Le buone pratiche per un Mac sano

Fonte: Preparing for the upcoming OS X 10.6.3 update | MacFixIt – CNET Reviews.

In questo articolo, intitolato Come prepararsi per il prossimo aggiornamento Mac OS X 10.6.3, MacFixIt elenca tutta una serie di ‘buone pratiche’ per un aggiornamento sereno e indolore. Pur non essendoci nulla o quasi di sbagliato in sé, personalmente sono dell’idea che ci troviamo di fronte al classico caso per cui il rimedio può essere più pericoloso della malattia, per così dire.

Vediamo innanzi tutto i consigli di MacFixIt.

Passi preparatori

  1. Effettuare un backup.

    Fate sempre un backup del sistema prima di aggiornarlo. La pratica migliore è quella di effettuare un backup completo e ripristinabile utilizzando Time Machine o un sistema per clonare il disco (con software come SuperDuper! e Carbon Copy Cloner), quindi testare il backup per verificare che sia possibile accedervi nel caso l’aggiornamento non vada a buon fine.

    Per collaudare il backup di Time Machine, fate il boot dal DVD di installazione di Mac OS X, selezionate la lingua, e scegliete l’opzione di ripristino da backup presente nel menu Utility. Nell’elenco dei backup ripristinabili, dovreste notare quello più recente che avrete appena eseguito. Per collaudare il clone di un disco avviabile, fate il boot selezionandolo dal pannello Disco di Avvio nelle Preferenze di Sistema e riavviate, oppure tenendo premuto il tasto Opzione (⌥) all’avvio e selezionando il disco dal menu di boot.

    Una volta verificata la buona salute dei backup e riavviato dal disco principale, scollegate il disco esterno (se potete — alcuni si servono di dischi interni per i backup di Time Machine), o almeno smontatelo dalla scrivania così che il sistema non interagirà con esso durante l’aggiornamento. Procedete quindi con l’aggiornamento.

  2. Sistemare eventuali problematiche recenti.

    Se state avendo problemi seri con l’attuale versione del sistema operativo, cercate di risolverli prima di aggiornare. Certo, gli aggiornamenti di OS X possono rappresentare la soluzione a molti inghippi, ma se state notando gravi problemi di stabilità (per esempio crash imprevedibili, strani rumori, impossibilità ad autenticarsi), fate il possibile per risolverli prima di passare all’aggiornamento.

  3. Effettuare una manutenzione generale.

    Come minimo, prima di aggiornare, fate alcune operazioni di manutenzione generale al sistema. Il grosso è fattibile riavviando in Safe Mode (tenendo premuto il tasto Maiuscole durante l’avvio), che esegue alcune routine di manutenzione durante il boot, e poi effettuando una riparazione dei permessi mediate Utility Disco. In più potete ripulire cache e altri file temporanei servendovi di programmi come OnyX, Snow Leopard Cache Cleaner, IceClean, Yasu e Cocktail.

  4. Scollegare periferiche.

    Se avete dispositivi esterni USB o FireWire, scollegateli dal Mac prima di aggiornare. Malgrado sia raro che dispositivi esterni interferiscano con le operazioni di installazione e aggiornamento, può accadere soprattutto durante il primo riavvio automatico dopo l’aggiornamento, quando il sistema riconfigura driver e cache di boot. Una volta installato l’aggiornamento ed eseguito il primo riavvio, potete ricollegare le periferiche.

Ultimata questa parte preparatoria, l’articolo continua spiegando i vari metodi con cui aggiornare: in automatico, tramite Aggiornamento Software; scaricando e installando manualmente il cosiddetto aggiornamento Delta; oppure scaricando e installando manualmente il cosiddetto aggiornamento Combo. (Ho chiarito le differenze in questo mio vecchio articolo, di cui consiglio un ripasso comunque, in quanto contiene osservazioni e raccomandazioni valide per qualsiasi aggiornamento di Mac OS X).

