An important lesson learnt from the Newton

Tech Life

A real treasure in my archives are numerous issues of MacUser Magazine from the years 1993–1995. It’s good to keep some Mac literature of the last decade, especially things written in a time when the Web was an infant. And it’s surprisingly refreshing to find that, still nowadays, that literature retains some value.

I’ve been reading many of those MacUser issues, and found — along with the sweet savour of nostalgia — quite inspiring bits here and there. Take for example this excerpt from an article by then-editor Caroline Bassett (MacUser March 4, 1994):

The first five minutes with a MessagePad could well be your last. They’re almost certain to display Newton at its least efficient worst. For a start, it won’t recognise your writing. “Bill”, you will shakily write, holding the pad at a ludicrous angle to the light to try and stop the glare. “Burk”, it will sublimely reply. This shouldn’t surprise you because Newton needs to learn your handwriting, and to do that it needs samples. All those Burks and Bulls are Newton’s way of saying “Give us a, break. KO?”. It may not surprise you, but it will annoy you, and it may even undermine you — after all, if a miserable little gadget can’t understand your writing, either it’s stupid, or you are.

Further straining your relationship with the MessagePad, sitting in solitary sales point glory near all the consumer stuff that you know works, is another downer: not only will your MessagePad not understand you; you won’t understand it. All those icons, whose meanings will become self-evident very quickly, will look like blobs and squiggles the first time you see them.

All this is unfair to the MessagePad. Handwriting works, say people who have practised; the MessagePad is simple to navigate around, and the longer you use it the more it exerts a superglue-like grip on the disorganisation of your life. […]

See? When the Newton MessagePad was introduced fifteen years ago, it undoubtedly had appeal, but unfortunately gratification was delayed. Ms Bassett nails this issue perfectly. The Newton MessagePad’s main feature, the most advertised, and what indeed still distinguishes it from all other PDAs — handwriting recognition — was not something you could grasp and enjoy instantly. Moreover, in the first Newton models running NewtonOS 1.x, handwriting recognition was worse and still not optimised as in the later MessagePads running NewtonOS 2.x.

The fact that the main feature of the Newton was disappointing in the Instant Gratification department, coupled with the price of the device (certainly not “for the rest of us”, at least in the 1990s), was ironically the main factor in Newton’s commercial failure. And it is indeed a pity: only by using the Newton on a daily basis, only by growing accustomed to it can one appreciate it fully.

With the iPhone, which is the PDA for the 21st century, Apple didn’t make the same mistake twice. The iPhone is all about instant gratification. iPhone’s icons are wonderfully self-evident. Its interface, too. When it was introduced a year and a half ago, some were disappointed that it lacked handwriting recognition and a stylus. But it was wise from Apple’s part, I think, not to provide and boast that feature. I’m sure handwriting will come along with time and future software updates; in the iPhone Software 2.0 it’s already implemented for Eastern languages. It’s something trickling in the background and I expect we’ll see more Inkwell goodness in the future. The iPhone is already a worldwide success as it is; if a future system-wide implementation of handwriting recognition needs the same training and getting accustomed as it was for the Newton, users will surely tend to be more forgiving than they were 15 years ago.

Capire iPhone

Mele e appunti

Questo articolo di PC World, ripubblicato da Macworld.com è l’ennesimo di una serie. La serie “iPhone è bello, però…” — e giù a elencare limiti, mancanze, difetti. È un anno e mezzo che si parla di iPhone. È un anno e mezzo che ne sento e ne leggo di tutti i colori. Vorrei finalmente esprimere qualche considerazione personalissima, magari un po’ astratta, sicuramente discutibile. Per una volta mi concedo la libertà di non buttar lì una manciata di link che confermino e corroborino il mio pensiero.

Parto proprio dall’articolo citato. Senza stare a tradurlo in tutto o in parte, si dice sostanzialmente che all’iPhone 3G continuano a mancare una serie di cose. L’articolo ne elenca dieci: 1. Gli MMS, 2. Il supporto per Bluetooth stereo / A2DP, 3. Selezionare, copiare e incollare porzioni di testo, 4. Tastiera virtuale orizzontale per applicazioni come Mail e Note, 5. Una funzione di testo predittivo migliorata (o disattivabile), 6. Un’applicazione di chat integrata, 7. Supporto di Adobe Flash, 8. Una fotocamera migliore, più un camcorder, 9. Una casella unificata di posta in entrata, 10. Il voice dialling e la possibilità di registrare note e appunti vocali.

