Innovare fuori dall'hardware

Mele e appunti

Premessa fuori tema

Le ultime due settimane mi hanno tenuto lontano dai blog per un improvviso accumulo di lavori da gestire in contemporanea; nel frattempo, Notational Velocity alla mano, sono andato raccogliendo appunti per tematiche da sviluppare in questa sede. Vorrei davvero avere il tempo necessario a far sedimentare tutte queste note, trasformarle in analisi organizzate ed esaurienti, e pubblicarle; mi tocca invece scrivere post relativamente di getto e a ‘pensare ad alta voce’, cosa che spero possiate perdonare.

Innovare la gente”

Passando al tema di questo post, il tutto scaturisce dal titolo di questa sezione, una nota molto sintetica che ho scritto verso l’alba una delle scorse notti, stremato dal lavoro, senza sonno e in reazione a una serie di letture online.

L’argomento scatenante, in fondo, è sempre quello: l’innovazione (tecnologica) e l’opinione di alcuni secondo cui Apple non innova più in ambito Mac da quando ha scelto di investire tutto nella piattaforma iOS. È una tematica ormai trita e ritrita, e la ritrovo un po’ ovunque. Se volete un esempio fresco e in italiano, basta leggere i commenti a questo post su Ping, il blog dell’amico Lucio Bragagnolo.

Sto maturando un punto di vista in proposito: nell’informatica di oggi l’hardware non ha più quel ruolo fondamentale che poteva avere qualche anno fa, quando imperversava la ‘guerra dei megahertz’ e gran parte del marketing dei costruttori di computer, Apple compresa, puntava sul mero discorso prestazionale. La guerra dei megahertz si è risolta per saturazione, e ora si continua a lavorare sulle prestazioni hardware per ottimizzare — l’efficienza conta più della velocità pura.

Da quando iPhone ha debuttato nel 2007, e soprattutto da quando iPhone ha avuto quel successo fragoroso che tutti abbiamo visto, quel che ho visto fare ad Apple è stata una progressiva ridefinizione (o ricalibrazione) del concetto di innovazione. Ricordate la ragion d’essere del primo Macintosh nel 1984? “Il computer per la gente comune”. Dal 1984 a oggi il Mac si è evoluto e reincarnato in generazioni di prodotti hardware sempre più potenti, sempre più eleganti. Più amichevoli delle controparti Windows e Linux, ma sempre intrappolati in un concetto di informatica personale tutto sommato vecchiotto. Un concetto che, lato software, propina la metafora della scrivania dell’ufficio; sul lato hardware ecco la corsa alla ‘potenza’ e alla ‘velocità’, le porte, le connessioni cablate, i supporti, ecc. Ripeto, malgrado un’interfaccia utente superiore ad altre piattaforme, malgrado la maggiore attenzione e il rispetto verso l’utente (cosa sconosciuta in Microsoft, per esempio, così come nelle varie aziende produttrici di PC), metto Apple nel calderone informatico che produce un grafico dove il computer è sempre più grande dell’utente.

Con il successo di iOS, per come la vedo io, l’innovazione di Apple è uscita dall’hardware — o perlomeno quello è l’intento. In questi ultimi anni è l’utente il centro dell’innovazione. L’efficienza conta più della velocità anche fuori dall’hardware: è questo il punto. Ecco quindi la creazione di dispositivi essenzialmente portatili il cui scopo primario è facilitare la vita di chi li usa. Se stessimo chiacchierando di persona, a questo punto uno alzerebbe la mano e mi farebbe notare che anche lo scopo primario del Mac è facilitare la vita di chi lo usa, e lo è sempre stato. Verissimo. Cos’è cambiato, allora? Sono cambiate un sacco di cose. Quella più importante, secondo me, è la realizzazione che è il computer a dover andar dietro alle persone e non viceversa. La piattaforma iOS fa esattamente questo: a nessuno importa (o dovrebbe importare) la velocità del processore di iPhone, iPod touch o iPad; la cosa importante è che ci sia un dispositivo così quando serve, che permetta di avere tutta una serie di informazioni quando servono e dove servono. Che aiuti a orientarsi se ci si ritrova ad aver sbagliato strada in città, o per andare in un certo posto dove non siamo mai stati prima; che serva a prendere un appunto veloce mentre si è in treno, tram, autobus; che serva a mandare un’email urgente quanto prima; che serva a ricevere email urgenti istantaneamente; potrei andare avanti con un sacco di altri esempi, ma ci siamo capiti.

