Il portatilissimo

1. Il design: Apple vince ancora e batte anche se stessa. È una cosa che mi aspetto sempre dopo ogni lancio di un nuovo prodotto, eppure (e il MacBook Air non fa eccezione) rimango sempre a bocca aperta. Mi piacciono quelle linee lievemente arrotondate sulla cerniera dello schermo, mi ricordano vagamente gli iBook G3 a conchiglia, a cui sarò sempre affezionato (non per nulla ne ho uno e non lo mollo).

2. Le dimensioni di MacBook Air sono spaventosamente ridotte. Vedi la sottigliezza di questo Mac e ti chiedi come possa starci tutto quel che c’è. E viste le prestazioni generali del MacBook Air, trovo assai accettabile il compromesso fra quel che offre e quello che Apple ha dovuto/deciso di togliere.

3. Parlando di quel che non c’è (Ethernet, Firewire, unità ottica): ovviamente MacBook Air non è pensabile come unico Mac. Ma ritengo che come “secondo pilota” sia un prodotto eccellente. Specie per chi vuole un portatile che sia soprattutto poco ingombrante e leggero. Pesa poco più di un chilo e 300 grammi! Una macchina fotografica reflex e un paio di obiettivi possono arrivare a pesare di più, per dire.

4. Il prezzo del modello base, 1.699 Euro (1.649 qui in Spagna), mi sembra tutto sommato buono, forse un po’ più sbilanciato verso il modello base di MacBook Pro che non verso il modello più performante di MacBook. Allo stesso tempo penso che l’obiezione Beh, con 200 Euro in più mi compro un MacBook Pro sia impropria: è evidente che MacBook Air e MacBook Pro si rivolgono a due tipi di utenza piuttosto distinti. Il prezzo del modello a 1,8 GHz, con l’opzione della memoria di massa di tipo flash a 64 GB invece del disco rigido è indubbiamente molto alto, ma bisogna considerare che questo tipo di memorie sono ancora costose. Suppongo che nel corso dell’anno questo prezzo sia destinato a scendere. La verità è che, dando un’occhiata alle caratteristiche, il modello base va benone così com’è.

5. Due cose che mi piacciono particolarmente: il trackpad enorme (a occhio la superficie mi pare quasi doppia del trackpad del PowerBook G4 a 12 pollici) e con tecnologia multi-touch, e l’illuminazione della tastiera. Per non parlare dello sportellino che rivela/nasconde le tre porte del MacBook Air (uscita audio, uscita video, USB).

6. L’accoppiata MacBook Air + SuperDrive esterno USB non può non ricordarmi illustri predecessori di questo subnotebook: il PowerBook 100 (che non aveva il drive floppy integrato), la serie di PowerBook Duo (il link punta al PowerBook Duo 2300c, l’ultimo e il più potente della famiglia Duo), e il raro PowerBook 2400. Tutti ottimi subnotebook per i loro tempi. Io possiedo un PowerBook 100 e un PowerBook Duo 280c, e sono tutt’oggi dei validi word processor portatili. Le loro prestazioni sono ormai al di là del risibile, ma se guardiamo le dimensioni e il peso (entrambi più piccoli di un foglio A4 ed entrambi sui 2 kg.) sono davvero dei subnotebook. Tutto questo, ovviamente, prima della comparsa del MacBook Air: al suo confronto son due piccoli pachidermi, se mi passate l’ossimoro.

7. Molto divertenti i primi commenti degli eterni insoddisfatti. Non so se sia un fenomeno tutto italiano, ma è impagabile leggere certe critiche, che riassumerò in questo modo: Siccome il MacBook Air non ha questo, quello e quest’altro, tutte cose che a me servono, è un prodotto di merda. Ci fosse uno che, più obiettivamente, la mettesse così: il MacBook Air è un gioiello di ingegnerizzazione e design (perché lo è). Purtroppo manca di caratteristiche per me essenziali, pertanto mi orienterò su un altro Mac per il momento. No, o Apple lo fa come piace a me, o è una fregatura. Grazie al cielo Apple non si cura di loro, ma guarda e passa; e prevedo che ancora una volta venderà un sacco di Mac.

Per adesso chiudo qui, ma nei prossimi giorni continuerò ad aggiornare il blog con le mie impressioni post-keynote. È stato un pomeriggio elettrizzante, passato in chat con molti amici. Un saluto e un grazie a Lucio e ai partecipanti della chat room keynote2008: è stata una piacevole chiacchierata, anche se non sono riuscito a entrare prima delle battute finali del keynote. Un grazie anche a Frank, con il quale ho seguito in chat audio il keynote in diretta: lui leggeva gli aggiornamenti di Macity, io quelli di Jason Snell di Macworld USA, e si commentava con ritmo frenetico, da telecronaca calcistica.

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About Riccardo Mori

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