L'iPad e la nuova informatica: altre riflessioni

Mele e appunti

Alcuni dei commenti ricevuti agli articoli precedenti mi hanno lasciato il dubbio: provare a rispondere in maniera articolata a chi è intervenuto, oppure scrivere un altro pezzo e proseguire così la discussione? Ho riflettuto e, com’è evidente da ciò che state leggendo, ho optato per la seconda alternativa. Sono cosciente che da quando è stato presentato iPad il Web è letteralmente impazzito fra reazioni, commenti, reazioni ai commenti, dissertazioni per provare che iPad è il male (un prodotto deludente, un flop in attesa di concretizzarsi, una moda passeggera, l’ennesimo inganno di Apple verso consumatori inebetiti dai falsi bisogni, ecc.) o il bene (iPad è un segnale che preannuncia una virata dell’informatica personale, che nei prossimi anni andrà semplificandosi e sarà più ‘umana’ e alla portata di utenti meno esperti, ecc.).

Ma almeno in questa sede, vorrei continuare a pensare a voce alta e a condividere le mie riflessioni prima che la discussione sfugga di mano.

Questo recente commento di Xanderoby sintetizza con una certa chiarezza una corrente di pensiero che altri condividono (l’ho visto qui, in commenti ricevuti in privato, e altrove sul Web) in reazione all’iPad ma specialmente all’articolo di Steven Frank e a chi la pensa come lui:

Posso dirti che, personalmente, mal digerisco novelli guru che profetizzano chissaché sulla base di analisi monche del contesto.
Posso dirti che, in mia modestissima opinione, iPad e dispositivi affini non sono altro che ennesimi dispositivi in cerca di funzioni e rivoluzioni, ma che in fondo non fanno che ampliare la tribalizzazione hardware dei dispositivi web-oriented, senza necessariamente produrre rivoluzioni, al più blande mode passeggere.
Posso dirti che, in contesti ben più reali che le iperboliche piroette di chi deve lucrarci, esser insultato (si vada dal “Vecchio Mondo” al “Quelli strani siamo noi” passando per un “Chi non ha capito cos’è iPad”) solo per aver un atteggiamento d’attesa sul fenomeno del momento mi indispone alquanto.
Questo comportamento, più che le psichedeliche visioni dei Futuribili, è il problema di chi per decenni ha convissuto con “gli strani” ed oggi (ma anche ieri, con iPhone e altri prodotti) sommessamente dissente.

È una posizione rispettabilissima, e in risposta cercherò di spiegare ulteriormente la mia, dato che si avvicina di molto a quella di Steven Frank.

Anzitutto vorrei riprendere alcuni concetti chiave dell’articolo di Steven Frank (se volete rileggerlo, ecco il link alla mia traduzione):

  1. Le possibili trasformazioni future dell’informatica personale a cui allude Frank sono, appunto, possibili. Nessuno, né io né Steven Frank stesso, le dà per assodate. Non si tratta di una predizione vuota. Si tratta di mettere alcune carte in tavola, pensare a ciò che iPad potrebbe rappresentare, intravedere una direzione che è sciocco non considerare, e costruttivamente fare qualcosa in tale direzione; leggendo la parte finale dell’articolo, a me sembra chiaro che la sua posizione non sia tanto iPad è il futuro, punto e basta, ma, appunto, che iPad sia uno stimolo — rivolto ai programmatori, ai tecnici — per cercare di sviluppare un’esperienza informatica nuova e più accessibile.
  2. iPad, nell’articolo di Frank, è un pretesto per riflettere su qualcosa di più ampio, ma ho l’impressione che molti lo abbiano preso alla lettera. È ingenuo pensare che l’informatica del Nuovo Mondo sia fatta da cloni dell’iPad, o che qualsiasi computer in un prossimo futuro abbia un’interfaccia touch a prescindere dalle dimensioni del dispositivo, e che tutti lavoreremo come Tom Cruise in Minority Report.
    Il discorso non è circoscritto alla tecnologia touch, ma si estende ragionando sull’interfaccia utente, su ciò che finora ha funzionato per una minoranza di utenti ma che non è stato sufficiente per permettere una familiarizzazione semplice e immediata (non mediata) con il computer da parte della maggioranza delle persone. In questo senso, l’interfaccia di iPhone, iPod touch e iPad dimostra che eliminando, o meglio oscurando, certe inutili (sottolineo, per i profani e i non-tecnici) complicazioni dell’interfaccia e di concetti astratti ormai cristallizzati (file, cartelle, directory), è possibile creare un’esperienza utente più amichevole, e abbassare la curva di apprendimento.
  3. Se questa rivoluzione avverrà o meno dipende da tutta una serie di variabili nient’affatto scontate, ma nell’articolo di Frank non sta scritto da nessuna parte che iPad è la via, la verità e la vita. Tutt’al più sta scritto che iPad è una proposta credibile, che Apple viene lasciata in un certo senso a fare da cavia, e che Apple, nella posizione in cui si trova, difficilmente avrà da perderci.

Inoltre occorre però tenere presente un elemento per me assai importante: le parole di Frank non sono quelle di un novellino, e il dibattito che ha scatenato non lo ha scatenato soltanto fra blogger e utenti più o meno esperti. Non dobbiamo dimenticare i programmatori e gli sviluppatori. Frank è uno di loro, e altri si trovano in accordo con lui. E sono queste persone che, alla fine, possono contribuire fattivamente a impostare certe direzioni nell’informatica prossima futura. Se a loro un dispositivo come iPad entusiasma, al punto di creare nuove applicazioni (nella doppia accezione di ‘programmi’ e ‘utilizzi’) per iPad e per i dispositivi touch di prossima generazione, è chiaro che avranno una certa influenza sia sul successo economico di iPad e affini, sia sugli sviluppi tecnologici. Altro che ‘blande mode passeggere’.

È ovvio che Apple con iPad cerchi il successo commerciale sulla scia di iPod (2001) e iPhone (2007), e che non è un’azienda di beneficenza, e che qualcuno ci lucra; ma, lucrare per lucrare, almeno arriva una proposta che può beneficiare anche l’utente qualsiasi, e a mio avviso è sempre meno peggio che continuare a perpetuare un’informatica fatta di interfacce inutilmente complesse per l’utente medio e per i compiti che deve/vuole effettuare con un computer; un’informatica con la quale una minoranza di esperti continua a trovarsi a proprio agio e che non vede motivo di cambiare. Entità come Microsoft hanno lucrato per anni con questo modello. E il fatto che la piattaforma Linux, malgrado esista da anni e si sia notevolmente evoluta e semplificata negli ultimi tempi, continui a non avere la diffusione sperata fra i comuni mortali, è un altro indizio della visibile spaccatura fra utenti esperti e utenti comuni, e del fatto che sia necessario fare un passo avanti verso un’interfaccia e un’informatica più accessibili.

Un altro che si trova in accordo con Steven Frank è Fraser Speirs, anch’egli sviluppatore Mac e iPhone, che nel suo articolo Future Shock, citato a più riprese nelle alte sfere del dibattito tanto quanto Steven Frank, esprime il suo punto di vista con chiarezza:

Per anni [noi tecnici] abbiamo creduto di dover semplificare maggiormente l’esperienza informatica per il cosiddetto ‘utente medio’. Trovo difficile arrivare a una conclusione diversa dall’ammettere che abbiamo totalmente fallito nell’impresa.

Sospetto che, segretamente, a noi tecnologi è sempre piaciuta l’idea che i Normali dipendessero da noi per il nostro sciamanismo tecnologico. […]

Spesso l’effetto di regressione infantile provocato dall’alta tecnologia sugli adulti mi intristisce. Dall’avere controllo sul loro mondo, essi vengono proiettati indietro in un mondo puerile e medievale in cui appaiono dei gremlin a tormentarli per poi scomparire, contro i quali le uniche risorse sono la magia, gli incantesimi e l’aiuto dello stregone locale.

Con iPhone OS come rappresentato da iPad, Apple si propone di fare qualcosa, e intendo proprio fare qualcosa per ovviare alla situazione invece di limitarsi a chiacchierare e a dire che farà qualcosa; e questo ha fatto uscire di testa tanta gente.

Non il mondo intero, però. Le persone sconfitte dalla complessità e dai fallimenti tecnologici hanno subito capito che cosa sta succedendo. Così come lo hanno inteso quelli fra noi che hanno spiegato con pazienza, giorno dopo giorno, a un figlio o a un collega di lavoro che il motivo per cui non c’è il comando Stampa nel menu Archivio è perché, sebbene il documento Pages sia a pieno schermo, è il Finder a essere l’applicazione in primo piano, e non ha finestre aperte.

I Visigoti sono alle porte della città. Esigono di poter accedere al software, di essere in controllo di come sperimentare le informazioni. Magari a loro non piacerà la nostra arte eccelsa e la nostra cultura tecnica, e magari non sempre condividono il nostro senso estetico, ma sono quelle persone che abbiamo dichiarato di servire per 30 anni, al contempo rendendone la vita difficile nei modi più vari. E inoltre essi sono molti, molti più di noi.

Tante persone parlano del reality distortion field (campo di distorsione della realtà) di Steve Jobs, e non nego che quell’uomo abbia una capacità di convincimento quasi ipnotica. Tuttavia vi è un altro campo di distorsione della realtà in azione, e coinvolge tutti coloro che sbarcano il lunario grazie all’industria tecnologica. Quel campo di distorsione ci fa dire che i computer sono eccezionali, che funzionano alla grande, e che solo gli imbecilli non sono in grado di utilizzarli.

L’industria tecnologica avrà convulsioni di shock del futuro per un po’ di tempo. Molti si aggrapperanno alla loro idea pre-27 gennaio di ciò che occorre per eseguire del ‘lavoro vero’; si aggrapperanno all’idea che il ‘vero lavoro’ è la parte che ha strettamente a che vedere con il computer.

Non è così. Il Lavoro Vero non è formattare i margini del documento, installare i driver della stampante, caricare il documento, rifinire le diapositive di PowerPoint, avviare l’aggiornamento del software o reinstallare il sistema operativo.

Il Lavoro Vero è insegnare a un bambino, curare un paziente, vendere una casa, individuare i difetti di una strada, riparare l’auto al bordo della strada, registrare le ordinazioni al ristorante, progettare una casa e organizzare una festa.

Pensate ai milioni di ore di sforzi umani spesi per prevenire e risolvere i problemi causati da sistemi informatici completamente aperti. Pensate alla fatica che hanno fatto molte persone per acquisire delle capacità del tutto ortogonali alle loro passioni e alla loro professione, solo per poter finire il proprio lavoro con esito.

