Il nuovo ordine dei nerd

Circa un mese fa, il buon Fabrizio Rinaldi ha scritto un articolo molto sentito e provocatorio, dal titolo Pensieri di un morto di fama. Si tratta sostanzialmente di una riflessione sulla profondità e qualità di ciò che la ‘blogosfera tecnologica’ oggi ha da offrire. Profondità e qualità che tendono a scarseggiare sempre più. Attenzione però: non in generale (perché in quello smisurato oceano che è Internet si possono trovare parecchi angoli ricchi di contenuti realmente profondi e interessanti che vale la pena tenere sott’occhio), se mai profondità e qualità scarseggiano nei luoghi più in vista della suddetta blogosfera.

Scrive Fabrizio:

Se non ci fosse altro di cui parlare, probabilmente tutto questo chiacchiericcio inutile non mi meraviglierebbe più di tanto, ma oggi c’è ben altro di cui parlare: l’evoluzione tecnologica ci sta mettendo di fronte a sfide senza precedenti e non dovremmo, a mio avviso, ignorarle. Dietro al progresso e alle grandi aziende di cui cantiamo le lodi si stanno verificando processi complessi che dobbiamo osservare e analizzare prima che ci sfuggano di mano. Sono catastrofico? Non credo, decidetelo voi, tra un unboxing di 20 minuti di un telefono e un’accesa discussione sullo skeuomorfismo.

Questo mi sembra il nocciolo della questione, anche se vi invito a leggere tutto l’articolo per evitare discussioni decontestualizzate. Come potete vedere in fondo all’articolo, ebbi modo di rispondere subito con alcune micro-osservazioni espresse tramite Twitter. Anche se un po’ in ritardo, vorrei cogliere l’occasione per espanderle, per cui le riprendo qui.

1. Secondo me il problema di Internet è che sta nerdizzando la società e dando alle ‘cose da nerd’ un’attenzione a volte eccessiva. — Da quel che mi è dato vedere, sul Web la tecnologia è una delle tematiche più seguite, ma se mettiamo da parte i siti di notizie più generici, uno degli strati superiori più in vista è formato da personaggi che in sostanza sono riusciti a sfruttare alcune loro manie e ossessioni a proprio vantaggio e a diventare alcune fra le figure più lette e seguite. Grazie a una serie di circostanze favorevoli e a un’invidiabile tenacia, sono riusciti a riscrivere le regole di ‘ciò di cui è importante parlare’ e a creare un circolo virtuoso dove loro — geek, nerd, o come li vogliamo chiamare — ricevono appoggio e supporto da altri come loro (sia lettori/seguaci, sia blogger loro pari).

Ecco dunque crearsi una sorta di élite di tecnofili che si sostengono vicendevolmente, a volte pure con indulgenza, e monopolizzano i dibattiti del momento. Di tanto in tanto, va detto, i botta-e-risposta che scaturiscono sono interessanti. In altre circostanze, i dibattiti vertono su argomenti che una persona ‘normale’ giudicherebbe un po’ sciocchi e insulsi. Ha senso sprecare fiumi di parole sulle sfumature pastello introdotte in iOS 7? Io credo di no, tanto più che difficilmente quelle discussioni portano a qualcosa di concreto. Ma a sentire questa élite di nerd l’attenzione ai dettagli è fondamentale, quindi dibattiti del genere hanno senso e ognuno può dare mostra delle proprie conoscenze iperspecifiche.

