Limiti del sistema e soluzioni di terze parti

Mele e appunti

Coincidenza vuole che su due mailing list che seguo il discorso sia recentemente finito sui limiti di Spotlight in Mac OS X Leopard. In entrambi i luoghi di discussione, alcuni utenti lamentano il fatto che, per come utilizzano loro il Mac, Spotlight sia uno strumento inadeguato, inefficace, ridicolo, vergognoso. E pare trovino inconcepibile il dover ricorrere a un software di terze parti (Leap, nella fattispecie) per fare quel che in fondo dovrebbe fare il sistema operativo.

Sui limiti di Spotlight, e soprattutto sui curiosi passi indietro fatti rispetto a Mac OS X 10.4 Tiger, ho già parlato in questo post e in quest’altro. Pertanto posso capire bene la frustrazione di chi vorrebbe davvero poter usare Spotlight come strumento per effettuare ricerche non solo potenti e raffinate (in questo Spotlight è migliorato in Leopard rispetto a Tiger), ma anche semplici, intuitive e gestibili (in questo è peggiorato).

L’argomento secondo cui è assurdo essere costretti a usare soluzioni di terze parti, però, a mio avviso non regge, specie se stiamo parlando di utenti esperti.

È vero, Apple ha sempre presentato con una certa fanfara le funzioni di Mac OS X. In parte, lo sappiamo, è marketing. L’altro aspetto da considerare — e che a volte sembra ignorato — è che gli strumenti forniti con il sistema operativo sono strumenti e funzionalità di base, più che sufficienti per iniziare a utilizzare il Mac una volta fuori dalla scatola, ma nient’affatto esaustivi (né pretendono esserlo) e fatti su misura. Ognuno ha esperienza e conoscenze diverse, lavori diversi, specializzazioni fra le più varie, e soprattutto abitudini e modus operandi differenti. Da che esistono i personal computer, si è sempre cercato di personalizzare i propri sistemi per adattarli il più possibile ai propri bisogni, al proprio lavoro, al proprio modo di ‘funzionare’ — e lo si è fatto invariabilmente in due modi: 1) scrivendosi le applicazioni, per chi sa farlo; e 2) ricorrendo a software e soluzioni di terze parti.

Ai tempi del System 6 e del System 7, le piccole utility di terze parti che in una maniera o nell’altra estendevano il sistema operativo o svolgevano meglio certi compiti di sua competenza erano centinaia. Prima che diventasse una funzione integrata nel Mac OS, persino l’orologio sulla barra dei menu era un’opzione fornita da un software non-Apple. La funzione di ricerca nel System 7 non era malaccio, ma io mi trovavo molto meglio usando Fast Find, software compreso nel pacchetto delle Norton Utilities (sì, fino alla versione 3.x erano ottime e indispensabili sui Mac d’annata). La gestione della RAM veniva svolta in maniera più ottimizzata da applicazioni come RAM Doubler che non dal sistema.

L’estensibilità di un sistema operativo è importante. Il tallone di Achille del Mac OS Classico, se vogliamo, è che se non si fanno le cose per bene, a mano a mano che si aggiungono personalizzazioni e strumenti di terze parti, aumentano proporzionalmente i rischi di incompatibilità e di instabilità del sistema. Quando mi capita di avviare un vecchio Power Mac e vedere una cinquantina di estensioni che si caricano durante il boot, ho l’impressione di vedere una pila di cose ammassate una sull’altra (e tutte sul groppone del sistema) fino a creare una torre paurosamente pericolante. Mac OS X mi dà tutta un’altra impressione e l’integrazione fra elementi di sistema e soluzioni esterne è certamente più robusta.

In buona sostanza: abbiamo sottomano un sistema davvero estensibile — estendiamolo, se questa è l’esigenza. C’è chi si accontenta di Anteprima per aprire file di immagine e PDF e fare qualche modifica. E c’è chi ha bisogno di Photoshop e Acrobat Professional. Per non parlare di tutte le situazioni e soluzioni intermedie. E questo vale per tutti gli aspetti e le funzioni di Mac OS X. A me il Finder e Spotlight vanno abbastanza bene come sono. Altri ricorrono felicemente a programmi che ne fanno le veci e anche di più, perché sono più sofisticati, più flessibili, più vicini a come un certo utente concepisce la propria scrivania e le proprie ricerche. Ci sono persone a cui iPhoto va benissimo e ne sono entusiasti. Io lo trovo insopportabile e con un sistema di catalogazione bizantino e inutilmente complicato, e preferisco Lightroom + Graphic Converter. C’è chi deve usare un word processor enorme e pesante come Microsoft Word per scrivere una lettera quando a me basta TextEdit (e per lavoro strumenti quali BBEdit, TextWrangler, Tex-Edit Plus ma non Word). Certo, il Finder va migliorato, Spotlight va migliorato… Tutto è perfettibile, e Mac OS X non è da meno. E mentre attendiamo che Apple effettui quei miglioramenti, non vedo dove sia il problema nel servirsi di strumenti sviluppati da altri. Sì, anche pagando, mica è peccato.

The Author

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2 Comments

  1. D’accordissimo con te!
    Se Apple fa le cose bene siamo tutti contenti ma se non le fa non vedo l’eresia nell’usare programmi di terze parti.

  2. claudio says

    (pagare non è peccato.…. per un utente pc lo è eccome, vista la diffusione della pirateria) a proposito di software di terze parti, quale usate? io sono convinto che anche il free meriti supporto, così ho donato a neo office, a skim, a firefox, a.….….….. basta così, in effetti non uso altro di terze parti.……sono un utente semplice o apple mi dà un sistema completo?

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