Se iPad e i suoi successori renderanno tutte queste persone libere di concentrarsi su ciò che sanno fare al meglio, ciò cambierà la percezione del rapporto con il computer, da qualcosa da temere a qualcosa da abbracciare con entusiasmo. Trovo difficile credere che la perdita di certi processi in background non sia un prezzo che val la pena pagare per avere dispositivi più amichevoli e meno intimidatori.

Concludo ribadendo l’aspetto che a me sembra fondamentale: se questo dibattito post-iPad serve a far capire a molti programmatori che la maggior parte delle persone ha bisogno di un’informatica più accessibile, ben venga, e quelli fra loro che riterranno opportuno muoversi nella direzione iPad, lo faranno, contribuendo essi stessi a modificare il panorama informatico. E chi vorrà continuare a utilizzare interfacce più complesse continuerà a poterlo fare, proprio come avviene in tanti altri ambiti in cui chi ha maggiore esperienza può usufruire di strumenti più complessi e sofisticati rispetto al comune utilizzatore.

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28 Comments

  1. Direi che sei stato abbastanza chiaro da poter affermare che chi continuerà a non capire quanto hai scritto lo farà o per malafede o per stupidità.

    Ben vengano spunti di discussione anche divergenti, ma francamente sono stanco di chi si atteggia a Promulgatore Delle Assolute Verità, qualunque sia il suo pensiero e la sua posizione sull’argomento.

  2. daniele says

    personalmente reputo che propinare tecnologia a livello di decerebrati a TUTTI sia quanto meno pretestuoso…

    è come voler mettere un motore elettrico sulle bici da corsa solo perchè c’è qualche panzone che non è in grado nemmeno di arrivare fino al bar in bici…

    quindi, obblighiamo anche i professionisti a caricare 20 kg di motore e batterie per andare a correre il giro d’italia?

    • Daniele: Primo, non si tratta di tecnologia “a livello di decerebrati”. Secondo, non a tutti indistintamente. Ricordiamoci che in molti ambiti esistono strumenti differenziati e proporzionati al livello di esperienza di chi li utilizza. Nell’informatica personale, invece, la tendenza è sempre stata (almeno finora) di voler di fatto costringere chi non è pratico (e chi magari non ne vuole sapere) a farsi una cultura tecnica per potersela cavare quando le cose si complicano. Per fare il tuo esempio, si sono sempre proposte bene o male le bici da corsa per tutti, il che è altrettanto discutibile.

  3. @ daniele: francamente per quanto mi sforzi non riesco a trovare alcun collegamento tra i tuoi esempi e una possibile interfaccia più vicina al modo di pensare ed interagire proprio degli esseri umani.

    Se gentilmente volessi spiegarcelo… :)

  4. daniele says

    Riccardo, non mi trovi d’accordo su questa tua puntualizzazione…

    UNIX è un sistema in formato bici da corsa.…
    windows e osx sono dei sistemi che ti permettono di scegliere se andare in triciclo e in bici da corsa a seconda dell’uso che ne fai…

    iPhone OSX” lo trovo giustificato (fino ad un certo punto) sull’iPhone, anche se, permettimi, dove s’è visto mai un cell che mentre lo usi come navigatore GPS e ti arriva una chiamata il navigatore si chiude e te vai per prati perchè sei nel bel mezzo di uno svincolo?
    questa a tuo avviso è “nuova tecnologia, nuovo mondo” ?

    personalmente ritengo l’iPad un sistema potenzialmente bellissimo ma si vede a occhio nudo che è castrato… è una bici da corsa con le rotelle di fianco e senza il cambio.…
    è una ferrari col motore della 500 “solo perchè qualcuno potrebbe non essere in grado di usare 500 CV, quindi te ne lascio 50 anche se esteticamente fa figo…”

    questa che allego a mio avviso è la sintesi dell’iPad:
    http://www.iouppo.com/life/pic1/f4bdb4a1ff453d277a60323a205e307c.jpg

    è un aggeggio che
    1) non sintetizza un bel niente e non si propone di essere sostituitivo di alcunchè… non puoi rinunciare la tuo cellulare e non puoi rinunciare al tuo mp3 reader.…

    2) voglio farti navigare al massimo ma non ti do flash, quindi la maggior parte dei siti li vedi pieni di buchi o non vanno affatto

    3) voglio farti comunicare ma non ti do la webcam per videochattare… e per di più se ti arriva una notifica (push?) ti chiudo la pagina web e l’ipod per poter rispondere al messaggio.…

    4) vuoi vedere le foto con gli amici? perdi un botto di tempo a caricarle e gestirla tramite iTunes… e se non le hai in locale non ti puoi collegare al server per vederle via wifi…

    5) la wifi.. modulo N !!! perchè notoriamente tutti hanno una dorsale oceanica con uscita wifi, e la G faceva da collo di bottiglia.…

    per me non ci siamo…
    NON è un’innovazione, non è una rivoluzione, è non è un iPhone passato sotto lo schiacciasassi… è un iPod passato sotto lo schiacciasassi !!!

    sono convinto che o faranno una netta e repentina svolta o in tantissimi attenderanno e si rivolgeranno a soluzioni alternative.…

    • Daniele: Tu scrivi UNIX è un sistema in formato bici da corsa….
      windows e osx sono dei sistemi che ti permettono di scegliere se andare in triciclo e in bici da corsa a seconda dell’uso che ne fai…

      Questo è esattamente il pensiero di molti utenti che hanno una certa esperienza con queste piattaforme. Per i miei genitori, per alcuni miei parenti, per certi amici e conoscenti tutti quei tre sistemi operativi sono ‘bici da corsa’.

      Sul resto di quel che dici su iPad e iPhone OS sei libero di pensarla come vuoi, ma ho l’impressione che tu abbia letto un po’ superficialmente i miei ultimi articoli e le traduzioni che ho proposto. E non intendo ripetere per l’ennesima volta che il dibattito concerne qualcosa che va al di là dell’iPad come oggetto in sé. Come ho già scritto, iPad, nell’articolo di Frank, è un pretesto per riflettere su qualcosa di più ampio, ma ho l’impressione che molti lo abbiano preso alla lettera.

  5. @Daniele:
    certo, e naturalmente quando avrà un grande successo dirai che è solo una questione di moda.

    Il bello è che continui a fissarti sui particolari hardware o software, senza mai tener conto della esperienza totale dell’oggetto.

  6. Xanderoby says

    Avrei un paio di appunti da fare, ma non per chiudermi nella città fortificata aspettando i Visigoti, bensì per smutandare un po’ i capibastoni di questi Visigoti.

    1. a. ma che non è stato sufficiente per permettere una familiarizzazione semplice e immediata (non mediata) con il computer da parte della maggioranza delle persone.

    Mi par di capire che la familiarizzazione attraverso la piattaforma Touch di Apple (ma estendiamo pure il discorso ad altri produttori..) sia comunque mediata, e l’unico a morire è il mouse e la sua astrazione sullo schermo: oggi c’è il dito.
    Resto in attesa di nuove vecchie metafore, ma la ruota, pur Touch, sempre circolare resta.

    1. b.: le persone di cui continuiamo a parlare come Visigoti rientrano in una fascia d’età (possiamo ipotizzare over 60?) o socioeconomica decisamente lontana dal mondo informatico, sia esso vecchio o nuovo.
    Ora vorremmo compiacerci del fatto che, grazie alla Nuova Informatica, porteremo ottuagenari a comprare iApps?
    Non prendiamoci in giro, non è quello il motivo di tanta smania da parte di chi deve lucrare su queste piattaforme, anche perché, banalmente, quei dispositivi per quanto semplici non sono né saranno mai concepiti per soggetti con anche appena accennate disabilità, cosa alquanto diffusa tra gli over 60.
    Se invece nel target vogliamo includere le giovani generazioni il mio punto di vista l’ho espresso già altrove: chi nasce immerso nella tecnologia ha meno difficoltà di tutti noi che abbiamo dovuto apprenderla in età avanzata, quindi il problema delle metafore non si pone neanche, a meno che non parliamo di soggetti giovani ma non volutamente capaci per questioni d’interesse o socioeconomiche.

    2. Non per voler esser ripetitivo, ma gli sviluppatori coincidono con coloro che devono lucrarci: quali di questi sarebbe così disinteressato da porre dubbi sull’eventuale business del futuro?
    Solo quello che sa di non poterci entrare, o di non volerlo fare.
    E questo, in maniera anche piuttosto superficiale e concisa, è per ribadire quanto reputo credibile i capibastoni dei Visigoti, capibastoni che hanno tutto l’interesse nel lanciar alla carica la carne da macello stando nelle retrovie, per poi godere di eventuali vittorie o sparire in caso d’eventuali sconfitte.

    3. Troviamo un solo designer di prodotto (saltiamo a piè pari la comunità UX, per altro molto simili negli approcci alle novità agli omini marketing..) od un solo programmatore “per tutti” che nell’approccio Apple e vari stakeholder al Mercato trovino qualcosa di condivisibile, che non sia un più o meno legittimo profitto.
    Non che riponga poca fiducia in Steven Frank e Fraser Speirs, ma disgraziatamente ho imparato che per aver un feedback completo su un prodotto quello da intervistare è il cliente (quello entusiasta, quello moderato e quello deluso) piuttosto che il rivenditore.
    Ed il Web, in questo, è stato arma assai più efficace di tutti gli uffici mktg cupertiani o delle migliori agenzie.

    4. Continuo a non vedere, nelle analisi, il contesto.
    S’accennano target senza approfondirli, nulla più.
    Non ci si pone uno solo dei problemi dell’immissione sul mercato di dispositivi rivoluzionari, tanto che dovrebbe risollevare, da soli, le sorti della Stampa mondiale.
    Né si pongono problemi ed analisi sull’uso di determinate tecnologie, sull’impatto ambientale, sullo smaltimento delle batterie, sulle logiche yuppistiche quando non ancora totalmente destabilizzanti di un mezzo, il Web, che ha determinato davvero una rivoluzione, assai più di quanto il gruppo di editori oggi in rotta con Google ed a braccetto con Apple e MS (tutti noti benefattori dell’Umanità..) non vorrebbero pur di continuar a lucrare con una tecnologia, quella sì, vetusta.
    Oltretutto, e chiudo, manca nelle analisi un qualche visione sulle capacità d’insegnamento che dispositivi semplici e chiusi hanno sulle generazioni in età scolare: apprendere l’uso di un computer, anche solo a livello poco più che basilare, consente quel minimo d’apertura mentale tale per cui un qualsiasi programma non estremamente specializzato sia comunque intuibile.
    In un ipotetico Futuro (Futuribile) in cui la piattaforma touch dovesse essere l’Insegnante per definizione, chi continuerebbe a produrre sw, gli “strani” ormai ottuagenari messi al bando nel lontano 2010?

