Propositi per il 2009: più scrittura creativa

Mele e appunti

La mia formazione è umanistica. Sono sempre stato portato alle lettere e alla scrittura: i miei primi sforzi poetici risalgono all’età di 14 anni, e fino ai 19 tutta la mia produzione creativa (poesie e racconti brevi) è stata diligentemente scritta e corretta usando carta e penna e riempiendo un considerevole numero di agende che mio nonno e mio padre mi regalavano (erano i classici omaggi aziendali e/o delle banche, e loro non sapevano che farsene). Dai 19 ai 23 fu l’epoca della macchina da scrivere (elettrica): una Olivetti ETP 56 dotata di un mini-display sul quale era possibile pre-visualizzare la riga che si stava scrivendo ed effettuare tutte le correzioni del caso prima di inviarla ‘in stampa’ premendo Return (era anche possibile usare la macchina in modo manuale, come una tradizionale macchina da scrivere).

Contemporaneamente c’era l’interesse per i computer, che in varia misura sono sempre stati presenti nella mia vita: il primo fu un Commodore VIC-20 che mi fu regalato per il mio decimo compleanno. Pur essendo una macchina dalle prestazioni ridicole sia per i tempi attuali che per quei tempi, mi aprì un mondo di interessi e iniziai a comprare libri e riviste per saperne di più, sul VIC-20 e sui computer in generale. Già conoscevo Apple: frequentavo di tanto in tanto un amico che possedeva un Apple IIe e ci faceva di tutto. Fu anche grazie a lui che l’informatica prese a occupare una parte sempre più grande fra i miei interessi. Avrei voluto passare ad Apple già in quel periodo, ma gli Apple II costavano troppo per le tasche della mia famiglia, e dovetti accontentarmi dei Commodore; il VIC-20 prima e il Commodore 64 poi. Mi limitavo a seguire gli sviluppi di Apple e dei personal computer più ‘seri’ attraverso la letteratura: libri, come ho già detto, e riviste quali Bit, Applicando, Personal Software, Microcomputer; per il mondo Commodore ricordo con affetto Commodore Gazette.

I Commodore erano computer per giocare. A quei tempi cercavo di convincere i miei genitori e forse anche me stesso che fosse possibile anche realizzare qualcosa di costruttivo con il C=64, ma il gioco e la diversione erano le attività primarie. Poi la svolta: quando GEOS arrivò in Italia (fine 1986, primi 1987, se non vado errato) non stavo più nella pelle e fui tra i primi a ordinarlo (tanto che il negoziante non poteva darmi un manuale in italiano a corredo del dischetto, e dovetti accontentarmi di un manuale in tedesco e orientarmi con le figure!). Il floppy costò la bella somma di 25.000 Lire. Potete vedere una schermata di GEOS in fondo a questa pagina. C’era più di una similitudine con l’interfaccia grafica dei primi Macintosh, e l’uso intensivo di GEOS sul Commodore 64 è stato indubbiamente propedeutico, visto che quando finalmente iniziai a usare i Mac già mi trovavo perfettamente a mio agio con icone, doppi clic e metafore di scrivania. Con GEOS — a mio parere uno dei migliori software mai scritti per il Commodore 64 — iniziavo a fare un uso ‘serio’ di quel piccolo home computer solo-per-giocare. Infatti, grazie alla comodità di poter immagazzinare file in floppy da 5″ 1/4, presi a trascrivere buona parte della mia produzione letteraria usando GeoWrite, che come MacWrite sul Macintosh era un word processor WYSIWYG e permetteva di scrivere testi con stili, grassetti, corsivi e quant’altro.

