Avventure vintage

È da lunedì che sto ristrutturando la mia rete domestica di Mac. Ho voluto apportare qualche miglioria, ma sono capitati alcuni incidenti di percorso che hanno creato un ‘effetto valanga’, facendomi tornare ai tempi della risoluzione dei problemi con il Mac OS classico. Amo i vecchi Mac e mi piace farli funzionare — ho persino un blog sull’argomento, System Folder — però una cosa va detta: nell’èra pre-OS X il processo di risoluzione dei problemi quando tutto va storto può diventare presto un piccolo incubo, e i tempi necessari per isolare la causa dell’inghippo e risolverla possono essere insopportabilmente lunghi. Questo per rinfrescare la memoria a quei pochi rimasti che “con Mac OS 9 si stava meglio”.

Il tutto inizia in maniera semplice, perfino banale. Nella mia rete domestica l’anello di congiunzione fra i Mac più recenti e i Mac vintage è sempre stato un Quadra 950. A volte un PowerBook 5300, ma solo temporaneamente. Voglio che sia una macchina versatile e espandibile, e il Quadra 950 sembra fatto apposta, visto che è possibile infilarci fino a un massimo di cinque dischi rigidi. Con la sua bella scheda Ethernet, è il ponte ideale fra i PowerBook moderni e la rete LocalTalk su cavo seriale su cui si affacciano il Colour Classic, il PowerBook Duo 280c e occasionalmente un Macintosh SE.

Il Quadra 950 ha fatto il suo onesto lavoro finora, ma avendo un PowerMac 9500 dotato di più potenza processore (un PowerPC a 133 MHz contro un Motorola 68040 a 33 MHz), e più RAM (272 MB contro 28), nonché di un’unità CD-ROM e di una scheda USB, ho pensato di mettere il PowerMac 9500 a fare il lavoro del Quadra. La ragione per cui non l’ho fatto prima è che il Quadra se ne stava collegato con il suo bel Macintosh Color Display CRT da 14” (che pesa svariati quintali) la tastiera e tutto quanto. Dovendo liberare spazio e togliere quindi monitor, tastiera, mouse, ecc., ho pensato di utilizzare il Quadra ‘senza testa’, pilotandolo dal PowerBook G4 in remoto con un client VNC. Ma per questo il candidato migliore è il PowerMac 9500: oltre ai vantaggi citati, sul 9500 gira Mac OS 9.1, ed è sufficiente installare Vine Server per OS 9 (prima si chiamava OS9vnc) per essere felici.

La migrazione è avvenuta rapidamente, la configurazione del PowerMac fatta in pochi minuti, e tutto funzionava. All’avvio, il PowerMac attivava automaticamente AppleTalk sulla porta Ethernet e la condivisione documenti. Vine Server si avviava da solo (basta metterlo in Cartella Sistema > Avvia Con). Sul PowerBook G4 aprivo Condivisione Schermo, inserivo manualmente l’IP del PowerMac 9500 e in pochi istanti appariva una finestra con la scrivania del PowerMac.

Quattro ore dopo, l’inizio della fine: il disco interno SCSI da 8 GB con l’installazione di Mac OS 9 e alcune cartelle di backup ha smesso di funzionare, così, senza nemmeno un rantolo meccanico. Ogni tentativo di aprire file o cartelle mi dava errore (elemento non trovato) e riavviando il Mac non vedeva più il disco. Ho cercato quindi di riavviare dall’altro disco interno da 500 MB, sul quale però non c’era installato nessun sistema utile a far partire un PowerMac 9500, solo la versione ridotta all’osso del System 7.1 contenuta in A/UX.

Scollego tutto, apro il PowerMac, tolgo il disco guasto e, già che ci sono, provo a metterne un altro. Cerco negli scatoloni del vecchio hardware e trovo un Quantum Fireball da 1,3 GB che in una vita passata era il disco di avvio del fu Quadra 700. Lo collego e riavvio il PowerMac 9500. Si riavvia proprio da quel disco che contiene un’installazione di Mac OS 8.1. L’idea era quella di inserire il CD di Mac OS 9.1 e aggiornare l’8.1 ma — sorpresa — il Mac non vede il CD. Non sto a raccontare tutto, ma dirò che dopo una serie di ricerche ho scoperto che per vedere quel CD era necessario avere l’estensione Apple CD-ROM aggiornata… di Mac OS 9. Non era nemmeno possibile avviare direttamente da CD tenendo premuto il tasto C all’avvio. E mi trovavo in un circolo vizioso.

Ma non finisce qui. A complicare le cose, dopo uno dei tanti riavvii, muore anche il disco da 1,3 GB appena riesumato (o quantomeno si blocca in un loop in cui si sente ripetuto un rumore come ‘tri-tric tri-tric’). Morale: non importa se si è in un momento di ispirazione letteraria — mai chiamare una coppia di dischi rigidi “Rosencrantz” e “Guildenstern”.