Da un punto di vista puramente tecnologico potrebbe avere un senso segnalare almeno alcune di tali mancanze. Ma oggi la tecnologia in senso stretto voglio lasciarla perdere. A livello astratto, filosoficamente parlando, questo articolo e chi l’ha scritto non capiscono iPhone. Lo dico subito per evitare fraintendimenti: non sto scrivendo un’apologia di iPhone. Lungi da me sostenere che sia il dispositivo perfettissimo. Non possiedo azioni Apple, né ricevo alcun compenso dall’azienda californiana. Tuttavia lo ribadisco: chi ha sprecato fiumi di inchiostro per scrivere che cosa ‘manca’ a iPhone confrontandolo con altri smartphone, semplicemente non capisce iPhone.

È facile capire come funziona iPhone: perdiana, è il suo primissimo pregio. 5–10 minuti con l’oggetto in mano e già lo si padroneggia in maniera sufficientemente buona. Lo si accende e tutto sta davanti agli occhi. Non ci sono gerarchie occulte e arcane di menu. Non ci sono funzioni nidificate e accessibili solo ricordando complesse sequenze di tasti. Ma invece di giocherellare con cursori, icone spostabili, widget del tempo e della borsa, mappe di Google e album da sfogliare virtualmente sotto le dita, soffermiamoci un istante su che cos’è iPhone. È un telefono? No. (Non solo). È uno smartphone? No. E stavolta non aggiungo “Non solo”. È un Mac da tasca? Ni.

Ma stare a perdersi in tentativi per identificare iPhone è un esercizio da perditempo. Vi sono vari criteri di comparazione, ma iPhone non aderisce perfettamente a tali criteri. Se lo confrontiamo con uno smartphone Nokia, con un navigatore satellitare, con un Mac, con un cellulare con tecnologia touchscreen e ci mettiamo a dire: iPhone è più di questo e meno di quello, fa più di questo e meno di quello, non arriviamo da nessuna parte.

iPhone è un dispositivo a sé stante. Non lasciamoci ingannare dalle apparenze: sì, telefona. Sì, ha una calcolatrice. Sì, è un lettore MP3; ci si può ascoltare musica e vedere filmati. Sì, scarica la posta. Sì, naviga il Web. Eccetera. Ma iPhone va contro il cosiddetto Duck test. Molti recensori, nel trattare iPhone (bene o male che sia), nel confrontarlo con altri smartphone per poter stilare elenchi di funzioni presenti/assenti, hanno ragionato secondo il Duck test, che tradotto suona così: Se un volatile sembra un papero, nuota come un papero e schiamazza come un papero, allora probabilmente è un papero. E no, con iPhone non funziona così.

Per me iPhone è la più geniale riproposizione del concetto di Assistente Personale Digitale dagli anni Ottanta a oggi. Apple ci provò più di vent’anni fa con Knowledge Navigator — che purtroppo rimase fermo a uno stadio di prototipo concettuale — e negli anni Novanta, con il Newton. Altro dispositivo non del tutto compreso. Se prendiamo le distanze dall’iPhone che ci sta davanti e iniziamo a vederlo come qualcosa di diverso da uno smartphone qualsiasi, allora tanti pezzi del puzzle cominciano magicamente ad andare a posto. Cominciamo col notare come il fondamento, la base di uno smartphone qualunque sia l’essere telefono, e su questa base venga impilato tutto il resto (agenda, MP3, browser, GPS, posta, applicazioni delle più disparate e poco usabili). Prendendo iPhone, è chiaro — forse non immediatamente — come il modello strutturale sia un altro. Su iPhone non c’è accumulo verticale di funzioni, e infatti la navigazione non è gerarchica. Su iPhone tutto avviene in orizzontale, in maniera oserei dire planimetrica, piana. iPhone non è in primis un telefono e poi tutto il resto, ma l’esatto contrario, se vogliamo. La funzione telefono, in iPhone, è la ciliegina sulla torta, su una torta già ricca di suo. Comprendendo questa distinzione fondamentale, si comincia a intravedere quanto poco senso abbiano certe obiezioni che vorrebbero l’aggiunta di funzioni per accumulo verticale.

Provo a dirlo in altri termini: supponiamo che Apple, nel Macworld Expo di gennaio 2007, avesse presentato “il nuovo Newton”, il nuovo dispositivo tablet. Supponiamo che Jobs avesse parlato di questo oggetto nei termini di un normale PDA e avesse detto che, fra le tante funzioni disponibili, questo iTablet potesse anche telefonare. Con una premessa del genere, sarebbe stato ozioso mettersi a discutere sul fatto che manchino gli MMS, che la fotocamera è mediocre, che manca il voice dialling, o la radio, e via dicendo. Sta di fatto, però, che con iPhone funziona esattamente così. È improprio trattarlo come smartphone, è improprio utilizzare i criteri generati da anni di abitudini stratificate dall’esposizione a tanti altri smartphone più o meno mediocri.

