Il Vecchio Mondo e il Nuovo Mondo dell'informatica

Mele e appunti

Un po’ sopraffatto dal marasma di sciocchezze lette e sentite all’indomani dell’introduzione di iPad, ho trovato rifugio e conforto in alcuni pezzi interessanti. Mi ha colpito in particolar modo la lunga riflessione di Steven Frank (uno dei fondatori di Panic), che a differenza di altri interventi tutti prevedibilmente focalizzati sull’oggetto iPad, si concentra maggiormente sul ruolo che dispositivi come iPhone, iPod touch e ora iPad, possano avere sull’evoluzione dell’informatica personale negli anni a venire. Mentre meditavo sull’impatto di iPad, sono arrivato a considerazioni molto simili alle sue, e per questo voglio proporre la traduzione integrale del suo contributo. Come per il post precedente, vi chiedo di avere pazienza e di leggere con calma; a mio parere sono riflessioni che meritano considerazione.

Devo parlarvi di computer. L’annuncio di iPad ha avuto un certo impatto su di me, è stato qualcosa di simile all’effetto delle montagne russe, e ho cercato di non scrivere nulla in merito fino a quando non avessi almeno un indizio su che cosa stava alla base di quella reazione.

Prima di tutto devo ricordare che su questo blog parlo esclusivamente a titolo personale e il mio punto di vista non riflette necessariamente quello della mia azienda o dei miei colleghi di lavoro.

Il fatto è che parlare di uno specifico hardware (come iPad o iPhone o il Nexus One o il Droid) significa non capire il punto che sto cercando di dimostrare. È una cosa molto più importante di porte USB, moduli GPS o fotocamere frontali. O gigabyte, gigahertz, megapixel, risoluzione dello schermo, dimensioni fisiche, form factor; insomma, lo hardware in generale, tutte queste cose sono irrilevanti in questa trattazione. Pertanto cercherò di evitare del tutto di parlare di questo genere di specifiche.

Stabiliamo invece alcuni termini nuovi: Old World e New World computing, ossia rispettivamente Informatica del Vecchio Mondo e Informatica del Nuovo Mondo.

Introduzione

Il personal computing, ovvero l’informatica personale (avere un computer in casa vostra o in tasca) come fenomeno generale è giovane. Per come lo conosciamo oggi, ha meno di mezzo secolo. È più giovane della TV, della radio, delle auto e degli aerei; è più giovane di molte persone, infatti.

In quell’intervallo di tempo così breve siamo passati da macchine che leggevano schede perforate, a terminali interattivi a linea di comando, a interfacce con mouse e finestre; ognuno di questi stadi ha rappresentato un cambio di paradigma. Molte persone ragionevoli, la maggioranza delle quali sono blogger, osservano questa storia e dicono “Guardate che progresso! Di sicuro l’interfaccia composta da scrivania + finestre + puntatore del mouse non può essere l’apice evolutivo — che cosa verrà dopo?”

Quel ‘dopo’ è arrivato, ed era talmente irriconoscibile per molti di loro (me compreso) che tutti lo abbiamo guardato e ci siamo chiesti “E questo che cazzo è?”

Il Vecchio Mondo

Nel Vecchio Mondo i computer sono macchine polivalenti, che fanno di tutto. Sono in grado di occuparsi di centinaia di migliaia di compiti, a volte tutti allo stesso tempo. Li acquistiamo per pochi soldi, li riempiamo di tutto il software che ci pare, e poi la paghiamo cara: instabilità, degrado delle prestazioni, virus, e curve di apprendimento ripide. I computer del Vecchio Mondo possono fare praticamente di tutto, ma si portano appresso il fardello di 30 anni di cambiamenti rapidi e non pianificati. Tutte le macchine Windows, Linux e Mac OS X rientrano in questa categoria.

