Trecentoventuno

Mele e appunti

Dopo qualche post a dissertare dell’ancora immateriale iPhone, eccomi a parlare brevemente di una piccola soddisfazione terra-terra. Qualche giorno fa ho cambiato la batteria al mio buon vecchio iBook G3 “conchiglione” 466 MHz graphite. Aveva ancora la sua originale, e già il fatto che mi durasse 25 minuti era eccezionale, visto che iBook e batteria hanno ormai sei anni.

Per cambiare la batteria ho dovuto spegnere l’iBook. Prima di farlo, mi sono chiesto da quanto non lo spegnessi, non lo riavviassi, non facessi un logout. Un po’ per curiosità, un po’ perché proprio non ricordavo, ho avviato il Terminale e ho richiesto questa informazione con il comando uptime. Con sorpresa e compiacimento ho scoperto che l’uptime era di 321 giorni. Quasi un anno.

Quasi un anno senza alcun problema, senza necessità di riavvii, senza rallentamenti nell’uso pressoché quotidiano del portatile. Quasi un anno senza la benché minima manutenzione. Tutto questo pur non avendo il sistema operativo aggiornato (l’iBook viaggiava ancora con Mac OS X 10.4.4) e senza aver scaricato i vari aggiornamenti di sicurezza. Sostituita la batteria e riacceso l’iBook, ovviamente, è partita la sequela di aggiornamenti e ora va tutto come prima, se non meglio. Grazie a Mac OS X, che è un sistema stabile, e questo piccolo episodio me l’ha ricordato ancora una volta.

L’altra buona novella è senza dubbio la batteria nuova. Dopo la sostituzione e un paio di cicli di ricarica, non solo ho scoperto che è più potente della originale (grazie a coconutBattery), ma anche che mi garantisce un’autonomia mai avuta prima, autonomia che i PowerBook G4 e i MacBook/MacBook Pro si sognano: cinque ore e quaranta minuti, con luminosità ridotta del 50%, ma con un’attività normale del disco rigido e AirPort accesa. Per me, per il mio lavoro, la velocità del processore non è essenziale. La mobilità e l’autonomia del portatile, spesso invece lo sono (è anche per questo che il Newton è un compagno inseparabile). In quest’ottica, il cambio di batteria è stato un upgrade equivalente a mettere un disco rigido più capiente o raddoppiare la RAM a disposizione. Lunga vita all’iBook.

The Author

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4 Comments

  1. Eh, capisco, Frank. Non tutti gli iBook vengono col buco, purtroppo. Il buon vecchio conchiglione non mi ha mai dato da pensare. L’unica grossa riparazione è stata la sostituzione dell’unità DVD. Per molto tempo è stata l’unica macchina affidabile… Ricordo l’epoca dell’iMac ripetutamente fulminato da temporali, o il PowerBook G4 con la batteria andata e il disco rigido pure. L’iBook continua imperterrito da alcuni anni, e speriamo continui così.

    Ci sentiamo presto!
    Ciao,
    Riccardo

  2. Sempreverde says

    insomma dici che un portatile Macintosh non conviene? ci avevo fatto una mezza idea

  3. Sempreverde, fammi capire: scrivo un post parlando della grande affidabilità di un iBook del 2000 — che è e resta un portatile Macintosh — e tu scrivi “insomma dici che un portatile Macintosh non conviene”?

    Ma forse ti riferivi non tanto al post, quanto al mio commento precedente. Anzitutto quel che è capitato al mio PowerBook G4 non è rilevante: la batteria difettosa non era un problema di Apple ma di chi ha fornito le batterie, ed è stata sostituita senza alcuna spesa aggiuntiva. Il disco rigido andato, ancora una volta, è un problema che prescinde dalla qualità della marca del computer che lo contiene. Insomma, i dischi rigidi si rompono prima o poi, che il portatile sia Macintosh o no. Che il computer sia un portatile o no.

    Oggi un portatile Mac, secondo me, conviene più che mai: con poco più di mille Euro si compra un MacBook, che ha prestazioni indubbiamente superiori di un vecchio PowerBook G4.

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