Safari 4 Beta: prime impressioni

[L’articolo è stato aggiornato, 17:10 del 26 febbraio]

Quando era uscito Safari 4 Developer Preview, data la mia proverbiale curiosità verso i browser, lo avevo installato e provato subito, senza incontrare alcun problema (ne scrissi brevemente in questo post del giugno scorso). La Developer Preview era una versione piuttosto conservatrice rispetto a quella standard (che allora era la 3.1.1), e una delle novità a mio avviso interessanti era l’introduzione di una funzionalità che permetteva di salvare un sito Web come applicazione a sé stante (File > Save as Web application).

Ieri scaricavo Safari 4 Beta circa una mezz’ora dopo l’annuncio della disponibilità sul sito Apple. Leggendo che il nuovo Safari incorpora 150 nuove funzioni, ero molto incuriosito. Ho letto la presentazione sul sito in modo superficiale. Quel che conta, in questi casi, è l’impatto con il nuovo software. E ‘impatto’ direi che è il termine più appropriato in casi come questo.

Lo dico subito: era da tanto tempo che un’applicazione Apple ‘importante’ non mi lasciava così perplesso e combattuto. Perplesso per alcune scelte a livello di interfaccia utente a dir poco discutibili; combattuto perché vedo molti progressi sotto il cofano, vedo che Safari offre prestazioni obiettivamente superiori sotto molti aspetti, ma al tempo stesso quel che c’è sopra il cofano non mi piace e rende meno scorrevole l’esperienza d’uso. È come prendere un grande velocista come Carl Lewis e legargli insieme i lacci delle scarpe. Al via si ritrova faccia a terra.

Inciso: sono prime impressioni e sto cercando di esplorare bene Safari, e di metterlo sotto torchio per vedere se quel che non mi piace è dovuto all’abitudine alla vecchia versione del browser oppure no. Ma dalla discussione che è scaturita su Twitter fra i pezzi grossi del mondo Mac (sviluppatori, opinionisti, ecc.) pare vi sia una certa unanimità sullo ‘sgradimento’ di certe novità di Safari.

Finita la premessa, vengo al sodo.

1.

Vorrei poter fare due chiacchiere con il genio in Apple che ha avuto l’idea dei Tabs on top, cioè dei pannelli nella barra del titolo. Anzitutto si vede lontano un chilometro l’influenza di Google Chrome, solo che in Safari l’implementazione dei pannelli in quel modo è assolutamente forzata e, quel che è peggio, distrugge l’omogeneità dell’interfaccia grafica di Mac OS X (omogeneità già precaria di suo). Safari 4 Beta è la prima applicazione Mac OS X a non avere una barra del titolo. Sì, perché i pannelli diventano la barra del titolo. Qualche immagine per rendere l’idea:

Safari 4 Beta - tabs on top

(Clic per ingrandire)

Più apriamo pannelli, più la parte superiore diviene affollata e progressivamente inusabile:

Safari 4 Beta - more tabs on top

Inusabile perché, fra le altre cose, è più difficile fare clic sul pannello che si vuole portare in primo piano. Io, che pure ho un monitor abbastanza grande, ho già ‘mancato’ più di una volta un pannello, a volte finendo col puntatore sulla barra dei menu, a volte su un altro pannello, a volte nella barra dell’indirizzo. E poi, sempre per rimanere nelle finezze dell’interfaccia grafica, farei notare il quadratino di chiusura che appare facendo passare il puntatore sul pannello, soprattutto del pannello che rimane all’estrema sinistra:

safari4b-chiuditab.png

La vicinanza con il pulsante verde di ridimensionamento è paurosa. Sarò conservatore in questo, ma ritengo inviolabile l’area orizzontale che va dall’angolo superiore sinistro all’angolo superiore destro di una finestra e che comprende i pulsanti di controllo della finestra. Che è appunto l’area della barra del titolo. È una zona che, specie nell’interfaccia unificata grigio scuro di Leopard, dà eleganza alla finestra o applicazione, e permette all’utente una maggiore precisione nel premere i pulsanti rosso giallo verde, oppure un certo menu sulla barra dei menu, oppure la prima icona a sinistra della finestra, sotto i pulsanti colorati. Safari rompe questo schema a favore di un certo affollamento dell’interfaccia, che dà una sensazione di compressione degli elementi del browser. Tutto questo per guadagnare un po’ di spazio nella finestra principale? Suvvia. È chiaro che il compromesso non pesa a favore dei benefici di tale scelta.

