Una WWDC come la Sachertorte (2)

Un dolce autunno

Mentre venivano presentate le varie novità di iOS 5 pensavo al mio recente passaggio all’iPhone 4 con sollievo. Se avessi avuto ancora il 3G mi avrebbe parecchio infastidito non poter usufruire delle nuove funzionalità. E se anche uscirà iPhone 5 insieme al rilascio ufficiale di iOS 5 in autunno, non importa, mi va bene così. (Questo per rispondere a coloro che mi hanno scritto privatamente i giorni scorsi criticando la mia scelta di passare a un iPhone 4 adesso invece di attendere un iPhone 5 (o 4s) che uscirà non si sa bene quando). 

Tornando all’anteprima di iOS 5, come altri hanno commentato, sembra proprio che questa volta Apple abbia sistemato in un sol colpo tutta una serie di mancanze che gli utenti avevano lamentato da tempo. Le reazioni all’introduzione di funzioni come il Notification Center (ovvero Centro notifiche) o PC Free, cioè il tanto atteso taglio del cordone ombelicale fra dispositivi iOS e computer, sono state estremamente positive da quanto ho potuto constatare. Reazioni che condivido, anche se a me non ha mai realmente infastidito dover sincronizzare via cavo l’iPhone con il Mac. Vi sembrerà una sciocchezza se confrontata con altre novità più sostanziose di iOS 5, ma una delle cose che più mi hanno fatto felice è, finalmente, la possibilità di selezionare più messaggi in Mail e marcarli come letti. È esasperante vedere come ci siano volute cinque versioni del software di sistema per aggiungere una caratteristica che trovo indispensabile in qualunque programma di posta elettronica.

Nella prima parte di questo articolo scrivevo che è mia intenzione evidenziare gli aspetti per me più negativi o discutibili di quanto è stato presentato alla WWDC, e in quest’ottica ho poco da dire su iOS 5: le novità per utenti e sviluppatori sono molte e in larga misura più che buone. È un aggiornamento marcatamente migliorativo sotto tutti i punti di vista e renderà i dispositivi iOS ancora più versatili. L’unico particolare che mi lascia un po’ perplesso (sempre secondo un’ottica di usabilità) è l’introduzione della navigazione a pannelli in Mobile Safari a scapito delle miniature delle pagine. Su iPad è possibile vedere chiaramente i vari siti aperti quando si visualizzano le miniature. Col nuovo sistema tutte quelle informazioni immediate vengono ridotte al nome del sito sulla barra del titolo del pannello, che non si riesce mai a leggere interamente. È un elemento stavolta preso dalla versione per Mac, che mi pare meno pratico su iOS. Come sempre l’area commenti è aperta se avete altri dettagli di iOS 5 che non vi hanno convinto.

MobileMe: un prepensionamento mal gestito

Sin da quando è trapelata la notizia secondo cui Apple avrebbe lanciato un suo servizio di cloud computing, era evidente che MobileMe avrebbe finito col farne le spese, e probabilmente è un bene. Da quanto presentato da Steve Jobs, iCloud mi sembra un servizio molto più robusto e meglio articolato di MobileMe. 

Detto questo, sono dell’opinione che il dimissionamento di MobileMe poteva essere gestito un po’ meglio. Per come è la situazione al momento, l’impressione che mi sono fatto è che prima si è pensato a metter giù iCloud e a presentarlo in pompa magna, mentre MobileMe… beh, ci penseremo su strada facendo. Il risultato è una nota stonata. Un modo di fare che insulta i membri paganti di MobileMe, e fra loro chi, come me, è iscritto al servizio da diversi anni; e fra loro chi, come me, ha da pochissimo rinnovato automaticamente l’iscrizione per un altro anno (fino ad aprile 2012, nel mio caso).

L’unico ‘regalo’ da parte di Apple visto finora sembra essere l’estensione gratuita del servizio fino alla data di cancellazione ufficiale, 30 giugno 2012. Perdonate il francese, ma è un regalo di merda. È un premio di consolazione che sa di concessione pietosa. Perché quando iCloud debutterà in autunno, MobileMe, anche se non ancora morto, non avrà senso. Il mio ID Apple (nonché indirizzo email @mac.com) diverrà account iCloud, e poi che cosa accadrà nei mesi in cui MobileMe e iCloud convivranno? Sono mesi — per me fino ad aprile 2012 — che avrò pagato per niente. Almeno, quella è la sensazione.

Dalla spiegazione di Jobs al keynote sappiamo che tre dei principali elementi di MobileMe — Contatti, Calendario e Mail — vengono migrati e potenziati in iCloud. E gli altri pezzi? Trova il mio iPhone/iPad ha già da un po’ di tempo un piede fuori da MobileMe da quando è stato reso un’applicazione gratuita scaricabile dall’App Store. Delle Gallerie di MobileMe non si sa nulla di chiaro. In generale, non è chiaro se i servizi accessibili attraverso un’interfaccia Web, come la posta e le gallerie di foto, rimarranno dentro il pacchetto iCloud o se verranno eliminati (che sarebbe una cattiva idea, secondo me, specie per la posta). Ma soprattutto: che fine farà iDisk? Per lento e scomodo che sia (un po’ meno se si usa Transmit 4 di Panic), era sempre un’unità disco remota piuttosto spaziosa: 20 GB. Sì, sono 20 GB di spazio totale, quindi condivisi con posta, gallerie fotografiche, ecc., ma la fetta più grande rimane comunque a iDisk. In cambio riceveremo iCloud, gratis e con uno spazio di soli 5 GB, sebbene ‘puri’ (come è stato spiegato, e come è anche riportato sul sito Apple, La musica, le app e i libri che acquisti, oltre alle immagini dello Streaming foto, non vengono contati nei 5 GB).