Ai paranoici che sanno dove mettere le mani sui loro Mac non posso che dire di seguire fedelmente queste istruzioni e augurare buon divertimento. Agli altri comuni mortali rivelerò il mio metodo di aggiornamento tipico, che seguo praticamente dai tempi di Mac OS X 10.1.5 e che non mi ha mai dato problemi:

  1. Espellere dischi esterni.
  2. Riavviare il Mac.
  3. Lanciare Aggiornamento Software e lasciarlo lavorare.

Qualcuno penserà forse che è incosciente da parte mia non preoccuparmi del backup e non fare ‘manutenzione generale’. Il fatto è che a) ormai ho sempre un backup fresco, e b) empiricamente, i miei Mac con Mac OS X hanno sempre funzionato bene senza alcuna manutenzione straordinaria (oltre a quella che normalmente Mac OS X effettua già per suo conto, intendo dire). Anzi, per esperienze fatte come aiuto tecnico per altri utenti, sconsiglio con forza l’utilizzo dei programmi citati al punto 3 nell’articolo di MacFixIt. Li sconsiglio non tanto perché siano software di per sé pericolosi o scritti male; li sconsiglio perché in primis possono comunque portare l’utente inesperto a fare pasticci, e in secondo luogo perché alimentano quella brutta cultura della manutenzione scaramantica ossessiva-compulsiva che ha le sue radici nel pensiero-DOS e -Windows degli anni Novanta (quando si consigliava a ogni piè sospinto di ‘liberare spazio su disco e deframmentare’).

La mia ricetta per un Mac sano ruota attorno a un punto fondamentale: lasciare il sistema libero il più possibile da interferenze esterne. Che siano programmi di terze parti o le mani stesse dell’utente. Da quando uso Mac OS X non ho mai toccato nulla all’interno della cartella Sistema, e assai raramente ho modificato o cancellato cose all’interno della cartella Libreria (quella presente nella directory radice del disco, non quella dentro la mia cartella utente). Né ho mai installato software che modificavano operazioni o aspetto del sistema. E ho sempre guardato con sospetto i plug-in di terze parti per applicazioni come Safari (infatti non ne uso). Ho riparato i permessi con Utility Disco forse due-tre volte in sette anni, e sempre e solo quando sospettavo che vi fosse, appunto, un problema di permessi sottostante (per esempio, impossibilità di copiare file in certe cartelle a cui avrei dovuto avere accesso).

Stesso dicasi per le pulizie. È giusto fare ordine di tanto in tanto ed eliminare dati e applicazioni che non servono o non si usano (per eliminare applicazioni stavolta consiglio un ottimo software di terze parti — AppZapper — perché fa davvero un lavoro eccellente e sicuro). È rischioso cancellare a mano file e cartelle specie in certi luoghi come /Libreria/Application Support. È pericoloso fare qualsiasi cosa dentro la cartella Sistema. Molti sono presi dalla mania di dover liberare spazio su disco a tutti i costi: spesso il risultato di queste spedizioni punitive a caccia di file e cartelle ‘inutili’ è un guadagno di qualche centinaio di megabyte (che non serve a nulla) e possibilmente la creazione di un problema, che a volte è subito evidente (il sistema diventa instabile), a volte è più subdolo, perché magari si è cancellato qualcosa i cui effetti deleteri si vedranno al prossimo riavvio, e se il prossimo riavvio avrà luogo a distanza di giorni o anche settimane, sarà difficile risalire alla causa.

C’è poi quella raccomandazione secondo cui è meglio lasciare un certo spazio libero su disco altrimenti ‘il sistema diventa instabile’ (o altri simili pericoli). Ovviamente nemmeno io consiglio di riempire fino all’orlo il disco principale del proprio Mac. A parte che trovo ormai difficile arrivare a questi estremi, viste le capienze dei dischi attuali, e visti i prezzi ridicoli dei capienti dischi esterni oggi in commercio. Che si sappia, però, che il peggio che può capitare con un disco interno molto pieno (e con un Mac dotato di poca RAM e di un processore vecchiotto e di un disco lento) è che il Mac funzioni più lentamente e sia meno reattivo. Serve spazio libero su disco perché il Mac possa utilizzarne una parte come area di swap quando la RAM viene utilizzata quasi del tutto. Con i Mac moderni, che hanno dischi da svariate centinaia di GB e che hanno una dotazione di RAM di base abbastanza generosa, è difficile incappare in problemi seri derivanti dallo scarso spazio su disco.

Il consiglio, alla fine, è sempre quello: usare il buonsenso. E se ci si vuole sporcare le mani nelle interiora di Mac OS X, che si cerchino almeno delle fonti attendibili dove ricavare istruzioni e tutorial. E seguirli assolutamente alla lettera se trattano procedure mai eseguite o altrimenti ignote.

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About Riccardo Mori

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