    • Xanderoby:

      1. Nel punto in cui prendi il mio stralcio, proprio lì, ho scritto: Il discorso non è circoscritto alla tecnologia touch, ma si estende ragionando sull’interfaccia utente. La difficoltà che gli utenti non tecnici hanno nei confronti dell’attuale interfaccia dei computer non è limitata a un discorso di mouse e tastiera di contro a un’interfaccia touch che risolverebbe le cose. Non è lì il punto. Il punto sta nella complessità stratificata dei sistemi operativi. Il punto sta in modelli astratti che una persona non avvezza al computer fatica a capire. Ho visto molte persone (anche su Mac) scaricare programmi da Internet, per esempio Firefox, trovarsi un file DMG nella cartella dei Download e venirmi a chiedere “Come lo installo?”. Dopo aver spiegato loro come installare, alcuni mi chiedevano perché non potessero semplicemente far girare la copia di Firefox nell’immagine disco virtuale: “È un disco anche quello, no?”.

      Fa sorridere, vero? Beh, il problema è proprio questo: noi che abbiamo una certa esperienza con i computer diamo per scontati certi concetti e ci sembra assurdo che altre persone non li capiscano al volo. Ma queste persone non sono imbecilli, semplicemente non hanno il nostro stesso tipo di cultura, lo stesso background, ma nemmeno il nostro interesse. Infatti a me è capitato di fare più volte assistenza alle stesse persone che mi chiamavano per ripropormi gli stessi problemi e gli stessi dubbi della volta precedente. Per loro il computer non è un oggetto di studio, ma uno strumento con cui raggiungere uno scopo (lavorare); strumento che sovente mal digeriscono.

      Venendo alla tecnologia touch: è un passo avanti verso un cambio di paradigma, ma il futuro è chiaramente più composito. E il mouse non è l’unico a morire. Il dito non è una semplice sostituzione di un puntatore. Le interfacce basate su penna e le interfacce multi-touch esigono una rivisitazione di più di un concetto base della metafora della scrivania. Se vogliono innovare qualcosa, ovvio, perché se seguiamo il modello di Microsoft, che semplicemente rende la stessa vetusta interfaccia toccabile invece che cliccabile, allora siamo d’accordo, non è questa gran rivoluzione.

      1b. Le persone che Speirs chiama Visigoti non sono affatto gli over-60. O meglio, non sono soltanto loro. Qui non si tratta solamente di una questione di età, ma anche di interesse verso l’uso del computer, di professione, di altri fattori da tenere presente. Conosco persone sulla quarantina che non possiedono un computer personale: lo usano solo sul lavoro, limitatamente a quel che devono fare per lavoro, e spesso devono “chiamare il tecnico per aggiornare l’antivirus” o perché “non riescono a caricare un documento nella rete aziendale”, ecc. In un clima di tale frustrazione informatica, mi sembra ovvio che a queste persone non interessa continuare a farsi del male anche nel tempo libero. Altri esempi? Un paio di miei amici musicisti, uno di 25, l’altro di 31 anni, entrambi bravissimi con i loro rispettivi strumenti, tanto quanto sono negati con il computer; uno il computer manco lo possiede e naviga in Internet e usa la posta elettronica condividendo il portatile della fidanzata; l’altro ha un portatile, ma è semplicemente un disastro. Anche qui, mai dare per scontato che, solo perché uno è giovane deve essere un utilizzatore provetto del computer.

      anche perché, banalmente, quei dispositivi per quanto semplici non sono né saranno mai concepiti per soggetti con anche appena accennate disabilità, cosa alquanto diffusa tra gli over 60.

      Falso. La moglie di Massimo, un amico di mailing list, è non vedente, e guai a chi le tocca il suo iPhone 3GS. (Se l’amico in questione ha modo di leggere questo commento, lo prego di corroborare). Ma falso anche perché è più semplice che un dispositivo touch sia maggiormente accessibile a una persona con disabilità che non il dover ricorrere a puntatori ergonomici, a interfacce mediate, a protesi informatiche dai costi proibitivi e dai driver penosi.

      2. Io onestamente sul discorso del “lucrarci” ti seguo e non ti seguo. Gli sviluppatori non solo coincidono con coloro che devono lucrarci, ma sono a loro volta degli utilizzatori. Se la piattaforma touch rappresenta un’opportunità per cogliere due piccioni con una fava (guadagnarci e contribuire a rendere i dispositivi e le interfacce più a misura d’uomo), che cosa c’è di sbagliato? Ma soprattutto: tutti a criticare l’interfaccia semplicistica della piattaforma touch, tutti a inorridire temendo un’informatica “da decerebrati”… Che si propongano alternative concrete. Metafore nuove. Interfacce diverse e più accessibili. Piaccia o no, Apple sembra l’unica a mettersi in gioco in questo senso.

      3. Le considerazioni di Frank e Speirs partono anche dal feedback del cliente, come dici tu. Chi credi abbia decretato il successo di iPhone e iPod touch e della loro interfaccia? Non molto tempo fa erano usciti i risultati di vari sondaggi di soddisfazione del cliente, e iPhone faceva il 98% di soddisfazione; a me sembra chiaro che il segnale che la piattaforma touch è la via da seguire venga anche e soprattutto dal basso, cioè dal cliente finale, e non da un élite di programmatori che dissertano del futuro dell’informatica seduti in salotto. Ma ripeto: è una direzione. Il dibattito prende iPad come pretesto per riflettere su una possibile evoluzione dell’interfaccia utente in generale. Non fissiamoci sul prodotto x, la caratteristica y, la tecnologia z.

      4. Qui faccio davvero fatica a seguirti. A me sembra che i problemi e le analisi sull’uso di certe tecnologie, sull’impatto ambientale, ecc., si pongono, però forse esulano da questo specifico dibattito. Se vogliamo accennare a qualcosa in merito, Apple mi sembra ormai sempre più cosciente delle problematiche legate all’impatto ambientale, e i materiali usati in questi ultimi anni per costruire il suo hardware sono decisamente più verdi; le batterie durano di più quindi se ne usano di meno, quindi, in proporzione, forse se ne devono smaltire meno. Qui vado di logica, perché non è il mio ambito.

      In un ipotetico Futuro (Futuribile) in cui la piattaforma touch dovesse essere l’Insegnante per definizione, chi continuerebbe a produrre sw, gli “strani” ormai ottuagenari messi al bando nel lontano 2010?

      Che sciocchezze. L’informatica si evolve, e con essa chi vi ruota attorno. Almeno, si spera.

  7. Che bello! Ovunque vada in giro (per il Web, s’intende) non si fa che parlare di iPad, il nuovo magico dispositivo di zio Steve e della sua Apple.

    Ma, ad onor del vero, difficilmente ci si imbatte in discussioni e analisi così attente come quelle del buon Riccardo (cui non posso che rinnovare stima e supporto).

    Ora mi butto nella mischia con i miei personalissimi due cent…

    Premetto che mi interessa focalizzare l’attenzione sul concetto piuttosto che sul dispositivo “iPad”, banchè allo stato attuale è inevitabile che le due entità siano strettamente connesse.

    Mi viene da sorridere insomma, quando leggo di utenti ‘spaventati’ da questi diabolici ‘sistemi chiusi’, ‘azzoppati’, insomma… inutili. A prescindere dall’(ovvio) fatto che nessuno vi sta imponendo un iPad (e perchè vi arrabbiate tanto allora?), ho il sospetto che veramente non ci riesca a togliere dai propri panni di navigati ‘users’.

    Mi spiego. Appena qui sopra di me, Xanderoby faceva coincidere nella sua teoria la categoria degli over 60 con quella dei soli reali beneficiari di un sistema “semplice” (lo chiamiamo così, o come volete… “azzoppato”). Dal mio punto di vista non è così, per niente.
    Io sono uno di quelli che “sa usare il computer”, sapete no? di quelli che in famiglia ti chiamano per risolvere i problemini, anche per collegare la chiavetta USB la prima volta che l’hanno comprata. <>. Ho 29 anni. Va avanti così da quando misi mano al Commodore, e divenni uno di quelli bravi.
    Nel frattempo ho usato tanti PC, o usato Linux, tutte le versioni di Windows, ho partizionato, deframmentato, formattato (aihmè), asemblato, installato … Insomma, ci siamo capiti.

    Mi fratello ha la praticamente la mia stessa età. Siamo cresciuti insieme. A lui del Commodore 64 non è mai fottuto niente, o meglio, io gli caricavo qualche giochino (perchè io sapevo come si faceva,Load/Run/Return ) e lui giocava.

    Insomma, il ‘computer’ è da sempre una cosa così, una cosa che ha in qualche modo bisogno di uno “esperto”. Provate a pensarci in attimo, voi che probabilmente vi trovate in una condizione come la mia… la condizione di “quelli bravi con il computer”, quante volte vi sarà capitato di dare una mano a qualcuno anche per delle banalità.

    Ora, da come la vedo io, risulta evidente che il ‘computer’, tra i tanti aggeggi tecnologici che ingombrano le nostre case gode di una posizione particolare, unica. Il computer, confrontato a tutto il resto, è *mediamente* più complesso da usare.
    A parte la mia passione decennale per l’informatica, mi ritengo abbastanza pratico con il mondo della tecnologia in genere, me la cavo bene un po con tutto. Ma mai nessuno mi ha chiesto aiuto perchè non riusciva ad accendere la TV, o perchè il Microonde non gli scaldava il pollo.

    Lo so che sto forzando i paragoni, ma qui forse si comincia a mettere a fuoco la situazione: il ‘computer’ si trova finalmente ad una svolta, diventa (o meglio, ci sia accorge che è diventato) un qualcosa di NECESSARIO, così come la TV, come il MICROONDE, come l’AUTOMOBILE.

    Automobili, Tv, Micronde, etc… sono stati concepiti sin da subito per quello che sono, mezzi al servizio dell’utente finale.

    Il computer nasce per l’appassionato, per il “nerd”, ma oggi è tutt’altra cosa. E (mentre lo scrivo mi sembra ancora più assurdo) sembra incredibile come l’UTENTE DEL COMPUTER di oggi debba confrontarsi con un filesystem, possa accedere ai ‘file di sistema’ semplicemente con lo stesso meccanismo con cui accedere ai suoi dati personali (doppio clic sulla cartella, per essere concreti), o ancora che per stampare un documento bisogna installare i ‘drivers’. Ma che so sti ‘drivers??? Ma vi immaginate — che so — i drivers per il phono, il filesystem dell’impianto dolby.

