Mac App Store: qualche nota a margine

Mele e appunti

È passato più di un mese dal lancio del Mac App Store. Ero tentato di esprimere qualche opinione a caldo, ma ho preferito aspettare. Adesso eccomi qui, e devo dire che gli appunti presi durante la prima settimana di vita del Mac App Store non sono cambiati granché. Metto subito le mani avanti: non è un’analisi esauriente e approfondita, ma parziale e incompleta. Sono certo che ci vorrà ancora del tempo per poter valutare come si deve l’efficacia e la praticità dello Store, ma al momento le mie impressioni si trovano in quella parte dello spettro che sta fra il negativo e il non-interessato, e sono giocoforza influenzate da come io uso il Mac, da come io acquisto e installo i programmi — insomma, dalla mia esperienza.

1. Come molte delle azioni intraprese da Apple negli ultimi tempi, il Mac App Store è stato creato in primo luogo per venire incontro agli interessi di Apple e degli utenti; gli sviluppatori in questa lista arrivano terzi e ultimi. Che il Mac App Store avvantaggi Apple non credo sia necessario spiegarlo. Per l’utente finale è un’idea interessante: il processo di acquisto e installazione diventa un gioco da ragazzi in quanto è praticamente identico a quello delle applicazioni per gli iDispositivi; l’utente ha inoltre la garanzia di non installare nulla di sospetto o dannoso per il suo Mac (per vedere il proprio software pubblicato su Mac App Store occorre seguire linee guida piuttosto rigide, forse ancor più rigide rispetto all’App Store di iOS — e come avviene per la piattaforma iOS, anche qui i programmi sono sottoposti all’approvazione del gruppo di revisori di Apple); in più ho visto che alcuni software vengono venduti nel Mac App Store a prezzi più interessanti rispetto ai canali abituali. Le applicazioni di Apple, tanto per fare un esempio.

Agli sviluppatori tocca, al solito, rimboccarsi le maniche. Il primo dilemma, per loro, è decidere se entrare o meno nello Store. Beneficio: un canale di distribuzione installato su qualsiasi Mac aggiornato a Mac OS X 10.6.6, che permette al loro software di avere maggiore visibilità e raggiungere potenzialmente più utenti. Costo: una parte dei guadagni va ad Apple, e non è detto che il gioco valga la candela. Per gli sviluppatori che entrano con successo nello Store, e continuano al tempo stesso a vendere i loro prodotti attraverso il loro sito, c’è il problema degli aggiornamenti. Se l’utente possiede, per esempio, la versione 2.5 del Software XYZ, e Software XYZ viene venduto anche nel Mac App Store, quando si apre l’applicazione App Store sul Mac quel software risulterà “Installato”, ma quando uscirà la versione 3.0 del Software XYZ, l’utente non potrà aggiornare attraverso il Mac App Store. I percorsi di update viaggiano (per ora) su binari paralleli. L’applicazione acquistata fuori dallo Store si aggiornerà fuori dallo Store (o attraverso l’ormai popolare motore di auto-aggiornamento Sparkle, ossia quella finestrella che appare quando si lancia il programma e informa che “esiste una versione aggiornata del Software, vuoi scaricarla ora?”; oppure, in certi casi, tocca aggiornare manualmente andando al sito del produttore e scaricando l’aggiornamento); l’applicazione acquistata nel Mac App Store si aggiornerà attraverso il programma App Store, che segnalerà la presenza di eventuali aggiornamenti come avviene su iPhone e iPad.

Altro problema per gli sviluppatori, almeno per il momento, è l’impossibilità di offrire versioni dimostrative dentro il Mac App Store, così come di offrire prezzi scontati per gli aggiornamenti a pagamento quando un software viene aggiornato a una versione maggiore (esempio: di solito a chi acquista la versione 3 del Software XYZ non viene fatto pagare l’aggiornamento 3.0.1, o 3.1, o 3.5, ecc., ma il rilascio della versione 4 comporta un paid upgrade, che di solito ha un prezzo pieno per chi lo acquista per la prima volta, e un prezzo scontato per i clienti fedeli che arrivano da versioni precedenti).

2. Se quanto esposto al punto 1. suona macchinoso, beh, un po’ lo è. Ed è quel che mi ha fatto storcere il naso fin dall’inizio. La mia primissima reazione è stata: “Insomma, Apple ormai viene da un’esperienza quasi triennale con l’App Store per iOS — perché non aspettare qualche mese e fornire un Mac App Store con procedure ancor più semplici per tutti?”. Non nego che il meccanismo di acquisto con un clic e di installazione di un’applicazione, attraverso il Mac App Store, sia una pacchia per quegli utenti più inesperti, ma, diamine, appena il livello di esperienza sale di un poco, non si capisce perché uno debba ricorrere a un’applicazione esterna (App Store) per aggiornarne un’altra. A un software, App Store, che installa sempre e comunque tutto nella cartella Applicazioni e sempre e comunque tutto nel Dock. Sia chiaro: la cartella Applicazioni è da sempre il luogo caldamente consigliato ove tenere i programmi sul Mac, perché spostarli in altre cartelle può generare problemi (la suite iWork, per esempio, non viene vista da Aggiornamento Software se la si muove altrove o se si rinomina la cartella in cui risiede). Se sa quel che sta facendo, un utente può sempre spostare altrove le applicazioni che installa con Mac App Store, e può toglierle dal Dock se non vuole che appaiano lì. E ripeto, sono sicuro che il sistema di installazione attraverso il Mac App Store piacerà a molti. Per me (per me) semplifica le cose per un verso e le complica per un altro.

Un esempio recente: una settimana fa è uscita finalmente la versione 4 di Twitterrific per Mac. Su Mac App Store viene venduta a 7,99 Euro, e stavo per fare clic e comprarla subito, quando mi sono ricordato di avere regolare licenza della versione 3. Ho chiuso App Store, sono andato sul sito e ho visto che si poteva comprare la versione 4 a prezzo pieno — 9,95 dollari, cioè appunto circa 7,99 Euro — oppure era disponibile un prezzo ridotto per chi aggiornava dalla versione 3: 7,95 dollari (circa 5,90 Euro). Ho quindi acquistato Twitterrific direttamente dal sito, ho risparmiato 2 Euro, e ho la certezza che quanto ho pagato finisce interamente nelle tasche dei validi programmatori di Iconfactory, che se lo meritano. Ci ho guadagnato io, e ci hanno guadagnato loro. Si è trattato di soli 2 Euro, ma come sarebbe andata con software più costosi?

3. Conclusione provvisoria: Mac App Store mi appare ancora acerbo, e spero che gli sviluppatori continuino a mantenere un doppio canale di commercializzazione dei loro prodotti, anche se è più laborioso. Mi servirò del Mac App Store per ottenere quei programmi che vengono forniti solo ed esclusivamente nel Mac App Store, per il resto continuerò a comprare software e ad aggiornarlo al di fuori di Mac App Store, perché, per come utilizzo io il Mac, la ritengo la soluzione più comoda. Ben conscio che non è così per tutti. E di tanto in tanto aprirò l’applicazione App Store, per vedere che c’è di nuovo, un po’ come faccio con l’iTunes Store.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!