WWDC 2013 — OS X Mavericks e iOS 7

OS X Mavericks

Nelle settimane precedenti la data fissata per la conferenza degli sviluppatori (WWDC 2013), hanno circolato notizie secondo cui parte del gruppo di ingegneri Apple al lavoro su Mac OS X veniva prestato al gruppo di ingegneri iOS, in modo da avere un prodotto adeguatamente completo (iOS 7) entro il 10 giugno. Mentre Federighi stava presentando alcune delle nuove funzionalità della prossima versione di OS X, la mia primissima impressione è stata che tale ‘spostamento di forze’ si notava eccome. Quando si è arrivati al punto del keynote in cui è stato introdotto iOS 7, è subentrata un’altra impressione: se da un lato iOS 7 sembra gridare al nuovo in ogni angolo dell’interfaccia, quel che comunica OS X è un timido “Sono sempre io, il buon vecchio sistema operativo su cui potete contare”. Potrà sembrare un commento un po’ ingiusto, ma a parte le nuove ‘tecnologie avanzate’ sotto il cofano, poco di quel che ho visto nelle demo di OS X Mavericks merita a prima vista di appartenere a una major release di un sistema operativo. In passato, piccole novità quali i pannelli nelle finestre del Finder o le etichette (tag) venivano tipicamente introdotte in aggiornamenti minori di OS X.

Con OS X Mavericks termina la tradizionale denominazione ‘felina’ di OS X (doveva succedere prima o poi, le tipologie di felini feroci non sono moltissime). Con Mavericks passiamo a nomi relativi a località di interesse della California, e la cosa mi lascia un po’ perplesso. Viste l’immagine e la presenza decisamente internazionali di Apple, mi sarei aspettato una scelta con una valenza, appunto, più internazionale, più universale, invece di optare per nomi che probabilmente dicono poco e niente al di fuori degli Stati Uniti (e forse persino al di fuori della California… sarei curioso di sapere cosa suggerisce ‘Mavericks’ a un cittadino dello stato di New York o del South Dakota, per dire). Mi vengono in mente tantissime alternative: nomi di metropoli note a livello mondiale, nomi di artisti famosi (non so voi, ma a me sarebbero piaciuti nomi quali OS X Picasso o OS X Matisse), nomi di scienziati importanti, e così via. Capisco l’orgoglio dell’azienda californiana, ma OS X è senza dubbio un prodotto di esportazione, non certo una specialità regionale.

Il nuovo logo di OS X, poi, mi ha sottilmente ingannato. Vista la grande somiglianza con il nuovo logo di iOS 7, quasi mi aspettavo un rinnovo almeno parziale dell’interfaccia grafica di OS X. Non che trovi quella attuale noiosa o datata, ma se pensate a tutto il dibattito su iOS 7, per cui si diceva che bisognava aspettarsi una drastica riprogettazione di iOS ora che Jonathan Ive è responsabile anche del design del software, lo stesso discorso vale per OS X. Insomma, si diceva che ormai lo skeumorfismo stava diventando un vicolo cieco per iOS, che rappresentava una discrepanza, un contrasto con le linee rigorose e minimaliste dell’hardware dei dispositivi iOS; beh, lo stesso può dirsi di Mac OS X e dei computer Mac. Magari si tratta semplicemente di una questione di priorità (in questo momento il redesign di iOS aveva la precedenza su quello di OS X) e di tempo (forse vedremo un ripensamento dell’interfaccia utente grafica di OS X nella versione ancor successiva, OS X 10.10, OS X 11 o come caspita decideranno di chiamarlo).

Osservazioni negative a parte, alcune delle nuove funzioni di Mavericks mi hanno davvero impressionato. Mi piacciono le migliorie in Safari — che rimane il mio browser preferito — e mi piace l’idea di iCloud Keychain. Sì, già si leggono articoli secondo cui iCloud Keychain potrebbe rendere inutili prodotti di terze parti come 1Password, ma per quanto mi riguarda preferisco che certe funzionalità alla fine vengano implementate da Apple e incorporate nel sistema, specie se si tratta di qualcosa legato alla sicurezza.