La piattaforma iOS mette nuovamente l’accento sull’applicazione — e in maniera molto più efficace rispetto agli ultimi vent’anni di informatica. Applicazione ovviamente intesa come attività, come finalità specifica, non tanto come ‘programma del computer’. E mette l’accento su un aspetto troppo trascurato da decenni di informatica ‘ingegneristica’: la relazione uomo-macchina. Nei dispositivi iOS trovo un piglio più ‘umanistico’, un tentativo di riconciliare il rapporto uomo-computer. Un rapporto che è rimasto per molto tempo sostanzialmente freddo. Perché per molti imparare a convivere con il computer è un dovere e non un piacere, perché il computer ha sempre richiesto una certa curva di apprendimento e un adattamento alle proprie ‘leggi’, e chi ha ottenuto il massimo dal computer sono sempre stati i cosiddetti power user, gli utenti esperti in grado di risolvere da soli molti degli inghippi che continuano ad accadere quotidianamente durante l’uso della macchina.

Insomma, usare con profitto il computer ha sempre richiesto all’utente un minimo di studio e di comprensione di meccanismi e logiche che, diciamocelo, a volte sono piuttosto lontani dal senso comune, e sono così autoreferenziali che francamente non mi sento di biasimare chi rinuncia a volerli comprendere. Il computer deve essere uno strumento per facilitare le cose, non per complicarle. Il computer è sempre stato uno strumento potente, ma spesso e volentieri la sua potenza è stata dissipata dalla poca immediatezza, almeno agli occhi di molte persone.

Che piaccia o no, non si può negare che la piattaforma iOS, per la sua natura intrinseca, è riuscita ad avvicinare alla tecnologia una gran quantità di persone che hanno sempre guardato l’informatica in cagnesco. Ho visto con i miei occhi persone assolutamente non tecniche padroneggiare un iPhone o un iPad in pochissimo tempo; il successo che i dispositivi iOS hanno avuto con una fascia demografica notoriamente difficile per l’informatica (le persone sopra i 50 anni di età) è sorprendente.

Perché? Perché i dispositivi iOS sono facili da usare e ‘antropocentrici’: il Multi-touch è certamente innovazione hardware, ma è soprattutto un ritorno ai primordi dell’uomo: il toccare, il manipolare, attività che si sviluppano per prime fin da piccoli. Ritorna un’immediatezza perduta in decenni di interfacce uomo-macchina che sono sempre state un trionfo di mediazione.

Retaggi

Quando all’uscita di iPad si è tanto discusso di Nuova Informatica di contro alla informatica del vecchio mondo, il dibattito è stato molto acceso: i power user, gli utenti che ormai hanno sviluppato una relazione simbiotica con il computer e non hanno problemi ad accettare le sue metafore, i suoi meccanismi e le sue logiche, hanno ovviamente reagito con resistenza a questa apparente ondata di semplificazione delle macchine per accomodare gli utenti ‘ignorantoni’. “Nascondere il filesystem all’utente? Roba da matti!”, tanto per parafrasare una delle numerose posizioni che ho avuto modo di leggere in varie email giunte in privato durante quel dibattito.