Ora, per contrasto, osserviamo qualche esempio di browser che implementano una navigazione a pannelli inconsueta. In tutti i casi la barra del titolo viene preservata, e la navigazione fra i pannelli rimane efficiente.

Stainless, versione 0.4.5:

Stainless 0.4.5

e con più di un pannello aperto:

Stainless 0.4.5 - più pannelli

In Stainless, il pannello in primo piano è il più scuro, questo perché graficamente la logica è invertita rispetto a Safari 4 Beta. Ma si noti come viene rispettata la zona della barra del titolo, si noti la posizione più intelligente della x per chiudere il pannello e del + per aprirne uno nuovo; si noti infine che potendo visualizzare le icone dei siti (favicon), è molto più immediato orientarsi quando si ha una dozzina o ventina di pannelli aperti e i titoli delle pagine Web vengono brutalmente abbreviati per ragioni di spazio. Si osservi ancora la situazione in Safari 4 Beta con molti pannelli aperti: con la coda dell’occhio sono tutti uguali.

Ecco invece Opera 9.62 che, come Safari 4 Beta e Google Chrome, dispone i pannelli sopra la barra dell’indirizzo:

opera962-tabs.png

Anche qui la barra del titolo viene preservata; il pulsantino con la x per chiudere il pannello è a sinistra, come in Safari, ma osservando il pannello all’estrema sinistra la distanza rispetto ai pulsanti colorati di controllo della finestra è sufficiente per non fare pasticci, questo perché i pannelli hanno la loro fila, la loro propria area, e non invadono aree di altri elementi dell’interfaccia.

Che l’ispirazione di questo cambiamento di interfaccia grafica in Safari 4 Beta sia Google Chrome è evidente. E forse qualcuno obietterà alle mie osservazioni sui Tabs on top in Safari dicendo che, in fin dei conti, Google Chrome fa così e va benissimo, eccetera. Vogliamo rinfrescarci la memoria ed esaminare l’interfaccia di Google Chrome?

Google Chrome

.

Perché è così sobria ed efficace?

  1. Perché Google Chrome non ha mai avuto una barra del titolo.
  2. Perché Google Chrome non ha una barra dei menu.

Altro dettaglio: il pulsante [+] per aprire nuovi pannelli è in una posizione brillante: fuori dai pannelli aperti ma senza interferire con quei pochi elementi costanti nell’interfaccia grafica di Windows: i pulsanti Ingrandisci, Minimizza e Chiudi nell’angolo in alto a destra di tutte le finestre. Il [+] in Safari è più goffo, secondo me, e quando i pannelli aperti sono molti è facile perderlo di vista e fare clic sui menu extra nella barra dei menu, o sull’icona di Spotlight. Stainless (vedere figura sopra) ha copiato la logica di Google Chrome, e anche lì il [+] è collocato in una posizione più interessante.

Un altro passo indietro rispetto a Safari 3: il riposizionamento dei pannelli. In Safari 3 i pannelli sono pannelli e non parte integrante della finestra principale, quindi è possibile ‘afferrarli’ facendo clic in qualsiasi punto dell’etichetta e trascinando. In Safari 4 Beta la stessa dinamica porta allo spostamento di tutta la finestra del browser (come quando in una qualsiasi finestra si fa clic — indovinate dove? — sulla barra del titolo). Occorre individuare la linguetta nella parte superiore destra dell’etichetta, operazione non facilissima. Altra stupidaggine dal punto di vista dell’usabilità e dell’intuitività dell’interfaccia.

2.

Sempre in tema di cambiamenti all’interfaccia grafica, altre due — lasciatemelo dire — colossali idiozie sono la sparizione del pulsante Ricarica e la sparizione della barra di progresso azzurra in fase di caricamento di un sito. Adesso ci ritroviamo un’iconcina all’estrema destra della barra dell’indirizzo, che funziona come su iPhone. Solo che sullo schermo di un dispositivo piccolo e con interfaccia multi-touch il ‘pulsante’ Ricarica si vede ed è usabile. Sullo schermo di un Mac portatile o, peggio, su un monitor esterno da 20 e più pollici, non è così evidente e ho dovuto mettermi a cercarlo, anche arrivando a scegliere la personalizzazione della Barra Strumenti (ho pensato che il pulsante fosse disabilitato per default). Insomma, l’idea non funziona granché a mio avviso. In primo luogo, come ho già detto, perché in questo modo il ‘pulsante’ è meno visibile. L’utente ormai cerca automaticamente con il mouse il pulsante Ricarica accanto ai pulsanti Indietro e Avanti, visto che è tradizionalmente collocato in quella posizione. (Rompere tradizioni così radicate dell’interfaccia utente non è mai una bella idea dal punto di vista dell’usabilità, per non parlare del fatto che adesso il pulsante Ricarica si trova in una posizione assurda e poco evidente). In secondo luogo, il nuovo ‘pulsante’ Ricarica va a occupare il posto di un elemento diverso nelle precedenti versioni di Safari: il pulsante SnapBack. E visivamente non è nemmeno tanto differente:

