La mentalità del gregge

Mele e appunti

Al momento in cui scrivo, Herd Mentality (La mentalità del gregge) è l’articolo più recente di John Gruber, il quale tira in ballo un argomento su cui stavo rimuginando da qualche tempo. Lui ne parla in maniera efficace, e voglio estrapolarne alcuni stralci che credo meritino attenzione e discussione. Premetto specificando la mia identità di pensiero con Gruber su questo tema, e che condivido la sua analisi.

La conformità è un istinto molto potente. L’unione fa la forza. Bisogna essere diversi per essere migliori, ma la diversità fa paura.

Per cui è normale che esista un certo livello di mentalità del gregge in ogni industria. Ma credo che questo tipo di mentalità sia particolarmente pronunciato, a livelli patologici, nell’industria dell’hardware PC. Era alla radice di un eterno dibattito in cui i sapientoni di turno sostenevano che Apple dovesse licenziare il sistema operativo Mac ad altri costruttori di PC, oppure che Apple dovesse abbandonare Mac OS del tutto e mettersi a costruire PC Windows. A prima vista, queste due storiche sciocchezze appaiono contraddittorie: secondo la prima, Apple dovrebbe convertirsi in un’azienda di software, mentre la seconda sostiene la visione di una Apple produttrice di solo hardware. Ma nella sostanza vogliono dire la stessa cosa: che Apple dovrebbe smettere di essere diversa, e agire come qualunque altro costruttore di PC (e vendere computer su cui gira Windows) oppure agire esattamente come Microsoft (e vendere licenze per il suo sistema operativo).

Nessuno ormai si ostina a sostenere quei due argomenti. Ma è la stessa mentalità del gregge che ha spinto l’ondata di opinioni secondo cui È necessario che Apple entri nel mercato dei ‘netbook’, la cui validità ho sbugiardato qualche giorno fa. Avrei potuto fornire altre decine di link a roba del genere. Il succo del discorso però è lo stesso: tutti quanti stanno producendo netbook, per cui anche Apple dovrebbe farlo. Perché? Perché lo fanno tutti. 

Quando scrive che ‘nessuno ormai si ostina a sostenere quei due argomenti’ summenzionati, il buon Gruber è probabilmente ignaro del dibattito italiano in ambito Mac, un dibattito da Bar Sport che tuttora impera e arriva ad abissi di tristezza impensati. Sempre, costantemente, a ogni introduzione di novità da parte di Apple, una frangia di eterni scontenti si sente in dovere di alzarsi metaforicamente in piedi e pontificare su ciò che Apple dovrebbe fare, produrre, cambiare. Ormai con queste persone non mi confronto più, perché è come cercare di disinnescare le credenze di una setta religiosa. E poi c’è un ostacolo di fondo: queste persone fraintendono sempre la mia posizione, ritenendo che io ‘difenda’ Apple in maniera ugualmente acritica.

Si cerca di portare il discorso su dati inequivocabili per dimostrare che, forse, Apple sa bene e più di tutti che cosa sta facendo e quali strategie commerciali impiegare. I dati oggettivi sono quelli di vendita: Apple è reduce da un trimestre fiscale favoloso, in cui degno di nota è il numero di Mac venduti, più di tre milioni in tre mesi. Durante un periodo di recessione a livello mondiale, e soprattutto prima del trimestre delle feste natalizie. Apple continua a fare cifre record trimestre dopo trimestre. Ma queste persone, a fronte di ciò, scuotono la testa e dicono, sostanzialmente, che le forti vendite non sono certo sinonimo di qualità. Il loro argomento è: se così fosse, guarda quanti PC Windows ci sono in circolazione.

È un’argomentazione fallace, perché Apple e gli altri costruttori di PC (+ Windows) sono arrivati ai grandi numeri da due origini e storie completamente diverse. E il fattore imprescindibile in queste due storie è Microsoft. La parola a Gruber:

Credo che vi sia una ragione molto semplice che spiega il perché la mentalità del gregge è così patologica nell’industria dei PC: Microsoft. Anzi, una volta era ancora peggio. Una decina di anni fa l’intera industria dei computer, in ogni suo aspetto, era dominata da una mentalità del gregge che suonava così: Supportate Microsoft e seguitene l’esempio, altrimenti verrete calpestati. Ciò non è più vero nell’ambito del software applicativo. Il Web, e Google in particolar modo, hanno posto fine a questa tendenza.

