Apple in contropiede

Mele e appunti

La notizia è di ieri ed è importante: Apple annuncia che Phil Schiller, e non Steve Jobs, terrà il keynote al prossimo Macworld Expo, e che l’edizione di gennaio 2009 del Macworld Expo a San Francisco sarà l’ultima a cui Apple parteciperà. Mica male, come uno-due (già la seconda metafora sportiva, e non mi interesso di sport! Anche questo è emblematico, ah ah).

Com’è ovvio, sull’Internet articoli e commenti sono comparsi come funghi in poche ore. Gli interventi finora più intelligenti mi sembrano quelli di Jason Snell e Rob Griffiths su Macworld.com. John Gruber mi ha preceduto nell’estrapolare le parti più interessanti dei loro commenti (d’altronde ha il fuso orario a favore), che io diligentemente riporto di seguito, tradotti. Inutile aggiungere che, se sapete l’inglese, vale la pena leggere i loro contributi per intero.

Rob Griffiths scrive esattamente quelle che sono state anche le mie reazioni a caldo:

Come uomo d’affari credo di capire perfettamente la decisione di Apple. Non essere legata a un evento annuale di enorme importanza subito a seguito del periodo di shopping natalizio è buona cosa. Non dover spendere una piccola fortuna per tutto quel che comporta la partecipazione a una fiera così grande è buona cosa. Avere maggiore flessibilità nell’introdurre nuovi prodotti secondo il proprio calendario è buona cosa. Non dover tirar fuori un “One More Thing” ogni anno è buona cosa. Quindi comprendo bene come sia una decisione sensata a livello di business. Come individuo ed entusiasta Mac, però, credo che questa sia una delle cose peggiori che sia capitata alla comunità Mac in tanti anni.

Intendiamoci, non sto dicendo che questo avrà su Apple un impatto negativo a lungo termine. Potrebbe esserci qualche effetto indesiderato a breve termine, ma credo davvero che sia la decisione commerciale più giusta (ciò non vuol dire che io la condivida, solo che la comprendo). Ma per la comunità che circonda il Mac è proprio la fine di un’epoca.

Jason Snell, nel suo ottimo pezzo, scrive:

Sono molto sorpreso che Apple abbia preso un evento che è tradizione da 25 anni, un evento che ha rappresentato il più bel punto d’incontro per l’intera comunità di utenti e distributori di prodotti per Mac, e lo abbia trattato come un brandello di immondizia attaccato alla sua scarpa. Ma in realtà la cosa non mi stupisce più di tanto: era da molto tempo che Apple stava seguendo questa direzione e preparando questo momento.

[…]

Quel che ‘puzza’ è la scelta dei tempi per comunicare l’annuncio. Siamo a tre settimane prima del keynote del Macworld Expo, e proprio adesso Apple decide di annunciare i propri piani non solo per quel keynote, ma anche per l’edizione 2010 della fiera? Perché adesso? Secondo me è perché il primo annuncio [Jobs non terrà il keynote, lo farà Schiller] aveva assolutamente bisogno del secondo [Il Macworld Expo 2009 segnerà l’ultima partecipazione di Apple a questo evento]. Immaginiamoci se Apple si fosse limitata ad annunciare che Steve Jobs non avrebbe partecipato al Macworld Expo. La macchina delle congetture sulla salute di Jobs si sarebbe subito messa in marcia. La mancanza di Jobs all’Expo verrebbe utilizzata per alimentare millemila articoli e commenti sulla salute e sulla persona del CEO di Apple.

