Dente di Leone

Verso la fine della mia recente trasferta, qualche giorno fa, noto una improvvisa impennata nel traffico della mailing list di Luca Accomazzi. Pensavo a qualche nuovo thread di discussione, a fronte di recenti novità che magari mi erano sfuggite (ho potuto controllare posta e Web in maniera molto rarefatta durante le due scorse settimane). Invece la causa era una notizia tristissima, che mi ha lasciato abbattuto e senza parole: l’improvvisa scomparsa di Sergio Leone, deceduto il 10 maggio scorso a seguito di un tremendo incidente di moto.

Non sono in grado di tracciare un accurato profilo biografico di Sergio, non ho mai avuto l’opportunità di conoscerlo di persona, purtroppo. Ma quando si frequenta lo stesso luogo virtuale da dieci anni, e ci si trova di fronte a una personalità forte come quella di Sergio, è impossibile non provare stima e simpatia. Di tanto in tanto scambiavamo qualche email in privato — Sergio periodicamente si assentava dalla mailing list, e dato che nei rapporti telematici il silenzio è spesso difficile da interpretare, scrivevo a Sergio per sapere se stava bene, se era tutto a posto. In un paio di occasioni ci siamo anche trovati in iChat.

Sergio disegnava e illustrava: peccato che nel suo sito personale il materiale sia troppo poco. Sergio amava andare in moto e per gli auguri natalizi del 2005 mi mandò questo disegno, a cui penso ogni volta che sento nominare Babbo Natale:

Babbo Rider

Ma soprattutto Sergio era un ottimo conversatore, un utente Mac con la testa sulle spalle e senza peli sulla lingua. Sempre disposto a dare una mano a chi chiedeva aiuto in lista. A volte socratico, a volte sfacciatamente provocatorio, a volte genuinamente incazzato, e sempre dotato di quella sprezzatura e autoironia di chi si mette in gioco in ogni occasione e non teme di farsi male. Dotato insomma di una schiettezza e umanità che, personalmente, faccio sempre più fatica a trovare e cerco di tenermi strette le persone che ne sono dotate.

Come umile tributo a Sergio, era mia intenzione scavare negli archivi della mailing list ed estrapolare una serie di suoi messaggi e farne una piccola antologia che mostrasse il Leone-pensiero in un ritratto a tutto tondo. Impresa più difficile del previsto, considerati i dieci anni di archivi e considerando che quando Sergio era ispirato era veramente irresistibile. Pertanto ho optato per un campione selezionato dagli archivi del 2006. Non ne risulterà forse un ritratto completo, ma a me piace ricordarlo così.

Un carissimo saluto, Sergio, ovunque tu sia.

17.01.2006

Sulla stupidità non dirò nulla. Pare però che sia in atto una mutazione, non so se genetica o moda chirurgica, come il lifting: circola gente che nasce priva o che si è fatta asportare quella parte dell’intelletto che permette(rebbe) di formulare una domanda non dico sensata ma quasi*.
I due fenomeni associati, immagina la scena:
“Ho appena comprato un Macintosh, affascinato da [solite tre o quattro pippe], ma non è vero che sia più semplice da usare, non riesco a collegarmi ad Internet [o una roba a caso]”
Dopo qualche dozzina di messaggi all’insegna del tirandovinare: il disperato appello.
“Scusa ma che versione di MacOS hai?”
“Windows XP”
A questo punto, mi chiedo, l’invito di mandarlo a percorrere, tipo il sottomarino di “Viaggio allucinante”, un’istruttiva esplorazione del tubo digerente a partire dall’estremità più vestita, sarebbe da cartellino giallo o rosso?

se

*Tempo fa, dopo una serie straordinaria di domande totalmente prive di informazioni [OS, software, computer, periferiche o qualsiasi altra info fondamentale rigorosamente omessa e centellinata col contagocce lungo il thread] stavo per scrivere «ci manca solo che qualcuno scriva “non parte” e basta e poi siamo a posto». Ebbene mentre scrivevo, scarico la posta e un msg così, preciso preciso nemmeno farlo di proposito, è arrivato!