Ma l’unica area in cui Microsoft continua a regnare suprema è nei sistemi operativi per PC. I costruttori di PC hanno un handicap: non possono allontanarsi dal gregge nemmeno se lo volessero. Le loro scelte a livello di sistema operativo sono: (a) installare la stessa versione di Windows che utilizzano tutti gli altri costruttori; oppure (b) allegare le stesse distribuzioni Linux open source che ogni altro costruttore di PC potrebbe includere ma che nessun cliente vuole comprare. 

È chiaro che, davanti a questa scelta forzata, non si può fare un discorso qualitativo. A mio avviso, però, il fatto che si vendano oggi più Mac che in tutta la storia di Apple, significa che finalmente il grande pubblico ha pian piano imparato a distinguere. A non farsi condizionare troppo come in passato, a fare scelte più oculate. Pensiamoci un momento: che fa vendere oggi tanti Mac non può essere altro che la loro superiorità qualitativa. Le strategie di vendita di Apple non sono drasticamente cambiate rispetto a dieci anni fa. Penso al sito Web di Apple, che mantiene lo stesso palinsesto da dieci anni. I prodotti vengono presentati sostanzialmente allo stesso modo. Gli spot pubblicitari non sono aumentati.

L’elemento vincente, rispetto alla Apple dei Mac beige di 12 anni fa, è l’avvicinamento al pubblico attraverso quella strepitosa catena commerciale che sono gli Apple Store. Oggi i Mac per il pubblico non sono inavvicinabili com’erano anni fa. Si entra in un negozio Apple (o si va al punto Apple dentro un centro commerciale o un negozio che vende anche altri prodotti) e i Mac sono lì, da provare, soppesare, valutare. Si possono avere informazioni dai commessi, ci si può efficacemente documentare su Internet. Oggi i Mac sono abbordabili in senso fisico ed economico. Chi acquista Mac ne riconosce l’affinità alle proprie esigenze, la semplicità e la qualità. Questo avvicinamento all’utente è il cardine fondamentale, che prima non esisteva. Non a caso la frase che ho sentito pronunciare più spesso a chi è passato a Mac dopo anni di PC Windows è Se solo me ne fossi reso conto prima, quanti grattacapi mi sarei risparmiato.

Gruber prosegue snocciolando altri spunti interessanti:

La capacità di Apple di produrre hardware innovativo si intreccia inestricabilmente con la sua capacità di produrre software innovativo. iPhone è un esempio ancora migliore del Mac.

Ai pezzenti che sostengono che Apple dovrebbe regalare a tutti il proprio sistema operativo e permettere che giri anche sul catorcio più economico dotato di tastiera e schermo continua a sfuggire il concetto, molto semplice, che se Apple si mettesse davvero a farlo chiuderebbe bottega nel giro di poco tempo.

Non è solo il fatto che Apple è diversa rispetto agli altri costruttori di computer. È che Apple è l’unica azienda che può essere diversa, perché è l’unica che possiede il proprio sistema operativo. Parte della mentalità del gregge dell’industria informatica è il presupposto che nessun altro possa realizzare il sistema operativo di un computer — che tutti possano costruire un computer ma che soltanto Microsoft possa produrre il sistema operativo. Dovrebbe essere piuttosto imbarazzante per aziende come Dell e Sony, che hanno molto denaro e forti identità aziendali, il fatto che siano entrambe costrette a vendere computer con la stessa copia di Windows installata dagli altri marchi minori. 

E conclude dicendo che:

I sistemi operativi non sono semplici componenti di una macchina come la RAM o la CPU: sono l’elemento più importante dell’esperienza utente. A parte Apple, non esiste alcun costruttore di PC che controlla la parte più importante dei computer che fabbrica. Immaginate come sarebbe migliore l’industria informatica se vi fossero più aziende di computer a cimentarsi nella realizzazione del proprio sistema operativo e ad alzare gli standard attuali. 