Altrettanto impressionanti sono state le demo di nuove tecnologie avanzate come Timer Coalescing, App Nap e Compressed Memory. Gradisco parecchio la direzione in cui si sta muovendo Apple in materia di risparmio energetico (maggiore durata delle batterie, ma anche minor spreco di risorse del processore), anche perché credo che funzioni come queste avranno un impatto benefico sui Mac meno nuovi. Una migliore gestione della memoria e delle risorse non può che giovare a coloro i quali tuttora utilizzano hardware di tre-quattro anni fa, e sono molto curioso di vedere come si comporterà sotto questo punto di vista il mio MacBook Pro Core 2 Duo di metà 2009 una volta installato OS X Mavericks.

Che più bianco non si può: iOS 7

La primissima impressione

La mia prima reazione di fronte alla nuova interfaccia di iOS 7 è stata: È una boccata d’aria fresca di cui si sentiva davvero il bisogno. Ciò che trovo interessante, e ironico, è come il design appaia fresco e nuovo pur ricordando al tempo stesso alcuni aspetti del design modernista della metà del XX Secolo; più precisamente, mi sembra un misto di certo rigore e minimalismo degli anni Sessanta e di certe fantasie e libertà cromatiche più tipiche degli anni Settanta. John Gruber, Marco Arment, Matt Gemmell, Frank Chimero e Harry Marks fra gli altri, hanno già condiviso una serie di osservazioni intelligenti su iOS 7, e concordo in particolar modo con Matt Gemmell quando scrive:

iOS 7 fa a meno dei bordi, e si affida invece al colore per indicare elementi interattivi, e a separatori per organizzare le informazioni. I controlli diventano impliciti, e si basano su etichette o icone, sul posizionamento di certi elementi e sulla visibilità data dalla forza di un particolare tema cromatico […]. Le icone sono stilizzate, dei semplici contorni che disegnano la forma, e pare esservi la tendenza a omettere le intestazioni nelle schermate all’interno di una gerarchia.

Leggibilità e tranquillità sono all’ordine del giorno […]. Alcuni si sono lamentati del carattere di sistema, troppo sottile (è possibile scegliere uno stile più corposo e anche aumentarne le dimensioni globalmente — in quelle applicazioni che supportano tale funzione), ma lo schermo Retina garantisce nitidezza e leggibilità attraverso tutto il sistema.

La chiarezza, naturalmente, non si può aggiungere: deve essere il risultato di un processo di rimozione. Per quanto riguarda iOS 7, l’appendice residua da eliminare era la falsa tridimensionalità.

[…]

iOS 7 non è piatto. Sono presenti lievi ombreggiature, effetti di illuminazione, sfumature cromatiche, e persino nuovissimi effetti di parallasse (piuttosto gratuiti e dispersivi, secondo me, e per fortuna disattivabili). È più piatto di prima, questo sì, ma non bidimensionale.

Apple non progetta qualcosa ponendosi obiettivi come “Facciamolo più piatto”. È un’idea balzana, in quanto la piattezza in se stessa non possiede un corrispettivo fondamento logico nell’ambito dell’esperienza utente.

E la sua osservazione in merito alla nuova leggerezza di iOS 7 centra il bersaglio:

iOS 7 è molto, molto più leggero — sia da un punto di vista cromatico, sia di conseguenza da un punto di vista di peso visuale. L’uso generoso dello spazio bianco per dar respiro all’interfaccia è visibile ovunque, e viene utilizzato per unificare e rendere omogenei stili di interfaccia in precedenza assai diversificati.

L’impressione generale è di brillantezza e ariosità.

Che è esattamente la prima cosa che ho notato nel video introduttivo di iOS 7 utilizzato per inaugurare quella parte del keynote.

Critiche a ruota libera

Quel che ho trovato francamente sconcertante sono state le critiche affrettate di certi designer della domenica, e persino di chi il designer lo fa di mestiere, che si sono accaniti contro l’interfaccia di iOS 7 dopo aver visto soltanto le immagini e i filmati presentati al keynote e sul sito Apple. L’atto di creare un modello e di presentarlo come alternativa ‘migliore’ all’interfaccia creata da Apple ha ben poco valore, a mio parere. È un intervento esterno, estemporaneo, eseguito al di fuori del processo progettuale dell’intera interfaccia di iOS 7, ed è qualcosa di (letteralmente) superficiale e cosmetico che pare incentrarsi solo sulla forma, lasciando la funzione in secondo piano. L’interfaccia di un sistema operativo non si limita solo alla parte grafica, visuale, e non si può dire che una cosa ‘non funziona’ o ‘non sta bene’ solo per come appare. Occorre interagire con essa, occorre vederla in funzione sul proprio dispositivo, davanti ai propri occhi.