Come avrei agito io? Anzitutto spiegando con maggiore chiarezza certi passaggi della transizione MobileMe-iCloud a beneficio di chi è membro pagante del servizio, senza lasciar nulla di implicito o sottinteso. Secondariamente avrei trattato con maggior rispetto chi ha pagato 99 Euro prima e 79 Euro dopo per un servizio tutto sommato ‘discreto’ ma ben lontano dalla nota qualità Apple. Invece di estendere un servizio (che già da ora è da considerarsi moribondo e tenuto in vita dalle macchine, se mi passate la similitudine forte) fino a una data tanto remota rispetto all’entrata in vigore di iCloud, non sarebbe stato meglio chiuderlo dopo l’estate, o anche a fine anno, e concedere un rimborso parziale ai clienti, magari sotto forma di buoni acquisto per l’iTunes Store oppure abbuonando il primo anno del servizio iTunes Match? Mi sembrano modi più eleganti di pensionare un servizio.

Chi ha paura della nuvola?

iCloud non è ancora operativo, però il dibattito già impazza, ovviamente. C’è chi dice che ormai Dropbox non serve più. Non è vero: teniamo presente che, almeno all’inizio, i documenti che iCloud manterrà organizzati fra i vari dispositivi sono documenti generati da precise applicazioni Apple. Continuo a vedere Dropbox come una soluzione altrettanto comoda per passare rapidamente ogni genere di file fra i miei Mac e con altri utenti attraverso la cartella condivisa, che è ottima per le collaborazioni (iCloud mi pare un sistema molto più incentrato sui vari dispositivi di uno stesso utente). Sarà interessante vedere che cosa faranno più in là gli sviluppatori di terze parti con le API di iCloud. (Il mio piccolo sogno è un BBEdit per iPad col quale tener sempre sincronizzati i lavori con la controparte per Mac: lo userei al posto di Pages sin dal primo giorno).

Poi ci sono quelli che attaccano con il solito disco: “I miei file più intimi e segreti nella cloud? Orrore! Apple spiona! La privacy!”. Provocatoriamente mi verrebbe da rispondere: meglio affidare i propri dati ad Apple che non a Google o a Sony. Facezie a parte, però, posso comprendere le preoccupazioni di chi vede in questa nuova tendenza — l’affidare i dati alla nuvola, ossia ad altre aziende che li custodiscono per noi su server remoti — una minaccia alla propria privacy e al concetto medesimo di possesso. La sensazione è quella di perdere il controllo di informazioni che ci appartengono. Il compromesso che sta dietro è che l’utente accetta di affidare i propri dati a terzi in cambio di una serie di comodità (tutto sincronizzato su tutti i dispositivi, sempre) e di sicurezza (se si guasta il disco rigido e non ho un backup sottomano sono fregato; se ho una copia dei lavori importanti sulla nuvola non perdo nulla, sono più tranquillo, e in caso di perdita dei dati locali posso riprendere da subito a lavorare perché i file che mi servono sono stati automaticamente copiati su un server remoto). 

Per alcuni (molti, a giudicare dal fatto che il 99,9% delle persone ‘tecniche’ che conosco hanno un account Dropbox) si tratta di un compromesso accettabile. Per altri no. A questi altri ricordo che nessuno li obbliga a seguire la tendenza. Nessuno li obbliga ad affidarsi ad altre aziende e a mettere i loro dati più o meno sensibili nella nuvola. Possono benissimo non usare Dropbox e servizi simili. iCloud è opzionale. È assolutamente possibile continuare come prima, facendo copie dei propri file e lavori su dischi esterni locali, aumentando l’ordine di ridondanza all’aumentare della delicatezza delle informazioni da archiviare. E con un po’ di applicazione, non è nemmeno così complicato metter su un server personale che faccia nel suo piccolo quel che fanno Dropbox e iCloud.

Controlli raffinati

Sono quelli che mi aspetto da iCloud. Sono uno di quegli utenti che accetta il compromesso di cui sopra, soprattutto perché negli ultimi tempi mi sono lasciato progressivamente viziare dalla sincronizzazione e dal poter proseguire un lavoro immediatamente su un altro dispositivo senza dover spostare dati manualmente e in continuazione. La ‘scrittura sincronizzata’ resa possibile dalla combinazione di strumenti come Notational Velocity e Simplenote — come ho avuto modo di raccontare — è davvero un’iniezione di produttività pura. 

Tuttavia, la mia accettazione di iCloud dipenderà molto dal grado di controllo che mi permetterà di avere su come, quando e cosa voglio tenere sincronizzato fra i dispositivi. È vero, è comodissimo poter scattare una foto su iPhone e averla istantaneamente anche sull’iPad e sul Mac. E se non la voglio sull’iPad ma solo sul Mac? E se non voglio sincronizzare affatto le foto tra i dispositivi, ma solo i documenti di Pages, Keynote, Numbers? E se voglio sincronizzare fra i dispositivi solo gli acquisti musicali su iTunes Store, ma non i video e non le applicazioni? Sono molto curioso di vedere quale grado di personalizzazione mi permetterà iCloud. 

Per concludere: in generale, le novità di iOS 5 e il servizio iCloud mi hanno entusiasmato quasi in maggior misura rispetto a Lion, e penso che la sinergia fra Lion, iOS 5 e iCloud non farà altro che irrobustire ancora di più la piattaforma Apple nel suo complesso. Non mi piace come è stata gestita la situazione MobileMe e ritengo che gli abbonati di lungo corso si meritavano un trattamento più signorile. Per il resto, stiamo a vedere. La WWDC è stata una vera e propria Sachertorte: ricca di cose buone, ma anche un dessert un po’ pesante. Fortunatamente abbiamo tempo di digerirlo e di rifletterci su.

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