Io concludo dicendo che Apple ha finalmente saputo giocare a suo estremo vantaggio la carta della diversità, che nell’epoca buia degli Anni Novanta era l’elemento che l’aveva relegata a essere azienda di nicchia. Mi auguro che Apple continui così, perché questa sua diversità, alla fine, va a vantaggio di tutti, persino di quelli che non lo comprendono.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

13 Comments

  1. Xanderoby says

    L’elemento “vincente” di Apple, rispetto al decennio passato, pare essere la compatibilità con Windows, che è, di per sé, un controsenso, non tanto per l’apertura a standard diversi, bensì per la chiusura intrinseca di quegli standard a cui Apple s’è adeguata.
    Aggiungiamo anche l’abbattimento dei prezzi dell’hw, alcune scelte “innovative” nello studio dei prodotti, un Brand che sa vendersi come Qualità® anche se non necessariamente lo è, et voilà: Apple vola, nonostante la crisi generale, nonostante la crisi del settore, nonostante MicroSoft e Google.
    Ma quello che è più cambiato nello scenario dell’IT è Apple, non il contesto intorno a lei, che è, tralasciando un momento il monopolio di Big G, pressoché immutato.
    C’era una Apple Computer Inc che era una cosa, ed oggi c’è una Apple Inc che è altra: senz’altro più remunerativa, vincente e ricercata, ma anche assai più gregge ed imperniata in una mentalità da gregge veicolata dal suo brand e dalla sua incarnazione umana, l’apprezzato Jobs.

    • Xanderoby: Sì, Apple Computer Inc. era un’entità destinata a sparire se non si fosse data una mossa a smuovere un determinato contesto informatico: quello del “computer per tutti” in teoria, ma che nella pratica si riduceva ai PC compatibili che l’utente domestico usava sostanzialmente per giocare, scrivere lettere (Word) e usare fogli di calcolo (Excel), e dall’altra parte i Macintosh, belli, professionali (“per i grafici”) e irraggiungibili economicamente (ricordo che prima dell’iMac G3, il Macintosh più economico si aggirava sui 3 milioni e mezzo delle vecchie Lire). Il tanto vituperato Jobs sarà pure il personaggio che è, ma senza il suo intervento probabilmente oggi non staremmo nemmeno qui a parlare di Apple. O ne parleremmo con nostalgia, come si fa con aziende come Commodore, Sinclair e Atari.

      Apple Inc. è un’entità al passo coi tempi, che ha saputo intuire certe esigenze del pubblico e ha saputo fornire gli strumenti giusti al momento giusto (iPod, iTunes Store, i programmi di iLife, lo stesso Mac OS X, più stabile e più attraente di Mac OS 9 e precedenti).

      Questa della mentalita da gregge veicolata dal brand Apple me la devi spiegare. Se è un riferimento a certa utenza Mac un po’ estremista e da “non avrai altro computer che non sia Mac” è una cosa che non ha generato Apple volontariamente, né ha mai appoggiato caldamente. La posizione di Apple nei confronti dei vari Macintosh User Group, e dei fan ai più vari livelli, è sempre stata di distaccata tolleranza.

      Io, per parte mia, ho sempre optato per la scelta migliore per me. Uso computer Apple dal 1987 circa e ne posseggo dal 1993. Ho provato anche altre soluzioni, ma non sono venute incontro ai miei bisogni con la stessa affidabilità dei sistemi Macintosh. Se domani uscisse un computer fantastico con un sistema operativo migliore di Mac OS X non esiterei a provarlo e, se necessario, a fare la migrazione.

