Apple, i netbook e i pezzenti

Spezzo la serie di post dedicati al Newton con un breve ‘ritorno di fiamma’ sui netbook. Alla FNAC di Valencia, da prima del periodo natalizio, hanno creato un’isola in cui esporre esclusivamente netbook di ogni marca e colore. Sta giusto di fianco all’elegante isola Apple, con tavolo in legno chiaro e colonna metallica nera con il logo Apple illuminato. Vado abbastanza spesso a fare un giro alla FNAC con mia moglie, vuoi perché ci può essere qualche occasione o novità fra i DVD, o perché ho voglia di sfogliare libri su arte, design e tipografia che non mi potrò facilmente permettere, o perché ho sentito della musica nuova e voglio vedere se trovo il CD (sono ancora un po’ vecchio stampo e continuo a preferire il CD per i miei acquisti, specie se si tratta di jazz o musica classica).

Insomma, continuo a vedere l’isola dei netbook per lo più deserta; magari qualcuno di tanto in tanto chiede un paio di informazioni al commesso di passaggio, ma in linea di massima non mi pare che attragga molti visitatori. Al contrario, è molto, molto difficile avvicinarsi ai MacBook e MacBook Pro unibody esposti nell’isola Apple. Se voglio smanettare un po’ con quel che (spero) sarà il mio prossimo acquisto, devo aspettare fino a circa una mezz’ora prima dell’orario di chiusura.

Mi spiace reiterare, ma più passa il tempo, meno sono convinto che Apple abbia interesse a buttarsi nel mercato dei netbook (sempre che ve ne sia uno per davvero). Ieri sera pensavo proprio a questo, poi ho letto l’articolo di Adrian Kingsley-Hughes a cui rimanda il solito John Gruber e, beh, Kingsley-Hughes mi ha tolto le parole di bocca, pur con un tono forse più provocatorio.

Il suo intervento è ben riassunto nel titolo: Credete davvero che Apple sia disposta a seguire i consigli commerciali di un branco di pezzenti?

E il nocciolo del discorso è:

Vedete, esistono due scenari ben distinti. Nel mondo reale troviamo Apple, un’azienda multimiliardaria che si è creata una propria nicchia come compagnia che produce tecnologia esclusiva. Vendendo in tutto il mondo i suoi prodotti a prezzi relativamente alti, quest’azienda ricava miliardi di dollari ogni anno. È anche un’azienda che ha 25 miliardi di dollari (sì, miliardi) in banca, e non ha debiti. Sotto ogni punto di vista, Apple è in buona salute.

Però poi, in qualche bizzarro universo parallelo, vi sono dei tizi che vorrebbero disperatamente che Apple si avventurasse nei territori dei PC a poco prezzo e dei netbook, segmenti di mercato che notoriamente producono margini di profitto davvero esigui e in cui si azzuffano almeno una dozzina di altri nomi importanti fra i costruttori di PC. Se si considerano le varie posizioni dei personaggi appartenenti a questo bizzarro universo parallelo, alla fine la conclusione è una: Apple dovrebbe produrre un computer a basso costo per soddisfare le esigenze del consumatore taccagno.

[…]

Certo, se potessi comprare un Mac Pro a 500 dollari, lo comprerei, ma sicuramente non mi metterei a creare una vuota discussione dicendo che Apple dovrebbe vendere sistemi a basso prezzo solo perché a me farebbe comodo. Apple, in realtà, non dovrebbe. Almeno finché il suo attuale modello di business le fa guadagnare denaro. Sicuro, oggi si spende meno, e i netbook sono indubbiamente interessanti. Ma occorre vendere parecchi netbook per eguagliare i profitti di un MacBook Pro o di un iPhone.

In sostanza, come scrivevo ieri su Twitter, forse qualcuno sente il bisogno di comprare un netbook marcato Apple, ma Apple non sente il bisogno di (produrlo e) venderlo, almeno non ora.

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About Riccardo Mori

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