Quello che a molti sembra sfuggire è che iPhone è uno strumento in continuo divenire. Il grosso vantaggio del fatto che hardware e software siano dello stesso produttore è l’estrema solidità e coesione del prodotto (e ciò è evidente), ma anche e soprattutto l’aggiornamento dinamico di un dispositivo che migliora senza invecchiare. Chi ha un iPhone EDGE e non ha necessità di avere a tutti i costi la velocità del 3G, non si sente lasciato indietro dall’avvento di iPhone 3G, perché il Software 2.0 — disponibile per tutti gli iPhone vecchi e nuovi — permette anche ai possessori di iPhone EDGE di sfruttare le nuove funzionalità operative del dispositivo. Chi possiede altri smartphone è costretto a convivere con le loro limitazioni, e se ci sono aggiornamenti del firmware in genere riguardano aspetti poco visibili all’utente.

La rivoluzionaria interfaccia multi-touch di iPhone non è soltanto un modo bizzarro e artistico di interagire con un dispositivo mobile, è il primo segnale che forse è il caso di riconsiderare qualcuna di quelle abitudini stratificate di cui parlavo poco sopra. Esempio banale: se con tre tocchi di dita posso inviare per email una foto appena scattata, che senso ha voler aggiungere gli MMS — e magari doverli pagare a parte nel piano tariffario? Se navigare il Web senza inutili orpelli come le animazioni e, peggio, i banner pubblicitari scritti in Flash, è un’esperienza piacevole e veloce, perché voler infilare a tutti i costi il supporto a Flash? Aggiunge così tanto alla nostra vita? Un’applicazione di chat integrata: c’è App Store, e presto si potrà scegliere fra tante e diverse applicazioni di chat, un po’ come sul Mac. Che grave mancanza è un’applicazione di chat integrata? (A parte che, parere personalissimo, mettersi a chattare con un dispositivo mobile mi lascia terribilmente perplesso). Chi lamenta la mancanza di una tastiera fisica o del voice dialling lo fa sostanzialmente perché vuole poter telefonare mentre guida l’auto o la moto, e con iPhone le cose si fanno difficili perché si è costretti a guardare il dispositivo e a interagire con esso in modo tattile. Non è che forse è meglio non telefonare mentre si guida? Meno disattenzione, meno incidenti.

Ridefinire le proprie abitudini e i propri riflessi condizionati non è mai facile. Molti si indignano all’idea, perché la vedono come un piegarsi al dispositivo, quando dovrebbe essere il dispositivo a fare le cose “come dico io e come voglio io”. Nel caso specifico, quel fare le cose “come dico io” in realtà significa “fare le cose come mi ha abituato Windows Mobile, o Symbian, ecc.” Visto che è dimostrato che Apple mette una cura estrema nell’interfaccia utente e nella progettazione ‘umana’ dei suoi prodotti, e visto che in fondo non esiste un dispositivo ‘neutro’ che semplicemente obbedisce al volere dell’utente, ma è l’utente che si adatta comunque a un’interfaccia pensata da altri — non è preferibile scegliere l’interfaccia migliore?

Molti dei cosiddetti limiti di iPhone sono non-problemi, che sono certo possano essere risolti o da aggiornamenti Apple futuri o da applicazioni di terze parti. E insisto, la rivoluzione vera di iPhone è nella sua intrinseca dinamicità e nel potenziale di sviluppo. iPhone può cambiare, migliorare, adattarsi. Questa è la principale mancanza di tutti gli altri dispositivi mobili, per belli e farciti di funzioni che siano.

Da .Mac a MobileMe: FAQ in italiano [Aggiornato]

Mele e appunti

Con il lancio ufficiale del servizio MobileMe, Apple ha aggiornato l’articolo .Mac to MobileMe transition FAQ. Avevo tradotto la prima versione, pubblicata circa un mese fa, e mi sembra doveroso aggiornare anche la mia traduzione per rifletterne le aggiunte e i cambiamenti recenti. Ne consiglio la rilettura, perché sono state aggiunte nuove domande e informazioni, e il documento è più approfondito della versione precedente. Tutti i link contenuti nella FAQ ovviamente continuano a puntare a materiale in lingua inglese.

[Il testo originale del seguente articolo è Copyright Apple, Inc. 2008]

Che cos’è MobileMe?
MobileMe è il nuovo servizio Internet di Apple per Mac, iPhone, iPod touch e PC che conserva le migliori funzioni di .Mac e ne aggiunge molte altre. Con MobileMe potrete continuare ad avere dei servizi che sfruttano l’integrazione con il Mac, come iDisk e la condivisione delle foto di iPhoto ’08. Avrete inoltre una suite di nuove applicazioni Web all’indirizzo me.com; push email, push contacts e push calendar; e 20 GB di spazio online.

Per ulteriori informazioni sulle caratteristiche di MobileMe, guardate il MobileMe Guided Tour.