La decisione di Apple non stupisce Snell fino in fondo perché, spiega, se ci soffermiamo ad analizzare le mosse di Apple nel calendario pubblico degli ultimi otto anni, questa scelta di non legarsi a un evento non pianificato da Apple diventa improvvisamente sensata:

Torniamo un attimo indietro agli inizi del secolo. In quel tempo vi erano due edizioni del Macworld Expo: una a gennaio a San Francisco, e una durante l’estate sulla costa Orientale (prima a Boston poi a New York). Apple abbandonò l’edizione di New York non appena venne annunciato il ritorno della fiera nella città di Boston. Quale delle due cose sia arrivata prima dipende dai punti di vista, ma lasciate che vi dica che gli ultimi keynote di Apple al Macworld Expo di New York furono proprio insipidi. Apple in quel periodo non aveva molte novità da annunciare, quindi le grandi aspettative che si montano sempre in attesa di un keynote di Apple furono in gran parte disattese, con forti delusioni.

Mi sembrò ovvio che Apple fosse stanca di annunciare prodotti seguendo il calendario di qualcun altro. L’eliminazione del Macworld Expo della costa Orientale ridusse e catalizzò quelle aspettative intorno a un solo evento: il Macworld Expo di San Francisco.

Allo stesso tempo, Apple cercava di approfittare di altre occasioni per annunciare nuovi prodotti. Il keynote alla conferenza degli sviluppatori, evento da sempre un po’ soporifero, divenne all’improvviso un numero di grande importanza. E poco a poco Apple ha iniziato a fare annunci e presentazioni in eventi sotto il suo controllo, non solo nel Campus Apple, ma anche al Moscone West di San Francisco, allo Yerba Buena Theater di San Francisco, e anche al California Theater a San José.

Quegli eventi erano programmati da Apple, controllati da Apple, e i partecipanti erano esclusivamente ospiti e VIP invitati da Apple, rappresentanti dei media, analisti, e dipendenti Apple. Il pubblico non era ammesso e non c’erano interferenze da parte di intermediari come IDG World Expo. Ma la cosa più importante era la tempistica: Apple poteva annunciare prodotti ogni volta che voleva e quando erano pronti, invece di essere costretta a rispettare il calendario di una fiera che solitamente viene fissato con anni di anticipo.

Tutti sembrano concordare su una cosa, e cioè che comunque il Macworld Expo senza Apple non sarà più la stessa cosa e finirà col diventare un evento sgonfiato e noioso. Snell spera di no, e arriva a dire che, forse paradossalmente, senza Apple ad attirare tutta l’attenzione su di sé, il Macworld Expo potrebbe avvantaggiare maggiormente tutti quei produttori di hardware e software Mac che espongono le proprie novità in quello stesso evento. Snell: Ho sempre implorato ogni azienda che incontravo prima dell’Expo di annunciare i propri prodotti prima che Jobs salisse sul palco, perché poi qualsiasi cosa sarebbe andata persa o dimenticata. Tale è l’effetto keynote.

Personalmente il fatto che Jobs non tenga il prossimo keynote mi incuriosisce. Intanto non sono convinto che Jobs sarà del tutto assente. In fin dei conti è l’addio di Apple al Macworld Expo. Immagino che Schiller e Jobs giocheranno a parti invertite, con Schiller a tenere banco (fra l’altro, in bocca al lupo, Schiller — è un brav’uomo, eh, ma non ha un centesimo del carisma di Jobs) e Steve a fare una breve apparizione, magari riservandosi il momento più topico o l’annuncio più interessante. Sono davvero curioso di vedere l’interezza dell’impatto della non presenza di Jobs, sia a livello di partecipazione, sia a livello azionario. A prescindere da che cosa verrà annunciato, l’evento avrà conseguenze.

Intanto si scrivono le congetture più varie. A me dispiace che il keynote non sarà il solito show di Steve Jobs: egli è in grado di far sembrare buoni anche i keynote più deboli e privi di succose novità. Tuttavia, se il keynote è destinato a girare intorno al nuovo MacBook Pro unibody da 17 pollici, ai nuovi Mac mini, e all’annuncio che Snow Leopard sta andando ottimamente sulla tabella di marcia e a poco o null’altro, posso anche capire perché Jobs non abbia questa gran voglia di salire sul palco.

The Author

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