Macworld Italia: chiarimenti

Versione sintetica per chi vuole andare subito al sodo

Alcuni giorni fa è stata data la notizia ufficiale: rinasce Macworld Italia, è già disponibile la versione elettronica e prestissimo sarà in edicola la versione cartacea. Grande contentezza da parte mia, dato che ho avuto l’onore e il piacere di collaborare con la rivista per anni, e sono stato chiamato a collaborare anche a questo nuovo Numero Uno. Amarezza, perché mi sono subito reso conto che dal colophon mancano i nomi dei collaboratori. Questa omissione ha scatenato una serie di brutti ricordi e mi ha fatto ricordare altri episodi e altre circostanze nella mia carriera di traduttore e scrittore tecnico in cui, per un motivo o per un altro, il mio nome non veniva citato. E non mi riferisco tanto a riviste di informatica, ma anche a libri, manuali, articoli, newsletter.

Questi brutti ricordi sono stati la base e la ragione che mi hanno spinto a scrivere la sezione Uomini nell’ombra del mio articolo Ritorna Macworld Italia. Se il mio intervento ha sollevato un polverone, non era certamente nelle mie intenzioni. Nel frattempo mi ha scritto Andrea Grassi, publisher di Macworld Italia, di iCreate (altra rivista a cui collaboro) e di altre riviste pubblicate da Play Media Company, spiegandomi che l’omissione non è stata affatto intenzionale, ma — cito — si è trattato di una svista dovuta alla concitazione con cui si è realizzato il numero 1, e nulla più. È successo che ci si è dimenticati (o si è perso) l’intero paragrafo degli “hanno collaborato” nel colophon. Non viene citato nessun autore, da quelli inglesi e americani, fino ad Accomazzi e Michelini e altri ancora.

Situazione chiarita, dunque. Come ho scritto nella mia risposta ad Andrea (che potete leggere nella versione più lunga qui sotto), quando ho visto che mancavano i nomi dei collaboratori nel colophon, non ho mai pensato che potesse trattarsi di un’omissione dettata da malizia, dalla volontà di tenere il mio nome e i nomi degli altri collaboratori all’oscuro. Se questo è il messaggio che è saltato fuori dal mio sfogo precedente, mi scuso pubblicamente. Non era per niente nelle mie intenzioni. Lamentavo l’omissione in se stessa, non c’era una presunzione di intenzionalità. Chi ha citato il mio articolo, o parti di esso, per trasmettere un messaggio differente, lo ha fatto in maniera precipitosa e superficiale.

Certo, riconosco di aver scritto testualmente: “…inserire i nominativi di chi ha dato un contributo alla creazione di qualcosa mi sembra puro e semplice riconoscimento del lavoro altrui. Mi sembra una forma di rispetto”, ma questa è una critica rivolta all’omissione in sé; non stavo accusando nessuno di ostruzionismo volontario, o di aver volontariamente, malignamente, omesso i nomi dei collaboratori. Una differenza sottile, forse, ma importante.

Altra cosa importante: gente, la rivista è migliore di prima, lasciate che ve lo dica con cognizione di causa. Abbonatevi, andate a comprarla. Così facendo vinciamo tutti: voi avete un buon prodotto in mano, e chi ci lavora può continuare a lavorarci e a portare a casa il sudato pane quotidiano.

Per me la questione finisce qui.

Versione lunga: il messaggio di Andrea Grassi e la mia risposta

Siccome mi ritengo una persona intellettualmente onesta, e cerco di essere il più possibile obiettivo, riporto di seguito le parti fondamentali del messaggio che ho ricevuto da parte di Andrea Grassi, publisher di Macworld Italia, e che mi ha autorizzato a citare, nonché la mia risposta per esteso.

Andrea Grassi:

Ciao Riccardo, ho letto il tuo post sul nuovo Macworld e condivido molto di quel che scrivi sui lavoratori della comunicazione che spesso operano un po’ nell’ombra o comunque in una situazione ben diversa da quella che immagina il pubblico, che pensa che siamo per forza un po’ tutti come i giornalisti che si vedono i tv.

Quel che mi lascia un po’ amareggiato è il modo in cui ti lamenti della mancata citazione nel colophon della rivista. Hai perfettamente ragione a lamentarti, ma si è trattato di una svista dovuta alla concitazione con cui si è realizzato il numero 1, e nulla più.

È successo che ci si è dimenticati (o si è perso) l’intero paragrafo degli “hanno collaborato” nel colophon. Non viene citato nessun autore, da quelli inglesi e americani, fino ad Accomazzi e Michelini e altri ancora.