Safari 4B - Reload

Pulsante Ricarica in Safari 4 Beta

Safari3-snapback.png

Pulsante SnapBack in Safari 3.2.1

E che cosa aveva fatto di male la barra di progresso azzurra per essere eliminata? Era uno dei dettagli più ingegnosi dell’interfaccia grafica di Safari, perché si notava immediatamente il progresso del caricamento di una pagina Web, anche senza guardare la barra di stato in basso. In tutti gli altri browser gli indicatori di progresso (barre, rotelline, logotipi animati) erano insufficienti o posizionati in angoli e punti a scarsa visibilità. Adesso c’è anche qui una rotellina piccola piccola, come se stessimo tutti lavorando su un iPhone.

[Aggiornamento: un altro dettaglio che mi era sfuggito mi fa dubitare ancor di più sulla nuova posizione del pulsante Ricarica. Ecco che cosa viene visualizzato nella barra dell’indirizzo quando si accede a pagine Web i cui contenuti vengono anche offerti come feed RSS:

Ricarica e RSS

Non è così facile centrare il pulsante per ricaricare la pagina, e mi è già capitato un paio di volte di fare clic sull’icona RSS. Per inciso, non è questione di essere incapaci o di vederci male. Moltissime aree dell’interfaccia grafica vengono raggiunte spostando il puntatore del mouse senza realmente seguirlo pixel per pixel. Se voglio fare clic sull’icona di Spotlight, per esempio, non è necessario che metta la freccetta esattamente sull’icona della lente di ingrandimento, mi basta spostare il puntatore nell’angolo lassù a destra e fare clic. Idem per il menu Apple sulla sinistra. La nuova posizione del pulsante Ricarica è inconsueta e l’unico altro browser ad averla identica è… MobileSafari su iPhone. E non tutti hanno un iPhone. E anche per chi lo possiede, come il sottoscritto, non è detto che sia altrettanto semplice da individuare e da premere quando si passa da iPhone al Mac. Proprio perché la posizione è inconsueta, e per il fatto che graficamente non è più da considerarsi un ‘pulsante’ vero e proprio, il pulsante Ricarica perde completamente in immediatezza.]

Pare che sia possibile far tornare la barra di progresso e la disposizione dei pannelli così com’erano prima — vi sono delle preferenze nascoste attivabili da Terminale (dare un’occhiata a questa pagina, per esempio), ma credo che andrebbero promosse a preferenze visibili e inserite nella sezione Aspetto/Appearance del pannello Preferenze di Safari.

3.

Un altro dettaglio migliorabile dell’interfaccia è la gestione dei siti protetti (gli https://, per intenderci). Comunemente i browser in circolazione evidenziano il fatto che si stia visitando un sito o pagina Web protetti utilizzando l’icona di un lucchetto e/o cambiando il colore della barra dell’indirizzo (Firefox, Camino, Google Chrome, ecc.). Questo è importante anche (e forse soprattutto) per segnalare visivamente all’utente quando si abbandona un sito o pagina protetti. Safari, va detto, non ha mai brillato sotto questo aspetto, limitandosi a mettere un lucchettino nell’angolo superiore destro della finestra del browser e nulla più, ma almeno chi usa Safari abitualmente sa dove guardare: anche avendo una dozzina di pannelli aperti, quando si portano in primo piano un sito o pagina protetti il lucchetto si trova sempre là in alto a destra. In Safari 4 Beta, che non ha più la preziosa area della barra del titolo, il lucchettino appare ancora più minuscolo nell’etichetta del pannello. Inutile dire che, con l’aumentare dei pannelli aperti, la visibilità del lucchettino diminuisce proporzionalmente, fino a sparire quando, con molti pannelli aperti, si passa sull’etichetta del pannello del sito protetto: il lucchetto viene coperto dalla x per chiudere il pannello. Geniale, eh?

4.