      Per quanto riguarda la compatibilità con Windows, credo sia solo la ciliegina sulla torta, e che serva come elemento rassicurante per l’utente Windows che non è sicuro al 100% di Mac e teme di fare il salto nel buio. È di certo una comodità per chi è costretto, per esempio, ad avere a che fare con Windows per lavoro, ma vuole svagarsi e gestire le proprie cose sotto Mac — questi utenti possono finalmente fare entrambe le cose attraverso un solo computer. Tutte le persone a cui ho fatto consulenze e che (anche grazie al mio aiuto) hanno lasciato Windows per Mac, dopo aver tenuto per un po’ di tempo Windows sul loro nuovo Mac, presto sono state in grado di farne ampiamente a meno e si sono rese conto che la loro ostilità verso la piattaforma Macintosh era più che altro pregiudiziale.

      Va beh, chiedo venia, ho divagato un poco :)
      Riccardo

  2. lo zio Frank says

    io aggiungo che è veramente un peccato da parte dei costruttori di computer, ma anche da noi utenti, non avvicinarsi e sperimentare Linux.
    Penso che se uno non ha bisogno di uno specifica applicazione professionale win, con Linux scoprirebbe un mondo intrigante. Io uso Ubuntu da qualche mese e ne sono innamorato…

  3. Paolo says

    Secondo me la Apple è sempre stata qualitativamente superiore al mondo wintel anche quando stava per morire…

    Il problema se vogliamo essere sinceri era questo: aveva qualità e non sapeva venderla, mentre microsoft ha, aveva e avrà immondizia e sa venderla… cioè microsoft al contrario di apple sapeva vendere frigoriferi al polo nord come qualsiasi venditore figlio di putt@na deve saper fare.

    Ecco Jobs, dopo essere stato esonerato da Apple, dopo aver fatto un po’ di pratica con la NeXT i cui prodotti hardware e software esprimevano una qualità ineguagliata persino da Apple stessa ( la solita mania del perfetto dettaglio jobsiano ) e una pessima politica di marketing, sicuramente si è fatto le ossa…

    Posso dire con certezza che El Jobso ora è un vero CEO con i controc@zzi che sa muoversi in tutte le insidie industriali che gli si prospettano perchè durante la sua ( invidiata ) vita le ha passate tutte, ha accumulato un esperienza che il Jobs giovane della NeXT ovviamente non poteva avere.

    Ma quali sono i fattori che hanno resuscitato la Apple?
    Al ritorno del Capo sono stati fatti fuori i progetti innovativi certo, ma che non fruttavano, progetti che si rivelavano uno spreco ( vedi il newton ). E già qui si nota un Jobs più cinico e disincantato, più un uomo marketing che un designer.

    Il fattore più importante, secondo me, è stato utilizzare standard condivisibili con il mondo pc.
    Cioè dico: al posto della AppleTalk o dell’ Apple Desktop Bus si è passati ( per primi ) allo STANDARD usb. Un’ apertura mentale che in Apple non c’è mai stata.
    Le periferiche dei vari produttori finalmente potevano essere utilizzate anche sul mac tanto si trattava solo di scrivere il driver per il Mac OS e i produttori avrebbero venduto di qua ( windows ) e di là ( mac ).
    Ecco l’ecosistema mac allargarsi, poi standard anche a livello software ( parlo anche e soprattutto del webma anche il pdf…) e il gioco è fatto.

    L’ultimo standard da superare per sconfiggere le diffidenze dell’utente-pecora è stato Windows.
    Tutti i pc “devono” avere windows?
    Anche sul Mac lo si può installare e se ha quel programmino fame che sul mac non si trova puoi respirare ancora quei 5 minuti di fogna bootando in windows.

    Gli standard e LO standard ragazzi. La qualità c’è sempre stata.
    E alla fine il designer si trasformò in un venditore… una storia a lieto fine a quanto pare.

    P.S scusate se ho violato oltremodo la comune decenza scritturo-metrica come solo Riccardo sa fare…

    • Paolo: Solo un paio di precisazioni. 1) AppleTalk, che è un protocollo di rete, non è stata affatto abbandonata con il passaggio da ADB a USB, ma anzi lo Apple Filing Protocol (ex AppleTalk Filing Protocol), abbreviato in AFP, è durato fino a Mac OS X 10.5 compreso. 2) In questa sede la sintesi non mi interessa, preferisco l’approfondimento e la chiarezza. Quindi se uno vuole scrivere un commento lungo e articolato, ben venga. Le frecciatine sulla mia prolissità sono malamente tollerate dal sottoscritto, il quale non aveva voglia di creare il solito sito di orientazione Macintosh con le solite notizie e commenti ‘in pillole’. Di quelli ce n’è a carrettate e saranno sicuramente ideali per chi non ha tempo o non ha voglia di leggermi, così come per quelle persone che si distraggono facilmente, bombardate da tutti gli stimoli di questa tragica era contemporanea.