E sono proprio questi utenti i più indignati verso questa Apple che parrebbe sotto l’effetto di una potente droga, iOS, e che a detta loro non pensa ad altro. Questa gente, che è preoccupata dal fatto che ci siano ancora Mac che utilizzano i ‘vecchi’ processori Intel Core 2 Duo e che non abbiano ancora in dotazione porte USB 3 e masterizzatori Blu-Ray; questa gente, che sembra non voler togliere la testa dalla sabb… pardon, dall’hardware duro e puro, ecco, io la capisco sempre meno. Davvero si considerano questi dettagli ‘innovazione’? Sono davvero così importanti oggi?

Esistono alcuni ambiti in cui è essenziale che l’hardware utilizzato sia sempre aggiornato, sia sempre al massimo prestazionale consentito, eccetera eccetera, ed è assolutamente comprensibile che l’utenza di questi ambiti sia attentissima all’innovazione puramente hardware. Si tratta di un’utenza con esigenze specifiche, di alto livello, ma che ha anche conoscenze ed esperienze tecniche ben al di là dell’utenza ‘normale’. Ed è un’utenza che, a mio parere, non deve preoccuparsi troppo: computer e attrezzature specializzate per svolgere il loro lavoro (specifico, di alto livello) ci saranno sempre, che vengano da Apple o no (esistono settori dell’IT in cui Apple non è mai veramente entrata, e la cui utenza non può sentire certo la mancanza di una piattaforma che in pratica non ha mai usato).

No, le lamentele vengono da utenza, diciamo, ‘normale’ ma più esperta di chi è appena alfabetizzato informaticamente. Da un’utenza di geek e appassionati che resistono all’idea di cambiare quattro abitudini o di guardare al di là del proprio orticello, utenti che si sono fatti le ossa con i computer (Mac e PC) a partire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso (suona abbastanza remoto, scritto così, vero?) e che sono ancora intrappolati in quei retaggi e in quella mentalità che poi sfocia in atteggiamenti di sufficienza quando si fa notare, per esempio, che c’è innovazione anche nella manifattura della scocca unibody o nella ricerca per produrre batterie di lunga durata nei portatili. No, loro continuano a guardare le specifiche tecniche sul prospetto: il processore ‘vecchio’, la porta USB 2 che è ‘lenta’, cose così. Quando cerco di investigare un po’ più a fondo, e chiedo spiegazioni — nella fattispecie: che cos’hanno di tanto obsoleto i Mac attuali da impedire di fare ciò che fai? — non ottengo mai risposte chiare, solo un invito a mirare l’erba del vicino, che a detta loro sembra più verde ogni giorno che passa.

Un discorso che ho già fatto: non basta mettere tre porte USB 3 e un processore all’ultimo grido in un computer per additarlo quale esempio di innovazione rivoluzionaria. Non sono queste le cose che cambiano la vita, ma le soluzioni — magari in apparenza insignificanti — che trasformano in positivo l’esperienza fra uomo e macchina; soluzioni che vanno al di là dell’hardware per creare un impatto nello stile di vita. Come diceva John Sculley, Apple è sempre stata un’azienda con la forma mentis di un designer, non di un ingegnere — e questo per me è essenziale nel capire più da vicino le esigenze degli utenti. Come deve essere un computer portatile? Con un processore classe desktop, una ridda di porte e che pesa tre-quattro chili, oppure uno strumento soprattutto leggero, con una batteria tale da garantire ore e ore di autonomia vera, con un disco a stato solido e un processore a basso consumo, il tutto pensato e progettato per l’utilizzo in movimento, quindi sacrificando porte e connessioni non cruciali? L’approccio di Apple è sartoriale: funzione, poi forma, su misura. Non ti mette in mano un monolite e poi ti arrangi ad adattarlo a quel che vuoi fare.

