Farsi un Mac -- Vale la pena?

Mele e appunti

Macworld | Frankenmac! What’s in a Mac clone?: In questo lungo articolo, Rob Griffiths racconta la sua esperienza nel costruirsi un PC tower su cui far girare Vista e (soprattutto) Mac OS X. A spingerlo a cimentarsi in questo esperimento è, a suo dire, la mancanza nella famiglia di Mac da scrivania di un prodotto che sia un po’ più espandibile di un Mac mini o di un iMac, ma che non abbia tutta la potenza di un Mac Pro.

Vediamo alcuni punti interessanti dell’articolo. Griffiths è partito così:

Per realizzare il mio sistema Mac ‘da sogno’, mi sono imposto un budget di 1.000 dollari (che non comprende tastiera, mouse e monitor), e ho iniziato ad acquistare i vari pezzi. […]

Quando si costruisce il proprio PC è necessario decidere con precisione ogni componente hardware che andrà a comporlo — una libertà assoluta accompagnata da una altrettanto assoluta responsabilità. Occorre scegliere la scheda madre, il processore, il sistema di raffreddamento della CPU, la scheda video, il masterizzatore CD/DVD, la memoria, il case esterno e magari anche l’alimentatore. A complicare le cose, se si decide di costruire un PC compatibile Mac, ci si deve attenere a certe componenti hardware il cui funzionamento con Mac OS X sia noto e provato. Ho perso molto tempo a cercare sul Web che cosa funzionasse e che cosa non andasse bene.

Quindi bisogna anzitutto tenere in conto di perdere parecchio tempo alla ricerca delle parti giuste. Poi arriva la fase di assemblaggio:

Una volta arrivate tutte le componenti, ci sono volute alcune ore per costruire la macchina. […] Ma l’assemblaggio è la parte facile del processo.

…Come sospettavo. Ora arriva il punto rivelatore:

Ho quindi installato Vista sul PC, tanto per essere sicuro che tutto funzionasse [lato software]. A quel punto sono state necessarie molte altre ore di lavoro per fare in modo che OS X funzionasse a dovere. Malgrado il procedimento sia piuttosto lineare, i passaggi sono innumerevoli, e vi sono svariati parametri del BIOS da regolare. Se si vuole che Windows e Mac OS X girino sullo stesso disco, gli ostacoli da superare perché tutto funzioni sono ancora maggiori. Ma dopo molte ore passate a documentarmi, ad assemblare, a disassemblare, a gridare, a installare, a disinstallare, a reinstallare, a bestemmiare, a rompere le scatole a qualche amico, e in generale a non divertirmi affatto, sono arrivato al traguardo: la mia macchina era accesa e funzionante, e in grado di fare il boot sia da Windows Vista che da Mac OS X 10.5.2.

E già a questo punto mi sembra chiaro se valga o no la pena assemblarsi un ‘Frankenmac’, come lo chiama Griffiths. Riporto comunque alcune sue considerazioni in coda all’articolo, nella sezione Don’t try this at home (consiglio comunque la lettura integrale dell’articolo).

Visti i miei risultati, potreste essere tentati dal pensiero di correre a costruirvi il vostro clone Mac. Ma prima di prendere tale decisione, occorre considerare le insidie e gli inconvenienti di tale processo, e non sono pochi. Come ho detto in precedenza, costruire un computer da zero non è necessariamente un compito semplice da eseguire. Serve pazienza e la capacità di seguire le istruzioni mal tradotte dei manualetti di ogni componente. Per ottenere i prezzi più vantaggiosi di ogni parte da assemblare è necessario fare un po’ di shopping qua e là. Io alla fine mi sono rivolto a quattro fornitori diversi, e ho risparmiato quasi 200 dollari; ma trovare le soluzioni più economiche richiede tempo e fatica.

Una volta realizzato il clone Mac, ovviamente non potrete portarlo in un centro assistenza Mac se qualcosa va storto. Non rientra nemmeno sotto un’unica garanzia. Ogni componente ha la propria, e questo significa che in caso di problemi è un bell’incubo. Dovrete stabilire le cause del guasto, capire quale/i pezzo/i è da sostituire, contattare i fornitori dei vari pezzi e spedire loro le parti guaste.

Anche se la vostra macchina funziona bene, potreste imbattervi in strani problemi hardware. Il mio Frankenmac, per esempio, non si spegne completamente in modo corretto. Mac OS X si spegne, lo schermo si annerisce, ma le ventole e il disco rigido continuano a girare, per cui devo premere manualmente il pulsante di spegnimento per spegnere davvero il computer.

Vi è anche la possibilità non tanto remota che i prossimi aggiornamenti di sistema creino problemi con la mia installazione di Mac OS X, e non potrò, come con qualsiasi Mac ‘puro’, accettare alla cieca ogni aggiornamento proposto da Aggiornamento Software. Infine, e cosa forse più importante, per fare in modo che sul vostro PC assemblato giri Mac OS X, dovrete violare l’accordo di licenza di Mac OS X e forse anche la legge sul copyright, a seconda di come procederete. 

Personalmente non mi imbarcherei mai in un’operazione del genere che, come del resto fa capire Griffiths stesso, è più un proof of concept che non una reale alternativa a un Mac vero e proprio. Magari si riuscirà a realizzare quel mini-tower che manca nella famiglia di Mac da scrivania, quella via di mezzo fra un iMac e un Mac Pro, ma a che prezzo e con quali rischi? Sulla carta la spesa potrebbe anche essere contenuta (Griffiths è riuscito a spendere meno di mille dollari), ma il tempo da dedicare alla ricerca delle componenti giuste, all’assemblaggio, alle verifiche, e all’eventuale diagnosi in caso di problemi, non è un fattore irrilevante. E il tempo è denaro, diceva Paperon de’ Paperoni. Forse la sparo grossa, ma uno che ha mille dollari di budget più tutto quel tempo da dedicare a un simile progetto, può benissimo acquistare il modello più economico di Mac Pro e vivere felice. Ricorrere a un clone Mac poteva forse avere un senso (dal punto di vista dell’utente) negli anni Novanta, quando in effetti molti Mac per professionisti erano costosi. Oggi non più.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

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