Scollegato

Mele e appunti

Sono rientrato da poco alla base, è da venerdì che ho dolori allo stomaco, sono indietro con i miei lavori, e non ho avuto ancora modo di riaggiornarmi con notizie, feed, e tutto quanto è capitato in Internet nelle due settimane in cui sono stato sostanzialmente offline. Mi perdonerete quindi se indugio su qualche considerazione proprio sulla vita da ‘scollegati’.

In quest’epoca di iper-informazione e iper-comunicazione, interrompere la connessione con il circostante, almeno per quanto riguarda Internet, ha qualcosa di liberatorio. Sono andato a trovare i miei genitori, che vivono in campagna e non hanno Internet (non hanno nemmeno una linea telefonica di terra). Fin dalla riorganizzazione della giornata ci si rende conto di quanto incida lo stare seduti al computer a lavorare, leggere, e interagire con Internet. Mancando Internet, e non avendo lavori da fare che necessitano lo stare online, mi ritrovo con una incredibile quantità di ore da poter impiegare in altre attività. Ecco che il farsi il caffè e portarselo alla scrivania dove c’è il Mac acceso e connesso alla Rete diventa farsi il caffè, chiacchierare con mio padre, uscire insieme a comprare il giornale, il pane fresco, e fare una salutare passeggiata per il paese. Al rientro riprendo a leggere quel libro iniziato l’anno scorso e letto finora con il contagocce e sempre in quei brevi ritagli in cui non mi trovo davanti a un computer.

Poi è l’ora di pranzo: aiuto i miei genitori in cucina, si mangia (qui ahimé con la televisione accesa sul telegiornale – un contorno davvero indigesto durante il periodo elettorale), e poi c’è un pomeriggio aperto alle attività più disparate: dall’aiutare mio padre con la legna per il camino, all’andare a trovare amici o parenti (e senza preannunciarsi al telefono o al cellulare: si va a casa loro intorno alle 17 e qualcuno c’è sempre), al fare un’escursione fotografica oppure, se il tempo è brutto, stare in casa a leggere, a scrivere o a usare il Mac come strumento di intrattenimento e non necessariamente di lavoro.

Malgrado le apparenze, non mi trovavo esattamente in vacanza: mi sono mosso anche per lavoro e per sbrigare alcune commissioni che richiedevano la mia presenza. Alla fine della giornata, sempre la stessa, subdola, sensazione: quella di essere stato comunque produttivo; anzi, in alcune circostanze perfino più produttivo del solito. In quest’epoca di iper-informazione e di iper-comunicazione, malgrado il mio non essere online, non mi è sembrato di comunicare meno. Certo, come dicevo in apertura, qualcosa è andato perso: non sono rimasto aggiornato con i miei siti d’informazione tecnica preferiti, non ho potuto aggiornare questo blog, ma in generale non ho avvertito il mio essere offline come un impoverimento.

Per chiarirci: scrivo questo non per propagandare uno stile di vita Amish, né per insinuare che la tecnologia è il Demonio e che dobbiamo starne alla larga. Faccio soltanto notare come possa avere effetti benefici lo stare per un po’ lontano da molte cose che si danno per scontate o che si radicano nella nostra vita quotidiana al punto di sconvolgerla senza che noi ce ne accorgiamo davvero. Poi è ovvio, ognuno ha la propria situazione e vive la propria dipendenza dal computer in maniera diversa – non voglio affatto generalizzare. Per quanto mi riguarda cerco di ritagliarmi dei periodi offline appena posso: riesco sempre a svolgere tutta una serie di attività che per la maggior parte del tempo rimangono sfocate e sullo sfondo, ho l’impressione che la mia creatività sia in qualche modo rinvigorita e, come ho già detto, alla fine della giornata mi sento comunque produttivo.

A ogni modo, i miei genitori stanno pensando di mettere Internet utilizzando il collegamento satellitare, e mio padre sta considerando l’acquisto di un computer portatile, più che altro per sfruttare quelle indiscutibili comodità dell’essere online: lo scriversi email, il parlarsi via chat (ci si può parlare più spesso e spendendo meno rispetto al normale telefono), il mandarsi fotografie e documenti, ecc. Senza che gli dicessi nulla, è stato lui a nominare il Mac: “Vorrei orientarmi su un Mac portatile, nuovo o usato ancora non so, ma ho già telefonato per chiedere informazioni sul punto vendita Apple più vicino a me”. Quando ero un fervente evangelista Mac, mio padre non perdeva occasione per provocarmi tirando in ballo i PC, e io ho fatto lo stesso, rispondendogli “Ma come, non vuoi un bel PC portatile, che costa poco e fa le stesse cose?”. E lui: “Scherzi? Io voglio una macchina che si toglie dall’imballo, si collega, la si accende e funziona. Se dobbiamo usare Internet per comunicare e risparmiare e mi prendessi un PC dovrei comunque telefonarti per chiederti aiuto ogni volta che succede qualche inghippo, e non avrebbe senso”.

Amen.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

3 Comments

  1. Marco Cattaneo says

    troppo faticoso, per i miei gusti.

    8-)

    sono anche io della fazione “apri la scatola, estrai, accendi, pronto!”

  2. Pingback: Offline « one match

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