Breve sfogo sul Futuro del Design dell’Interazione

Ho scoperto questo articolo (e il suo autore) grazie a un tweet di Craig Hockenberry che ho visto per puro caso. Mi ha fatto riflettere e anche riconsiderare in parte tutto l’entusiasmo verso le attuali interfacce ‘tattili’. Non che sia sbagliato considerare l’interfaccia multi-touch di iOS rivoluzionaria, ma forse è bene iniziare a vederla più come un primo passo verso un percorso di ulteriore evoluzione (e si spera rivoluzione), non come un traguardo assodato su cui basare ogni visione di future interfacce. Ma lascio la parola a Bret Victor.

[Articolo originale | Original article: A Brief Rant On The Future Of Interaction Design]

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Un breve sfogo sul Futuro del Design dell’Interazione

Ecco una Visione del Futuro molto popolare ultimamente.

È in gran parte qualcosa di questo tipo:

Fig01

Fra l’altro, progettare Interfacce Future Per Il Futuro era parte del mio lavoro. Ho avuto l’opportunità di realizzare progetti con prototipi realmente funzionanti, non schermi verdi e After Effects, e per questo sono un po’ scettico in merito ad alcune interazioni presentate in quel video, visto che le ho sperimentate davvero e i creatori di quelle animazioni presumibilmente no. Ma non è questo l’aspetto del video che intendo criticare.

Il problema, secondo me, è l’esatto opposto: questa visione, per quanto concerne l’interazione, non è visionaria. È un timido miglioramento dello status quo, e lo status quo, per quanto riguarda l’interazione, è in realtà piuttosto mediocre.

Questo ha importanza perché le visioni sono importanti. Le visioni servono a dare una direzione alle persone, le ispirano ad agire, e un gruppo di persone ispirate è una delle forze più potenti del mondo. Se siete un giovane con l’obiettivo di realizzare una visione, o una persona attempata che intende finanziarne una, voglio che si tratti di qualcosa che ne valga veramente la pena. Qualcosa che migliori concretamente i modi in cui interagiamo.

Questo piccolo sfogo non si prefigge di dimostrare chissà quale grande visione. Spero soltanto che possa fornire qualche suggerimento su dove partire.

Prima di ragionare su come dovremmo interagire con i nostri Strumenti Del Futuro, soffermiamoci anzitutto su che cosa sia uno strumento.

Mi piace la seguente definizione: Uno strumento viene incontro alle esigenze umane amplificando le capacità umane.

Fig02

Ovvero, uno strumento trasforma quel che possiamo fare in ciò che vogliamo fare. Un ottimo strumento è progettato per adattarsi a entrambe le parti.

Fig03

In questo sfogo, non intendo parlare delle esigenze umane. Tutti ne parlano: è l’argomento di conversazione in assoluto più diffuso della storia.

Né intendo trattare di tecnologia. Quella è la parte più semplice, in un certo senso, perché noi controlliamo la tecnologia. La tecnologia si può inventare, la natura umana è qualcosa con cui siamo costretti a convivere.

Invece ho intenzione di parlare di quel terzo fattore tanto trascurato: le capacità umane. Quel che le persone possono fare. Perché se uno strumento non è progettato per essere utilizzato da una persona, probabilmente non sarà questo grande strumento, no?

Date un’altra occhiata a ciò che le nostre Persone Del Futuro stanno utilizzando per interagire con la loro Tecnologia del Futuro:

Fig01

Vedete con che cosa stanno interagendo tutti i personaggi? L’elemento centrale di questo Futuro Interattivo? È presente in ogni foto!

Esatto: LE MANI.

Ed è un’ottima cosa. Penso che le mani siano qualcosa di fantastico. Le mani ci rendono umani! Sono persino nella parola stessa — umano, mano, manuale… Le nostre mani ci definiscono, letteralmente.

Le mani fanno essenzialmente due cose. Sono due cose davvero incredibili, a cui ci affidiamo in ogni momento della giornata, e la maggior parte dei concept per l’Interazione Futura ignorano completamente queste due cose.

1) Le mani percepiscono gli oggetti, e 2) le mani manipolano gli oggetti.

Le mani percepiscono gli oggetti

Prendete un libro. Apritelo su una pagina qualsiasi.