Prendete il modello disegnato da Leo Drapeau cui fa riferimento Matt Gemmell nel suo articolo (la schermata di iOS 7 è a destra, mentre il ‘redesign’ di Drapeau si trova a sinistra). Sebbene alcune delle icone ri-tracciate da Drapeau possano sembrare esteticamente migliori rispetto alle icone equivalenti in iOS 7, questo genere di proposta di restyling è analogo al soffermarsi sui dettagli perdendo di vista l’intero paesaggio. Il gruppo di designer di Apple guidato da Ive magari non avrà azzeccato tutti i dettagli da subito, ma ha creato un paesaggio generale di tutto rispetto. Osservate la schermata Home di iOS 7 con attenzione: è presente un’omogeneità molto più forte che unisce tutte le icone. I legami che le uniscono sono molto più evidenti. Tutte le icone di iOS 7 riflettono un’identità, uno stile ben precisi. Le icone delle applicazioni Fotocamera, Impostazioni e Borsa ridisegnate da Drapeau conservano tutte strascichi di una certa tridimensionalità che non vuole staccarsi del tutto da iOS 6.

Insomma, è facile ritoccare il lavoro finito altrui. Molto più arduo pensarlo e progettarlo da zero. Un esercizio che assegnerei a tutti questi designer che ritengono di saper far meglio: immaginate di dover disegnare l’intera interfaccia utente di iOS 8, e che il risultato finale debba essere tanto lontano da iOS 7 quanto iOS 7 lo è da iOS 6. Vediamo che cosa tirate fuori.

A questo proposito mi trovo molto d’accordo con un’osservazione di Frank Chimero nel suo articolo Generosity of Perspective:

È bene ricordare che Ive ha iniziato a sovrintendere lo Human Interface group [il team che si occupa di progettare le interfacce utente in Apple] solo 7 mesi fa, e hanno riprogettato l’intero sistema operativo del telefono in quell’arco di tempo. Parliamoci chiaro: sette mesi per fare tutto questo sono una scadenza assurda.

Una delle caratteristiche di un buon designer è l’odio per le incoerenze, perciò ritengo che certa variabilità nell’interfaccia di iOS 7 sia da imputare ai tempi ristretti di esecuzione, e non all’incapacità di individuare le incoerenze.

Non sto dicendo che criticare la nuova direzione che ha intrapreso il design dell’interfaccia grafica di iOS 7 sia sbagliato o che sia un esercizio inutile. Ritengo che, in questo momento, sia semplicemente prematuro. Sono rimasto sorpreso da quante cose mi siano piaciute della nuova interfaccia, e vi sono certi dettagli che invece non mi convincono, ma la mia prospettiva potrebbe benissimo cambiare da qui a quando iOS 7 uscirà dalla fase beta e sarà ufficialmente disponibile per tutti.

Nel frattempo faccio presente quanto stupidi si dimostrano certi nerd con le loro critiche: prima a lamentarsi dicendo che iOS dovrebbe essere più simile ad Android, specie per quanto riguarda la schermata di blocco, la schermata Home e il Centro Notifiche. Adesso accusano Apple di aver copiato Android nell’implementazione del nuovo Centro Notifiche, nell’aspetto della schermata di blocco, eccetera. E vi ricordate di quelli che si lagnavano della mancanza di un pannello di controllo che riunisse le impostazioni di uso più frequente (interruttori per il Wi-Fi, il Bluetooth, per regolare la luminosità e quant’altro)? Bene, adesso in molti criticano il nuovo Control Center dicendo che “è troppo affollato”. E che dire di quelli annoiati e disgustati dallo skeumorfismo di iOS 6? Adesso sostengono che iOS 7 è “troppo piatto”, “troppo colorato”, che è passato da un estremo all’altro, bla bla bla.

Un mio parere ‘beta’ su iOS 7

Come ho brevemente accennato più sopra, sono sorpreso dalla quantità di dettagli che mi piacciono della nuova interfaccia. Dico questo perché solitamente non sono un patito del cosiddetto design piatto, e a differenza di altri, qualche tocco di skeumorfismo qua e là non mi è mai dispiaciuto: ho sempre visto lo skeumorfismo di Apple come qualcosa di innocuo e scanzonato, più che un ostacolo vero e proprio per l’usabilità. Quando hanno iniziato a circolare voci secondo cui iOS 7 avrebbe inaugurato un cambio drastico dal punto di vista del design, e conoscendo l’estetica di Ive in ambito hardware, temevo davvero che iOS 7 avrebbe finito con l’apparire frigido, austero, asettico e ultra-minimalista per il gusto d’esserlo.