20.01.2006

[Sulla durata delle batterie del MacBook]

Jobs: Ehi Ginuzzo, sto portatile per lo show è pronto?
Gargiulo: Sté… pronto è pronto… cioè funziona, si accende, va, è na scheggia… però, insomma, non è prontopronto.
Jobs: Che significa che non è prontopronto?
Gargiulo: Che si, insomma, beh… non è prontopronto… prontopronto… c’è, si – capito? – ancora qualche ritocchino, ma piiiiccolooo, per esempio l’aggeggino ehm… ehr… l’affarino… il piripillo… quello che controlla le batterie.
Jobs: Eeeeeeh? Ma io….
Gargiulo: Non è grave eh, funziona tutto, devo solo affinare qualche robo, consuma un po’ adesso, so già dove mettere le mani ma mi servono una settimana o due per consegnarti la versione definitiva.
Jobs: Fa niente, li presentiamo adesso e li vendiamo a febbraio, conti di farcela?
Gargiulo: Certo, febbraio va benone (fiiiuuuuu).
Jobs: E quanto durerà la batteria?
Gargiulo: Questo, di preciso non lo so, devo fare dei test.
Jobs: Cosa ##### gli racconto adesso a questi qua????
Gargiulo: Mi dispiace… rimandiamo?
Jobs: Scherzi?
Gargiulo: Boh, non so, non me la sento di… insomma rischio di dire una cazzata, preferisco di no.
Jobs: Hai ragione Ginuzzo mio, gente che spara cazzate ce n’è fin troppa, ricordami che devo abbassarti lo stipendio.
Gargiulo: Sei troppo buono.
Jobs: Vado.
Gargiulo: Imboccallupo, falli neri.
Jobs: OK, salutami tua sorella.
Gargiulo: Cià.
Jobs: Cià.

24.01.2006

Se qualcuno è capace di fare processori migliori telefoni a Cupertino e si proponga, diversamente spieghi come fare computer che si accendono con le chiacchiere.

25.01.2006

Affermi di odiare (ricambiato immagino) OS X perché permette di fare cose che finora non erano possibili e la tua critica si basa esclusivamente sulla tua personale incapacità che hai eretto a paradigma dell’informatica. Non lo so… ti rendi conto?
[…]
È inutile che sfrucugli in modo insensato il web tutto il santo giorno nel patetico tentativo di piegare la realtà alle tue allucinazioni.

28.01.2006

5 metri di cavo…

Lunedì mattina sono passato dall’ipermercato ho preso un cavetto audio per collegare l’iMac G4 allo stereo. Prima erano vicini, poi sposta questo, quello sta meglio lì, laggiù è più comodo, lassopra è più a portata di mano, lassotto mi trovo meglio e lentamente ma inesorabilmente il divario si è allargato. 5 metri e porcaccialamiseraccia 20 cm… mancavano 20 rancidi centimetri. Spostare l’aggeggio? Non so se avete presente quei giochini con le tesserine del domino che ne butti giù una e, una tesserina dopo l’altra, crolla l’universo intero tutto… ecco. Prendere un cavetto più lungo significava, prendere la macchina farsi 20 km e buttarsi nel più infernale agglomerato di lamiera semovente che abbia mai visto (eh si, bei tempi quando c’erano le mezzestagioni e la provincia era tranquilla) e poi l’idea di questo cavolo di cavo in mezzo ai piedi… applestore, wireless, airport express. Ordinata, pagata, arrivata comodamente a domicilio due giorni dopo, attaccata, collegata, configurata in 4 secondi e mezzo e adesso quell’iMac e quello stereo, quella santa donna di mia moglie, lo può mettere un po’ dove ##### le pare.