Top sites: idea non originale, ma si è cercato di implementarla in maniera originale rispetto ad altri browser. Il risultato è esteticamente gradevole, ma mi sembra un po’ chiassoso. Un browser non è iTunes. Un browser deve essere soprattutto efficiente e usabile. E qui mi arrabbio perché Safari 4 Beta contiene delle innovazioni che lo rendono — ed è stato misurato — più veloce e performante della concorrenza; solo che gli ‘abbellimenti’ a cui è stata sottoposta l’interfaccia grafica rendono l’esperienza d’uso generale leggermente frustrante. Quando ho avviato Safari la prima volta, la finestra principale per default si è aperta sui Top sites, cioè anteprime dei siti più visitati su cui si può fare clic per un accesso rapido. Safari si è messo a caricare furiosamente queste anteprime, poi è spuntata la rotellina colorata di Mac OS X, poi la finestra si è riempita di aberrazioni grafiche, poi “l’applicazione si è chiusa inaspettatamente”. Questo dopo più di tre minuti in cui non potevo far altro che guardare impotente Safari mentre arrancava nel tentativo di far qualcosa di utile. Per la cronaca: da che esiste Safari, si contano sulle dita di una mano le volte che è andato in crash sui miei Mac.

Qui il crash non ha niente a che vedere con fantomatici plug-in di terze parti (che non ho, a parte ClickToFlash, che funziona molto bene anche in Safari 4 Beta). Semplicemente, Safari sta cominciando ad avere requisiti grafici e di sistema un tantino esagerati per essere un browser e non l’ultimo gioco sparatutto o un programma professionale come Aperture, Logic, Final Cut Pro. È inconcepibile che un G4 a 1 GHz, con 1,25 GB di RAM e 32 MB di RAM video faccia fatica a far funzionare un browser. Ho persino chiuso il PowerBook per dedicare tutta la RAM video al monitor esterno da 20 pollici, ma sia Top sites che l’altra genialata (adesso arrivo anche a questa) — CoverFlow nella finestra di gestione dei bookmark e nella ricerca visuale della cronologia — caricano imperdonabilmente la CPU di lavoro extra e rendono Safari al limite dell’utilizzabile, oltre che assai lento. Non oso pensare cosa avviene su un G3 con 8 o 16 MB di RAM video…

CoverFlow: lo ripeto, Safari non è iTunes. (Neanche il Finder, se volete la mia opinione, infatti è molto raro che io ricorra alla vista CoverFlow nel Finder). È visivamente carino e impressionante ‘sfogliare’ la cronologia e i bookmark con CoverFlow quasi a tutta pagina. Ma utile? Non saprei dire fino a che punto. Non è insensato nel caso della cronologia: con tutti i siti che si visitano in una giornata di lavoro, un’immagine vale sicuramente più di tanti URL spesso lunghi e poco informativi. Forse si può dire lo stesso per i bookmark, ma nel caso dei bookmark perché la vista CoverFlow si può solo ridurre e non disattivare? Soprattutto nei casi in cui, a quanto pare, la scheda grafica è al limite della sufficienza per rendere il tutto un minimo utilizzabile. In una giornata di uso non sono riuscito a navigare fluidamente né nella cronologia né tantomeno fra i miei bookmark. O Safari si bloccava con rotellina colorata, o andava in crash.

Che devo fare, comprare un Mac con Core 2 Duo e 4 GB di RAM solo per usare decentemente Safari?

No, faccio prima a cambiare browser. Tra l’altro è da ieri che OmniWeb e altre tre applicazioni di The Omni Group sono diventati freeware.

Però, come dicevo all’inizio, sono combattuto. Safari 4 Beta ha alcune novità che mi piacciono, e molto. I siti si caricano in un batter d’occhio, i suggerimenti che appaiono quando si inizia a digitare una URL sono molto ma molto più efficaci che in altri browser (come Firefox), e a parte i difetti sin qui trattati (di cui ho già mandato feedback ad Apple e spero siano ‘imperfezioni da beta’), le prestazioni e la stabilità quando si naviga sono notevoli. Siti come Gmail sono molto più reattivi, per esempio. Inoltre pare che di questo tipo di modifiche sotto il cofano beneficerà anche il prossimo MobileSafari, il che non è male. Sono curioso di vedere come sarà la versione definitiva, e spero che venga ulteriormente raffinata e ottimizzata in modo da rendere Safari utilizzabile anche da chi non possiede l’ultimo dei MacBook Pro unibody.

Category Mele e appunti Tags

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