Concludendo, ritorno a bomba: il percorso innovativo di Apple è cambiato e le interiora dell’hardware non sono più in primo piano come potevano esserlo 5–10 anni fa; l’esplosione della piattaforma iOS ha spostato ancor di più l’attenzione sulla creazione di un’informatica più a misura d’uomo, più incentrata sull’efficienza richiesta dal compito del momento, del qui-e-ora. L’aspetto più importante dell’evento Back To The Mac del 20 ottobre è proprio questo. L’innovazione di iOS, lungi dal neutralizzare il Mac, rientrerà in esso trasformandolo in uno strumento ancor più vicino a quell’ideale di efficienza e di amichevolezza per l’utente che è sempre stato alla base della filosofia Macintosh. E siccome Apple produce sia l’hardware che il software, queste trasformazioni andranno necessariamente a coinvolgere entrambe le sfere. Di Mac OS X 10.7 Lion si sa quasi nulla, ma è interessante che il poco che si è visto abbia principalmente a che fare con l’interfaccia utente. C’è chi teme una progressiva semplificazione e ‘istupidimento’ di Mac OS X per renderlo sempre più simile a iOS; credo invece che Mac OS X attingerà le funzionalità più utili di iOS per diventare un sistema operativo ancora più versatile. Ma, ancora una volta, l’hardware c’entra molto relativamente con tutto questo. L’innovazione sarà sempre più fuori dall’hardware in senso stretto. In fondo, se ho per le mani uno strumento affidabile, sempre pronto, che mi facilita la vita, che è versatile al punto da ‘sparire’ nelle varie applicazioni d’uso, chi se ne frega delle componenti interne.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

9 Comments

  1. Stefano says

    Utilizzando iPad e iPhone sto imparando a convivere col fatto che un file system in effetti non serva: lanci una applicazione e inizi a lavorare. Cosa chiedere di piú ?
    Eppure credo che con Lion arriveremo ad un bivio: che tipologia di interazione diversa dal touch mi devo aspettare sui portatili Apple nel 2011 ?

  2. Ottima analisi. Ho sempre preferito un Mac ad un Pc per la sua facilità d’uso, per la sua semplicità. Nel mi lavoro le prestazioni di una macchina sono relative mentre è molto importante l’approccio che si ha con la “macchina”. Adobe, ad esempio, negli anni ha pensato solo alle prestazioni del proprio software tralasciando l’aspetto fondamentale delle sue applicazioni: l’utente. Ad oggi, con l’arrivo della CS5, non sono riusciti ad uniformare le operazioni e le combinazioni dei tasti per la stessa operazione tra i vari programmi che compongono il pacchetto; sembra quasi (ma forse è una certezza) che ogni team lavori solo alla sua applicazione estraniandosi dal resto dei prodotti rendendo la sigla CS solo un contenitore. Chi ne fa le spese? L’utente.
    Per questo rispetto Apple e condivido le sue scelte, la sua filosofia dell’innovare. Senza l’utente qualsiasi macchina diventa fredda e inutile.

  3. Frank says

    Condivido appieno la tua analisi e da quando sono fuori da quella famosa Lista di utenti a cui non va mai bene nulla, sono più tranquillo e rilassato e meno aggressivo. Adoro iPhone (apprezzato anche molto da mia moglie) ed iPad. Dove siano messi i file o i programmi non interessa nessuno, sinceramente non interessava neppure prima se non che era necessario saperlo per porre modifiche e/o utilizzarlo poi in seguito. Insomma in Apple sono sempre due passa avanti agli altri, però i più vecchi, informaticamente parlando, sono… vecchi.

    • Stefano – Ahimé sì. Troppo lavoro, pochissimo tempo, e appunti su temi che vorrei trattare che intanto si accumulano.

      Sorry,
      R.