    Il tempo degli smanettoni è finito. Adesso è tempo per i semplici utilizzatori di un ‘aggeggio’ oramai veramente indispensabile!

  8. Xanderoby says

    1. Non ricordo d’aver parlato d’imbecilli, ma proprio di differenze su base socioeconomica, anagrafica e d’interesse personale.
    Tanto meno vorrei rappresentare una sorta d’élite informatica, visto che non rappresento nulla più che un utente che ha imparato, suo malgrado, ad usare il pc nell’ultimo decennio, ovvero dal momento in cui, cestinando l’ennesimo Windows, ho dovuto apprendere cos’è un computer grazie all’uso di ottimo materiale informatico didattico, tal Linux.
    In parallelo, per questioni di supporto commerciale (e di scarsa rivendibilità sul mercato dell’esperienza in programmi FLOSS), ho intrapreso la strada dell’Unix commerciale per eccellenza, tal Mac OS.
    Ora, se un ominide con un Q.I. non necessariamente elevato, con una perspicacia non molto più sviluppata, ha appreso qualche banalità e forse qualcosa in più nell’uso del pc tanto da poter elargire un minimo di supporto su ciascuno di questi os, non credo sia realmente difficile per ventenni, trentenni, quarantenni e, forse, cinquantenni, ripetere la stessa esperienza, dando per valida la volontà di capire quel che si ha davanti.
    Ora, se tutte queste persone, tra i loro interessi, non hanno in alcun modo l’informatica, tanto che non è, per loro, degna di quel minimo d’apprendimento e di tempo che differenzia gli utenti basilari dagli utenti non-utenti (utonti nel gergo comune), evidentemente non c’è alcuna necessità, a parte quella di vendere prodotti e tentar d’intercettare bisogni blindandoli assai più di quanto sarebbe possibile se avessero quel grado di conoscenza tale da renderli liberi nelle loro scelte, di interfacciarli ad un mondo per cui non provano alcun interesse, se non mediato attraverso comode e castranti scorciatoie.

    Scusa, ma una rondine non fa primavera. E Falso è un termine troppo ampio per cassare un’ipotesi tanto vasta con un solo caso.

    2. Banalmente: l’Innovazione non è sostituire un mouse ed una freccia sullo schermo con un dito, così come non lo è rendere le interfacce 3D dei sistemi operativi su vetusti schermi e periferiche 2D.
    Questo è il Futuribile venduto da Hollywood negli ultimi 50 anni, cui pedissequamente se accordata tutta l’utenza consumatrice di quelle pellicole, fossero “strani” informatici o impazienti Visigoti.
    Mi scuso, tuttavia, per l’insipienza: non è mio compito rinnovare metafore ed interfacce, pur avendo appreso, mio malgrado, i fondamenti del Progetto.
    Per questo nel 3. ho chiamato in causa chi ha approfondito quelle questioni e non ha interessi economici da tutelare nell’esporre una tesi.
    Per questo sarebbe assai più piacevole ascoltare pareri discordanti anche di chi non è entusiasta a priori (vuoi per una larga fiducia nell’azienda o per altri interessi) senza dover esser cassato come “non ha compreso l’innovazione di tal prodotto” o “vessillo di una intelligentia vetusta ed auspicabilmente superabile”.

    3. Per valutare un sondaggio bisogna valutare i termini entro i quali quel sondaggio è stato creato, ed il suo scopo.
    l’iPhone potrebbe aver anche un 100% di soddisfazione del cliente, al 1° Luglio 2007, perché è simbolo di differenziazione sociale, così come potrebbe esserlo, al 1° Ottobre 2007, per abbattimento dei costi e via dicendo.
    Francamente eliminerei in toto i casi iPhone ed iPod Touch: rappresentano due campi, quello della telefonia e quello dei lettori MP3, decisamente influenzati dai parametri dell’Immagine e del Mktg, ancor prima dell’esperienza d’uso.
    Tra l’altro un sondaggio con una percentuale così alta di soddisfazione ha una larga probabilità di esser pilotato.
    Non fosse ancora abbastanza: la quantità spesso non coincide con la qualità.

    4. Mi spiego meglio: si imbastiscono analisi sul Futuro di hw e sw non sfiorando neanche minimamente alcune tematiche sullo sfondo che influenzano il contesto.
    iPad (giusto per prenderlo ad esempio, ma potendo eviterei quel prodotto così come la piattaforma Touch perché non ho pregiudizi particolari su Apple) nasce in un momento in cui il pubblico richiede tablet, la stessa Apple ammette d’aver spinto sul progetto negli ultimi 5 mesi proprio per la smania del pubblico (o per le possibili ripercussioni sul titolo in Borsa?).
    iPad nasce quando gli ebook-reader iniziano a tentare la creazione di un mercato, con una Stampa fortemente in crisi.
    iPad nasce quando un gruppo di editori estremamente potente (lobbysticamente parlando) tenta un attacco a Google ed in generale al Web come lo conosciamo con lo scopo di mantenere attuali i loro interessi economici, ormai sorpassati non solo dalla tecnologia ma anche dal sentire comune, vuoi con pratiche come la pirateria od altre come il FLOSS.
    Apple immette sul mercato, con un’accelerazione nello sviluppo in seguito ad un probabile successo di pubblico, un prodotto che dovrebbe servir da piattaforma per questi editori, ma lo fa alla sua maniera: un dispositivo adatto a video e musica dedicato a salvar le sorti di riviste patinate piuttosto che di libri.
    Riviste che dovrebbero vendersi attraverso il solito canale, quell’iTunes che rappresenta l’unico baluardo nel Web di quel Frankenstein che è l’odierno Copyright.
    Certo, agli sviluppatori, in fondo, di cosa sia composta la piattaforma poco importa, purché venda e garantisca utili.
    Certo del Web, del Copyright, delle pratiche messe in atto per rimpinguar i soliti noti a discapito della totalità dei soliti ignoti è noioso, talebano, strano, non altrettanto sbarluccicante, che parlare dell’ennesimo dispositivo Apple che rivoluzionerà il Mondo lasciandolo pressoché identico, se non forse un po’ più chiuso e peggiore di quello che è.

    L’informatica si evolve, come evolse la Stampa, la Radio, la Tv, diventando largamente fruibile e perdendo, in questo passaggio, le caratteristiche peculiari del mezzo.
    Un Web vetrina di scempiaggini, a consumo, con ipocriti del calibro di Condé Nast col suo Internet Nobel per la Pace, non è il Web che è stato e che è, nonostante tutto, ancora fruibile a “strani” e meno “strani”.
    Quando arriveranno i “normali” Visigoti gli strani staranno già coltivando la nuova rivoluzione dell’umanità, rivoluzione che i Visigoti pretenderanno di far propria, comodamente e senza curve d’apprendimento ostiche, tra qualche decennio, non rendendosi conto che, al più, occuperanno solo l’ombra di quella che fu una rivoluzione, come d’altronde han sempre fatto.

    Per non scadere troppo nel melodrammatico al momento mi fermo qui. :)

    • Xanderoby: Come già ho avuto modo di notare in altri nostri scambi, mi sembri ben saldo su tue opinioni molto forti e non so se e quanto tu sia disposto a metterle eventualmente in discussione.

      Banalmente: l’Innovazione non è sostituire un mouse ed una freccia sullo schermo con un dito

      Opinabile. Certo, messa così, fuori contesto, suona un’operazione un po’ vuota. Ma bisogna vedere al di là della tecnologia stessa; bisogna vederne l’impiego; bisogna vedere il software, l’hardware, l’interfaccia che si crea intorno a una tecnologia touch. Ma non l’ho già detto e ridetto? Mi viene di rigirare la domanda — che cos’è l’innovazione? Occhio a non tirar fuori idee hollywoodiane. Per me innovazione non è solo una questione squisitamente tecnologica. Tecnologie oggettivamente innovative possono non portare da nessuna parte se male implementate — per esempio appiccicate a sistemi e dispositivi che non vengono progettati e ottimizzati per sfruttarle al meglio. Tanto per non andare lontano, ho visto e provato un HP TouchSmart, computer da scrivania con schermo da 23 pollici sensibile al tocco. Quel prodotto viene da una mentalità che ragiona così: “il touch è una figata, mettiamolo dappertutto”, e così lo sbattono su un monitor da 23 pollici e pensano di essere innovativi. L’interfaccia sottostante non cambia, è sempre lo stesso minestrone; e l’utente, oltre a sorbirsi i limiti di quell’interfaccia (il danno), si ritrova anche il sostrato del multi-touch applicato a uno schermo grande e verticale (la beffa), che tutto è meno che facile, intuitivo e riposante.

      Per questo sarebbe assai più piacevole ascoltare pareri discordanti anche di chi non è entusiasta a priori (vuoi per una larga fiducia nell’azienda o per altri interessi) senza dover esser cassato come “non ha compreso l’innovazione di tal prodotto” o “vessillo di una intelligentia vetusta ed auspicabilmente superabile”.

      Primo: uno può anche essere entusiasta per ragioni diverse che la “larga fiducia nell’azienda” o per altri non meglio specificati interessi. Io, per esempio, sono entusiasta nel vedere che forse qualcosa finalmente si muove. Sono entusiasta di vedere confermato ancora una volta un particolare che sto notando ripetersi negli ultimi dieci anni: che Apple — piaccia o no — è una delle poche aziende, se non l’unica, ad aver dimostrato di sapersi muovere ottimamente, sia sotto il profilo della ricerca tecnologica, sia sotto il profilo commerciale; ha saputo risollevarsi da una situazione apparentemente senza via d’uscita e a diventare quel che è ora. Apple ha dimostrato più volte di essere un passo avanti agli altri, che invece di controproporre e contro-innovare, sono ancora lì a cercare di copiare e di saltare su treni che ormai hanno lasciato la stazione. E direi che sono i fatti a stabilirlo, non le opinioni. Apple ha saputo dimostrare che è possibile creare prodotti di qualità che al contempo riescono a conquistare il grande pubblico. Il fatto che milioni di persone abbiano acquistato iPhone non significa automaticamente che debba essere un prodotto mediocre.

