iPhone: note mobili (1)

Dopo le quasi trenta puntate del “Diario di bordo” che ho tenuto per Mac OS X Leopard, ho preferito intitolare “note mobili” la serie di appunti che andrò pubblicando sulla mia esperienza con iPhone. Oggi inizio col disinnescare alcune dicerie che sono andate formandosi negli ultimi mesi. Tengo a puntualizzare che i miei appunti non hanno, ovviamente, la pretesa di essere verità rivelate; si basano sull’esperienza personale, sul mio modo di maneggiare iPhone, e questo non può valere per tutti. Detto ciò, provo ugualmente a ribattere a certi miti, perché spesso ho l’impressione che siano stati messi in circolazione da gente che a mio avviso soffre un po’ di ‘egocentrismo tecnologico’, quella sindrome per cui l’esperienza o, peggio, opinione del singolo (in genere negativa) deve a tutti i costi valere per tutti.

La tastiera virtuale di iPhone è difficile/impossibile da usare. Meglio uno smartphone con una tastiera fisica.”

Non è difficile né impossibile. Chiaro, se uno non ha mai interagito con un’interfaccia touch-screen in vita sua, può essere necessario un certo allenamento. In generale, alla tastiera di iPhone ci si abitua relativamente presto. Chi ha dita sottili e unghie corte è senza dubbio in vantaggio, ma ho provato a simulare l’esperienza di una persona con dita grosse e tozze, usando solo il pollice e appoggiando il polpastrello interamente sul tasto, di piatto e non di taglio. È sufficiente premere al centro delle lettere, e il feedback è notevolmente acuto. Ho fatto qualche svarione digitando, ma più per il fatto che stessi impiegando il pollice in maniera incongrua, forzandomi a imitare abitudini non mie, che non per delle carenze di interfaccia da parte di iPhone.

Nei negozi di telefonia mobile che visitavo mentre si aspettavano notizie sull’arrivo di iPhone in Spagna, ho avuto modo di provare qualche smartphone con tastiera fisica QWERTY (un BlackBerry piuttosto compatto e un Treo, ma non chiedetemi di ricordare i modelli — è incredibile il feticismo delle aziende non-Apple per sigle e numeri nel differenziare i vari modelli di un loro prodotto). Con queste tastiere fisiche avevo delle difficoltà. Eppure ho le dita sottili. I problemi di queste tastiere, secondo me, sono molteplici.

  • I tasti sono di piccole dimensioni, e necessariamente ravvicinati, con pochissimo spazio fra di essi. Pensiamo un istante alle tastiere che utilizziamo quotidianamente e che riteniamo comode. Che cosa le rende comode? Semplificando, due fattori principali: la dimensione dei tasti, o lo spazio che li separa. La tastiera dei PowerBook e dei MacBook Pro non ha spazio fra i tasti, ma i tasti sono abbastanza grandi (e ben sagomati), e quindi comodi da pigiare. Se al contrario una tastiera ha tasti di piccole dimensioni, per renderne comoda la pressione è necessario aumentare lo spazio fra di essi. Esempio: molte calcolatrici. Tasti piccoli e in certi casi gommosi, ma adeguatamente spaziati per poter essere centrati con più facilità. Un terzo fattore che rende una tastiera comoda è di certo il feedback dei tasti, e questo dipende dalla meccanica che sta dietro, ma è un fattore che considero più pertinente in un confronto fra tastiere di computer, non di smartphone.
  • Nella già ridotta superficie di un tasto, la presenza di più segni (lettere e simboli, lettere e numeri) rende poco leggibili i tasti stessi.
  • Essendo fisiche, sono tastiere immutabili e quindi meno flessibili per il supporto multilingua.
  • In alcuni casi, la risposta alla pressione non è perfettamente uniforme su tutta la tastiera, e con l’uso è un inconveniente destinato a farsi sempre più evidente.
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    iPhone non ha di questi problemi. La tastiera virtuale di iPhone è composta da tasti sufficientemente grandi e sufficientemente spaziati (specie usando iPhone in orizzontale). I tasti modificatori cambiano la tastiera dinamicamente e a seconda del contesto vengono creati appositi tasti che facilitano l’inserimento. Scrivendo un indirizzo Web, viene dato risalto ai simboli “.”, “/”, e compare il tasto “.com”; scrivendo un’email, in risalto troveremo “.” e “@”. Finezze, ma di indubbia comodità. Potendo cambiare in maniera dinamica, la tastiera di iPhone è in grado di supportare qualsiasi lingua, occidentale e orientale che sia. E, ovviamente, la risposta alla pressione è identica su tutta la superficie.

    In dieci giorni di utilizzo, la mia velocità nel digitare, e la precisione nella risposta di iPhone, sono aumentati costantemente, e non ho avuto bisogno di memorizzare la posizione dei tasti o certe combinazioni da tastiera per essere più efficiente. La scorciatoia che offre iPhone — quella di premere due volte la barra spaziatrice per inserire un punto a fine frase e lo spazio immediatamente successivo — l’ho trovata preziosa.

    La durata della batteria è risibile. E la batteria non è rimovibile, e ciò è male.”