  4. Pingback: The Quillink Observer « independentcloud

  5. Complimenti anche per questo articolo. 
    Ho scoperto Apple con iPhone 4 e ricordo ancora la prima volta che vidi le foto del famoso prototipo dimenticato, amore a prima vista innanzitutto dal design. 
    Ci ho messo alcuni mesi per entrare nell’ottica di iOS, alcune volte l’avrei venduto per la disperazione, non riuscivo a capire cosa avevo comprato dopo anni di Slackware e con il jailbreak era peggio tra durata della batteria ridotta e vita più complicata nel doversi ricordare quali applicazioni potevo aggiornare perché acquistate e quali altri no perché “non acquistate”, i ripristini, DFU, iFile che é l’unica cosa che rimpiango ho curiosato nel filesystem e non realizzavo più l’idea di essere così eventualmente vulnerabile, stavo sbagliando. 
    Con il jailbreak devo dire però che iOS diventa straordinariamente potente per una persona smaliziata ma non era quello che cercavo. 
    Avevo bisogno di stare bene con me stesso e di concentrarmi sulle cose nuove che mi da ogni giorno il web, dopo lo sblocco mentale e innanzitutto facendo a meno del jailbreak sto imparando ogni giorno ad apprezzare la meraviglia tecnologica del Display Retina, di Safari e sopratutto di iOS: stabile, sicuro,veloce, sta sostituendo il mio ormai abbandonato Thinkpad anche dopo avergli installato OS X. 
    L’unione di Retina Display e iOS é a mio parere perfetto, tanto piacere grafico per tanta apparente semplicità, per un perfezionista e minimalista come mi piace voler essere per ora é perfetto e spero proseguano sempre su questa strada. 
    Voglio anche aggiungere il fatto che finalmente non ho più il fastidio del rumore di una ventola di raffreddamento, di un  hard disk, il rumore della tastiera o del mouse, non leggo mai nessuno che apprezza queste cose. 
    Il discorso della visibilità di un filesystem su iOS potrebbe essere molto apprezzato ma per chi come me cerca di interpretare nel futuro cosa potrà essere MobileMe capisce che non ha più senso, sono cose del passato, hai comunque bisogno di un backup. Un domani avremo connessioni internet veloci quanto thunderbolt e se scatto una foto  o giro un video immediatamente sono già in quel gigantesco datacenter che Apple non ha creato certo per nulla, avremo sicuramente molte sorprese. 
    Tra l’altro non si può avere tutto subito, non siamo così intelligenti da poter valutare correttamente tutto. Ogni firmware che esce porta piccole novità e ci fanno abituare a più cose piano piano, il cervello di milioni di persone non é tutto uguale. 
    L’ultima “sparata” che ho letto é riguardo il fatto di non poter avere più finestre aperte contemporaneamente su iOS, evidentemente chi scrive queste cose non ha ancora capito come mai non c’é e credo anche non ci sarà mai; sono qui che sto scrivendo questo commento da iPhone e se devo essere distratto ci sono quelle eleganti notifiche e quel modo di cambiare pagine che solo chi lo usa può capire. 
    Chiudere le applicazioni così come le hai lasciate é veramente una goduria, posso permettermi di perdere un ora a scrivere un commento e chiudere tranquillo sapendo di ritrovare come ho lasciato. 
    A chi mi sente entusiasta e poi mi dice che non può farsi trasferire con il bluetooth un file mi crollano le braccia, basta solo fargli vedere il modo con cui fa tante altre cose che non pensava neanche si potessero fare con uno smartphone e ora con la funzionalità hotspot non so neanche più quando mi potrà servire di nuovo. Il prodotto si fa pubblicità da solo. 
    Spero che Apple non si sia messa in testa progetti troppo ambiziosi e allo stesso tempo rischiosi da non riuscire a portare a termine completamente  e tradire così le aspettative di quella parte di clienti che ha capito il brand, spero non dia retta ai blog più famosi che trovano di tutto per tirare traffico e spera non scenda a compromessi per avere un prodotto vendibile a più persone possibili.  
    Di iOS quindi per ora sono abbastanza contento e anche con il Mac che sto scoprendo poco per volta va bene ma voglio essere stupito come é stato con iPhone 4.
    L’iPad 2 mi ha un pó deluso ma lo comprerei solo per quei 8.8 millimetri di spessore. Vediamo cosa succederà con iOS 5. 

Comments are closed.