Poi arrivarono in casa computer più potenti: mio padre mi portava a casa gli scarti aziendali, e nei primi anni Novanta ho avuto per le mani un po’ tutti gli IBM, dagli 8088 con doppio floppy e monitor a fosfori arancio, agli 8086, agli XT/AT 80286, per non parlare dei Compaq. Lì tornavo a un tipo di videoscrittura a caratteri monospaziati e senza alcun tipo di anteprima realistica a video di quel che sarebbe stato il documento finale, però erano i miei primi computer ‘seri’ e la mia scrittura creativa continuò con essi. Intanto collaboravo con piccole agenzie e associazioni, tutte in ambiente Mac, e avevo la mia postazione per fare i primi lavori di Desktop Publishing (ricordo ancora un certo Macintosh SE e una LaserWriter che all’epoca costavano insieme come una berlina di un certo pregio). Non vedevo l’ora di trasferire la mia opera su Mac, ma per il momento il Mac era fuori casa; in casa avevo un muletto, un PC 386DX a 40 MHz, 8 MB di RAM, coprocessore matematico e unità CD-ROM, sul quale ho scritto tantissimo: per diversi anni la mia configurazione fu quel computer con installato Windows 3.1 e Word 2.0. L’output avveniva su una HP LaserJet 4L comprata nel 1994 e pagata quasi 1.200.000 Lire (funziona ancora, tra l’altro).

Poi arrivarono i Mac anche a casa: dopo quasi dieci anni di utilizzo senza possederne di miei, fecero il loro ingresso un Macintosh Classic e un PowerBook 150, poi arrivarono le StyleWriter e una pesantissima Personal LaserWriter.

Infine arrivò Internet. E mi rovinò la vita. Almeno per quanto riguarda la scrittura creativa. Fino al 1999–2000 la mia produzione (poesie, racconti brevi, un romanzo breve e uno più articolato) non aveva incontrato battute d’arresto ed era anzi proseguita con grande prolificità. Internet, la corrispondenza elettronica, i newsgroup, cominciarono un lento ma inesorabile lavoro di erosione: del mio tempo, delle energie, della capacità di concentrarsi su un progetto, su una storia, e chiudere il mondo fuori. Il tempo dedicato alla scrittura è andato assottigliandosi sempre più, fino ad arrivare ai tempi odierni, in cui è pressoché inesistente. Ironia vuole che per lavoro e anche per il mio interesse per la tecnologia, io non faccia altro che scrivere al computer tutto il giorno, cosa che frustra di molto il mio lato creativo.

Sono presto arrivato alla conclusione che non è possibile — per me, almeno — scrivere alla stessa postazione in cui lavoro, leggo notizie, gestisco la posta, navigo il Web. Con la possibilità di tenere svariate applicazioni aperte, è facile essere distratti dall’arrivo di email, di Feed RSS aggiornati, dalla tentazione di fare ricerche sul Web seguendo l’impulso del momento e ritrovarsi dopo due ore ad aver letto tante informazioni (seguendo il link del link del link del link) ma senza aver prodotto nulla. La soluzione è configurarsi una postazione senza connessione a Internet, senza browser, senza email, senza distrazioni: solo io, le mie idee, e il word processor. Ora che sono entrato in possesso della tastiera ADB dell’Apple IIGS, che è la più compatta (e solida) delle piccole tastiere ADB prodotte da Apple, l’ho collegata al mio Macintosh Colour Classic, e in questi giorni sono andato configurando il Colour Classic come postazione desktop di scrittura creativa. La sua controparte portatile è l’eMate 300, che posso facilmente collegare al Colour Classic per il trasferimento dei file. Un’altra postazione mobile che sto approntando è l’iBook clamshell recentemente acquistato su eBay, che vorrei tenere come macchina solo OS 9, nonché tramite efficiente fra il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’ mondo.

In questi giorni, forse complici anche le festività e il periodo di vacanza, ho ripreso a scrivere, e vorrei continuare così anche il prossimo anno. L’effetto di tornare a usare quotidianamente un Mac con schermo a 10 pollici e System 7.1 è senza dubbio interessante, ma ci sono una calma e un ordine nell’interfaccia del vecchio System 7 e nel fatto di avere una sola applicazione in primo piano, che sono quasi sufficienti a ispirare il processo creativo. Devo ancora decidere quale strumento di scrittura usare (Word 5.1, WordPerfect, un vecchio Nisus Writer o WriteNow? Sono tutti ottimi candidati, ognuno con i suoi pro e contro, anche se tendo a preferire WordPerfect e WriteNow) e per il momento prendo appunti con il buon vecchio SimpleText. Senza contare il piacere di un Mac che si avvia in 40 secondi e si è già al lavoro…

Buon Anno Nuovo a tutti!