Che cosa è successo a www.mac.com?
MobileMe ora ha una nuova ‘casa’ all’indirizzo www.me.com dove troverete una suite di applicazioni Web che hanno il tipico look and feel delle applicazioni Mac. Se andate su mac.com, verrete reindirizzati alla pagina di login su me.com. Consigliamo di aggiornare i bookmark in modo che puntino direttamente a me.com quando MobileMe sarà disponibile.

MobileMe funziona con il mio Mac nello stesso modo in cui funzionava .Mac?
Sì. Con MobileMe potrete continuare a utilizzare funzionalità che sfruttano l’integrazione completa con Mac OS X e iLife, come:

  • Torna al Mio Mac
  • Accesso a iDisk dal Finder
  • Pubblicazione di siti con iWeb
  • Sincronizzazione Mac-Mac di contatti, calendari, bookmark, ecc.
  • Condivisione di foto direttamente da iPhoto ’08 e Aperture 2
  • Condivisione di filmati direttamente da iMovie ’08
  •  

    È aumentato il mio spazio online con l’aggiornamento a MobileMe?
    Sì. Con MobileMe si ottiene il doppio dello spazio ora disponibile con .Mac:

  • Lo spazio disponibile per una sottoscrizione individuale raddoppierà da 10 a 20 GB.
  • I Family Pack ora avranno 40 GB di spazio: 20 GB per l’account principale e 5 GB per ognuno dei sotto-account.
  •  

    Se avete acquistato un’estensione di spazio online, anche questa verrà aggiornata senza costi aggiuntivi:

  • Un upgrade di 10 GB ora sarà di 20 GB. Il vostro nuovo spazio totale sarà di 40 GB.
  • Un upgrade di 20 GB ora sarà di 40 GB. Il vostro nuovo spazio totale sarà di 60 GB.
  • Nota: Potrebbero passare fino a due settimane prima che l’aumento di spazio sia visibile in tutti gli account. Lo spazio verrà aumentato entro il 24 luglio al più tardi.

    Ho un iPhone o iPod touch sul quale ho già caricato contatti, calendari e bookmark. Come attivo MobileMe?
    È semplice e ci vogliono solo pochi minuti. Seguite queste istruzioni con attenzione per evitare di sovrascrivere i dati sul vostro telefono durante il setup iniziale.

    Posso inviare e ricevere email sia da @mac.com che da @me.com?
    Se il 9 luglio avevate un indirizzo email @mac.com attivo, potete continuare a utilizzarlo come avete sempre fatto, così come il nuovo indirizzo @me.com. Le email inviate all’uno o all’altro indirizzo appariranno nella casella in entrata sul Web e sui vostri dispositivi. Questo articolo fornisce istruzioni su come utilizzare entrambi gli indirizzi email e come impostare il Mac, il PC, iPhone o iPod touch.

    Che cosa accade ai miei siti iWeb? Sono cambiati gli URL?
    I vostri siti iWeb continuano a esistere allo stesso URL di prima, e in più hanno un nuovo URL nel dominio me.com. Per esempio, web.mac.com/emilia_bianchi/ continua a funzionare, e in più è disponibile web.me.com/emilia_bianchi (entrambi porteranno allo stesso sito). Se avete impostato un dominio personale per il vostro sito iWeb, continuerà a funzionare senza che dobbiate modificare alcuna impostazione con il vostro registrar.

    E la mia Web Gallery?
    Web Gallery ora si chiama MobileMe Gallery. Se avete già creato una Gallery, tutte le foto e i filmati saranno sempre disponibili allo stesso URL. In più ora la vostra Gallery possiede un nuovo URL me.com. Per esempio, gallery.mac.com/emilia_bianchi/ esiste anche all’indirizzo gallery.me.com/emilia_bianchi; pertanto le foto saranno visibili ai vostri amici in entrambi gli indirizzi.

    Posso continuare a utilizzare il mio ID mac.com come Apple ID?
    Sì. Il vostro ID @mac.com continuerà a funzionare come Apple ID per effettuare acquisti su iTunes Store e sullo Apple Store online, nonché con le stampe Apple create con iPhoto o Aperture. Quando MobileMe sarà attivo, potrete continuare a utilizzare l’ID @mac.com oppure il nuovo ID me.com come Apple ID. Entrambi i nomi avranno accesso al medesimo ID.

    Posso continuare a utilizzare il mio ID mac.com per iChat?
    Il vostro ID @mac.com continuerà a funzionare con iChat. Potrete anche utilizzare il nuovo ID @me.com, tuttavia sarà separato dal vostro ID mac.com di iChat e funzionerà soltanto se la sottoscrizione MobileMe è attiva.