Il Nuovo Mondo

Nel Nuovo Mondo i computer si focalizzano sui compiti. Leggiamo le email, navighiamo il Web, ci divertiamo con un gioco, ma non facciamo tutto contemporaneamente. Le applicazioni sono distinte, a compartimenti stagni, molto stagni. Di conseguenza i computer del Nuovo Mondo non hanno bisogno di antivirus, le loro batterie durano di più, vanno in crash assai di rado; ma i loro utilizzatori hanno perduto un certo grado di libertà. I computer del Nuovo Mondo presentano una facilità d’uso senza precedenti, e si avvantaggiano di decenni di ricerca in ambito di interazione uomo-macchina. Sono immediatamente comprensibili, veloci, stabili, e assolutamente concentrati sull’80% della famosa regola dell’80/20.

Il Nuovo Mondo è migliore del Vecchio Mondo? Nulla è mai solo bianco o solo nero.

I Floppy Disk

Un aneddoto: quando venne presentato il primo iMac, Apple tracciò una linea nella sabbia, e disse: d’ora in avanti non produrremo più un computer dotato di lettore di floppy. L’intera industria se la fece nei pantaloni così tanto e così fragorosamente che forse la reazione si avvertì persino nello spazio profondo.

Ma siete pazzi? Ho speso tutti questi soldi per un lettore di floppy! Tutto il mio software si trova su dischetti floppy! È un suicidio! Nessuno vi seguirà, nessuno sopporterà l’affronto!

Avanti veloce fino a oggi — Non mi viene in mente una sola cosa utile fattibile con un floppy disk. Posso andare al supermercato e comprare un CD, un DVD, o una chiavetta USB che è più veloce, più piccola e conserva dati per una quantità mille volte superiore, e generalmente costa meno di quanto costava ai tempi una scatola di floppy. O, ancora meglio, possiamo semplicemente passarci i dati attraverso la rete.

Per arrivare dove siamo adesso, certo, abbiamo dovuto buttare parte del nostro investimento in hardware. Abbiamo dovuto riorganizzarci. È stato necessario adattamento e un po’ di sacrificio. Il risultato finale — e credo che su questo siamo tutti d’accordo a prescindere dalla piattaforma che utilizziamo — è di vari ordini di grandezza più comodo, pratico, facile da usare, e commisurato alle capacità di immagazzinamento di informazioni oggi necessarie.

Rimanere ancorati ai floppy ci avrebbe risparmiato la scomodità di tale transizione, ma a che prezzo sul lungo termine?

Niente è mai solo bianco o solo nero. Intraprendere quella transizione aveva un costo, ma anche un beneficio.

Cambiare non era del tutto una buona cosa. Rimanere fermi non era del tutto qualcosa di sbagliato. Ma vi era un rapporto giusto/sbagliato tale che, alla lunga, si è dimostrato vantaggioso per tutti. Nell’immediato sembrava così insormontabile, così assurdo, che molte persone solitamente intelligenti lo ritenevano inconcepibile.

Per essere una specie notoriamente adattabile all’ambiente in cui si trova, noi umani siamo davvero refrattari al cambiamento. Specialmente quel tipo di cambiamento che ha a che vedere con lo spendere denaro.

Le automobili

Per la sua analogia, John Gruber ha usato l’esempio del tipo di trasmissione delle automobili, che è appropriato. Quando ho imparato a guidare, mio padre insisteva che imparassi su un’auto con cambio manuale, così sarei stato in grado di guidare qualsiasi veicolo. Credo sia stata una cosa saggia e utile.

Ma pur avendo imparato in quel modo, oggi guido una macchina col cambio automatico. Niente è mai bianco o nero: forse sacrifico un po’ di efficienza nei consumi e un certo livello di controllo dell’auto in situazioni avverse che in genere non incontro mai. In cambio, il mio cervello è libero di concentrarsi sulla strada davanti a me, sul luogo che intendo raggiungere, sul modo di evitare ostacoli (strategia), non su dettagli come la scelta del miglior rapporto di marcia possibile (tattica).