Il lavoro a questo punto si complica, perché l’ultimo superstite è anche purtroppo il disco meno capiente, solo 500 MB di cui 180 liberi. Il lettore CD del PowerMac non vede il CD-ROM di Mac OS 9.1, quindi una possibilità è quella di estrarre il disco, inserirlo in un guscio esterno SCSI e collegarlo al PowerBook 5300. Quest’ultimo, connesso al PowerBook G4 Titanium via Ethernet, può vedere i dischi del Titanium e montarli sulla scrivania. Inserisco quindi il CD di Mac OS 9.1 nell’unità ottica del Titanium, lo monto sulla scrivania del PowerBook 5300 e da lì faccio partire l’Installer di OS 9.1 specificando un’installazione di base sul disco rigido da 500 MB del PowerMac 9500, diventato temporaneamente unità esterna. Arrivato a circa 60% del processo, l’installazione fallisce perché non riesce a estrarre dei file dall’Archivio Compresso dell’Installer di OS 9.1. Subito dopo, anche la connessione Ethernet con il Titanium cade improvvisamente.

Comincio a pensare che forse è il CD di OS 9.1 a non andare tanto bene. Il piano B è presto messo in atto: riattivo la connessione Ethernet fra il Titanium e il PowerBook 5300, e copio brutalmente la Cartella Sistema presente sul CD di OS 9.1, che è una configurazione minima per poter fare il boot da CD. Il piano prevede di reinserire il disco rigido nel PowerMac 9500, riavviare il PowerMac usando la Cartella Sistema minima copiata nel disco rigido, e finalmente inserire il CD di OS 9.1 nel lettore del PowerMac (che ora verrà riconosciuto) e fare una installazione completa di Mac OS 9.1.

L’installazione fallisce due volte: la prima per un non ben definito errore di copia; la seconda perché, arrivato in fondo, non c’è più spazio su disco (oggi con tutti i giga di cui disponiamo ci siamo dimenticati dell’errore “Disco pieno”!). Ora però, grazie alla Cartella Sistema 9.1 minima, la porta Ethernet del PowerMac viene riconosciuta nel pannello AppleTalk (nella precedente installazione di Mac OS 8.1 avevo tolto le estensioni per la Ethernet, dato che sul Quadra 700 la Ethernet era di tipo AAUI e non 10Base-T, è per questo che ho dovuto espiantare il disco e collegarlo al Titanium usando il PowerBook 5300 come tramite), quindi posso riprovare l’installazione mettendo il CD di OS 9.1 nel Titanium e montandolo sulla scrivania del PowerMac 9500. Riprovo l’installazione e durante il processo la linea fra i due Mac cade. L’ultima spiaggia prima di cedere le armi è installare Mac OS 9.1 su un disco esterno FireWire collegato al Titanium, montare quel disco sulla scrivania del PowerMac 9500 (sempre connesso al Titanium via Ethernet) e copiare la Cartella Sistema — ora davvero completa — dal disco FireWire al disco interno del 9500. Stavolta tutto fila liscio.

Scollego tutto e riavvio il PowerMac 9500. Il sistema si carica, ma è sospettosamente lento. Dodici minuti dall’icona del Mac sorridente alla scrivania sono troppi. (Nota a margine: i tempi di avvio dei Mac con OS 9 e precedenti sono sempre più veloci di qualsiasi installazione di Mac OS X. Il vecchio Quadra 950 con System 7.5.3 si avvia in 40 secondi. Il PowerMac 9500 prima del disastro si avviava in poco più di un minuto, con Mac OS 9.1). Avviando con le estensioni disabilitate tutto è a posto e il PowerMac è molto reattivo, quasi più di prima. Il problema è evidentemente una o più estensioni, o anche un conflitto fra esse. Può essere che non installando Mac OS 9.1 direttamente sul PowerMac ma usando un’installazione fatta da un PowerBook Titanium, siano state aggiunte componenti che mandano il PowerMac in rigetto. La caccia all’estensione maledetta, in pieno stile pre-Mac OS X, ha inizio ora, e se l’argomento intrattiene e diverte, farò sapere come va.

So che la prima reazione, leggendo questa avventura, è quella di pensare che io abbia molto tempo libero, e che non abbia niente di meglio da fare. In realtà ci ho dedicato un paio di mattine. Mi sono ritrovato con un po’ di tempo libero e ho voluto più che altro divertirmi. Il bello di questi pasticci è il non demordere e vedere chi la spunta. Il bello è riuscire nell’impresa e avere una rete diversificata ed efficiente, con il PowerMac che si fa carico di montare i dischi dei Mac d’antan e di permettermi di accedere a tutti i miei archivi da un’unica posizione. Ma se eliminiamo la componente ‘ludica’ dell’impresa e la analizziamo seriamente e da un punto di vista produttivo, allora ci accorgiamo di come la vita con Mac OS X sia molto, ma molto più facile.

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About Riccardo Mori

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