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

11 Comments

  1. Domanda stupida a chiosa di un bel post: come farai a trasferire i dati dal Colour Classic ad altre macchine? Passando per l’eMate, che magari si collega a Mac più moderni? Curiosità. :)

    Per il resto, come al solito, bel post; pure io in questi ultimi due anni ho avuto una notevole carenza sul lato creativo, dovuta a tanti fattori, e ti capisco.

    Buon anno!
    MS

  2. Matteo: Semplice: il Colour Classic è collegato a un PowerBook 5300 che è dotato di interfaccia seriale e di interfaccia Ethernet e che funge da ‘ponte’ fra i Mac vintage e i Mac più moderni. Con il Newton è ancora più rapido — se voglio posso trasferire i file di testo via Bluetooth :)

    Ciao e Buon 2009 anche a te!
    Riccardo

  3. Roberto says

    I software che hai citato e altri per i Mac vintage sono ancora reperibili? Ho un Mac SE30, e il tuo post mi ha convinto a tirarlo fuori dall’armadio e ad usarlo un po’, anche se carente di sw installato.

    Mi rendo conto che ormai sw del genere siano del tutto scomparsi dal mercato, magari spulciando in rete o su ebay…:)

    Grazie per il tuoi post sempre molto interessanti e stimolanti, auguro a te e a tutti i lettori di questo blog un Felice e Sereno 2009.

    Roberto.

  4. Ciao Riccardo, anch’io ti faccio una bella domanda stupida in chiusura a un bel post sensato!
    Hai idea (o qualche link interessante) su come si possa trasformare un unità iomega zip in un hard disk esterno per il Macintosh Plus?
    Leggevo da qualche parte che si poteva fare abbastanza agilmente..
    La richiesta sembra totalmente fuori luogo lo so ma c’è una connessione diretta: anch’io ho riservato (per problemi simili ai tuoi) il ruolo di computer per “scrittura creativa” ad un Mac d’annata; nella fattispecie un Macintosh Plus. Ora, accadde che nel tetativo di muovere i dati salvati sul suo hd esterno da 20Mb io lo abbia collegato l’hd in questione ad un performa 6400; dopo questa operazione però il Plus non ha più voluto saperne di riconoscere l’hd come perferica di boot..
    Così pensavo di partire da zero con l’installazione dell’os e di farlo su una fiammante unità zip comprata per nuova ad un prezzo ridicolo..

    Grazie e auguri di un Buon 2009 anche da parte mia!
    John

  5. Roberto: Sì, molto software per i Mac Vintage è ancora reperibile, specie su svariati archivi FTP . Mi ero fatto un elenco di luoghi preferiti che adesso non trovo (nota legge di Murphy). Un discreto punto di partenza è System 7 Today, ma prova anche a dare un’occhiata ai siti che tengo nel ‘blogroll’ del mio blog in inglese System Folder.

    Un SE/30 eh? Bella macchina, che ho sempre cercato di seconda mano ma che non ho mai trovato a cifre abbordabili. Mi fa piacere che ti abbia invogliato a tornare ‘retro’. :)

    Ricambio di cuore gli Auguri di Felice Anno Nuovo.

    -

    John: Non è una domanda stupida. E confermo che la cosa è fattibile con una certa agilità. Una discussione interessante è questa: Adding a Zip drive to a Mac Classic. In soldoni, vi si dice che:

    - Un Mac Plus con System 7.5 monta regolarmente un dischetto ZIP 100 se si trova già inserito nell’unità Zip all’avvio del Mac.

    - Se si vuole gestire i dischetti Zip come supporti rimovibili, occorre il driver di Iomega, e precisamente la versione 4.2.