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Prestate attenzione al fatto che sapete a che punto siete del libro perché percepite la distribuzione del peso in ogni mano, e lo spessore delle pagine si accumula fra le vostre dita. Girate una pagina, e notate come sapete subito se per caso avete girato due pagine insieme, perché si separano se sfregate una sull’altra con le dita.

Adesso prendete un bicchiere d’acqua. Bevete un sorso.

Fig05

Notate come sapete quant’acqua rimane — da come si sposta il peso in risposta all’inclinazione che date al bicchiere.

Quasi ogni oggetto in circolazione offre questo genere di feedback. Viene dato talmente per scontato che di solito nemmeno ce ne accorgiamo. Provate a prendere in mano i vari oggetti intorno a voi. Usateli come fareste normalmente, e rilevate la loro risposta tattile: la loro superficie, flessibilità, temperatura; la distribuzione del loro peso; i contorni, le curve, le striature; fate caso a come rispondono nelle vostre mani mentre li utilizzate.

C’è una ragione se i nostri polpastrelli possiedono una delle aree più dense di terminazioni nervose. È il modo con cui percepiamo il mondo da vicino. È attraverso di essi che i nostri strumenti ci parlano. Il tatto è fondamentale per tutto quel che gli esseri umani hanno chiamato ‘lavoro’ per milioni di anni.

Ora prendete il vostro dispositivo Magico e Rivoluzionario preferito. Usatelo per un po’ di tempo.

Fig06

Che cosa avete avvertito? Vi è sembrato tutto molto vitreo e glaciale? Era per caso una sensazione completamente estranea rispetto all’attività che stavate svolgendo?

Chiamo questa tecnologia Immagini Sotto Vetro. Le Immagini Sotto Vetro sacrificano tutta la ricchezza tattile di lavorare con le nostre mani, offrendo invece una facciata visuale del tutto artificiale.

È così sbagliato gettarsi alle spalle il tattile a favore del visivo? Fate questa prova: chiudete gli occhi e allacciatevi le scarpe. Nessun problema, giusto? Ora immaginate di avere un braccio addormentato: riuscireste ad allacciarvi le scarpe altrettanto bene? E con tutte le dita addormentate? Quando si lavora con le mani, è il tatto a condurre l’azione, mentre la vista dà il suo apporto dalle retrovie.

Portando l’esempio all’estremo, immaginate di essere completamente ciechi. Certo, sarebbe una vita difficile, ma potreste comunque prendervi cura di voi stessi e fare molte delle cose che fanno gli altri. Invece sapete come si chiama la perdita totale del tatto? Paralisi, e vi spingono in una sedia a rotelle mentre calcolate la radiazione dei buchi neri.

Immagini Sotto Vetro è un paradigma di interazione di insensibilità permanente. È come avere una flebo di anestetico al polso. È negare alle nostre mani ciò che sanno fare meglio. Eppure è il protagonista in qualsiasi Visione Del Futuro.

Fig07

Per me, sostenere che Immagini Sotto Vetro è il futuro dell’interazione è come dire che il bianco e nero è il futuro della fotografia. Si tratta ovviamente di una tecnologia di transizione. E prima concludiamo questa transizione, meglio per tutti.

Le mani manipolano gli oggetti

Che cosa si può fare con una Immagine Sotto Vetro? La si può far scorrere.

Fig08

Ecco il gesto fondamentale di questa tecnologia. Far scorrere un dito su una superficie piana.

Non vi è quasi nulla nel mondo naturale che manipoliamo in questo modo.

Fig09

Sono gli unici esempi che mi vengono in mente.

Ok, allora come manipoliamo gli oggetti? A quanto pare, le nostre dita hanno un repertorio incredibilmente ricco ed espressivo, e improvvisiamo su tale repertorio in continuazione, senza neanche accorgercene. In ognuna di queste immagini, fate attenzione alla posizione di tutte le dita, ai punti in cui viene applicata una pressione, e a come viene bilanciato il peso dell’oggetto:

Fig10

Molte di queste sono variazioni delle quattro prese fondamentali. (E se l’argomento vi interessa, dovreste leggere il bellissimo libro di John Napier).

Fig11

Ora mettiamo che vi passo un vasetto da aprire. In effetti, per aprirlo, il vostro gesto si comporrà di due prese:

Fig12

Avete eseguito questo passaggio di prese con tutti i vasetti che avete aperto da sempre. Non solo senza che vi fosse insegnato, ma probabilmente senza nemmeno rifletterci sopra. Che ve ne pare come interfaccia intuitiva?