  4. Paolo says

    Si vabè non te la prendere era una battuta… sarebbe stato meglio dirmi se condividevi il mio commento o no, senza focalizzarti sulle ultime due righe su quaranta…

    Comunque sapevo già cos’era AppleTalk, l’ho introdotto perchè tutto mi sembra tranne che uno standard mondiale usato anche al di fuori del mondo Apple. E’ sopravvissuto sino al Leopard solo nel software come utilità è passato a miglior vita da parecchio tempo ( il tempo di cui ho scritto nel precedente commento )

  5. Xanderoby says

    Riccardo: forse il tono che ho usato è risultato più polemico di quanto non fosse.

    In realtà quello che volevo proporre era una visione da un punto di vista differente, che sono poi i cambiamenti di Apple nell’ultimo decennio ed quelli del contesto in cui vive.

    Non c’era vis polemica, bensì una certa pignoleria sui tempi: Apple ha avuto un prima, che è quasi morto sul finire del secolo scorso, ed un dopo, che è quello che viviamo oggi.
    Due società diverse che han anche nomi diversi.

    Allo stesso modo non era sarcastico l’aggettivo su Jobs: è quello che è, ma pur con tutti i suoi difetti è l’unico che incarna pienamente quello che la sua società rappresenta (o forse è il contrario..), diventando l’anima stessa del successo di Apple.
    Non ha bisogno di difese, Jobs: ha i numeri a dargli ragione, e questi son uno dei parametri fondamentali di questo mondo.

    Giusto per ribadire che, pur essendo un nostalgico, non posso non riconoscere al CEO ed all’azienda il successo che si sono guadagnati sul campo.

    Altra questione è quella del gregge, o meglio dell’utenza.
    Jobs e tutto il CDA han fatto le scelte che han ritenuto opportune per portare la società dov’è oggi, ma han anche intaccato le “certezze” che la caratterizzavano, semplicemente perché il mercato quelle “certezze” non le capiva o non le condivideva.
    Si son messi alla ricerca di un gregge più numeroso ed infimo del precedente e l’han foraggiato.
    Mi stupisco dello stupore:
    — il gregge gridava a gran voce “Windows su Mac”. Windows su Mac FU;
    — il gregge gridava a gran voce “iPhone”. iPhone FU.
    — il gregge gridava a gran voce “iTablet”. iTablet (più iPad..) sarà.
    — il gregge grida a gran voce “iNetbook”.

    Perché dovremmo trattarli come capre solo ora?
    Non eran forse capre quando chiedevano Windows su un Mac?
    Non lo erano forse quando chiedevano iPhone?
    Non lo sono quando chiedono iTablet?

    Questo gregge Apple ha inseguito, questo gregge Apple si trova a foraggiare.
    Anzi, giustamente in cerca di grandi numeri, Apple si prepara a foraggiare greggi sempre più infimi e numerosi.
    Ma non si stupisca (ed infatti non si stupisce, Lei, al più cerca di riportarli sulla “retta” via..) se il gregge reclama prodotti lontani dalle visioni Apple, ben diversamente da come il primo gregge deglutiva amaro ogni prodotto che sfornava perché “è tipicamente Apple”.