Pensiero a margine.
Fare il regalo di S. Valentino in un giorno qualsiasi di gennaio può anche starci, penso. Poi guardavo la santa donna felice e contenta come una pasqua sparare le sue playlist da un capo all’altro della stanza e mi chiedevo quante altre avrebbero apprezzato come regalo un aggeggio del genere.
Forse sono fortunato.

21.02.2006

[Su Mac e design]

Visto che questo aspetto viene spesso considerato un fronzolino mezzo scemo vorrei ribadire che design non significa quelle mezze porcate che fa Cavalli sui suoi jeans del menga.
La traduzione corretta del termine Design è progettazione, non decorazione né tantomeno “cosina un po’ più fighettina ma inutile”. È sostanza, ciccini miei.
Con questo piccolo equivoco siamo riusciti a bruciare una scuola e una tradizione che fino a 20 anni fa ci invidiavano nel mondo e che faceva davvero il cosiddetto made in Italy a prova di cinesi. Non so quanto durerà ancora questa rendita ma ben poco è rimasto, anzi niente, niente che un asiatico qualunque non possa rifare in cinque minuti.
Proverò perfettamente conscio dell’inutilità dello sforzo una piccola dimostrazione.
Esercizio. Lasciando perdere un attimo l’esteriore, aprire un Mac, uno qualsiasi, anche non recente, togliersi il salame dagli occhi ed osservare.
Ripetere l’esercizio con qualunque PC, anche di marca.

[…]

[Mac e PC]

Confrontare la ferraglia un TOT al chilo fa comodo.
Vorrei ricordare un altro fatterello — che il computer non è solo fatto di circuiti, plastica e cavi, c’è un’altra cosina: il software.
Mio figlio possiede un MacMini e, par condicio, un PC praticamente coetanei (il PC per la cronaca è costato di più).

Spacchettato il Mini, ci ha immediatamente collegato la telecamera e immediatamente dopo si è messo ad acquisire e montare un filmato.

Montato (è il caso di dirlo) il PC notiamo che sulla scheda video c’è un’uscita TV, colleghiamo il televisore e… pomeriggio passato a far funzionare l’aggeggio, caccia ai driver e tutto il resto. Dopodiché, infilato un DVD, armati di patatine e popcorn… manca il codec! Il codec? Il codec deché?!? Va bene, messi da parte – con riluttanza e disappunto – i popcorn, caccia al codec…

Considerazione al margine: se il tempo vale qualcosa, questo va conteggiato nel costo di un computer?
Altra considerazione: la Home Edition di Windows fa schifo, ma schifo schifo. L’immediato upgrade ad una versione decente (cmq anni luce lontana da OS X) fa parte del costo iniziale o devo considerarla un capriccio?

Morale: il software che mi ritrovo sul Mac vale più di 400 euro.
Senza proprio contare il sistema operativo e quello che si risparmia in antivirus.

Personalmente pagherei 400 euro per NON ritrovarmi un PC con Windows sulla scrivania. Anzi, idea, li metto in palio per un fondo che “sensibilizzi” tutte quelle amabili testoline di cazzetto (nella pubblica amministrazione per esempio) che continuano ad infestare il mondo con i loro stupidi files Windows only.

Essere in grado di cogliere la differenza distingue l’uomo dal bruto.

28.02.2006

[Sui Mac ‘che costano troppo’]

Il giorno che Apple regalerà i Mac ci saranno quelli che si aspettavano una mancia.

07.03.2006

[Sui dispositivi che ‘non vanno’]

Io non credo ai miracoli, ma nemmeno credo alla selettività della sfiga.
Se un aggeggio funziona a qualcuno dovrebbe funzionare a tutti, purché si percorrano i passi giusti, purché si verifichino le giuste condizioni e purché gli oggetti utilizzati siano funzionanti.