Lieto di essermi sbagliato. A me iOS 7 sembra elegante ed estroso al tempo stesso. Si tratta forse della prima iterazione di iOS che definirei ‘stilosa’ in senso buono. iOS 7 esprime un senso di stile piuttosto spiccato; è dotato di un livello di personalità che mancava alle versioni precedenti. Come dice giustamente Matt Gemmell, è un incredibile passo avanti, e rappresenta una mossa presuntuosa e categorica.

Non faro lo stesso errore di molti designer tanto ipercritici quanto affrettati, quindi non mi soffermerò su dettagli come le nuove icone o le trasparenze. In primo luogo perché alla fine si tratta di gusti personali (se è per questo, vi sono parecchie applicazioni, di Apple e di terze parti, dotate di icone che non sopporto, ma le tollero perché appartengono ad applicazioni a me assai utili). Secondariamente perché, come ho già detto, ritengo che abbia poco senso stare a discutere se un elemento di design come un’icona, un pulsante o un cursore ‘funzioni’ o meno senza aver prima interagito dal vivo con il sistema operativo. (Ha poco senso anche perché in questo momento non è detto che quegli elementi rimangano invariati fino all’introduzione ufficiale di iOS 7 quest’autunno).

Quel che posso dire da ciò che ho visto (schermate e video) è che l’interfaccia di iOS 7 — anche in questa fase iniziale — trasmette un livello di coerenza e omogeneità che non si è mai visto nelle versioni precedenti di iOS. E sebbene in determinate parti del sistema gli elementi presi in prestito da Android, Windows Phone 8 e persino webOS siano evidenti, l’aspetto generale di iOS 7 appare unico e ben distinto, non certo un patchwork di scopiazzature.

I dettagli di iOS 7 che più mi piacciono: la nuova interfaccia di Safari, dell’applicazione Fotocamera, la nuova vista multitasking e il migliorato Centro Notifiche. Ah, e finalmente l’icona dell’applicazione Orologio è animata, le lancette segnano l’ora in tempo reale, non sono più ferme sulle 10:15.

Per quanto riguarda le nuove funzioni… beh, non è che ci sia molto di ‘nuovo’ nel senso di ‘mai visto prima’. C’è un lavoro di riposizionamento, di miglioramento, di ripensamento di quel che già c’era. E va benissimo così, perché è proprio il tipo di ‘nuovo’ che mi aspettavo, ossia il classico lavoro di lima che perfeziona l’opera. Control Center è un’aggiunta benvenuta, la tipica funzionalità a cui so di far ricorso spesso e volentieri. Il nuovo e migliorato Centro Notifiche finalmente dà l’idea di essere qualcosa di integrato nel sistema, e non di appiccicato sopra in un secondo momento, com’è adesso. Siri continua a migliorare, le voci sono meno robotiche, l’interfaccia più razionale e leggera. Ma quel che gli utenti vogliono da Siri è una certa versatilità, che si riveli utile negli scenari più disparati, che sia qualcosa in più di un giochino a cui fare quelle quattro domande insulse sperando di essere compresi; da questo punto di vista, la mia impressione è che Siri non stia migliorando con la dovuta rapidità. AirDrop in iOS è un’altra ottima aggiunta. Scrivevo infatti in un mio recente articolo in inglese (che parlava della mia ‘lista di desideri’ per iOS 7):

Comunicazioni — Molte applicazioni di terze parti colmano le lacune di iOS a questo riguardo, anche per cose che iOS potrebbe benissimo gestire da solo. Per esempio, spesso mi capita di passare foto e immagini dal mio iPhone o iPad a uno o più dei miei Mac [specie Mac PowerPC privi di supporto iCloud]. Per farlo utilizzo un’applicazione davvero carina, Scotty. La sua interfaccia grafica magari non vincerà premi per il design, ma l’applicazione svolge il suo lavoro ottimamente — e velocemente. Una volta che i dispositivi si trovano sulla stessa rete wireless, si sceglie la destinazione, si scelgono le foto da inviare, e voilà. Si possono passare direttamente foto da un dispositivo iOS all’altro.