    - Bisogna fare attenzione a non usare i dischetti Zip gestiti dal Mac Plus con driver Iomega 4.2 mettendoli in altri Mac provvisti di una versione più aggiornata del driver Iomega, perché all’inserimento il driver viene aggiornato sul dischetto stesso, rendendolo inutilizzabile (o meglio, non visibile/montabile una volta riusato con il Mac Plus).

    - Per ovviare alla situazione precedente, alcuni suggeriscono di usare Silverlining per formattare e gestire i dischetti.

    Nella discussione che troverai al link fornito vi sono altri link contenenti utili informazioni. Tutto in inglese però. Se ci sono delle parti che non comprendi, fai sapere. :)

    Un saluto!
    Riccardo

  6. John says

    Riccardo sei grande! Grazie!
    Con l’inglese me la cavo bene, così seguendo i link della discussione (e da questi altri link e poi ancora e ancora..) ho trovato veramente un sacco di materiale utilissimo.
    Appena ho la giornata giusta mi metto al lavoro..

    Ancora grazie e a presto
    John

  7. Gran bel post. Viste le tue predilezioni creative, credo che apprezzerai le nuove funzioni di Pages :)

    Domanda sui retromac: volendo utilizzare un portatile Apple come “postazione creativa” minimamente multimediale tu cosa consiglieresti? iBook conchiglione o un Powerbook?
    Mi attirano certi desktop ma visto che dovrò traslocare a breve eviterei macchine ingombranti ( magari un LC aggiornato a powerpc con monitor lcd? Frankestein è niente al confronto! :)

    Come se la cava l’eMate in generale?
    Mi attirano i netbook ma poi rischio di cedere alle tentazioni della rete wireless :)
    Pure certi palmari con tastira vintage non mi dispiacciono…

    • Brando: Cosa consigliare… bella domanda. Tutto dipende da quanto multimediale vuoi che sia e da qual è l’ambito creativo. Se stiamo parlando di scrittura, e la dose di multimedialità arriva e non supera la gestione di CD e file audio, allora gli iBook conchiglioni vanno abbastanza bene. Stesso dicasi per i PowerBook G3. I Lombard e i Pismo, specie i Pismo, sono ancora delle belle macchine. Con l’iBook conchiglione ci vedevo anche i DVD (parlo naturalmente dell’ultima serie di iBook conchiglione, con porta FireWire, lettore DVD e processore G3 a 466 MHz). I PowerBook G3 hanno la versatilità aggiunta dei moduli estraibili, e sono gli unici portatili Apple a poter essere usati con due batterie. Ovviamente la gestione di un minimo di multimedialità comporta necessariamente i classici interventi di espansione della RAM e del disco rigido interno. [I primi iBook clamshell da 300 MHz avevano un disco da 3 GB. Io ne ho uno e, se non gli cambio il disco rigido (per ora penso di non farlo), lo lascerò con Mac OS 9.2.2.]. Inoltre la multimedialità comporta la preferenza verso processori più arzilli, ergo: meglio un iBook G3 da 366/466 MHz; meglio un Lombard da 400 MHz; meglio un Pismo da 500 MHz.

      Ma se lo scopo primario è la scrittura in un contesto informaticamente ascetico, per così dire, iBook conchiglioni e PowerBook G3 sono anche fin troppo — con una scheda AirPort vanno in Internet come niente… Troppe distrazioni ;) Scherzi a parte, considerando il tuo prossimo trasloco va detto che PowerBook G3 e soprattutto iBook conchiglioni sono portatili robusti e resistenti. Il mio conchiglione si è fatto Italia-Spagna in uno zainetto senza custodia protettiva su un vecchio Ducato dell’82…

      Parlando di vero retrò, a me piacciono i PowerBook più vecchi, e della vecchia serie pre-G3 due ottime macchine (per scrivere e per ascoltare almeno i CD) sono i PowerBook 1400 e 3400, che hanno tastiere decisamente migliori rispetto ai PowerBook 190 e 5300 (li cito insieme perché hanno lo stesso chassis) e sono abbastanza spediti (sempre al massimo di RAM, anche se forse è un po’ più difficile da trovare in giro). Se tutto va bene dovrebbe arrivarmi un 3400c/240 a breve, e saprò dire ‘toccando con mano’.