Un cambio manuale è migliore di uno automatico? No. Un cambio automatico è migliore di uno manuale? No. Non è questo il punto. Una domanda più consona: una strada popolata di conducenti che non sono distratti dagli arcani meccanismi di funzionamento delle loro auto, è più sicura? Probabilmente sì. E ciò ha un valore. Forse un valore che supera in importanza il valore offerto da un cambio manuale se lo estendiamo a tutti i conducenti di un veicolo su scala mondiale.

Cambio della guardia

Quando penso alla fascia d’età delle persone che rientrano nella categoria dell’Informatica del Vecchio Mondo, il grafico è grosso modo una curva a campana con la Generazione X (ehilà!) posizionata all’incirca nel centro. Per me è qualcosa di estremamente affascinante: gli utenti del Vecchio Mondo sono circondati da utenti del Nuovo Mondo che sono sia più giovani che più anziani di loro.

Alcuni miei parenti di una certa età hanno ricevuto ultimamente dei cellulari del Nuovo Mondo. Ho visto mentre scaricavano di loro spontanea volontà decine di applicazioni — un’operazione che avrebbe trasformato qualsiasi altro telefono in un aggeggio lento, dal crash facile, e succhia-batterie. Ma così non è stato. Non vengo più chiamato per offrire assistenza per questi dispositivi, perché il loro utilizzo si spiega da solo, l’interfaccia è intuitiva, e di solito le cose non vanno a rotoli come accadeva sui loro dispositivi del Vecchio Mondo.

Gli utenti del Nuovo Mondo non hanno motivo di usare cautela quando si tratta di riempire di applicazioni il loro dispositivo. Perché dovrebbe guastarsi qualcosa? Noi utenti del Vecchio Mondo, invece, siamo stati intimiditi al punto che per noi un’operazione del genere porterà sicuramente dei problemi. E ci stupiamo quando tutto va bene.

Ma il Nuovo Mondo spaventa a morte moltissimi utenti del Vecchio Mondo. Perché avviene una cosa del genere?

Le esigenze di una minoranza

Quando venne introdotto iPhone, me ne innamorai all’istante, ma la mancanza di un SDK mi frustrava. Quando venne introdotto lo SDK fui contentissimo, ma il processo di approvazione delle applicazioni da parte di Apple mi frustrava. Quando tutta una serie di problematiche di alto profilo è andata accumulandosi, come è noto, mi sfogai e mi scagliai contro l’intera situazione proprio qui sul mio blog. Annunciai l’inizio del mio boicottaggio dei dispositivi basati su iPhone finché non fossero avvenuti dei sostanziali cambiamenti e sicuramente, sicuramente non avrei mai acquistato altri prodotti basati su iPhone in futuro. Passai ad altri dispositivi, tutti un po’ più amichevoli nei confronti dell’utenza del Vecchio Mondo.

Il tutto è durato un mese.

Malgrado fossi estremamente frustrato dalle restrizioni, proprio quelle stesse restrizioni rendevano quel dispositivo del Nuovo Mondo una macchina dalle grandi prestazioni, estremamente stabile e affidabile; un dispositivo che non mi intralciava e mi permetteva di portare a compimento le mie cose.

Niente è mai solo bianco o nero.

Gli utenti del Vecchio Mondo sono particolarmente sensibili verso certi aspetti assolutamente non problematici per gli utenti del Nuovo Mondo. Abbiamo conosciuto i computer partendo dalle interiora. Molti di noi si sono appassionati ai computer esattamente perché si potevano modificare, erano aperti e senza restrizioni. Ci preoccupa che questi dispositivi del Nuovo Mondo possano soffocare, impedire la crescita di una prossima generazione di programmatori. Ma qualcuno può provare che tutto questo stia veramente succedendo? Non so voi, ma io mi guardo intorno e non ho mai visto così tante persone portarsi appresso dei computer palmari come in questo momento. Se anche una piccola percentuale di queste persone è interessata minimamente al funzionamento intrinseco di tali aggeggi, allora avremo eccome una nuova generazione di programmatori.