    Che cosa è successo al Learning Center?
    Learning Center è stato originariamente ideato per aiutarvi a imparare a usare .Mac e a ottenere il meglio dal vostro Mac. Come parte di questa transizione da .Mac, con MobileMe sarà compresa una serie di tutorial disponibili su Apple.com, e una serie di approfonditi contenuti d’aiuto su me.com. Potete anche visitare www.apple.com/findouthow per visionare una serie di tutorial gratuiti che vi insegneranno le basi del Mac e vi daranno suggerimenti su come lavorare con foto, filmati, musica e molto altro.

    Il passaggio a MobileMe ha avuto delle ripercussioni su altre funzioni di .Mac?
    Come parte di questa transizione a MobileMe, alcune funzioni di .Mac sono state abbandonate: l’accesso Web ai bookmark (la sincronizzazione dei bookmark fra i vostri Mac o PC continuerà a essere supportata), iCards, .Mac slides, e il supporto di sincronizzazione per Mac OS X 10.3 Panther.

    Quali browser Web posso utilizzare con MobileMe?
    Le applicazioni Web di MobileMe sfruttano le tecnologie Web più avanzate, pertanto occorre servirsi di un browser aggiornato:

  • Sul Mac: Safari 3 o Firefox 2.
  • Sul PC: Safari 3, Firefox 2 o Internet Explorer 7. Nota: Internet Explorer 7 non è completamente supportato. Internet Explorer 7 presenta dei problemi di compatibilità noti con i moderni standard Web che si ripercuotono sulle applicazioni Web 2.0 come MobileMe. Potete utilizzare Internet Explorer 7, ma non avrete accesso a tutte le funzioni di MobileMe, e l’interfaccia utente sarà più lenta.
  •  

    Continueranno a funzionare le mie slide .Mac?
    Le immagini conservate nella cartella Pictures di iDisk continueranno ad apparire in Salvaschermo nelle Preferenze di Sistema, ma il .Mac slides publisher non è più disponibile, e le versioni più recenti di iPhoto e Aperture non supporteranno più la pubblicazione di slide .Mac. Se state utilizzando una versione più vecchia di iPhoto o Aperture potete continuare a pubblicare foto sul vostro iDisk per il momento.

    Ho una confezione .Mac acquistata in negozio: posso ancora utilizzarla per attivare un account?
    Certo. Andate su www.me.com/activate e inserite il vostro codice per iniziare l’attivazione.

    Che cosa accadrà alla posta archiviata su .Mac?
    Potrete accedere a tutta la vostra posta con MobileMe Mail. Non dovrete fare nulla di speciale. I contatti nella Rubrica Indirizzi .Mac saranno disponibili anche in MobileMe Contacts.

    Ho un account .Mac ‘Email Only’ (solo email). Come funziona ora?
    MobileMe farà il push delle email al vostro iPhone/iPod touch, e potrete accedere alla posta su me.com e sul vostro Mac e PC Windows. Non verranno tuttavia sincronizzati i dati di Rubrica Indirizzi.

    Posso acquistare altri account ‘Email Only’?
    Questo tipo di account non viene più fornito. Solo gli account Email Only già esistenti si possono rinnovare. Se volete condividere il vostro account MobileMe con altri membri della famiglia, potete acquistare un aggiornamento Family Pack nella sezione Account di me.com in qualsiasi momento durante il periodo di iscrizione al servizio.

    Il mio account .Mac si rinnoverà dopo il 9 luglio 2008. Mi verrà addebitato il nuovo prezzo di MobileMe?
    Sì. Le iscrizioni Individuali a MobileMe adesso costano solo 99 dollari / 79 Euro.

    Con quali versioni di Mac OS X funziona MobileMe?
    Su Mac, MobileMe richiede le versioni più aggiornate di Mac OS X 10.5 o Mac OS X 10.4.11 (utilizzate Aggiornamento Software per aggiornare il sistema alla versione più recente).

    Ho Mac OS X 10.4 Tiger — Posso ancora utilizzare MobileMe?
    La maggior parte delle funzioni di MobileMe sono supportate da Tiger, ma è necessario impiegare la versione più aggiornata (attualmente è la 10.4.11), e le funzioni di MobileMe continueranno ad apparire come .Mac. Alcune funzionalità come Torna Al Mio Mac richiedono Mac OS X 10.5 Leopard. Per ulteriori informazioni sull’uso di Mail con MobileMe in Mac OS X 10.4.11, si veda questo articolo.

    Sto ancora utilizzando Mac OS X 10.3 Panther (o versioni precedenti) — Posso servirmi di MobileMe?
    La maggior parte delle funzioni di MobileMe non funzioneranno con versioni di Mac OS X anteriori a 10.4 Tiger. Ciò è dovuto al fatto che MobileMe incorpora nuove tecnologie e capacità introdotte successivamente alla creazione di quelle versioni di Mac OS X. Tuttavia alcune funzionalità continueranno a essere utilizzabili, fra cui:

  • La posta elettronica con Mac OS X Mail
  • L’utilizzo di iDisk nel Finder
  • La pubblicazione di siti con iWeb 1.0
  •  

    Ho lasciato scadere la mia iscrizione a .Mac. Posso avere lo stesso nome utente @me.com?
    I nomi utente MobileMe sono disponibili secondo il criterio “il primo arrivato ha diritto di priorità”. Se al 9 luglio la vostra iscrizione .Mac era attiva, allora il nome utente è anche disponibile @me.com.

