Si è davvero di parte?

Oggi più che mai è difficile entrare nel dibattito tecnologico e gestire la variabile Apple senza sembrare di parte. Che si sia a favore o contro, appena si parla di Apple si finisce inevitabilmente etichettati. Lasciatevi sfuggire una frase come “Secondo me l’esperienza utente è superiore e più piacevole sull’iPad”, ed ecco che sarete subito chiamati fanboy. Chi è utente Mac di lungo corso come il sottoscritto, è abituato a certe dicotomie. Negli anni Novanta e Duemila furoreggiavano simili discussioni fra utenti Pc Windows e utenti Mac. La Apple di vent’anni fa però non aveva la prominenza di oggi, era l’outsider dalle idee brillanti ma incompreso, il suo era un mercato di nicchia, così di nicchia che non passavano due settimane senza che giungesse la solita voce di corridoio secondo cui Apple era ‘sull’orlo del baratro’ e avrebbe chiuso bottega da un momento all’altro.

La Apple di oggi scoppia di salute e a ogni suo minimo movimento, sul Web e nelle reti sociali si scatena il dibattito, quel dibattito sempre polarizzato a cui accennavo poco sopra. Sin da quando mi sono accorto che la tecnologia non era un interesse passeggero, ho cercato di affrontare qualunque dibattito portando una posizione il più possibile bilanciata. Se c’è da mettere a confronto dei prodotti e delle soluzioni, cerco sempre di provarli tutti personalmente prima di esprimere un giudizio.

Le cose si complicano nel mondo mobile, di smartphone e tablet, in questi ultimi anni esponenzialmente cresciuto, inevitabilmente preponderante e continuamente davanti ai nostri nasi. In questo mondo il dibattito è molto più scomodo in quanto Apple gioca un ruolo così importante che non è possibile ignorarla, e risultare obiettivi è un lavoraccio. Dire che iPhone e iPad sono, nel complesso di hardware e software, i prodotti migliori delle loro rispettive categorie può a tutta prima sembrare una posizione di parte, ma è davvero così?

Dalla presentazione di iPhone all’inizio del 2007, Apple ha indubbiamente rivoluzionato il mercato dei telefoni cellulari: questo non lo si nota tanto nelle vendite di iPhone, pur straordinarie, ma dal fatto che prima di iPhone l’usabilità di un cellulare era sostanzialmente un misto fra una calcolatrice e un cercapersone, e l’idea più vicina a un’interfaccia touch era quella di usare uno stilo grande come uno stuzzicadenti su schermetti piccoli e poco luminosi. Uscito l’iPhone, tutta la concorrenza è saltata sul carrozzone e guarda caso in tempo record ogni costruttore di smartphone aveva in catalogo la sua personale imitazione di iPhone. A cinque anni di distanza, nessuno ha ancora sfornato un prodotto con la medesima reattività, con la medesima integrazione hardware/software, con un’interfaccia altrettanto ben congegnata. HP/Palm è molto vicina, a mio avviso. webOS è un sistema operativo elegante e con tantissimo potenziale. Merita menzione anche Microsoft, che per una volta ha portato freschezza e originalità in Windows Phone 7. Android non ha ancora raggiunto l’usabilità di iOS. Sono tutti ottimi tentativi, il problema è che iPhone era già più che utilizzabile sin dal primo giorno, 5 anni fa.

Con iPad il discorso è analogo, se non ancora più marcato. Prima di iPad il mercato dei tablet era pressoché inesistente, e quel poco hardware che veniva prodotto aveva tutta l’aria di essere una prova concettuale più che dispositivi fatti e finiti. E ovviamente non c’era traccia di interfaccia multi-touch. L’anno scorso Apple presentava iPad e, dopo il classico giro di interventi da parte di sapientoni che ne pre-determinavano l’insuccesso e l’inevitabile flop, quando il dispositivo ha cominciato a vendersi come il pane, la concorrenza si è impegnata a far uscire la propria idea di iPad. A qualunque costo e a prescindere dal livello di rifinitura. Al punto che, come ha scritto Harry McCracken parlando del Playbook di RIM, stiamo entrando nell’era dell’hardware beta. L’importante, per la concorrenza, è sfornare un tablet che possa competere con iPad, e poi promettere ai clienti che certe funzionalità saranno introdotte in seguito. Alle persone normali, però, interessa che un prodotto che costa qualche centinaio di Euro funzioni bene sin da subito.

A fare l’osservazione giusta è ancora una volta John Gruber:

Questi non sono tablet ‘beta’, sono pessimi tablet, punto e basta. È vero che il loro hardware sembra più vicino alla qualità dell’iPad rispetto al loro software, ma migliorare il software è la parte più difficile in prodotti come questi. Quando RIM avrà rilasciato quel paio di aggiornamenti software cruciali, l’intero mercato sarà cambiato. La verità è che Motorola, Samsung e adesso RIM hanno prodotto degli aspiranti concorrenti di iPad che impallidiscono a fianco di iPad. È così difficile ammetterlo?

Come per iPhone, con iPad siamo già alla seconda generazione del prodotto, e la concorrenza non è ancora riuscita a produrre un dispositivo che offra la medesima esperienza d’uso da subito, fuori dalla scatola. A me, che ho provato di persona questi altri dispositivi, non sembra affatto un’osservazione di parte.

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(Nota: Questo articolo è originariamente apparso sul numero 85 di iCreate magazine nella mia rubrica ‘Appunti’. Se lo ripubblico qui non è per mancanza di idee o di materiale; semplicemente, ho pensato che valesse la pena pubblicare le mie osservazioni in rete così da raggiungere un pubblico più ampio).

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