Cosa non mi piace di…

iTunes

iTunes non è un brutto programma, e ho apprezzato i cambiamenti dell’interfaccia (i più macroscopici e i più sottili) introdotti dalla versione 7. C’è però una cosa che mi ha sempre irritato, fin dalle versioni anteriori: la funzione del pulsante verde in alto a sinistra. Viola palesemente le linee guida dell’interfaccia utente. In tutte le applicazioni Apple (o almeno la stragrande maggioranza), i tre pulsantini colorati nell’angolo superiore sinistro delle finestre hanno funzioni precise e coerenti: il rosso chiude la finestra (ma in alcuni casi, come con le Preferenze di Sistema, chiude l’applicazione del tutto, in pieno stile Windows), il giallo la contrae inviandola al Dock, il verde la ridimensiona, provando ad adattarla a seconda della risoluzione dello schermo e della posizione del Dock. In genere, premendo il pulsantino verde, l’applicazione tenterà di ingrandire la finestra principale in modo che occupi tutto lo schermo ma senza disturbare la striscia di terreno digitale occupata dal Dock (che si trovi a sinistra, in basso o a destra).

iTunes no, iTunes è speciale. Un clic sul pulsantino verde e appare il MiniPlayer. Lo so, è documentato che si comporti così, ma spesso mi trovo a voler ridimensionare la finestra in modo che si estenda per tutto lo schermo, e invece iTunes si restringe nel piccolo MiniPlayer e devo ri-espanderlo e ridimensionare la finestra trascinando l’angolo inferiore destro. E il ridimensionamento non è mai preciso al pixel come lo sarebbe con un buon ridimensionamento automatico, funzione principale del pulsante verde. A mio avviso questa incongruenza dell’interfaccia utente è una stupidaggine, e la soluzione mi sembra davvero semplice: creare un pulsante nella parte inferiore della finestra di iTunes, che abiliti e disabiliti il MiniPlayer (pulsante che ovviamente deve rimanere visibile, magari ridotto, quando si passa al MiniPlayer), e dare al pulsante verde lo stesso comportamento che ha in tutte le altre applicazioni.

L’Installer di Macromedia Dreamweaver

(E tutti quegli installer che si comportano in modo analogo). Qualche giorno fa ho installato la versione di prova di Macromedia Dreamweaver 8. Mi serviva essenzialmente per provare due cosette e per prendere nota di come sono stati localizzati in italiano i menu, i comandi e i pannelli. Se qualcuno di Adobe sta leggendo: l’Installer fa schifo. Avevo bisogno di installare solo i componenti essenziali del programma, ma l’Installer non offre alcuna opzione di personalizzazione. L’alternativa è tutto o niente. Risultato: più di 14.500 file installati. In gran parte si tratta di piccolissimi file .html e .gif che costituiscono l’estesa documentazione dell’aiuto. Ma se non voglio l’aiuto? Se non voglio i documenti di esempio? Se non voglio i modelli? Niente da fare. Un’inutile copia di migliaia di file che non mi servono. Visto e fatto quel che dovevo, ho cancellato Dreamweaver dal disco rigido, e anche qui casca l’asino. Perché mai non creare un bel file di testo che riporti il log completo dell’installazione? Perché un Installer che non mette tutto in un’unica cartella (come sarebbe auspicabile), ma sparpaglia piccoli file in almeno quattro luoghi diversi sul mio disco rigido, non mi offre almeno una mappa con la quale raccapezzarmi e poter eliminare manualmente i file senza che rimangano file di preferenze e altra robaccia orfana in giro per l’hard disk? Se si realizza un Installer che produce un’installazione così sparpagliata, perché non implementare anche una funzione di disinstallazione che faccia pulizia completa quando decido di buttare via tutto? Gli Installer sono applicazioni estremamente sottovalutate, a mio parere. Peccato, perché è anche dall’Installer che si capisce la cura con cui si lavora a un software.

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