      Secondo: anch’io vorrei ascoltare pareri discordanti di chi non è entusiasta a priori, ma vorrei che questi pareri andassero un po’ al di là dell’affermare (come ho letto e sentito) che sono gli entusiasti a essere dei sempliciotti che si fanno ingannare dal flauto magico di Steve Jobs, o dall’affermare che le osservazioni di Steven Frank sono fuori luogo, che non è così che vanno le cose, che è da pazzi pensare che il futuro dell’informatica sia fatto da dispositivi semplificati e ‘stupidi’. Esigo, ai fini di una discussione che merita di essere chiamata tale, che chi ha da manifestare un parere opposto tiri fuori delle argomentazioni che abbiano senso. È facile lasciar parlare gli altri e poi fare i bastian contrari o stare metaforicamente a braccia conserte, scuotere la testa e dire “non mi convinci”. Se il possibile (e sottolineo, possibile, perché non è inciso sulla pietra) scenario futuro di un’informatica fatta di dispositivi del Nuovo Mondo (per usare le parole di Frank) è ridicolo, impensabile, improponibile, in quale altra direzione ha senso muoversi? Su che tipo di interfacce utente bisogna lavorare? Quali tecnologie ha senso sviluppare, esplorare, e perché? Perché potrebbero essere un’alternativa valida a quella che Steven Frank e altri prefigurano? Su quali basi, su quali indizi che possono cogliersi nella situazione presente?

      Non sono domande facili. Ma qualsiasi azienda che voglia innovare davvero se le deve porre (queste e molte altre) ancor prima di iniziare.

      Francamente eliminerei in toto i casi iPhone ed iPod Touch: rappresentano due campi, quello della telefonia e quello dei lettori MP3, decisamente influenzati dai parametri dell’Immagine e del Mktg, ancor prima dell’esperienza d’uso.

      Sai che ti dico? Che è ora di smetterla di generalizzare e liquidare “la gente” come fosse una massa amorfa di fessacchiotti. Io non credo tanto nella favola metropolitana che uno si compra iPhone per vantarsi o perché è influenzato da chissà cosa. Certo, l’acquisto impulsivo c’è sempre, per carità, ma con un dispositivo come iPhone si tratta di un investimento: che si tratti dell’acquisto con contratto telefonico di permanenza biennale o che si tratti dell’acquisto del dispositivo sbloccato da usare con SIM ricaricabile, sono sempre dei bei soldini. In un oscuro passato ho lavorato nel settore dell’assistenza clienti, e ti assicuro che se alla “gente” un oggetto su cui ha investito denaro non la soddisfa, lo riporta indietro, rompe i contratti e cerca il rimborso. Il successo di iPhone e iPod è troppo grande ed evidente per essere sminuito o minimizzato nascondendosi dietro questioni non ben definite di ‘immagine’ e ‘marketing’.

      iPad (…) nasce in un momento in cui il pubblico richiede tablet, la stessa Apple ammette d’aver spinto sul progetto negli ultimi 5 mesi proprio per la smania del pubblico (o per le possibili ripercussioni sul titolo in Borsa?).

      Secondo alcune fonti pare che iPad avrebbe dovuto uscire nel 2007 al posto di iPhone. In ogni caso, iPad appare in un momento in cui tutti pare vadano pazzi per i netbook, in cui a sentire altri profeti pare che sia il netbook il futuro dell’informatica. iPad è la proposta di Apple indirizzata soprattutto a quel settore, che da un punto di vista di dimensioni e di utilizzo, sta appunto fra lo smartphone e il normale laptop. Dato che Jobs non crede nei dispositivi dedicati, come ha sostenuto in più occasioni, ecco che iPad nasce come dispositivo che sappia fare credibilmente una serie di compiti. Tra le cose che fa c’è la riproduzione di contenuti multimediali, la lettura di eBook, il tutto in un’unione hardware e software studiata apposta, con in cima la ciliegina del prezzo competitivo.

      Apple immette sul mercato, con un’accelerazione nello sviluppo in seguito ad un probabile successo di pubblico, un prodotto che dovrebbe servir da piattaforma per questi editori, ma lo fa alla sua maniera: un dispositivo adatto a video e musica dedicato a salvar le sorti di riviste patinate piuttosto che di libri.

      Non è un po’ prestino per fare assunzioni del genere? Per come la vedo io, Apple immette su un mercato un prodotto che dovrebbe piacere alla gente. Sono gli utenti a decidere chi e cosa salverà iPad. Apple ha creato un iBookstore dove comprare libri. Gli editori fissano il prezzo di un libro elettronico a 14,99 dollari: se gli utenti stabiliscono che è troppo alto — e lo stabiliscono non comprando nulla — gli editori abbassano i prezzi, altrimenti i loro affari non saranno fruttuosi e non certo per colpa di iPad o Apple.

      Un Web vetrina di scempiaggini, a consumo, con ipocriti del calibro di Condé Nast col suo Internet Nobel per la Pace, non è il Web che è stato e che è, nonostante tutto, ancora fruibile a “strani” e meno “strani”.

      Mi sembra di sentire quelli che sostengono che “si stava meglio quando si stava peggio”. È chiaro che in ogni evoluzione, in ogni massificazione di un medium, saltano fuori dei compromessi, prima o poi. Erano belli i tempi in cui non esisteva lo spam nella posta elettronica, ma erano anche tempi in cui la posta elettronica (strumento indubbiamente vantaggioso per tutti) era alla portata di pochi, e in cui la stessa connessione a Internet costava due occhi della testa. Da che è partita questa discussione post-iPad sul Web, ho letto diversi pareri (autorevoli ma anche e soprattutto no) di persone atterrite dalla possibilità che si arrivi a una massificazione informatica che porterà a una non meglio definita perdita di qualità — ma di cosa, mi chiedo? dell’uso del computer? del lavoro? della creatività? Il fatto che più persone possano beneficiare di un’esperienza digitale piacevole e non intimidatoria, a prescindere da quale tecnologia, invenzione, o azienda avrà dato lo stimolo a tale percorso; il fatto che si arrivi a poter lavorare meglio perché i mezzi computerizzati che si utilizzano allo scopo sono più facili da imparare e da usare, non è un passo avanti, pur con i compromessi che immancabilmente porterà con sé? Non è un aumento di qualità? Che cos’ha di sbagliato? Che qualcuno ci ha lucrato sopra? E l’automobile, allora? E l’aereo? E il telefono? E la radio? Non sono stati passi evolutivi malgrado qualcuno ci abbia lucrato sopra?

  9. Questa discussione è molto stimolante e lascia diversi spunti.
    La prima cosa, che mi infastidisce, è che nel momento in cui qualcuno si azzarda a giudicare positivamente iPad questo viene accusato di essere un fan-boy, un adepto di Jobs mandato sulla terra per “fidelizzare” il mondo.
    Io ero molto scettico riguardo al Tablet di Apple, ma nel momento in cui c’è stata la presentazione ne ho subito riconosciuto la “portata”. Non significa che assolutamente ne comprerò uno, che ne abbia il bisogno, che lo giudichi “completo” oppure troppo caro (o troppo economico), ma significa che ho riconosciuto che era un oggetto che rivoluzionava, che cambiava il modo di interpretare l’informatica.
    Una cosa che non ho ancora letto riguarda l’ergonomicità (passatemi il termine) del dispositivo. Mi spiego meglio. iPad non è pensato come un computer a sé stante (lo dimostra il fatto che si sincronizzi con iTunes come un banale iPod), ma come un dispositivo da utilizzare secondariamente, per quelle operazioni già citate da Jobs e da Riccardo nei suoi articoli. Il punto è che iPad è fatto bene per fare queste cose. È della dimensione giusta, del peso giusto. Appena ho visto il keynote di presentazione ho pensato all’abitudine che ha mia madre, quando la sera si stende sul divano e guarda la televisione, di sfogliare un giornale, un magazine. iPad permette questa operazione in modo intuitivo e naturale, ma apre nuovi orizzonti che vanno al di là del semplice sfogliare un rotocalco. Apre il mondo di internet e perché no, il mondo dell’AppStore.
    Pensate alla stessa operazione (utilizzare un dispositivo elettronico sul divano, mentre si guarda la televisione o si parla con un amico) fatta prima di iPad: le alternative sono fondamentalmente tre. Uno “smartphone”, un netbook, un computer portatile. Tutte e tre sono ergonomicamente “scomode”. Lo smartphone ha uno schermo troppo piccolo, il netbook è tipicamente scomodo e l’ampiezza dello schermo, la modalità di interazione non permettono un utilizzo “naturale”. Il computer portatile è invece molto grande ed ingombrante.
    Un tasto importante è stato toccato da Marco, con quella che forse è stata la metafora più azzeccata che ho letto fino ad adesso: nessuno ha bisogno di assistenza, o di “imparare”, per interagire con una televisione. L’interfaccia creata permette ad un utente di un qualsiasi tipo di riuscire ad interagirci senza alcun problema, proprio perché è funzionale ed a misura d’uomo.
    Per proseguire invece con quanto già detto da Riccardo sull’ultimo commento di Xanderboy, si nota come da parte di una certa categoria di affezionati ci sia una certa gelosia per il mondo dell’informatica:

    Ora, se tutte queste persone, tra i loro interessi, non hanno in alcun modo l’informatica, tanto che non è, per loro, degna di quel minimo d’apprendimento e di tempo che differenzia gli utenti basilari dagli utenti non-utenti (utonti nel gergo comune), evidentemente non c’è alcuna necessità, a parte quella di vendere prodotti e tentar d’intercettare bisogni blindandoli assai più di quanto sarebbe possibile se avessero quel grado di conoscenza tale da renderli liberi nelle loro scelte, di interfacciarli ad un mondo per cui non provano alcun interesse, se non mediato attraverso comode e castranti scorciatoie.

    Non avere interesse per capire come funziona l’informatica non significa che questa categoria di persone non voglia utilizzare la tecnologia. In fondo io non ho interesse a comprendere il funzionamento delle antenne paraboliche, ma ciò che voglio è che nel momento in cui ho interesse a seguire un determinato programma (per il quale pago), il sistema funzioni e che il suo funzionamento sia semplice, cioè che non debba ricorrere al manuale di utilizzo ogni volta che devo cambiare canale e sintonizzarmi su un’altra stazione.
    Ancora:

    Oltretutto, e chiudo, manca nelle analisi un qualche visione sulle capacità d’insegnamento che dispositivi semplici e chiusi hanno sulle generazioni in età scolare: apprendere l’uso di un computer, anche solo a livello poco più che basilare, consente quel minimo d’apertura mentale tale per cui un qualsiasi programma non estremamente specializzato sia comunque intuibile.
    In un ipotetico Futuro (Futuribile) in cui la piattaforma touch dovesse essere l’Insegnante per definizione, chi continuerebbe a produrre sw, gli “strani” ormai ottuagenari messi al bando nel lontano 2010?