Voglio che questa funzionalità sia integrata in iOS. È molto in stile Apple, e sarebbe ora che venisse implementata, se ci pensate. Ricordo i cellulari nell’era pre-iPhone, in grado di fare praticamente lo stesso semplicemente collegandosi via Bluetooth. Apple ha aggiunto AirDrop a Mac OS X — adesso è il momento di estendere il concetto anche a iOS.

Desiderio concesso, dunque. Per quanto riguarda la gestione delle foto, non posso dire ancora granché: quel che si è visto nelle demo della nuova applicazione Immagini è poco. Ammetto che trovo un po’ ridicolo che uno possa voler conservare un anno e passa di fotografie su un iPhone, considerando la quantità di istantanee che la gente scatta oggi con uno smartphone (io faccio almeno un centinaio di scatti alla settimana), ma forse le immagini sul sito Apple si riferiscono a uno scenario ideale in cui le foto scattate in tutto il 2011 e 2012 sono soltanto le ‘buone’, quelle rimaste dopo la classica scrematura.

iTunes Radio, onestamente, mi ha lasciato un po’ freddino, forse perché mi aspettavo un servizio più simile a Spotify; ma ancora, si tratta di gusti personali, e iTunes Radio non è molto compatibile con le mie abitudini d’ascolto. Non sono un appassionato di compilation, mix e liste di riproduzione, e per scoprire nuova musica sono un cliente soddisfatto di Spotify Premium. Ma sono certo che iTunes Radio piacerà a tante persone che hanno gusti e abitudini diversi dai miei.

L’applicazione App Store, a giudicare dalle immagini sul sito Apple, sembra ridisegnata in modo da seguire le linee guida della nuova interfaccia utente, ma non appare granché migliorata. A mio avviso ci sarebbe da migliorare la ricerca. Anzi, basterebbe tornare a come si comportava prima di iOS 6: quando una ricerca restituisce un elenco di più di 20 risultati, infatti, la buona vecchia ‘vista elenco’ è il sistema migliore per passare in rassegna i risultati della ricerca rapidamente ed efficacemente. Far scorrere in continuazione le ‘schede’ una dopo l’altra, in tutta franchezza, non è il massimo della praticità.

Il Blocco Attivazione (o come caspita tradurranno Activation Lock — al momento in cui scrivo non c’è quasi nulla sul sito Apple italiano di quel che è stato presentato alla WWDC) è una piccola aggiunta, ma utilissima e intelligente. Ora, se il vostro dispositivo iOS viene rubato e il ladro cerca di disattivare Trova il mio iPhone o di cancellare i dati del dispositivo per riutilizzarlo, dovrà inserire il vostro ID Apple con relativa password, altrimenti niente da fare. Un semplice accorgimento di sicurezza che può limitare il rischio di furti (sempre che il sistema non venga craccato subito dopo la sua introduzione, secondo il vecchio adagio “Fatta la legge, trovato l’inganno”).

La direzione di Apple

Come dicevo su Twitter e App.net, questo keynote della WWDC 2013 finora è stato il migliore dell’era post-Jobs. Il messaggio di Apple non potrebbe essere più chiaro: siamo sempre qui, sempre al lavoro, sempre fedeli alla nostra missione, che è quella di progettare e produrre i dispositivi e i sistemi operativi migliori. E dato che per fare questo occorre prendersi il tempo necessario per perfezionare le cose lungo il cammino, è esattamente ciò che abbiamo fatto in questi mesi. Con tutto quel che è stato presentato al keynote, Apple ha dimostrato che un periodo di silenzio, senza eventi speciali, senza l’introduzione di nuovi prodotti, non significa necessariamente un periodo di stagnazione, come vaneggiava la stampa informatica nazionale e internazionale. Lato software, la nuova direzione in cui iOS 7 si sta muovendo è inebriante a dir poco, e foriera di molte altre sorprese, specie da parte degli sviluppatori di terze parti più intelligenti e capaci. Lato hardware… beh, avete visto il mini-sito dedicato al nuovo Mac Pro? Non vedo l’ora che sia già autunno.

In questo contesto, quel Can’t innovate anymore, my ass! (ovvero Col cazzo che non siamo più capaci di innovare!) tirato fuori da Phil Schiller sul palco, a me è suonato persino più genuino e liberatorio del messaggio del pur ottimo spot Designed by Apple in California. Sapete perché quell’osservazione mi ha colpito, a parte la battuta in sé? Perché credo sarebbe stata una cosa che avrebbe detto lo stesso Steve Jobs se fosse stato presente.

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About Riccardo Mori

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