    Ecco un bel ‘due-in-uno’. Comincio con la durata della batteria. Il 19 settembre, primo giorno con iPhone, il dispositivo è stato collegato al Mac e a iTunes fino a carica completa. Non ho effettuato rilevamenti con cronometro alla mano, ma direi che dal momento in cui ho tolto iPhone dalla scatola e l’ho collegato al Mac (batteria al 5%) al momento in cui la batteria era totalmente carica (100% — l’icona del fulmine viene sostituita dall’icona a forma di spina) saranno passate due ore o poco più. iPhone dunque si carica abbastanza in fretta. Fra il 19 settembre sera e il 20 settembre sera ho passato molte ore esplorando iPhone, tenendo quindi acceso il 3G e stando sempre collegato a una rete Wi-Fi. iPhone è stato poco in stop, ho ascoltato musica mentre navigavo in rete o scaricavo la posta, ho inviato messaggi, ho fatto un paio di chiamate. Un utilizzo piuttosto intenso nel complesso. La batteria ha tenuto la carica per tutte le 24 ore; nella notte fra il 20 e il 21 settembre non ho messo in carica iPhone; l’ho lasciato in stop. Il primo avviso (“Batteria al 20%”) è arrivato nel pomeriggio inoltrato del 21 settembre, all’incirca 48 ore dopo la prima carica completa, dopo una mattinata di utilizzo normale di iPhone (sporadici collegamenti alla rete, uso di Google Maps, prova di applicazioni varie scaricate dall’App Store, ascolto di un podcast da 50 minuti). Da notare che l’avviso di batteria al 20% non significa che iPhone si spegnerà di lì a poco; è semplicemente un avvertimento che, per usare un’immagine automobilistica, da adesso il serbatoio è in riserva. Così come in auto, quando siamo in riserva, possiamo ancora percorrere svariati chilometri, io ho continuato a usare iPhone. Dopo altre due ore, il secondo avviso: “Batteria al 10%”.

    Insomma, saranno le migliorie del firmware 2.1 (purtroppo non posso fare un confronto con le versioni precedenti, visto che ho subito aggiornato alla versione 2.1), però devo constatare che con un uso medio/intenso la batteria di iPhone è durata più di due giorni senza dover correre a ricaricare. Usando qualche accortezza, come spegnere il 3G quando non serve, o mettere iPhone in “Uso in Aereo” quando ci si trova in punti dove la ricezione è scarsa, la batteria dura di più. In questi giorni non uso iPhone molto intensamente e lo collego al Mac almeno una volta al giorno per la sincronizzazione dei dati, ma senza lasciarlo collegato per ricaricarsi, e la batteria mi sta durando da almeno sei giorni. Sono prestazioni che ritengo soddisfacenti.

    Un altro dato che forse può essere utile sapere: anche dopo un uso intenso, iPhone non scalda in maniera percepibile. Non si riesce a dire, dopo venti minuti con iPhone in mano, se il calore è dell’iPhone o della propria mano, per intenderci.

    Sul fatto che la batteria non sia rimovibile/sostituibile dall’utente, ribadisco la posizione che avevo anche prima di possedere iPhone: secondo me è meglio così. iPhone ne guadagna in estetica e robustezza: niente sportellini di plastichetta sul retro, che fanno sembrare scadente e ‘a buon mercato’ anche il cellulare più costoso e dal design ‘prezioso’. Gli iPod da quando esistono non hanno mai avuto una batteria sostituibile dall’utente, e non mi pare sia stato un grosso problema. L’iPod che ho comprato cinque anni fa ha ancora una discreta autonomia ed è ancora usabile. Certo, iPhone è altro, non lo si adopera solo quando si vuole ascoltar musica o vedere un filmato; deve poter stare acceso tutto il giorno, è anche cellulare, è predisposto a un utilizzo più completo e variegato e questi sono tutti fattori che incidono sulla vita della batteria. Ma se iPhone non è (solo) un iPod in questo senso, gli assomiglia molto nelle abitudini e nelle pratiche di ricarica. Se durante la giornata lo si collega almeno una volta al Mac o al PC per effettuare una sincronizzazione, per mettere/togliere musica, ecc., iPhone si ricarica; anche di poco, ma si ricarica. In altre parole, la necessità di avere una batteria di ricambio da poter inserire manualmente perché la prima si è esaurita e il telefono si è spento può essere sentita da chi lavora sempre fuori sede, passa molto tempo telefonando e contemporaneamente lontano da prese di corrente. Per l’aereo e l’auto ci sono appositi caricatori, e poi in aereo non si telefona; al più si ascolta musica o si vede un filmato. Insomma, mi pare che, scavando scavando, sui milioni di utenti di iPhone, il numero di persone per le quali la batteria rimovibile è una necessità, e quindi requisito indispensabile, non è così elevato da promuovere una simile scelta di progettazione. È vero, in tutti gli altri cellulari e smartphone la batteria si può facilmente cambiare e sono fatti così ‘perché non si sa mai’. Io ho avuto per le mani almeno una decina di telefoni in questi anni: mai avuto il bisogno di una seconda batteria. Non discuto che sia una comodità; esito però a definirla una necessità.

    Chi ritiene la batteria fissa di iPhone una grave mancanza, ha molte altre alternative fra cui scegliere. A ogni modo, lo ribadisco, la batteria di iPhone ha prestazioni soddisfacenti e, con un po’ di accortezza e organizzazione, è facile avere iPhone sempre a un livello di carica adeguato.

    Ed è tutto per questa puntata.

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