    In quest’ambito intervengo perché tocchi un argomento a me molto caro. L’informatica, così come la conosciamo noi, ha visto un deterioramento progressivo proprio a causa del fatto che è diventata la terra di nessuno, nella quale ogni “smanettone” è stato libero di creare, fare e disfare. Abbiamo visto in questo modo il proliferare di siti internet non-standard, non-accessibili, non-validati. La creazione di software-house che scomparivano dopo pochi giorni. In questo senso, il “nuovo mondo” servirà ad aumentare il divario tra coloro che dovranno realmente studiare ed interessarsi per creare prodotti informatici e coloro che invece saranno semplicemente dei fruitori di servizi, allora penso proprio che non ci sia che essere contenti e ben sperare per questo nuovo mondo.
    Non capisco poi l’avversione per le piattaforme “chiuse” e per le eventuali strategie commerciali. Cosa c’è di male? Cosa c’è di sbagliato nell’avere iTunes e poter comprare legalmente software e musica? Protegge gli acquirenti e protegge i fornitori. Apple sicuramente guadagna. L’economia fa il suo corso. Non vedo nulla di contorto in questa logica.
    Ho passato anche io tanti anni a lavorare su Linux, a pensare al software libero come alternativa, come soluzione, ma la realtà è che, come diceva Riccardo in un suo tweet di alcune settimane fa, io sono disposto a pagare per un sistema (s.o., applicazione, …) che funzioni a dovere, non importa se sia open o closed.
    Chiedo scusa a Riccardo per la dimensione del commento, sentiti libero di tagliarlo.

  10. daniele says

    io farei delle precisazioni:

    partiamo dalla interfaccia touch dell’iPhone:
    non si può proprio dire che fosse il primo dispositivo touch al mondo.. io avevo già lavorato con interfacce aziendali touch oltre 10 anni prima che Jobs si inventasse di metterlo su un iPhone.
    e nondimeno riconosco che quella fu una VERA rivoluzione!
    fu il primo a farlo e lo fece con una qualità uno stile ed un marketing di primissima classe!
    tutti hanno dovuto inseguire e con risultati che per lungo tempo sono stati palesemnte inferiori, e la dimostrazione è che ancor oggi tutti i più sfegatati NOKIA-BOY riconoscono a malinquore un’esperienza di interfaccia, navigazione e quant’altro ancora superiore su iPhone rispetto a nokia.
    e il bello è che Jobs ha ottenuto un successo tale da lasciare quasi in secondo piano il non trascurabile gap con altri terminali su questioni di connettività, di potenza di segnale, di funzionamento del GPS, tutte cose che sono alla base di un telefonino-navigatore !!!

    ora sento favoleggiare di rivoluzione dell’iPad che apre la strada di una nuovo meraviglioso futuro, dove anche gli utOnti potranno credere di essere dei veri utEnti… quando poi sento dire che noi arcaici (a parte che ho 35 anni) ci estingueremo mi viene da fare della grosse grasse risate !!!
    anche perchè si vuole immaginare che saranno gli utOnti a creare e programmare i sistemi operativi del futuro ?? come quando si cercò di dichiarare programmatori coloro che volevano imparare a mettere insieme due maschere in VB?
    certo, quelli che hanno voluto imparare hanno imparato, gli altri che si sono limitati a cliccare qui e li adesso sono comunque fregati dalla piattaforma .net che ti obbliga a capire giusto giusto 2 o 3 principi di programmazione… eppure non ci arrivano lo stesso !!!

    e poi non diciamo che l’interfaccia iPad è la più naturale e la più vicina all’esperienza umana… altrimenti mi vien da obiettare che chi lo pensa è davvero MonoTasking pure lui e quindi incapace di fare le più banali cose alla stesso tempo… come leggere, scrivere, rispondere al telefono se suona, andare a fare pipì se scappa e, di tanto in tanto… di respirare e dare ossigeno al cervello !!!

    ps: fatemi conoscere un utente felice di iTunes, per lo meno della interfaccia per gestire audio, video, foto e trasferirla su iPod/iPhone

    • Daniele:

      ora sento favoleggiare di rivoluzione dell’iPad che apre la strada di una nuovo meraviglioso futuro, dove anche gli utOnti potranno credere di essere dei veri utEnti… quando poi sento dire che noi arcaici (a parte che ho 35 anni) ci estingueremo mi viene da fare della grosse grasse risate !!!

      Anche a me, visto che non è affatto quello che i programmatori da me citati e tradotti (nonché altri della stessa scuola di pensiero) hanno detto.

  11. Purtroppo più va avanti questa conversazione più capisco che si sta parlando di cose diametralmente opposte. Riccardo cita e parla di concetti, di idee di una strada percorribile.
    Chi critica parla di tecnologie, di hardware e di software che vanno o non vanno bene.
    Non avete capito che questo non è il punto della questione?

  12. gmcaxl says

    La rivoluzione o meno dell’Ipad è strettamente dipendente dai contenuti (qualità e disponibilità), se l’interfaccia è amichevole ancora di più devono essere facilmente reperibili i contenuti.
    La banda larga non può essere un lusso, la localizzazione non può essere un optional e le forme di pagamento devono diventare più amichevoli.
    Possiedo un MacBook Pro e lo switch l’ho fatto proprio perchè non ho più molto tempo per “gestire” il Pc…devo ottimizzare il tempo a mia disposizione per soddisfare i miei hobby.
    Comincerà come MODA…continuerà come GADGET…si evolverà…ai posteri l’ardua sentenza…complimenti per la qualità della discussione.

  13. Da un po’ di tempo a questa parte navigando nelle infinite acque della Rete e soffermandomi nei lidi dell’ IT ho percepito i numerosi lamenti di chi rinfacciava il bisogno di superare la metafora mouse-scrivania-icone che ci ha accompagnato dal 1984 sino ad oggi.
    L’ accusa comune in tutti i casi riguarda la lenta evoluzione di questo paradigma dovuta ad abitudini ormai cristallizzate che ci portiamo dietro da un quarto di secolo.

    Ad ogni nuova iterazione dei Sistemi Operativi penso alle difficoltà incontrate dagli ingegneri Apple nel dover innovare l’esperienza utente tramite l’introduzione di nuove funzionalità non andando ad intaccare allo stesso tempo quel castello di convenzioni / funzioni / abitudini stratificatesi in decenni di evoluzione della metafora Desktop.
    Compito arduo considerando il poco spazio di manovra rimasto in tal senso, e comunque uno spazio ormai prevedibile incanalato sugli stessi binari da anni.
    Ogni tanto si modifica il dock, ogni tanto tocca ad Exposè, si cambia qualcosa. Difficile introdurre novità sostanziali.
    A supporto del mio pensiero porto gli esempi di due funzionalità in cantiere da tempo negli uffici Apple ma, evidentemente di difficile implementazione: la Resolution Independent Gui (Interfaccia Utente Indipendente dalla Risoluzione) e un nuovo file system (il rimpianto ZFS)

    Accertata questa necessità, in pochissimi hanno cercato però di dare una direzione al rinnovamento.
    Ancora meno sono le aziende che hanno tramutato in prodotti commerciali finiti le loro visioni per il futuro del personal computing.

    Aziende come Google con il suo Chrome Os o Apple e affini devono essere lodate per questo.
    Stanno scommettendo sul futuro dell’informatica. Se non ci fossero almeno dei tentativi di innovazione il massimo che avremo fra vent’anni sarà windows sui tablet ( la stessa interfaccia desktop su un dispositivo mobile: un errore di usabilità percepibile anche dalle sedie ) o magari windows sul frigorifero, nel tostapane, nel videoregistratore, perché questa è l’unica visione futuristica della compagnia software più imponente al mondo: l’ imposizione di Windows in ogni ambito tecnologico possibile ( così com’è, non fanno nemmeno la fatica di scalartelo e addattarne l’interfaccia utente. Tanto prima o poi te lo ritrovi lo stesso).
    Una visione futuristica di chi vuole SOLO lucrare, non di chi vuole cambiare in meglio lo stato delle cose (e allo stesso tempo, giustamente, lucrare perché non si sta parlando di onlus).

    L’ attacco alla manifesta semplicità del’ iPad è puerile e sterile.
    Da più parti vedo usare toni che indirizzano meglio al termine ‘sempliciotto’ piuttosto che ‘semplice’. Un oggetto da ritardati insomma o solo per over 60.
    Ma esistono persone di ogni età con interessi diversi dai nostri, persone rivolte più verso il pensiero umanistico che scientifico e che si trovano in grande difficoltà ad usar un normale computer ( qualsiasi os ci sia sopra ).
    A tutte quelle persone (e sono molte più di noi che siamo soliti navigare ogni giorno su internet) serve un iPad o chi per esso ma non ce lo verrano mai a dire sui nostri forum o nei nostri blog perché per loro è difficile il solo accedervi.

    Si è sempre cercato di andare verso una maggiore semplicità a partire dalla linea di comando sino ad oggi, quello che vuole fare Apple è saltare fuori dai binari morti che non permettono più un evoluzione ‘benigna’ della faccenda, cambiare totalmente paradigma per avere la libertà e opportunità di non dover portarsi dietro le zavorre dell’odierno panorama informatico.
    File system, virus, firewall, deframmentazione, GHZ, ram… a che servono questi concetti se lo scopo dell’utente normale è produrre un documento di testo, vedere un video, navigare, leggere?
    Inevitabilmente la maggiore semplicità passa attraverso un processo di maggiore astrazione dell’interfaccia utente che celano sempre di più la natura reale dell’informatica fatta di bit, processori, programmazione e così via.

    Qui non si sta dicendo che l’iPad sia il prodotto migliore per vincere questa scommessa, ma di sicuro si loda le intenzioni che incarna un prodotto del genere, le stesse intenzioni che motivano un progetto come Chrome Os, opposte a quelle conservative di Microsoft che cerca di ostacolare quanto più possibile l’innovazione pur di mantenere lo stato di monopolio in cui si trova il suo windows.
    Se non vi piace quello su cui stanno scommettendo Apple e Google, vi meritate fra dieci anni di avere a che fare ancora con il registro di sistema…

    Per i nerd che si lamentano del sistema chiuso, non vi preoccupate: andrete avanti di jailbreak e ssh e potrete (ri)scoprire il favoloso filesystem latente dell’iPad ( o chi per esso ) o più in generale, come piace a voi, accedere completamente alle risorse hardware della macchina.