06.04.2006

A volte ho l’impressione che si abbia una visione piuttosto monolitica della realtà. Apple “ha detto” e avanti fino alla morte e oltre. Se l’atteggiamento di Apple non fosse stato adattivo, nell’accezione darwiniana del termine, avrebbe chiuso 30 anni fa. Dicono delle cose, fanno delle scelte, e non dovendo rendere conto a nessuna divinità aggiustano la rotta man mano che si va avanti.

13.04.2006

[Italia paese arretrato tecnologicamente]

Era così fuori discussione fare una bella figura? Magari applicando la tecnologia, come sarebbe logico, per migliorare (e chi arriva tardi ha il vantaggio di poter usufruire dell’esperienza altrui) e non perché, mannaggia, bisogna farlo per forza e allora si pastrocchia una cosa qualunque, un intralcio alle già ottocentesche procedure di scrutinio…
L’alibi dell’Italia tremendamente arretrata incomincia a diventare più un destino che qualcosa da superare e, come il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, ricorre quando bisogna giustificare qualcosa, mentre quando ci vantiamo con gli amici al BAR siamo una nazione – che dico? Una potenza – industrializzata. Non so, sarà che ho dei figli, ma incomincio a pretenderle certe cose anche perché s’insinua come un tarlo il dubbio che i miei pochi soldi sarebbero meglio investiti in un bel fossato intorno casa e nell’acquisto di una coppia fertile di grossi rettili anfibi, piuttosto che nella contribuzione di questa pagliacciata dove non ne azzeccano mai una, anche solo per farmi contento una volta almeno.

03.05.2006

La stessa esistenza dei cellulari è per me fonte di meraviglia e di stupore, come tante tante altre cose incluso questo Mac col quale ti sto scrivendo. Senza saper né leggere né scrivere, mi sono – ingenuamente – convinto che questa è l’epoca dove tutto è possibile, ma anche quella dove si è costretti a sentire le scuse e le panzane più incredibili.

17.05.2006

[Sul web design e i grafici]

…La levata di scudi dei grafici è il risultato dello stesso fenomeno che vedi adesso per il web design, solo accaduto molto prima.
È il regno del cognato, nel senso che tutti hanno un cognato, un cugino, un’amante (con e/o senza apostrofo), un parente di secondo grado della portinaia, che l’è tanto bravo e che fa il grafico. Il principio è che basta avere una porzione italica nel DNA (popolo autoproclamato di creativi per antonomasia) o aver soggiornato per almeno due weekend nel belpaese, bagnato le mutande sulle coste dello stivale (come i più autorevoli panni in Arno per qualcun altro) e un po’ di sfrontatezza… e il cognato giusto al posto giusto.
Un mestiere che ha i suoi corsi di studio, che pochi hanno affrontato e che la maggior parte dei sedicenti grafici si vanta di ignorare.
Non è che il corso di studio faccia diventare bravi, ma almeno dimostra che si aveva fiducia nel proprio talento e nelle proprie capacità, tanto da investire tempo, risorse e sforzi lì e non altrove, senza un qualche cazzo di diploma di backup.
Cosa c’è di male? Non lo so, ho smesso di chiedermelo una decina di anni fa. So solo che oggi abbiamo la grafica più scacata del pianeta. Un tempo potevamo vantarcene.
Ma vabbeh, che importa? Chissenefrega.

Per concludere quest’umile tributo, mi sembra che la seguente citazione, sempre da un messaggio del 2006, sia molto calzante:

Esiste dunque un piano, al di là delle tifoserie da imbecilli che abbondano in tutti gli schieramenti, dove la discussione è possibile. Non mi illudo, non credere, ma mi tocca incidere sull’ambiente che mi circonda per la semplice considerazione che la mia esperienza terrena non finirà nel momento in cui toglierò finalmente il disturbo. Ai miei figli vorrò lasciare qualcosa in eredità che non sia semplicemente la casa, qualche terreno e possibilmente niente debiti.

Category Mele e appunti Tags

About Riccardo Mori

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