      L’eMate se la cava bene come macchina da videoscrittura (e, volendo impegnarsi a fondo, per la gestione dell’email). I punti di forza sono la durata delle batterie e la tastiera, che è un gioiellino (parere personale) e che è sicuramente assemblata e concepita meglio della Newton Keyboard a sé stante da collegare ai MessagePad (e questo è un fatto). L’eMate non è possibile usarlo con pile alcaline perché utilizza un battery pack ricaricabile, che è possibile sostituire (in eBay c’è chi li vende) ma occorre smontare l’eMate perché non vi è un vero e proprio vano batterie apribile. Io ho avuto la fortuna di ricevere il mio eMate da uno dei pochi guru dell’hardware Newton in circolazione, che mi ha dato un suo eMate con batteria ricondizionata e difetto del cardine corretto (su questo mi spiego poco dopo). Quindi, riassumendo, in condizioni ottimali, l’eMate ha una lunga autonomia ed è sufficientemente robusto e portatile. Inoltre Works, la piccola suite di videoscrittura e foglio di calcolo, risiede in ROM, quindi è stabile e reattiva. Durante le ore di massima luce, poi, non è necessario utilizzare la retroilluminazione, e la visibilità è discreta. Questo ne aumenta l’autonomia: io ci ho scritto tranquillamente per una giornata intera prima di collegarlo alla corrente, e se l’utilizzo non è intenso o continuativo, un eMate (e un Newton in generale) dura diversi giorni prima di aver bisogno di una ricarica.

      Il difetto del cardine a cui mi riferivo poco sopra è una sorta di ‘bug hardware’, una svista in fase di progettazione e assemblaggio degli eMate: in pratica la giuntura del cardine ‘punge’ il cavo piatto che collega la scheda logica al video. Con il tempo (apri e chiudi, apri e chiudi, …) il cardine finisce col recidere parte del cavo video e il display comincia a fare le bizze e peggiora fino a essere inutilizzabile. Questo può accadere con tempistiche diverse per ogni eMate (intendiamoci, ci sono persone che li usano da alcuni anni e non hanno avuto problemi), però è un problema latente che, dato un tempo sufficientemente lungo, si manifesta in varia misura (dal paio di righe orizzontali permanentemente visibili sullo schermo fino all’effetto ‘neve’, per dire). È possibile porvi rimedio da soli e, se interessa, posso cercare le pagine Web con il tutorial. Oppure, se uno non se la sente, ci sono almeno due persone che possono farlo a pagamento (non io).

      Spero di essere stato d’aiuto e di non averti invece confuso le idee ancor di più!

      Ciao,
      Riccardo

  8. Ottimo e completo come sempre, grazie!
    Diciamo che le mie esigenze sarebbero di videoscrittura, illustrazione base e audio mp3.
    In passato per compiti semplici ho tentato con dei palmari (sia Palm, sia PocketPC, sia Psion; con predilezione per quest’ultimo), ma non mi hanno mai soddisfatto completamente: o la tastiera o il sistema o lo schermo non erano all’altezza.
    Sono un felice possessore di un Macbook Pro penultima serie (switcher recente anche se seguo le vicende di Apple dai tempi dei primi Quadra), però qualche volta lo trovo… abbondante :) e il web è sempre foriero di distrazioni.
    Vediamo… magari proverò intanto a staccare fisicamente il router (soluzione consigliata anche da alcuni siti di produttività personale) così da evitare email, im, siti social, etc.: mi par di tornare ai tempi dei modem 33.6 quando ci si collegava solo la sera perché costava meno…
    Se non basterà mi cercherò un iBook o al limite un iMac da tenere scollegato permanentemente dalla rete.
    p.s. anche un sistema operativo più snello come il system 7 può essere utile in questi casi. E se voglio proprio fare l’asceta ho sempre in cantina il mio buon vecchio Olivetti M240 http://museo.freaknet.org/index.php/Olivetti_M240
    E forse potrei pure avere un LC con monitor da 14″ :D

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