    :)

    • Xanderoby: Intanto grazie per il chiarimento. Ammetto di aver avvertito più polemica di quanta probabilmente intendevi. :)

      Sul gregge, come lo intendi tu, non sono granché d’accordo. Non confondiamo l’operato di Apple con quello dei siti di rumour. Quelli sono i responsabili numero uno per aver creato un’insistenza da parte del pubblico, specialmente per prodotti come iPhone e il fantomatico tablet. Una delle ragioni principali per cui Apple ha deciso di chiamarsi fuori dal Macworld Expo è proprio la pressione generata dal chiacchiericcio sul Web: cominciano a girare voci di corridoio spesso totalmente infondate, queste voci vengono raccolte e ripetute secondo la modalità del tam-tam primitivo, si ingigantiscono e creano aspettativa nel pubblico, che si aspetta che il fantomatico prodotto X venga presentato al prossimo Expo o alla WWDC o prima di Natale. Questo è successo con iPhone: si è martellato per anni, credo almeno dal 2004–2005 (quando fu presentata l’integrazione di iTunes con il Motorola ROKR — c’erano persone ultraconvinte che Jobs avesse presentato il ‘telefonino Apple’). Poi è chiaro, Apple fa le sue ricerche di mercato e valuta la possibilità di crearne uno o di entrare in uno già esistente. iPhone è nato, se non erro, espressamente da un’esigenza di Jobs, che era stufo marcio dei cellulari dell’era pre-iPhone, con interfacce assurdamente complicate e con un’orgia di funzioni, molte delle quali di scarsa utilità pratica. Entrare in un mercato già ben formato e ricco di concorrenti esperti e smaliziati (Nokia, Sony Ericsson, ecc.) era una mossa rischiosa. Tutto quel martellamento e quel parlare di un famigerato futuro cellulare Apple — con il senno di poi — forse è servito ad Apple per decidere di giocare la carta smartphone con più sicurezza (anche se gli intenti iniziali erano di volare bassi e di non aspettarsi più dell’1% della quota di mercato).

      La storia del tablet inizia 11 anni fa all’indomani della morte del Newton. I primi a manifestare l’esigenza di un successore del Newton sono stati proprio gli utenti Newton, rimasti al palo dopo l’improvvisa cancellazione dell’intera famiglia di prodotti. All’epoca sembrava logico pensare che, una volta che Apple si fosse riorganizzata e risanata, i progetti per un nuovo dispositivo basato su penna e sulla tecnologia Newton sarebbero ripresi e il risultato naturale sarebbe stato un nuovo i-Qualcosa. Ma questa fascia d’utenza era molto specifica, ridotta nei numeri, e nient’affatto ‘gregge’. Non erano nemmeno utenti consumer. Ma il nuovo palmare Apple tardava a manifestarsi, e più tardava più se ne parlava; il lavoro dei siti di rumour ha fatto da cassa di risonanza e la voce si è diffusa a livello esponenziale, fino ad arrivare ai parossismi odierni: il pubblico vede iPhone e iPod touch e quindi è automatico che debba esserci un tablet da qualche parte. Tutti a volere il tablet senza quasi sapere perché (o forse augurandosi che sia un prodotto a buon mercato!). A questo tablet personalmente crederò quando lo vedrò. Ho il sospetto che se Apple lo produrrà davvero, esso avrà almeno una caratteristica che lo renderà un dispositivo diverso dalle aspettative, avrà quel piccolo tocco geniale che farà esclamare alla concorrenza “Perché non ci abbiamo pensato prima?” e gli altri si metteranno disperatamente a correre per copiarlo. È quel che è successo con iPhone. A un certo punto si sapeva che Apple lo avrebbe prodotto. Quando lo ha introdotto, nessuno se l’era immaginato così. In questo senso Apple non ha mai risposto a nessun ‘gregge’ in forma diretta e quasi passiva come hai scritto tu.

      Windows su Mac è stato un effetto collaterale del passaggio ai processori Intel. Nessuno ha chiesto a gran voce ad Apple di passare ai processori Intel. Lo ha deciso Apple, soprendendo molti (me compreso), perché il lavoro con IBM sui PowerPC G5 era arrivato allo stallo, ed era ora di produrre macchine portatili più potenti perché non si poteva spremere i G4 all’infinito e i G5 non erano adattabili ai portatili per ragioni squisitamente tecniche. Forse molti sognavano di poter far girare Windows su Mac… Di sicuro molti utenti costretti ad avere due computer per poter utilizzare entrambe le piattaforme. Ma se Apple avesse continuato con la tecnologia PowerPC o avesse scelto un’altra architettura, ancor oggi staremmo cercando di far funzionare Windows con qualche emulatore e non con prestazioni native.