    Per quanto tempo potrò tenere il mio indirizzo @mac.com?
    Finché il vostro account rimarrà attivo, l’indirizzo @mac.com funzionerà come sempre. Se però l’account viene terminato e in un secondo tempo decidete di iscrivervi di nuovo al servizio, riceverete soltanto un indirizzo @me.com.

    Potrò pubblicare e iscrivermi ai calendari?
    Sì, però non compariranno né online (all’indirizzo www.me.com/calendar) né su iPhone/iPod touch.

    Quando seleziono “Pubblica su MobileMe” in iCal, il calendario verrà pubblicato sia su ical.mac.com che su ical.me.com?
    No. I calendari pubblicati continueranno a risiedere all’indirizzo ical.mac.com/nome-utente/nome-Calendario.

    Come rinnovo un account principale Family Pack?
    Se siete il proprietario dell’account Family Pack principale, potete continuare a rinnovare l’iscrizione Family Pack nella sezione Account di me.com. Il vostro account verrà rinnovato come account Individuale con un upgrade Family Pack.

    Come posso ricuperare il mio vecchio nome utente per MobileMe?
    I nomi che non vengono usati per un certo periodo di tempo possono venire riciclati. Provate ad autenticarvi con i vostri vecchi nome utente e password. Se la procedura funziona, potrete riattivare l’account e ricuperare il vostro nome. Se non funziona, può darsi che il nome sia già stato riciclato.

    iPhone 3G con il contagocce

    Mele e appunti

    Qualche giorno fa mi arriva una cartolina promozionale da K‑tuin, la principale catena di negozi Apple qui in Spagna, che mi invita a passare nel loro negozio di Valencia (il negozio Apple più grande e fornito della città) per ritirare un omaggio a scelta fra una maglietta e una tazza con il logo della mela. Passo ieri e già che ci sono chiedo informazioni sull’iPhone. Lo venderete anche voi? Sarà possibile attivare il contratto da voi o dovrò andare per forza in un punto Movistar? Si può prenotare? Eccetera. Il personale del negozio, molto cordiale e disponibile, mi ha sostanzialmente risposto di sì, che lo venderanno anche loro e che sarà possibile fare un contratto da loro e uscire con iPhone in mano. “Mi raccomando, venga domani mattina presto, un po’ prima dell’orario di apertura. Ci sarà tanta gente”.

    Stamattina, bel bello, arrivo qualche minuto dopo l’apertura (d’altronde il negozio è quasi in periferia, a una quarantina di minuti di autobus da casa mia), e noto subito una strana calma nel negozio semivuoto. Chiedo delucidazioni e un altro ragazzo, un po’ mestamente, mi dice che a loro non è arrivata nessuna unità.

    - E dove possiamo andare? — chiede mia moglie.
    — Mah, sappiamo che sono arrivate alcune decine di unità in soli cinque punti vendita (non Apple, ma dei grandi magazzini El Corte Inglés), provate ad andare lì, ma temo che a quest’ora saranno già finite. Oppure potete provare a tornare da noi la settimana prossima o forse la successiva. Non abbiamo idea né di quando né di quanti iPhone ci invierà Apple…

    - Possiamo prenotarne uno?
    — No, mi dispiace.

    Andiamo a fare altre commissioni, poi passiamo da uno dei punti vendita in un El Corte Inglés in pieno centro. Andiamo al secondo piano, reparto informatica, punto Apple. Chiediamo, e il commesso ci fa cenno di passare dal punto vendita Movistar di là a destra. Davanti a noi, due clienti stanno chiedendo informazioni tariffarie su iPhone. Un altro addetto si libera e si avvicina a noi. Pronuncio le parole magiche: “iPhone”, “16 GB”, “Contratto”, “Portabilità”. Mi dice che hanno appena venduto l’ultimo iPhone. (£$%&!#@!!). Sollevo lo sguardo e una sua collega sta infilando una scatola nera con il logo Apple in una borsa e la porge a questo ventenne con barbetta e brufoli che ha sul volto un’espressione di felicità isterica da eroinomane. Davanti al mio disappunto, il simpatico addetto si giustifica dicendo:

    - Ce ne hanno consegnati 42 stamattina, 21 da 8 GB e 21 da 16 GB. C’era già gente prima che aprissimo. In un’ora sono andati quasi tutti.

    Guardo l’orologio: erano passate due ore e un quarto dall’apertura.

    - Solo 42? — domando meravigliato pensando a Douglas Adams.

