Tutto meravigliosamente soggettivo

Mele e appunti

Steve Yegge: Settling the OS X focus-follows-mouse debate: Una lettura esemplare. Yegge racconta la sua esperienza nel tentativo (non del tutto riuscito) di implementare sotto Mac OS X una funzionalità da sempre presente in UNIX, la cosiddetta ‘focus follows mouse’.

Probabilmente alcuni (molti?) dei miei lettori si staranno chiedendo che caspita di funzionalità essa sia. La parola a Yegge:

Ogni volta che [tale funzionalità] viene menzionata nei forum Mac, gli utenti Mac a digiuno di UNIX chiedono “che cos’è?”. E a quel punto cominciano a fioccare risposte errate o imprecise, e quelle corrette vengono soffocate dal rumore di fondo.

Per cui lasciate che ve lo spieghi io, anzitutto, nel caso non abbiate esperienza UNIX alle spalle. Focus-follows-mouse significa che quando viene spostato il puntatore del mouse, la finestra sotto il puntatore riceve il ‘focus’ della tastiera, ovvero diventa attiva per l’input da tastiera. Mettendola in questi termini, gli utenti Mac si confondono perché danno per assodato che ‘focus’ sia sinonimo di ‘in primo piano’, perché è così che funziona sul Mac.

Ulteriore chiarimento: la finestra sotto il puntatore diventa attiva per l’input da tastiera senza passare in primo piano, così funziona su UNIX, così piace tanto a Yegge e, a quanto pare, a un sacco di altri programmatori.

Il resto dell’articolo spiega in dettaglio tutto il lavoro e i tentativi fatti da Yegge per abilitare questa funzione su Mac; la ragione del parziale insuccesso pare sia dovuta a un bug in una delle API Carbon.

Probabilmente farò la figura dell’utente Mac ignorantone, che non vede al di là del suo naso (o meglio, del suo Mac), ma vorrei dire la mia sul fatto che l’assenza di questa ‘comodissima’ (parola di Yegge) funzione di UNIX sia una grave mancanza di Mac OS X. A mio avviso, non lo è affatto.

Mi sbaglierò, ma se la funzione focus-follows-mouse fosse abilitata per default in Mac OS X, sarebbe un disastro dal punto di vista dell’usabilità generale dell’interfaccia. All’inizio scrivevo che la lettura del post di Yegge è esemplare, ma non intendevo in senso assoluto: è esemplare di come ragiona un programmatore, e il lavoro fatto da Yegge, la sua personale esplorazione sotto il cofano di Mac OS X, ha un suo indiscutibile valore, e persone come lui sono necessarie al progresso di un sistema operativo.

Ma usciamo un momento dalla testa del programmatore e mettiamoci davanti allo schermo del Mac come utenti. Poniamo di avere aperte sulla scrivania una finestra di TextEdit (o del nostro editor di testo preferito), una finestra di Safari, la finestra di Mail in cui stiamo scrivendo un messaggio email, e magari anche una sessione del Terminale. Con Spaces è piuttosto difficile che si arrivi a questa compresenza di finestre così eterogenee, ma ammettiamo di averle tutte lì, ognuna nel suo quarto di schermo, o magari anche parzialmente sovrapposte e coperte. Stiamo scrivendo l’email in Mail, il puntatore del mouse scompare (come sempre quando si sta digitando), spostiamo il mouse accidentalmente e la freccia finisce sopra la finestra di TextEdit; continuiamo a scrivere e… non stiamo scrivendo più in Mail: il resto del messaggio si trova nel documento in background di TextEdit.

Forse il mio esempio è un po’ forzato, ma è una cosa che può accadere, specie se si fanno delle pause durante il lavoro, ci si allontana dieci minuti dal Mac, e poi si ritorna per proseguire. Secondo me ha molto più senso che sia l’applicazione in primo piano ad avere il ‘focus’ della tastiera e, se intendo scrivere altrove, userò Mela-Tab o muoverò il puntatore del mouse sull’altra applicazione e la porterò in primo piano facendo clic su una delle sue finestre aperte.

Le rimostranze di Yegge hanno il loro fondamento, e non nego che per alcuni utilizzi, come quelli da lui indicati, possa essere comodo avere questa funzionalità, ma non per default. UNIX è un sistema indubbiamente potente e versatile, ma non lo considererei campione di usabilità, almeno in questo caso.

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