      Apple si è certamente rivolta a un’utenza meno professionale per vendere più macchine, ma non la vedo così desiderosa di accontentare tutti indistintamente. Malgrado i Mac oggi raggiungano più utenti, Apple non è intenzionata a guastare l’immagine di “BMW del personal computer”, ossia quella di produttrice di oggetti di qualità e di valore. Se fosse così passiva e pronta a sfornare quello che vuole il ‘gregge’, avrebbe prodotto un netbook, tanto per fare un esempio. O un cellulare qualsiasi. O un tablet qualsiasi.

      Ciao!
      Riccardo

  6. Paolo says


    ben diversamente da come il primo gregge deglutiva amaro ogni prodotto che sfornava perché “è tipicamente Apple”.

    Xanderboy forse ho capito male ciò che vuoi dire ma non penso che il primo gregge che tu hai detto giustamente essere più colto accogliesse male i nuovi prodotti tipicamente Apple. il primo gregge in pratica sono tutti “fedeli” Apple mentre il secondo gregge è fatto da comuni persone consumer.

  7. Xanderoby says

    Paolo: sì, molti del primo gregge eran realmente soddisfatti dei prodotti Apple, ma c’era comunque qualcuno che deglutiva amaro, nonostante fosse un affezionato cliente.
    Qualcuno che è stato poi è stato più appagato dalla nuova strada, probabilmente.

    Ad esser sincero quello che m’ha stizzito dell’articolo è proprio il termine “gregge”: da una parte s’idolatra la diversità di Apple, dall’altra il suo successo, sviando volutamente da una realtà che è l’adeguamento al gregge della stessa azienda, adeguamento che ha fruttato bei dollaroni e scalate di quote di mercato.
    Delle due una: o sei duro e puro, e muori quando il tuo tempo è passato; o sei “liquido”, ma in questo caso non cercare zoccoli duri perché l’unico dovrebbe esser giusto un target liquido, che per definizione non può essere uno zoccolo duro.

    Sostenere che Apple è diversa pur essendo di massa è un controsenso in termini, a meno che non si voglia ridurre la diversità di Apple alla costruzione del proprio s.o. (che è l’ultima diversità rimasta), ma allora dovremmo includere nel discorso anche un’altra società che fu, denominata Sun, ed una caterva di produttori hw che, pur maccheronicamente, han tentato l’abbordaggio di Linux.

  8. Pingback: Twitter Trackbacks for La mentalità del gregge « Autoritratto con mele [morrick.wordpress.com] on Topsy.com

  9. Xanderboy: francamente la maggiore compatibilità con Windows rispetto a prima l’ho sempre trovata una legenda metropolitana. Ricordo ancora quando lavoravo in Datanord Multimedia e i miei colleghi ogni tanto venivano a chiedermi di aprire e salvare file che i loro PC Windows non riuscivano a riconoscere :-)

    Certo che il fatto che adesso il Mac è l’unico computer in grado di far girare, legalmente e bene, tutti i sistemi operativi esistenti è un bel vantaggio (per chi ne ha veramente bisogno, non per i consumer) ma in genere chi passa a Mac poi non ha molti motivi di riaprire Windows — anche i vecchi gestionali vengono facilmente e velocemente rifatti, ad esempio, con Filemaker Pro.

  10. Xanderboy:non capisco davvero la tua posizione..
    Produrre per le “masse” non significa creare un prodotto di bassa qualità o privo di magia. Questa è la più grande rivoluzione di Jobs e Apple. Il prodotto Apple è fin dalla sua prima incarnazione (in quel famoso garage) un oggetto dedicato alle masse. Prodotti nati dal genio e dal respiro artistico per portare al massimo livello possibile un’idea di utilizzo nel farsi delle evoluzioni di un’epoca: un’operazione che non ha precedenti nella storia.
    Da questo punto di vista, non capisco l’insoddisfazione permanente e la “nostalgia cosmica”..

Comments are closed.