Viviamo in un mondo tridimensionale. Le nostre mani sono pensate per spostare e ruotare oggetti in tre dimensioni, per raccogliere oggetti e disporli sopra, sotto, di fianco e dentro altri oggetti. Nessuna creatura sulla terra possiede una destrezza paragonabile alla nostra.

La prossima volta che vi preparate un sandwich, fate attenzione alle vostre mani. No, davvero! Fate caso alla miriade di trucchetti che possiedono le dita per manipolare gli ingredienti e gli utensili e tutti gli altri oggetti che servono allo scopo. Poi confrontate questa esperienza allo scorrere le Immagini Sotto Vetro.

Fig13

Siamo veramente disposti ad accettare una Interfaccia Del Futuro che è meno espressiva di un sandwich?

Io credo che il futuro sarà… nelle nostre mani

E dunque, qual è il Futuro dell’Interazione?

La cosa più importante da comprendere riguardo al futuro è che si tratta di una scelta. Le persone scelgono quali visioni seguire, le persone scelgono quali studi finanziare, e come procederanno con le proprie carriere.

Contrariamente a quanto appare alla cultura in generale, la tecnologia non è che accada semplicemente. Non emerge spontaneamente, come la muffa sul formaggio. Una tecnologia rivoluzionaria è il prodotto di lunghe ricerche, ricerche che vengono svolte e finanziate da persone ispirate.

E questo è il mio appello: lasciatevi ispirare dal potenziale non ancora sfruttato delle capacità umane. Non limitatevi a estrapolare la tecnologia di ieri e poi a infilarci dentro le persone.

Fig14

La foto qui sopra potrebbe benissimo rappresentare il nostro futuro. Ma perché? Perché scegliere questo? È un dispositivo palmare che ignora le nostre mani.

Le nostre mani percepiscono e manipolano gli oggetti. Perché puntare a qualcosa di inferiore rispetto a un medium dinamico che possiamo vedere, percepire e manipolare?

Esistono accenni di ricerca attiva in settori correlati. Sono argomenti che da decenni vengono esplorati in superficie. Questo tipo di ricerca è sempre stata un po’ emarginata, e lo è tuttora. Ma forse possiamo cambiare le cose.

E sì, i frutti di questa ricerca sono ancora acerbi, rudimentali, e a volte discutibili. Però osservate: nel 1968, tre anni prima dell’invenzione del microprocessore, Alan Kay si è imbattuto nel primo schermo piatto di Don Bitzer. La sua risoluzione era di 16 pixel per 16 pixel, un grande salto in avanti rispetto al loro schermo precedente, di 4 per 4 pixel.

Fig15

Alan vide quei 256 quadratini arancioni illuminati, tornò a casa, prese una penna e disegnò l’immagine di un fottutissimo iPad.

Fig16

E poi inseguì quell’obiettivo attraverso decenni di ricerca rivoluzionaria, molta della quale è responsabile dell’hardware e del software con cui state ora leggendo questo articolo.

Quello è il genere di visione ambiziosa e a lungo raggio di cui sto parlando. Le Immagini Sotto Vetro sono roba vecchia. Iniziamo a usare le nostre mani.

Un passo in più

Se mi avete seguito fin qui, magari posso spingervi a compiere un passo ulteriore. Guardate le vostre mani. Sono attaccate a qualcosa? Sì: avete delle braccia! E spalle, un torso, e gambe, e piedi! E si muovono!

Qualunque ballerino o dottore conosce bene quel ‘dispositivo’ incredibilmente espressivo che è il nostro corpo. 300 articolazioni! 600 muscoli! Centinaia di gradi di libertà!

La prossima volta che vi preparate la colazione, fate attenzione alla coreografia squisitamente intricata di azioni come l’aprire armadietti e versarsi il latte; fate caso a come le vostre membra si muovono nello spazio, a come utilizzate senza sforzo il vostro peso ed equilibrio. L’unica ragione per cui la vostra mente non viene sopraffatta ogni mattina dalla pura meraviglia di tutta questa grazia è che chiunque altro al mondo può fare queste stesse cose.

Con un intero corpo al vostro comando, pensate seriamente che il Futuro dell’Interazione debba essere un solo dito?

Fig07

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About Riccardo Mori

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