    Il tizio annuisce: — E a noi ne sono arrivati già tanti. Mi pare che negli altri centri ne siano arrivati solo una ventina. A Madrid ne sono arrivati di più.

    - Si sa quando vi arriveranno i prossimi?
    — No. Magari la settimana ventura.
    — Possiamo prenotarne uno da 16 GB?
    — No, mi dispiace.

    Sono senza parole. Valencia non è proprio un paesino di qualche arida pianura dell’entroterra iberico. È la terza città di Spagna, con un milione e mezzo di abitanti o forse più. Questo evento dell’11 luglio è stato strombazzato da tutti: da Apple, da Telefónica, sul sito Movistar, eccetera eccetera. E arrivano poco più di 100 iPhone? I rivenditori autorizzati Apple non li hanno. In un altro negozio mi hanno detto che non sono stati informati di nulla, né di quando arriveranno, né se arriveranno iPhone da loro. Chi li ha ricevuti, analogamente, non sa niente. E non si può prenotare.

    Io sono un povero cristo che non capisce nulla di marketing, produzione e distribuzione, ma a mio modestissimo parere non è questo il modo di vendere e distribuire un prodotto. Le persone con cui ho parlato stamattina erano tutte convinte (mia moglie compresa) che io fossi infuriato per non aver potuto acquistare iPhone. Ma non è così. Ho aspettato fino a ora, e posso aspettare un’altra settimana o due. Mi imbestialisce la modalità con cui Apple ha distribuito iPhone qui. Manco fosse un prodotto dal destino incerto, manco avessero paura di rimanere con unità invendute.

    Perplesso, la chiudo qui e vado a vedere se riesco a resuscitare un PowerBook 100.

    Sciocchezze più e meno serie

    Mele e appunti

    1.

    Durante l’installazione del nuovo Adobe Reader 9 facciamoci accompagnare dai commenti di Gus Mueller. Ironia sua e tragicommedia di Adobe, che col passare del tempo mi sembra cadere sempre più in basso.

    Traduzione delle didascalie:

    - La decompressione è fornita da chi? Perché dovrebbe importarmi? Che fanno, mettono la pubblicità sugli installer?

    - “Recomposition”: questa mi giunge nuova. Cos’è, un’altra parola per dire “decompressione”? (Fornita da INOSSO, naturalmente).

    - Ok, è venuto il momento di lanciare l’applicazione. Oh certo, Adobe Reader ha una sua cartella specifica in /Applicazioni… che contiene semplicemente l’applicazione e un file Leggimi. Non avrebbe più senso mostrare il file Leggimi all’avvio del programma e mettere soltanto Adobe Reader in /Applicazioni? Naah, macché.

    - Primo avvio. Una barra dei menu senza menu, poi questo messaggio. Perché la cosa non mi sorprende?

    - Ma tu pensa.
    — Ehi, avete sentito che il PDF adesso è uno standard ISO? Wow! (fine del sarcasmo) 

    * * * * * *

    2.

    Divertentissima e brillante risposta di Macalope a questo articolo totalmente idiota scritto da Anita Hamilton su Time, la quale Hamilton si chiede perché Apple non mette a disposizione gratuitamente tutte le applicazioni per iPhone dell’App Store prossimo venturo. Traduco un estratto interessante (in corsivo ciò che scrive la Hamilton, in tondo la risposta di Macalope):

    Attualmente, la fetta più grande dei profitti di Apple proviene dalle vendite dirette, che siano MacBook, iTunes [Store] o iPhone. E il sistema di pagamento per giochi, suonerie e video per cellulari viene da tempo utilizzato da altri fornitori di tecnologia come Verizon e Research In Motion, e persino da app store di terze parti come Handango. “È un business model storico”, fa notare Kevin Burden di ABI Research.

    Ciò avviene probabilmente perché Apple è soprattutto un’azienda che vende prodotti e non servizi. Alla Hamilton inoltre sfugge il fatto che qui entrano in gioco svariati altri business model. Google ‘regala’ le proprie applicazioni agli utenti finali e i suoi profitti derivano dagli annunci e dalla vendita delle proprie soluzioni back-end ad altre compagnie. Altri produttori offrono gratuitamente i propri programmi perché inseriscono annunci pubblicitari nei software stessi.

    I consumatori, però, hanno voglia di pagare, a causa del prestigio del marchio Apple.

    Hmm, no. I consumatori hanno voglia di pagare perché i prodotti di Apple valgono qualcosa, hanno una certa qualità.

    Se Apple dovesse decidere di offrire gratuitamente tutte le applicazioni per iPhone, sarebbe un cambiamento radicale rispetto al suo solito modo di fare business. Passando a un modello supportato dalla pubblicità, Apple dovrebbe entrare in partnership con un’azienda che ha già a disposizione un vasto repertorio di annunci interattivi. Google sarebbe la scelta più ovvia, ma il gigante della ricerca sul Web ha già il ruolo di maggior concorrente di Apple nel mercato della telefonia mobile con l’introduzione dei dispositivi Android quest’autunno. Una tale alleanza sarebbe un tantino scomoda.