  14. Xanderoby says

    Un appunto al volo: non ribaltiamo un dato, ovvero che diversi “strani” si siano trovati, una volta ancora, in diritto d’accusare altri “strani” di non comprendere l’iPad, solo perché non necessariamente entusiasti di ogni protuberanza cybernetica proposta dal reverendo Jobs.
    Che iPad ed altri dispositivi in generale possano rappresentare un aiuto per chi non vuole utilizzar la tecnologia ma solo una sua parvenza, e che questa parvenza possa esser per questi più che legittima e soddisfacente, non è un problema: il problema, semmai, è doversi sentire ripudiati ogni qualvolta qualcuno dalle parti di Cupertino trovi il modo di rivoluzionare il suo business, che resta a suo consumo, ancor prima che degli utenti.
    Atteggiamento d’attesa: di “rivoluzioni” se ne sente una ogni 3 mesi e non se ne vede nemmeno una ogni 3 anni.

  15. Xanderoby says

    @ Luka:

    1. iPad ha comunque bisogno di un Pc od un Mac, correggimi se sbaglio. Non ce le vedo queste povere vittime del filesystem vogliose di tecnologia ma assai pigre mettersi a smadonnare su un vetusto s.o. per potersi godere iPad;

    2. Continuo a non capire perché ci si limita ad insultare l’altra parte: personalmente non trovo nulla da obiettare ai Visigoti, se non che non vogliono sporcarsi le mani quel tanto che basta per apprendere 3 concetti in croce (ovvero Scrivania, Puntatore, Menù) pur credendosi legittimati all’utilizzo di un mezzo che non conoscono e non vogliono conoscere. Un po’ come se io volessi guidare ma rigorosamente senza prendere la patente e neanche una lezione.
    A parte questo, io non ho insultato nessuno, e mi spiace se qualcuno, con la scusa dell’iPad, ha trovato interessante una crociata contro i cosidetti utonti.
    Di rimando continuo a leggere un velato (a tratti, c’è anche chi non vuol velar nulla..) j’accuse contro chi quei 3 concetti base ha voluto anche apprenderli, se non altro perché ha compreso che, altrimenti, sarebbe sempre stato in balia della corrente del venditore (o reverendo..) di turno.
    Ora tu fai della facile e ributtante ironia sui nerd, ed io vorrei ricordarti, qualora te lo fossi scordato, che buona parte di quei nerd ieri, oggi e domani è quella che ti fornisce tecnologia aliena e ci si arricchisce, tanto che filibustieri del calibro di Murdoch han dovuto imparare a scenderci a patti.
    Tra l’altro, leggendoti, mi par di capire che nerd lo sei pure tu: occhio a sputare al cielo. ;)

    @ Riccardo: c’è un equivoco che probabilmente i miei toni continuano ad alimentare.
    Non è che chi resta ammaliato dal reverendo sia necessariamente un pirla, un approfittatore od un fanboy, così come non è detto che non lo sia chi ne vede solo i difetti.
    Concorderai con me, tuttavia, che nel gregge crescente di noi mac users (ed allargo il termine anche agli iPoddisti/iPhonisti..) c’è anche quel materiale umano lì, quello che basta una scorreggina di Jobs ed il mondo non sarà più lo stesso.

    • Io continuo a non capire perché si insista sull’oggetto iPad, perché si pensi che questa rivoluzione sia alle porte, e perché si sia convinti che domani tutti i dispositivi avranno l’interfaccia di iPhone/iPad uguale uguale a quella che vediamo oggi.

      Riporto ancora una volta due frammenti dell’articolo originale di Steven Frank, così vediamo se ci capiamo una buona volta (il grassetto è mio):

      Apple definisce iPad una ‘terza categoria’ che sta fra i telefoni e i computer portatili. Sono sempre più dell’idea che è soltanto una maniera per renderlo appetibile al pubblico durante la transizione alla ideologia del Nuovo Mondo che avverrà nei prossimi 10–20 anni.

      […]

      L’industria intera passerà all’Informatica del Nuovo Mondo? Non prima che Apple dimostri il proprio successo con questo tipo di approccio. Pertanto ritengo che difficilmente vedremo la nuova informatica applicata universalmente a tutti i dispositivi prima dei prossimi vent’anni.

      Avete idea di che cosa sono 20 anni in ambito informatico? Ere geologiche. Pensate alle trasformazioni, che certamente andranno ben oltre l’interfaccia di un iPad, ben oltre il multitasking sì/multitasking no, eccetera eccetera. Adesso ripensate a tutta la discussione.

      (Io sto immaginando che, se nel 1984 il Web fosse esistito nella sua forma odierna, avremmo notato un simile tenore nel dibattito all’indomani della presentazione del Macintosh).

  16. @Xanderboy

    Riguardo le vittime del file system.
    Mio fratello solo di un anno e mezzo più grande del sottoscritto è alieno a qualsiasi forma di tecnologia.
    Sa far funzionare la televisione ma già si arrende davanti al decoder.
    Eppure anche lui ha l’esigenza di mandare e-mail, di consultare un forum, di sentire gli amici lontani via chat o di vedere una mappa per pianificare un viaggio.

    Devo essere sincero, per questa sua tecno-repellenza spesse volte mi sembra un impedito (spesse volte pecco di una certa saccenza da nerd… ), di certo non lo è e mi rendo conto che ci siano tante persone come lui a questo mondo.

    Se volesse utilizzare l’ iPad gli servirà ancora un computer tradizionale, ma l’idea che incarna la Apple è proprio quella di slegarsi quanto più dalla dipendenza verso i normali eccessivi computer.
    In futuro dovrebbe essere così.
    Di sicuro nessuno ha la supponenza di dire il giorno dopo la presentazione di iPad: “Abbiamo sostituito i normali computer”

    Comunque per poter godere di internet sull’iPad non penso che mio fratello debba più mettere mano ad un computer: accende l’iPad (che dalla modalità sleep ci mette un secondo per riprendersi) cliccka su Safari e naviga.

    Adesso sostituisci nel testo precedente la parola iPad con l’idea di un qualsiasi dispositivo tecnologico nato con lo scopo di modificare il futuro informatico semplificandolo ( e non sappiamo se ci riuscirà o meno ) e la parola Apple con il nome della relativa azienda che lo produce.

    E sono daccordo con Riccardo per vedere un giorno i frutti, se ci saranno, bisognerà aspettare il tempo necessario.

  17. Xanderoby says

    @ Riccardo: proprio perché parliamo di ere geologiche par un po’ troppo presto azzardar previsioni ed analisi su Vecchio e Nuovo Mondo.
    Apple deve ancora dimostrare la validità del progetto, l’appeal commerciale e l’implementazione hw del device, 6 mesi/un anno sarebbe il minimo per cercare di capire che sentiero iPad solcherà, se la linea MB/MB Air verrà aggiornata o confluirà nel progetto, se la piattaforma Touch potrà divenire l’altra sponda del fiume dei dispositivi desktop, integrandosi con questi ed andando ad estinguere la linea portatili.
    Insomma, c’è tempo per le analisi, un sacco di tempo.
    Ce n’è ancora di più per cercare uno scontro con parte di quel mondo di “strani” che ancora non vede, in questo progetto, il sentiero illuminato, e per questo motivo viene già messo alla berlina.

    @ Luka: Mi domando perché tuo fratello, pur avendo l’età tecnologica di noialtri, ha necessità Online pur non volendo apprenderne un minimo di basi.
    Perché lo stimolo della connettività non lo sprona a superar l’empasse e continua ad aspettar dispositivi rivoluzionari, che Jobs avrebbe potuto presentare nel 2025 piuttosto che ora?
    Che avrebbe fatto, avrebbe aspettato anche lui?
    In fondo l’uso di un browser, che sia su un telefono, su un netbook o su un ebook-reader, non è così complicato come l’uso del file system, eppure c’è necessità di un dispositivo che riduca la complessità di un browser, un programma talmente insulso da risultar banale (il cui uso limita l’apprendimento ad una barra degli indirizzi ed ai pulsanti avanti e dietro).
    Sarà saccenza nerd pretendere che un utente desideroso di connettività apprenda 2 concetti base come l’uso di un browser e quello di un dispositivo di puntamento?

    Personalmente che il futuro dell’informatica portatile sia l’iPad ed affini non mi mette troppo in ansia: il Vecchio Mondo dell’ARM vince sul Nuovo Mondo Intel, ed il supporto di un buon vecchio desktop come l’iMac od il Mac Pro (che continueranno ad esser prodotti anche tra qualche lustro..) sopperisce alle personali smanie di file system. ;)

    • Xanderoby:

      proprio perché parliamo di ere geologiche par un po’ troppo presto azzardar previsioni ed analisi su Vecchio e Nuovo Mondo.
      Apple deve ancora dimostrare la validità del progetto, l’appeal commerciale e l’implementazione hw del device

      Che non è tanto diverso da quello che scrive Steven Frank. E nessuno ‘azzarda’ nulla, è semplicemente una riflessione su una possibile direzione. Quante volte devo ripeterlo?

      Detto questo, a mio avviso non si tratta di una riflessione completamente campata per aria. Nei mercati in cui Apple ha scelto di entrare, storicamente, chi ha portato cambi di rotta e ventate d’aria fresca? Apple. Chi è maggiormente responsabile dell’ultimo cambio di paradigma per l’interfaccia utente dei computer, da linea di comando e schermi a fosfori verdi, a grafica bitmap, icone e mouse, e WYSIWYG? Apple. Con Macintosh è cominciata quella trasformazione dell’identità del computer da strumento in mano a pochi e strumento atto a svolgere compiti specifici e professionali, a strumento esteso a un maggior numero di persone, a strumento in grado di portare anche svago e creatività.

      La metafora della scrivania, l’interfaccia più intuitiva del Macintosh, si sono rivelate un successo e ci hanno portato dove siamo adesso. Il dibattito sulla progressiva inadeguatezza e sui limiti della metafora della scrivania va avanti da più tempo di quanto si creda, probabilmente dalla nascita del Web, forse proprio perché si sentiva l’esigenza di integrare in maniera più efficace tutte le funzionalità e le applicazioni che il Web portava con sé.

      iPhone OS è un sistema nuovo, che presenta un modo diverso di manipolare gli elementi, presenta un’interfaccia solida, reattiva, e semplice da usare. Ha avuto successo e continua ad averlo, malgrado certuni storcano il naso.

      Con queste premesse mi pare legittimo ipotizzare la possibilità di una nuova trasformazione nel medio-lungo termine, come mi pare legittimo guardare nella direzione di Apple per trovare un briciolo di innovazione che abbia forza sufficiente a cambiare le carte in tavola. Queste mie affermazioni non derivano affatto da una presunta partigianeria nei confronti di Apple. Le preferenze personali non c’entrano nulla in questa discussione. È semplicemente fare un 2+2 osservando la situazione. Cosa credi che avverrà quando iPad entrerà in commercio? Che gli altri produttori di hardware cercheranno di rispondere con proposte alternative, studiando interfacce alternative, proponendo idee originali che facciano dire al pubblico “ah beh, allora non c’è solo Apple”? È quel che mi auguro, perché in questo campo la concorrenza fa sempre bene. Ma non sono convinto che sarà ciò che accadrà. Si sceglierà la strada facile, e si produrranno brutte copie di iPad che verranno proposte come “migliori” perché, che so, “questo tablet di Sony si può anche usare con una penna!”, oppure “il nostro SuperSlate è migliore perché ha il lettore di schede SD e tre porte USB!”

