Dove chiacchiero di iPad con mio padre

Inizio con lo scusarmi con i miei lettori. Mi rendo conto che è stato un maggio piuttosto in secca. Sto attraversando una fase personale e professionale piuttosto delicata — una fase che chiamerei di profonda riconsiderazione — e questo ha provocato e sta provocando un certo impatto sulla mia scrittura e presenza online.

Un’altra, più semplice ragione della scarsità di articoli in questo mese è stata una trasferta di una decina di giorni, durante la quale sono rimasto sostanzialmente senza una connessione Internet continuata. Quando vado a visitare i miei genitori in campagna è sempre un’occasione per ‘disintossicarmi’ da Web, email e affini. Durante quest’ultimo soggiorno sono saltate fuori alcune cose interessanti, che ho pensato valga la pena di condividere qui.

Prima premessa: Mio padre è un uomo acuto, intelligente e curioso. Le circostanze della sua vita gli hanno impedito di andare oltre la terza media, ma la sua volontà, la curiosità intellettuale, il desiderio di sapere e imparare sempre nuove cose, unito a una rara umiltà — quella di non fare mai mistero dei propri limiti, quella di chi dice So di non conoscere quasi nulla di questo campo, quindi chiedo a te che ne sai — lo hanno portato a essere una persona a un livello superiore di tanti laureati, sedicenti intellettuali e sbruffoni che ho avuto la sfortuna di incontrare sia di persona che attraverso Internet. Quel che ho sempre ammirato di lui è poi l’ingegno e l’inventiva: è il classico homo faber che risolve il problema della mancanza dell’oggetto che fa per lui progettandolo e costruendoselo.

Seconda premessa: I miei genitori vivono in Lunigiana da nove anni; quando mia madre ha finalmente raggiunto l’età della pensione, hanno preso la decisione di lasciare l’appartamento in affitto in provincia di Milano e tornare ai luoghi natii di mio padre, comprando e ristrutturando una casetta. La casa si trova in una posizione tale per cui è difficile e costoso tirare una linea telefonica fissa. I miei contattarono Telecom una volta trasferitisi lì. Un giorno venne un tecnico a fare un sopralluogo della zona, e spiegò ai miei che i lavori per installare una derivazione che arrivasse fino alla loro abitazione era un’operazione complicata e il preventivo era dell’ordine di qualche migliaio di Euro. I miei decisero di comprarsi due cellulari e di risolvere così la questione. Più tardi ci siamo cominciati a porre il problema della connessione a Internet. Non tanto per loro, che al principio non erano particolarmente interessati, quanto per permettere a me di rimanere collegato e reperibile durante le mie trasferte. Esclusa a priori l’opzione di installare una linea telefonica fissa, mio padre in tempi recenti aveva pensato alla via satellitare, visto anche che i prezzi degli impianti con parabola dedicata stavano diminuendo. L’estate scorsa gli avevo accennato di passaggio all’idea di utilizzare una chiavetta USB, se mai decidesse di acquistare un computer. Mi sembrava un’idea pratica e abbastanza economica: nessuna installazione, solo un contratto telefonico con un piano tariffario adeguato alle esigenze dei miei, ossia una navigazione Web saltuaria.

Durante la mia ultima visita, dato il pessimo tempo meteorologico, invece di lavorare in giardino e in garage tutto il pomeriggio (come è solito fare), mio padre è stato più casalingo del solito, e abbiamo avuto occasione di fare qualche lunga chiacchierata. Un giorno mi ha detto: Affrontiamo una buona volta il discorso Internet. Mi sono informato e la tua idea della chiavetta USB credo sia la migliore, e domani andiamo a comprarne una. Questo dovrebbe aiutarti nel caso tu voglia controllare la posta e debba lavorare mentre stai qua da noi durante l’estate. Invece, per quanto riguarda me e tua madre… Parlami un po’ dell’iPad, perché secondo me è lo strumento giusto.

Sono rimasto interdetto qualche istante. Voglio sottolineare che mio padre non ha avuto alcuna esposizione o contatto con iPad a parte quel che è stato detto alla televisione (e dato che io non ho la televisione e non vivo più in Italia da alcuni anni, non ho idea di come e quanto si sia parlato di iPad dalla sua introduzione). Eppure, dal poco che ha potuto vedere, è un oggetto che ha stimolato decisamente il suo interesse. Gli ho mostrato un’altra volta il mio iPhone, facendogli assaggiare l’impatto software. Gli ho mostrato immagini di applicazioni ottimizzate per iPad. Gli ho spiegato che è possibile usarlo con tastiere fisiche, se quella virtuale lo mette a disagio. Gli ho detto che, per ora, iPad non è uno strumento completamente indipendente, e che necessita di un Mac a cui collegarsi di tanto in tanto. (Mio padre non vuol sentire neanche parlare di PC Windows; la sua esperienza con il Mac è limitata ad aver usato il Macintosh Classic che gli passai, e all’aver visto me utilizzare i Mac. L’anno scorso mi disse: Se devo proprio prendermi un computer, che sia un Mac, perché voglio qualcosa che funzioni bene e che non mi faccia perdere tempo con continue manutenzioni).