    Ma che gliene importerebbe a Google? Tutto quel che Google vuol fare è sbatterti un annuncio pubblicitario davanti agli occhi. È questa la ragione principale che sta dietro ad Android. È per questo che lo ‘regaleranno’. Se Apple decidesse di scegliere la strada della pubblicità, Google sarebbe ben lieta di metterli sull’iPhone. Dopotutto, gli attuali utenti di iPhone si contano nell’ordine dei milioni, mentre il numero degli utenti Android è nell’ordine… degli zeri.

    Agire in questo modo, tuttavia, non ha molto senso per Apple: chi compra i prodotti Apple solitamente preferisce un’esperienza utente pulita ed elegante, non compromessa dal dover, che so, inseguire un coniglietto animato (come quello del Larchmont Outlet Mall!) per tutto lo schermo prima di poter utilizzare un’applicazione. 

    * * * * * *

    3.

    Per finire, l’esperienza allucinante di Marko Karppinen. Apple ha divulgato la password del suo Apple ID (e quindi di tutti i servizi accessibili dal suo account .Mac) solo perché qualcuno ne ha fatto richiesta:

    L’altra mattina ho cercato di effettuare il login sul sito della Apple Developer Connection e ho scoperto che la mia password era stata cambiata e che l’indirizzo email associato al mio account era diventato un indirizzo yahoo.com non mio. Per fortuna la mia “domanda di sicurezza” era ancora quella, e così ho potuto resettare la password e tornare in possesso del mio account.

    Osservando gli ultimi messaggi email apparsi nella mia casella .Mac, il “dirottamento” è riuscito grazie a questo semplice messaggio di una riga:

    È dimenticato la mia password mac, avete darmi la password su nuova email marko.[xxxxx]@yahoo.com [Nota: il messaggio originale è sgrammaticato e ho cercato di renderne l’effetto in italiano]

    Alla cui richiesta Apple non ha fatto altro che rispondere “Sissignore!” e divulgando così le mie informazioni personali. Questa è l’email che ho inviato ad Apple:

    Cara ADC,

    Avete resettato la mia password basandovi su una richiesta proveniente da qualcuno che non ero io. Invece di controllare se la persona che richiedeva tali informazioni fosse davvero il sottoscritto, facendo un confronto delle informazioni dei profili personali, avete permesso a terzi di accedere al mio Apple ID senza alcuna ragione plausibile.

    Oggi ho cercato di effettuare il login e ho scoperto che la mia password era stata cambiata e che l’indirizzo email associato al mio account era diventato “marko.[xxxxxxx]@yahoo.com”.

    Apparentemente, grazie a un messaggio email lungo una sola riga, avete permesso a un’altra persona di avere accesso:

  • Alle mie informazioni personali
  • Alla mia posta privata
  • A tutti i file conservati sul mio iDisk
  • A tutto quel che ho sincronizzato con .Mac (la mia Rubrica Indirizzi, i Bookmark, gli elementi di Accesso Portachiavi, ecc.)
  • Alle informazioni della mia carta di credito conservate nel mio profilo Apple Store
  • Al mio account iTunes Store
  • Alla mia ADC Premier Membership, compresa la chiave dei seed software e di altre risorse
  • Al Program Portal dell’iPhone Developer Program, compresi i dettagli sul nostro team di sviluppo
  •  

    Francamente sono fuori di me dalla rabbia per quanto è accaduto. Non vi è proprio passato per l’anticamera del cervello che il titolare dell’indirizzo “marko.[xxxxxxx]@yahoo.com” non fossi io? Che so, perché magari i nomi sono differenti?

    Avete la benché minima idea della mole di lavoro che mi tocca affrontare per rendere nuovamente sicure le informazioni da voi compromesse? Come pensate di ristabilire la volontà da parte mia, o di chiunque, di affidare ai vostri sistemi qualsiasi informazione sensibile in futuro?

    Cordiali saluti,
    Marko Karppinen

    Aggiornamento: qualche ora dopo aver pubblicato quanto sopra, un team leader dell’organizzazione di supporto della Apple Developer Connection europea si è messo in contatto con me, si è scusato dell’immenso pasticcio, e mi ha assicurato che normalmente non agiscono in questa maniera. Ha promesso di scoprire se Apple può determinare, basandosi sui log a sua disposizione, quando e come è stato utilizzato il mio Apple ID dal momento in cui è avvenuto il primo reset della password al momento in cui ho scoperto il ‘dirottamento’ 12 ore dopo. […] 

    Che dire, no comment.