Ciao Andrea, e grazie di avermi scritto. Qualche osservazione ulteriore:

  1. Scrivere quell’articolo non è stato facile, e ho cercato il più possibile di chiarire come non fosse solo ed esclusivamente una polemica rivolta alla rivista Macworld. Il mio è stato principalmente lo sfogo di qualcuno che, fra traduzioni e scrittura tecnica, ha lavorato sodo per 12 anni e, per un motivo o per un altro, non è mai stato in grado di dimostrare in maniera diretta a quante cose ha partecipato o a quanti e quali lavori di traduzione ci sia dietro il suo nome. Esempio macroscopico: ho tradotto per circa 10 anni la newsletter sulla sicurezza di Bruce Schneier, Crypto-Gram, che fino al 2010 fu pubblicata da Communication Valley SpA, azienda poi assorbita da un’altra, che ha chiuso il progetto. I lettori di Crypto-Gram in italiano vedevano semplicemente che la traduzione della newsletter era “a cura di Communication Valley”. Se non avessi citato questo lavoro sul mio profilo online, dubito che il pubblico se ne sarebbe reso conto (e ancor oggi mi chiedo quanti lo sappiano).
  2. Quando ho visto che mancavano i nomi dei collaboratori nel colophon, non mi è mai sfiorata l’idea che fosse un’omissione dettata da malizia, dalla volontà di tenere il mio nome e i nomi degli altri collaboratori all’oscuro. Ma sempre di omissione si tratta. Pensa se invece di essere una rivista fosse stato un evento; un evento che un gruppo di persone ha contribuito a organizzare e poi, arrivato il momento dell’inaugurazione, questo gruppo di persone non viene invitato per una dimenticanza. Un errore innocente, senza dubbio, però intanto il pubblico vede solo chi c’è e si fa un’idea differente.
  3. Hai ragione quando dici che avrei potuto lamentarmi via email prima di scrivere un articolo sul mio sito. Sono stato un po’ impulsivo probabilmente perché quando fui contattato da Lucio e invitato a collaborare alla rinascita di Macworld, la cosa mi aveva entusiasmato molto. Avevo collaborato dal 2002 al 2009 (il mio nome a volte veniva citato, a volte no), e poter riprendere la collaborazione per me era importante. Ripeto, non per vanagloria, ma per il prestigio che la testata ha sempre avuto nel mondo Mac. Ero semplicemente orgoglioso di farne parte. Quando mi sono accorto dell’omissione dei collaboratori ci sono rimasto un po’ male, e la cosa ha scatenato una decina d’anni di brutti ricordi.
  4. Il succo del paragrafo “Uomini nell’ombra” del mio articolo non è quello di accusare puntando il dito e dicendo ‘Bastardi’, ma semplicemente quello di far presente che a volte, per un motivo o per un altro, certe persone non vengono menzionate apertamente, e che questo può creare un’immagine diversa in superficie rispetto alla realtà delle cose. Tutto lì. Come ho detto a chiusura di articolo, non si tratta di una polemica rivolta solo e direttamente a Macworld.

Andrea:

Il tuo nome del resto compare nel colophon di iCreate fin da quando abbiamo iniziato a collaborare, e lì hai una rubrica fissa con nome, foto, breve biografia e link al sito.

Non mi sembra l’atteggiamento di chi non vuole dare il giusto credito ai collaboratori della rivista, che è un po’ la figura che ci fa l’azienda nel tuo post, tant’è vero che ci sono su Facebook e altri blog post che citano proprio quei passaggi.

Infatti non sto parlando di iCreate. Sono questioni di lana caprina, probabilmente, ma quel che intendevo dire nel mio articolo non era che la rivista non volesse dare il giusto credito ai collaboratori — semplicemente che non lo dava. Lamentavo, e lamento, l’omissione, non l’intenzionalità. È una differenza sottile, lo so: del resto le omissioni sono sempre problematiche perché — che dietro vi sia intenzionalità o si tratti di una banale svista tecnica — il risultato è lo stesso.

Andrea:

Mi spiace un po’ che il lancio di Macworld sia sminuito da dubbi e insinuazioni che avrebbero potuto tranquillamente risolversi con uno scambio di email, le doverose scuse da parte nostra e la promessa che non si ripeterà.

Se vorrai citare il mio messaggio in un aggiornamento del post o in un commento, ti autorizzo fin d’ora a farlo. Io mi limiterò a una breve sintesi sui profili social network di Macworld.

Andrea, è mia intenzione chiarire la situazione pubblicamente quanto più possibile, e ho intenzione di pubblicare un nuovo articolo, Macworld Italia: chiarimenti, che verrà citato anche come aggiornamento nell’articolo che ho già pubblicato, di modo che chi arriva a Ritorna Macworld Italia possa poi leggersi anche i chiarimenti.

Per chiudere, non immaginavo che il mio articolo potesse creare molto scompiglio. Il mio non è un blog così letto, in fondo, e quando ho commentato al post di Lucio [Bragagnolo] Eccezionalmente, pubblicità, ho deliberatamente evitato di inserire un link al mio articolo perché non volevo affatto monopolizzare la conversazione, per così dire. Poi ovviamente mi dà fastidio che ci siano persone che estrapolano parti di cose che scrivo e che le trasformino in insinuazioni o che diano un tono diverso da quello originale.


 

Insomma, tutto è chiaro quel che finisce chiaro, si spera.

Category Mele e appunti Tags ,

About Riccardo Mori

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