      Lo stesso stanco ritornello visto con iPod e i lettori MP3 prima, e iPhone e altri smartphone poi.

      Tutto può essere, e magari persone come Steven Frank finiranno con l’avere torto marcio per essersi permesse di fare quelle osservazioni e proiezioni. Ma siamo pragmatici e usiamo il buon senso: affinché l’informatica vada in un’altra direzione, completamente differente da quella che Apple vuol proporre; affinché il futuro dei dispositivi personali non sia basato più o meno alla lontana su quel che oggi è l’interfaccia di iPhone OS; affinché le previsioni di Frank, Speirs, e molti altri programmatori d’accordo con loro vengano sbugiardate, deve accadere qualcosa di grosso. Qualcun altro deve tirare fuori dal cappello un’alternativa valida e di successo perché venga seguita in massa. Realisticamente, chi può essere? Microsoft? Google? Sony? Lenovo? Asustek? La comunità open source? La Free Software Foundation?

      O forse riusciremo a tenere in parcheggio l’interfaccia attuale di Windows, Mac OS, Linux & co., per altri vent’anni? Certo, c’è tempo e tutto può succedere e per carità, il colpo di genio può venire a chiunque. Ma l’informatica ha storicamente dimostrato che non basta il colpo di genio o la singola tecnologia ‘nuova’: occorre inserirle nel contesto di un progetto articolato sia sotto l’aspetto tecnologico che commerciale. (Questo lo si vede, peraltro, nei successi e nei fallimenti della stessa Apple).

  18. @Xanderoby

    Senti una cosa Xanderoby potessi conoscerlo di persona mio fratello…
    Ho iniziato a rispondere alle sue continue domande specifiche su vari azioni che voleva compiere tramite il Mac ( e non stiamo parlando di Linux o Windows… ).
    Vuoi andare su internet? Fai così: cliccki su questa icona che sta sempre qua ( nel dock ) , si apre una finestrella e cliccki sul bottone “collega” per avviare la connessione internet, adesso gira una rotella e vuol dire che internet è attiva, poi devi aprire il programma per navigare e cliccki qua su questa icona qui, poi devi inserire un indirizzo del sito dove vuoi andare se già lo conosci in questa striscia lunga bianca ( — e poi che faccio? — ) , e premi invio.
    Se non conosci l’indirizzo del sito fai la ricerca su google, e google gliel’ ho spiaccicato dappertutto sulla barra dei preferiti, ovviamente il box di ricerca, ho pure programmato una pagina web posta come pagina iniziale con un campo di ricerca centrale e un pop-up menù al di sopra di esso con cui scegliere se ricercare la parola inserita con ( queste le voci del menu ) : “Google — Italiano”, “Google — Tutto il web”, “Google — Immagini” , “Google — Maps” , “Google — Video” , “Google — Blog”, “Wikipedia — Italiano”, “Wikipedia — Inglese” più altre voci per mandare la query a siti di ricerca libri o testi canzoni o definizioni di parole tramite il vocabolario italiano.
    Sopra tale menù c’ho messo l’icona blu del mondo e ancor più sopra a scanso di equivoci appare la scritta inequivocabile “Inserisci una parola da ricercare su Internet”.
    Allo stesso modo gli ho spiegato altre semplici cose come poter scrivere un documento di testo, come salvare un documento… Il file system non lo comprende proprio, o trova il file nella Scrivania o lo riscarica innumerevoli volte finchè non mi spreca tutti i 5GB mensili del mio piano internet.
    La cartella Applicazioni non sa cos’è, scarica giochetti (o virus) windows (estensione .exe ) anche di decine di MB e mi chiede perché non si aprono.
    Io gli ho spiegato tutte queste cose più una volta ma me le richiede sempre e sempre cambiando i nomi che dà agli elementi del’ interfaccia utente.

    Una volta mi chiama e mi dice: “Come faccio ad aprire uno spazio?” e gesticola con le due mani davanti al monitor.
    Io gli rispondo: “Cioè”? E lui: “Uno spazio bianco, come fa Papà, per scrivere”. Sempre con le mani ad allargare per indicare un concetto di ‘spazio’. E anche per questa ennesima volta gli spiegai come aprire un nuovo documento.

    Scoraggiato dai risultati ottenuti penso di insegnarli i principi dell’interfaccia Mac così da poterli applicare in ogni problematica specifica che potesse incontrare: menù unico per ogni applicazione, finestra non è sinonimo di applicazione, Finder, Spotlight se vuoi ricercare qualsiasi cosa, dock.
    Il tutto sempre con le parole più semplici che possano esistere in natura.
    Niente. Ha un virus nel cervello che gli formatta il sapere accumulatosi 5 minuti prima.

    Allora io mi sono chiesto: “Non è che il Signore si è divertito a mandare l’unico essere vivente celebro-leso del Pianeta Terra proprio qui, a casa mia?”
    E siccome per questioni di Fede la risposta volge automaticamente al negativo ( Il Dio del Nuovo Testamento non ha una connotazione così sadica nella Sacre Scritture ) si deduce che al mondo esistano altre persone come lui.

    Ecco che io ho visto nell’iPad la soluzione a tutti i ( miei ) mali.

  19. Anch’io ho un’esperienza simile a quella di Luka.
    Io ho 42 anni, ed ho un fratello di 11 anni più grande.
    Nel 1982 c’è stato il primo approccio al mondo dei computer.
    I miei, come regalo di promozione, mi fecero trovare in casa uno Zx Spectrum. Avevo 15 anni, mio fratello 26. Ricordo le mie sessioni frenetiche a Manic Miner o Atic Atac; ricordo io a digitare i listati kilometrici di “Your Computer”, con mio fratello a dettare pazientemente; ricordo il mio acquisto del libro “Linguaggio Macchina per lo Zx Spectrum” e la gioia provata dopo la scrittura del primo programma funzionante. Non ricordo mio fratello seduto davanti al computer.
    Ora, 27 anni dopo, più di un’era geologica dopo, io curo la intranet e internet del mio ente, mio fratello è medico chirurgo. Io appassionato di tecnologia, lui, come il fratello di Luka, “imbranato” tanto da farmi rabbia, con quella supponenza da nerd su cui è facile scivolare.
    L’interfaccia dell’iPod Touch è l’unica che mio fratello riesca a dominare in toto.
    C’è spazio per un dispositivo, per una serie di dispositivi, che si allontani dall’informatica vista come “roba da esperti”, “roba da nerd” e miri semplicemente a svolgere compiti e funzioni? Io credo di sì, e non è questione di concentrarsi sull’iPad. Sarà, come giustamente sottolineato, questione di anni. Tecnologici di tutto il mondo, state tranquilli. Voi dovrete sempre programmare, aggiustare, fare tutte quelle cose che vi elettrizzano. Ma avendo interfacce di sistema più user-friendly, aperte ad un pubblico più ampio di quanto avete mai sognato.
    Da appassionato di musica alternativa, so bene che nell’ambiente appena un gruppo comincia ad avere successo, viene spesso accusato di “essere sceso a patti col sistema”, di “essere diventato commerciale”. Ebbene, forse è possibile che l’informatica (non tanto come scienza, ma come applicazioni per l’utente) si apra ad un pubblico più vasto.
    Leggere L’internazionale nell’app sull’iPhone è una bella esperienza, limitata dalle dimensioni dello schermo. Io presto spero di poterlo fare con un dispositivo più adatto. Che sia l’iPad, o altro, poco importa.

  20. Credo che l’essere partiti da una sterile, vetero-marinettiana, contrapposizione tra “vecchio mondo” e “nuovo mondo” abbia prodotto qui una discussione infruttuosa. In particolare si è perso il senso delle critiche di chi, come me, apprezza gli sforzi innovativi di Apple ma lamenta un’eccessiva presenza di scelte restrittive motivate da pure ragioni di marketing. In altre parole, trovo eccessivo vedere geniali innovazioni e anticipazioni del futuro in ogni singola scelta di Apple. Alcune sono buone intuizioni, altre sono evoluzioni tecnologiche, altre sono scelte meramente comunicative ed altre… sono furbate. Furbate alla Microsoft. E non fraintendetemi, è sacrosanto che un’azienda possa farlo! Bisogna pur fare cassa in qualche modo e mettersi al riparo da una concorrenza altamente imprevedibile, fatta di altre grandi industrie ma soprattutto fatta da una miriade di piccoli sviluppatori, inventori, modificatori, che quotidianamente ragionano e sfornano idee. Per affrontare il mercato ed avere risultati come quelli di Apple bisogna essere bravi inventori ma anche bravissimi pescecani.

    Esempi di quello che dico si vedono in tutte quelle restrizioni che Apple potrebbe benissimo rimuovere senza intaccare di un millimetro l’usabilità, la facilità di utilizzo, la comprensibilità da parte dei sessantenni eccetera. Facciamo qualche nome? Perché la SDK di VoiceOver non è stata rilasciata? Perché la SDK non mi consente di registrare le telefonate? Perché la SDK non consente di toccare il database delle chiamate o quello degli SMS? Perché non posso usare l’iPhone come unità USB? Perché se collego l’iPhone o l’iPod ad un computer, iTunes non mi fa suonare o importare i brani? Perché il tethering lo si può fare solo quando Apple e le compagnie telefoniche si mettono d’accordo? Tutte cose tecnicamente facilissime da farsi, e che certo non renderebbero l’apparecchio più difficile da usare. E infine, perché tutti gli sviluppatori devono far passare il proprio codice sorgente per il vaglio di Apple? Perché non posso installare un’applicazione aziendale senza doverla prima regalare ad Apple? Perché Apple deve prepotentemente prendere una quota di denaro per il software che uno sviluppatore vende ai propri clienti?

    Sono scelte di mercato, libere e legali. È giusto che Apple possa farle. È giusto che io possa trovarle scomode e restrittive. È stupido vederci a tutti i costi grandi innovazioni tecnologiche fatte per il bene collettivo e perché staremmo pomposamente marciando verso il “Nuovo Mondo dell’informatica”.

    Anche perché, ribadisco, se Apple investe fior di risorse in un sistema come Snow Leopard, qualcosa mi dice che Jobs non ci crede neanche un pochino alla favola del “Nuovo Mondo”…

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