Il fenomeno che io chiamo di ‘nerdizzazione’ non è in sé completamente negativo. La figura del nerd non è più quella di una volta, il nerd non è più il grezzo prototipo di ‘ragazzo bruttino appassionato di computer, socialmente inetto e sfortunato con le donne’ che si vedeva in molti film commedia degli anni Ottanta e forse anche Novanta. Oggi il nerd è una figura più complessa e ricca di sfumature. Una volta, chiacchierando con amici, mi uscì questa espressione: Il nerd è colui che ha una visione del mondo in cui tutto è smontabile. E intendevo sia in senso fisico che figurato: al nerd piace vedere come funziona un determinato oggetto, vuole smontarlo e analizzarlo. Lo stesso vale in ambito astratto: lo si vede nelle recensioni di un prodotto, nelle recensioni di un film, in come — per citare ancora Fabrizio Rinaldi — “smontiamo e distruggiamo collettivamente l’ultima puntata di The Walking Dead“.

L’evoluzione del nerd, come dicevo, non ha portato necessariamente a qualcosa di negativo — il problema sono gli effetti collaterali. Cerco di spiegarmi con un esempio banale. Immagino sia capitato a tutti di conoscere qualcuno (un compagno di scuola, l’amico di un amico, un proprio parente, ecc.) con qualche hobby particolare: il collezionista di tappi di bottiglia (per dirne una, gli esempi sono infiniti), l’appassionato di modellini, quello bravo a creare figure con l’origami, quello che è diventato un’enciclopedia vivente di Star Trek, eccetera eccetera. Non so voi, ma nel mio circolo di conoscenze tutte queste figure venivano trattate con divertita sufficienza: Antonio… sì è simpatico… Un po’ — ehm — ossessivo però. Se pensiamo alla gente che seguiamo sul Web, in molti appartenenti di quell’élite di tecnofili di cui sopra riconosceremo delle caratteristiche simili. Il nerd del tardo 2013, come accennavo prima, è riuscito a trasformare le sue ossessioni, le sue piccole manie, i suoi interessi iperspecifici in qualcosa di positivo, in qualcosa di accettato, in qualcosa di comune. E fin qui mi va anche bene, evviva la rivincita del nerd.

Gli effetti collaterali cominciano a manifestarsi quando i tratti più ossessivi, gli interessi più particolari e circoscritti, vengono praticamente innalzati a virtù. Quante volte abbiamo incontrato consigli del tipo “Per fare in modo che il tuo sito venga letto e seguito e abbia successo devi concentrarti sulle tue passioni (= ossessioni) e sviscerarle continuamente, insistendo, scrivendo costantemente, ecc.” In altre parole, essere ossessivi oggi, in Internet, è cosa buona e giusta. Accade qualcosa di simile anche con l’inettitudine sociale: il nerd di una volta, poco capace di stare con gli altri, si rifugiava nei suoi gadget, nei suoi interessi. Oggi un sacco di persone fanno lo stesso, incollate agli schermi di smartphone e tablet anche in situazioni conviviali, e la cosa viene tollerata e considerata normale.

L’altro effetto collaterale è direttamente collegato al discorso che facevo all’inizio: l’élite di tecnofili è riuscita a riscrivere le regole di ‘ciò di cui è importante parlare’, e di cosa è importante parlare? Ma di tutte queste piccole passioni, ossessioni, interessi iperspecifici da nerd, ovvio. Articoli interminabili su come fare il caffè con una certa macchina o con un determinato metodo, prove comparative di cinque tastiere meccaniche con osservazioni sul suono dei tasti di ciascuna che farebbero impallidire un audiofilo, disquisizioni sulle proporzioni geometriche delle icone di iOS 7 che a confronto Infinite Jest di David Foster Wallace sembra un Bignami.[1]

Non nego che alcune di queste cose siano in effetti interessanti (e a differenza di Fabrizio, personalmente trovo molto interessanti le lunghe recensioni di Mac OS X scritte da John Siracusa, perché mi permettono di espandere le conoscenze di qualcosa che mi interessa da vicino), come non nego di aver scritto io stesso articoli di questo tenore in passato. Quel che mi sembra assurdo, in tutta onestà, è l’importanza, è l’attenzione che ricevono, a scapito di argomenti e problematiche che — facendo un passo indietro e usando il buonsenso — sarebbe forse più importante discutere. Ribadisco: non sto dicendo che oggi in Internet non di discute abbastanza dei massimi sistemi, perché con un po’ di ricerca si possono trovare siti e forum dove non si parla d’altro. Sto semplicemente notando come nei luoghi più frequentati della blogosfera tecnologica ultimamente sembra non si parli d’altro che dei minimi sistemi, per così dire.