Gli ho anche raccontato delle discussioni sorte intorno all’App Store, accennando al discorso ‘piattaforma chiusa’ di contro ad altre piattaforme ‘aperte’; gli ho persino raccontato della questione Flash, della posizione di Steve Jobs, di Adobe, e in generale del dibattito corrente fra sviluppatori, e così via. Ho cercato di offrirgli un quadro il più possibile completo e oggettivo, e ho trovato le sue reazioni estremamente interessanti.

iPad lo convince, e probabilmente la soluzione informatica finale sarà iPad 3G più un portatile Mac usato che proverò a procurargli. Il portatile si collegherà a Internet con chiavetta USB e iPad, analogamente, mediante la connessione 3G. Ho visto mio padre destreggiarsi piuttosto bene con le applicazioni che ha provato sul mio iPhone. Per la sua vista, non più come un tempo, lo schermo di iPhone è piccolo, ma quello di iPad è ottimo. iPad ha esattamente quel che voglio: Web, email e libri. Mia madre è una lettrice molto avida e si fa fuori un paio di best-seller alla settimana (potessi leggere io a quei ritmi!); mio padre è disperato perché non sanno più dove mettere i libri e mia madre non vuol buttare o vendere o regalare niente. Con iPad, tua madre potrebbe usarlo alla sera tardi quando legge, io lo userei ogni tanto, quando voglio cercare qualcosa sul Web sulle piante, il giardinaggio, i motori, e tutte le mie curiosità; e poi potremmo stare più in contatto con te, scambiarci email, eccetera. iPad non porta via spazio e non mi devo preoccupare di installare ‘bene’ i programmi: scelgo quelli che voglio e diventano come i pulsanti su un telecomando.

Vi giuro che non è la bozza di un annuncio pubblicitario. Mio padre non si è mai entusiasmato di faccende informatiche e ha sempre visto con sospetto i personal computer. Non per una sua posizione pregiudiziale, ma perché fin da subito ne ha percepito i possibili effetti negativi se non se ne fa un uso responsabile: l’uomo, secondo lui, deve sempre esercitare il controllo sugli strumenti, senza diventarne dipendente. È anche grazie ai suoi insegnamenti che ho sviluppato e promosso il mio approccio critico e di buonsenso verso le tecnologie, cercando sempre di non diventarne schiavo.

È per questo che il suo interesse per iPad mi ha stupito. Ma poi ho capito che non vi è alcuna incoerenza: Sai che a me sono sempre piaciuti gli strumenti ben fatti: iPad è uno di questi. Gli ho fatto presente che la sua posizione un po’ mi stupiva, e che credevo che riguardo al discorso piattaforma chiusa/piattaforma aperta lui — persona che ha sempre creato, modificato, personalizzato oggetti e strumenti — fosse più allineato con l’opinione di chi si oppone alla ‘chiusura’ della piattaforma iPhone OS. Lui, in risposta, mi ha fatto un discorso sulla qualità, sulla funzionalità, sulla praticità. Parafrasando, secondo mio padre quel che conta più di tutto è la bontà del prodotto finito: l’utente finale deve poter utilizzare qualcosa di ben fatto, robusto, coerente, che funziona, che non dà problemi, che sia semplice e sicuro. Tutto il resto, lui dice, è dibattito ‘religioso’. I discorsi, le critiche e le polemiche degli sviluppatori e dei tecnici che sostengono l’una o l’altra piattaforma (aperta o chiusa che sia), a mio padre ricordano i discorsi che sentiva in officina quando da giovane riparava automobili e camion. Si parlava di ricambi, di politiche delle case automobilistiche, di come venivano progettate e costruite le automobili, eccetera; erano discorsi belli e interessanti, ma da addetti ai lavori, e gli addetti ai lavori possono mettersi a dibattere e a filosofeggiare quanto volevano, ma alla fine è l’utente finale che conta: chi guida una macchina senza essere costretto a studiarla per manutenerla e ripararla, senza l’obbligo di conoscere i minimi dettagli tecnici per poterla condurre e per potersela godere. Immagina, mi dice, se chi costruisce auto lo facesse solo ed esclusivamente per persone con quel livello di preparazione tecnica.

Per mio padre, Apple è un’azienda coraggiosa: si costruisce l’hardware e progetta il software che lo fa funzionare, e se i prodotti finali sono questi [indica il mio MacBook Pro, iPhone, iPad], allora è bene che non scenda a compromessi. Quando gli accenno all’opinione di alcuni, secondo cui Apple limiterebbe le scelte dell’utente, la sua risposta è pragmatica: La gente si informa, oggi più che mai, e bene o male sa a cosa va incontro, quindi può scegliere se comprarsi un prodotto Apple o uno dei tanti prodotti delle tante altre marche. Ma il discorso è un altro: anche senza una gran informazione a priori, uno banalmente compra un prodotto e vede come gli funziona e se gli facilita la vita o no. Se non gli va bene, stai certo che lo riporta indietro e se lo fa cambiare. Evidentemente i prodotti Apple sono ben fatti e funzionano bene. Aperto, chiuso… I discorsi filosofici a monte sono belli e interessanti, e ognuno è libero di prendere posizione come vuole. Ma alla fine l’importante è che il dispositivo faccia bene quel che è stato progettato per fare, che sia piacevole e semplice da usare, senza la necessità di dover leggere un manuale per farlo funzionare. Alla fine sono queste cose che interessano alle persone normali, non addette ai lavori.

Ogni tanto penso che mio padre dovrebbe avere un blog tutto suo.

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