l’accento veniva posto sulle dimensioni ridotte, sulla leggerezza e portabilità, sulla durata della batteria, sulla tenuta del segnale (ricordo i primi telefoni dual band — “Wow, dual band, mica bruscolini”). Poi, con il progredire delle tecnologie e dei servizi offerti dai provider, c’è stata una considerevole sbornia di funzioni, funzioni, funzioni. Schermi a (sempre più) colori, complesse funzioni di agenda, il WAP e la gestione rudimentale di un account di posta elettronica, l’aggiunta di una fotocamera integrata, di caratteristiche multimediali e tutte le funzionalità che esso comporta (invio di MMS, utilizzo del cellulare per riprodurre MP3 e filmati, ecc.), la radio, e poi il Bluetooth, l’uso come modem in combinazione con un computer, e chi più ne ha più ne metta.

La stragrande maggioranza di cellulari e smartphone pre-iPhone era giunta a un livello di saturazione delle funzioni non indifferente. Al punto che sì, alcuni erano da considerarsi quasi dei piccoli computer, anche se forse è più appropriato definirli sofisticatissimi organizer. E il risultato finale era un accumulo verticale di funzioni ammassate dalla fine degli anni Novanta in qua sul nucleo fondamentale dell’idea di un telefono portatile: il telefonare senza fili e la possibilità di inviare e ricevere messaggi (che ha la sua origine nel cercapersone). E il marketing è andato dietro a tutto questo: prima la miniaturizzazione, arrivando a certi telefoni Panasonic, Sony e Samsung davvero piccoli, con tasti quasi inutilizzabili da mani normali; poi la durata, l’efficienza, l’affidabilità (certi Ericsson erano carri armati da questo punto di vista); poi, a fronte di centinaia di nuove funzionalità — alcune di dubbia utilità o praticità, a ben vedere — le dimensioni o la durata della batteria o anche l’affidabilità sono passate in secondo piano. Ecco che, paradossalmente, i telefoni hanno ripreso a ‘ingrassare’ per poter accomodare schermi sempre più grandi e luminosi, per accomodare le pagine e pagine di menu e sottomenu. In tutto questo bailamme non ricordo di aver mai sentito parlare di velocità o di potenza.

Velocità e potenza sono termini da sempre appartenuti alla sfera dei computer. E infatti iPhone è nato fra computer. Il genitore di iPhone è un’azienda che costruisce computer e progetta software. Un’azienda campione di design, sia hardware che software. Quando iPhone debuttò due anni fa, molti erano incerti e perplessi: avrebbe resistito, questo pivellino, in un mercato agguerrito e consolidato come quello della telefonia mobile? Col senno di poi è facile dire sì — io l’ho pensato fin da subito. È chiaro che il futuro sta nell’avere piccoli computer tascabili, efficienti e facili da usare, veloci e potenti. Gli altri telefoni provenivano da anni di funzioni accumulate e accatastate, per farli comportare il più possibile ‘da computer’ (quindi nati telefoni ma con velleità computeristiche). iPhone era, nel suo punto di partenza, quello che per moltissimi altri telefoni era un punto d’arrivo: l’essere computer. E, come ha presto dimostrato, è più facile per un computer fare telefonate, che per un telefono fare il computer.

Come può migliorare dunque un dispositivo che parte già con un tale vantaggio? Allo stesso modo in cui si può migliorare un computer: diventando più potente, più veloce e quindi ancora più efficiente e con un’esperienza d’uso ancor più soddisfacente. Si noti come l’hardware di iPhone 3G prima, e di iPhone 3GS adesso non sia cambiato in maniera radicale rispetto al modello precedente. Le differenze fra iPhone 3G e iPhone 3GS sono sottilissime. Le novità hardware di iPhone 3GS sono indubbie, ma non tali da rendere obsoleto iPhone 3G. Il fulcro dell’innovazione del momento è la nuova versione del software 3.0. Qualcun altro fra i costruttori di cellulari ha mai parlato o messo l’accento sulla qualità del software di quegli apparecchi? No, tutta un’altra strategia: la corsa al nuovo, o almeno a quel che appare nuovo esteriormente; modelli che cannibalizzano modelli usciti solo due mesi prima; tasti diversi, colori diversi, fumo negli occhi. Ecco, iPhone ha introdotto nel mondo dei dispositivi mobili i paradigmi del mondo dei personal computer, sia da un punto di vista di progettazione, sia da un punto di vista strategico; una mossa forse non immediatamente percepibile, ma che secondo me sta alla base della rivoluzione iniziata nel 2007.

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