Il motivo per cui sto cominciando a pensare che il Vecchio Mondo sia destinato a soccombere è perché siamo circoscritti da entrambi i lati dal Nuovo Mondo, e quelle persone nate oggi, post-iPhone e post-iPad, non sapranno mai (e forse non gliene importerà nulla) come funzionavano le cose una volta. Proprio come adesso a nessuno importa nulla dei floppy, e nessuno è costretto a sapere come funziona un cambio manuale, se non vuole saperlo.

Se sommiamo tutti quelli più vecchi dell’inizio dell’Informatica del Vecchio Mondo, e ogni individuo che ancora deve nascere, otterremo una quantità di persone nettamente superiore a quanti ora rappresentano il Vecchio Mondo informatico.

E per tutta quella quantità di persone, secondo voi, che cosa sarà più importante? Un dispositivo facile da usare e a prova di crash, oppure un intrico complesso di barre strumenti, menu e finestre perché è questo che sostiene un’oligarchia di software totalmente fossilizzata nel proprio modello?

Cari compagni del Vecchio Mondo, mi duole dirvelo, ma siamo una minoranza. La questione non è “sparirà la metafora della scrivania?”. La questione è “perché la metafora della scrivania ci ha messo tutto questo tempo a sparire?”

Ma… ma io sono un professionista!

Questo è un bel giocattolo per i novizi, ma come diamine posso usarlo per farci del lavoro SERIO? Dopotutto sono un UTENTE MEGA PRO ESPERTO! A ME SERVONO ASSOLUTAMENTE LE BARRE STRUMENTI, LE FINESTRE, E…

OK, fermiamoci un istante.

Innanzi tutto, stabilirei la nascita dell’Informatica del Nuovo Mondo al 2007, con l’introduzione di iPhone. Si potrebbe, volendo, farla iniziare un poco più indietro, con la nascita delle prime applicazioni “Web 2.0” al principio degli anni 2000. Ma in ogni caso si tratta di un fenomeno nuovissimo. Se i computer in generale sono giovani, l’Informatica del Nuovo Mondo è appena uscita dal grembo.

Ha davanti a sé un certo periodo di sviluppo e crescita.

Vi esorto a guardare alla questione in termini di quel che volete davvero ottenere e non secondo le modalità con cui eravate abituati a operare.

Facciamo un esempio banalissimo: diciamo che mi occupo di video digitale, e ho la necessità di codificare enormi quantità di dati video in qualche formato avanzato, e inviare il tutto a qualche server altrove. Non potrei mai farlo su un iPad! Giusto?

Beh, no, oggi probabilmente no. Ma sarebbe possibile farlo su un futuro computer del Nuovo Mondo?

Ricordatevi che l’hardware è un non problema: le memorie flash cresceranno fino a memorizzare terabyte di dati. I processori continueranno a moltiplicare in potenza, come hanno sempre fatto. Schermi, batterie, tutto migliorerà dandogli abbastanza tempo.

Per come la vedo io, molte di queste situazioni in stile “MA IO SONO UN ESPERTO!” possono essere risolte effettuando poche modifiche essenziali:

  • Un modo gestito di spostare i processi in background. Gli utenti del Nuovo Mondo stanno già sperimentando i benefici dell’incremento prestazionale e di autonomia della batteria offerti dall’incapacità di eseguire un task in background. Intanto gli utenti del Vecchio Mondo si stanno strappando i capelli. NON POSSO FARE MULTITASKING, giusto? Ritengo che debba esistere un ragionevole punto medio. Magari i processi potrebbero richiedere degli intervalli in background al sistema operativo. Magari un utente può attivare/disattivare la possibilità di far girare processi in background. Non so. Ma credo che possa esserci una situazione intermedia che non sacrifica quel che abbiamo guadagnato finora a scapito di parte della flessibilità a cui eravamo abituati.
  • Un modo per scambiare informazioni con altri dispositivi. I dispositivi del Nuovo Mondo si imparano facilmente e sono molto usabili perché non espongono il filesystem agli utenti e perché sono delle “isole di dati”. Non stiamo lavorando più con ‘file’ ma stiamo ancora lavorando con grumi di dati che sarebbe importante poter scambiare e condividere. Forse è la rete il fattore vincente qui. O magari unità flash di cui non vediamo i contenuti. Per quanto ne so, il Newton è stato il primo dispositivo in commercio al quale bastava dire “metti questa applicazione e tutti i dati che ho creato con essa su questa scheda rimovibile” senza mai vedere un singolo file o cartella. Il grosso tallone di Achille era che solo altri Newton potevano comprenderne il formato.
  • Un modo per condividere dati fra le applicazioni. Un qualcosa come la Clipboard, il blocco appunti, ma più grande. Non si tratta di un filesystem, ma di un modo per dire “porta questo oggetto dati da questa applicazione a quest’altra”. Ho creato un’illustrazione nella mia applicazione di disegno, e ora voglio passarla a quest’altra applicazione per ritagliarla e applicare filtri.

Solo affrontando queste tre problematiche (e ammetto che non si tratta di un’impresa semplice), credo che anche i compiti più raffinati e specializzati possano essere alla portata di un dispositivo del Nuovo Mondo.

Una scommessa sul futuro

Apple definisce iPad una ‘terza categoria’ che sta fra i telefoni e i computer portatili. Sono sempre più dell’idea che è soltanto una maniera per renderlo appetibile al pubblico durante la transizione alla ideologia del Nuovo Mondo che avverrà nei prossimi 10–20 anni.

Proprio come con i floppy disk, il resto dell’industria è assolutamente felice di lasciare ad Apple il ruolo di pioniere. È una scommessa. Ma se Apple vince la scommessa (e per adesso è sulla buona strada), si troverà anni e anni avanti rispetto alla concorrenza. Se Apple perde la scommessa, beh, non si trova in debito e sta seduta su una montagna di soldi che sembra Fort Knox. Può benissimo cadere in piedi.

La scommessa è, grosso modo, che il futuro dell’informatica:

  • presenterà un modello di UI basato sulla diretta manipolazione di oggetti di dati
  • renderà il filesystem del tutto invisibile all’utente
  • favorirà la facilità d’uso e la riduzione della complessità rispetto a una flessibilità assoluta
  • favorirà i vantaggi per l’utente finale più che per lo sviluppatore o per altri produttori
  • sarà basato su applicazioni native create per uno scopo preciso e applicazioni Web universalmente accessibili

Tutto sommato sembra un risultato realizzabile, e non è nemmeno tanto malvagio.

Ma noi del Vecchio Mondo dobbiamo imparare ad accettare il fatto che molte delle cose a cui siamo abituati stanno sparendo. Forse non se ne andranno subito, ma spariranno.

L’industria intera passerà all’Informatica del Nuovo Mondo? Non prima che Apple dimostri il proprio successo con questo tipo di approccio. Pertanto ritengo che difficilmente vedremo la nuova informatica applicata universalmente a tutti i dispositivi prima dei prossimi vent’anni.

Ma il keynote di mercoledì mi ha comunicato che questa è la direzione in cui Apple si sta muovendo. Fate i vostri piani di conseguenza.

Quanto ci vorrà per completare il passaggio dal Vecchio al Nuovo Mondo? Secondo me la fine sarà vicina quando sarà possibile realizzare una nuova applicazione per iPad su un iPad. Quando sarà possibile farlo comodamente senza dover ricorrere a un tradizionale computer da scrivania, i giorni dell’Informatica del Vecchio Mondo saranno ufficialmente contati.

L’iPad come dispositivo in sé non rappresenta necessariamente il futuro dell’informatica o del personal computer. Ma come ideologia credo di sì. Con il senno di poi, obiezioni come “Perché dovrei comprare questo dispositivo quando ho già un telefono e un laptop?” sembreranno sciocche come quando si diceva “Perché dovrei comprare un iPod se offre meno spazio di un Nomad?”.

The Author

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