Di qui il secondo tweet che scrissi a Fabrizio:

2. La blogosfera tecnologica sembra sempre più schiava delle regole dell’entertainment: concentriamoci sullo svago innanzitutto.

E il terzo:

3. Non dico che parlare di app, giochi e servizi cloud sia sbagliato, ma si crea un circolo vizioso dove il pubblico non vuole altro.

Forse quel concentriamoci sullo svago è impreciso e generico (del resto un tweet non lascia molto spazio alle spiegazioni), però è innegabile come moltissimi siti e blog di opinionisti tecnologici siano affetti da un certo tipo di feticismo per gadget e software. Capisco che in un certo senso è inevitabile, specie in quei casi dove il sito è espressamente dedicato alla presentazione di programmi e applicazioni. La parte che mi lascia un po’ esterrefatto è l’indiscusso trionfo di questi feticismi, di questa iperspecializzazione. Al punto che oggi non puoi dire di essere ‘appassionato di tipografia’, per esempio, se non hai un blog dove non parli d’altro, se non hai un blog con articoli in cui tratti nei minimi dettagli le 48 varianti dell’Helvetica, se non hai un blog in cui postare la notizia del rilascio di una nuova famiglia di caratteri sessanta secondi dopo il rilascio stesso.

Distaccarsi da questo modus operandi oggi significa praticamente rimanere nell’oscurità (all’interno della [blogo]sfera tecnologica, intendo dire). Parlare di tecnologia con un certo distacco significa essere ‘luddisti’ e ‘non essere al passo coi tempi’ e ‘aver paura del progresso’. Criticare il blogger famoso perché non ci si capacita di come il suo insulso blog possa avere il successo che ha significa per forza ‘essere gelosi’ di quel successo e scatenare una discussione in cui tutti si concentrano sulla tua ‘gelosia’ e a nessuno viene il dubbio che magari quel tal blogger famoso scrive davvero un blog poco sostanzioso, in fondo.

Come riassumevo nel quarto tweet a Fabrizio:

4. È in un certo senso la vittoria dell’iperspecializzazione, in cui un ambito iperspecifico travolge e rende noiosi i fondamentali.

Fabrizio è stato criticato perché in molti, da quel che mi è sembrato di capire, hanno interpretato la sua posizione come quella di uno che sbotta: Piantiamola di scrivere sciocchezze e di parlare di sciocchezze e iniziamo a occuparci di cose serie e molto più importanti! Per come la vedo io, Fabrizio dice anche questo, ma in realtà credo che lui voglia più che altro evidenziare la progressiva distorsione che si sta manifestando agli alti vertici della blogosfera tecnologica. Forse non si tratta tanto di smettere di scrivere e di parlare di sciocchezze (il Web è grande e ognuno ha diritto di parlare di quel che vuole fin nei più minuti dettagli, e ognuno ha diritto di seguire chi vuole e di aiutare chi vuole a vivere del proprio blog), ma di ridimensionare l’eccessiva importanza che diamo a certe discussioni e tematiche in ambito tecnologico, o per lo meno di riconoscere apertamente certe cose per quelle che sono — problemi da Primo Mondo — e certi personaggi per quel che sono — nerd affetti da disturbi ossessivi-compulsivi e da tunnel vision, una visione un po’ ristretta della realtà.

 


 

  • 1. Tutte cose scritte da persone che poi chiedono consigli su Twitter su come cambiare i pannolini o che tipo di lampadine comprare per il salotto.

 

Category Mele e appunti Tags

About Riccardo Mori

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