Breve storia del logo di Google

Mele e appunti

Gallery: How Google Got Its Colorful Logo: In otto immagini, una breve passeggiata creativa che illustra come la graphic designer Ruth Kedar arrivò a ideare il logo del motore di ricerca più usato oggi. In merito alla versione definitiva del logo, Kedar dice “Delle svariate sequenze cromatiche a disposizione abbiamo finito con l’utilizzare i colori primari, ma invece di ripetere la sequenza in ordine, abbiamo scelto un colore secondario per la L, per riprendere l’idea di come Google sia fuori dagli schemi”.

In effetti, degli otto prototipi, la soluzione vincente è la più semplice e immediata, anche se personalmente non mi dispiacciono il numero 4 e 5, che sfruttano l’idea della lente di ingrandimento.

Flash sull'iPhone? Gruber è dubbioso

Mele e appunti

Daring Fireball: Flash on iPhone Political Calculus: Ottima analisi di John Gruber sui motivi per cui, a suo parere, Apple non implementerà Flash in MobileSafari su iPhone. 

Per quanto riguarda il software di iPhone, oggi Apple non dipende da nessuno, è totalmente autosufficiente. Apple ne controlla il codice sorgente da cima a fondo. Perché cedere parte di tale controllo ad Adobe? Flash non ha mai avuto su Mac OS prestazioni paragonabili a quelle su Windows. Adobe ha reso disponibili versioni Mac OS X native delle proprie applicazioni professionali con grande ritardo, e si è mossa nuovamente con ritardo nel produrre versioni Universal Binary per l’architettura Intel. Che succederebbe se Apple decidesse di passare a un’altra architettura per la CPU di iPhone e Adobe dicesse che Flash non potrà essere ricompilato così facilmente?

Dopo l'aggiornamento

Mele e appunti

Se mouse e tastiera wireless fanno le bizze

Dopo l’aggiornamento, e in maniera apparentemente casuale, il mio Mighty Mouse sembrava non funzionare, e la tastiera si comportava in modo erratico. Ho letto sul Web che è capitato anche ad altri. A me è bastato rifare il discovering e il pairing dei due dispositivi. MacFixIt — che a volte può avere la sua utilità — in alternativa consiglia di eliminare la cartella delle preferenze di configurazione del sistema (/Library/Preferences/SystemConfiguration), o di resettare la PRAM, oppure semplicemente di spegnere e riaccendere la ricezione Bluetooth.

Aggiornare FontExplorer X

Linotype FontExplorer X 1.2.2 non funziona più bene con Mac OS X 10.5.2, causando il blocco di Microsoft Word e Adobe InDesign all’avvio. È necessario scaricare la versione 1.2.3 o avviare FontExplorer X e lanciare l’aggiornamento dall’interno dell’applicazione. Nelle note di rilascio della versione 1.2.3 si legge che:

Questo aggiornamento (1.2.3), fra l’altro, sistema alcuni comportamenti scorretti di versioni precedenti di FontExplorer X se utilizzato sotto Mac OS X 10.5. È fortemente consigliato a tutti gli utenti di Mac OS X 10.5 Leopard.

Funzionalità aggiornate

  • Il comando “Clean System Fonts Folder” ora si occupa anche di quei font che sono parte della installazione di sistema di Mac OS X 10.5.
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    Bug fix

  • Le richieste di attivazione automatica di font di sistema provocavano il blocco delle applicazioni che inoltravano la richiesta finché non si uscisse da FontExplorer X. Questo problema è stato risolto;
  • La cancellazione delle cache dei font sotto Mac OS X 10.5 (Leopard) ora funziona correttamente;
  • Show/Hide Font Collections [Mostra/Nascondi le collezioni di font] sotto Mac OS X 10.5 ora funziona correttamente;
  • Negli Smart Set le condizioni “contained in” [contenuto in] e “not contained in” [non contenuto in] ora funzionano correttamente;
  • Instabilità con QuarkXPress 6.5 (congelamenti, crash) dovute all’utilizzo del Plug-In apposito sono state sistemate (nuova versione 1.41 del Plug-In).
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    Problemi noti

  • Le richieste di font di sistema in Mac OS X 10.5 vengono gestite anche da Libro Font, e ciò va a interferire con la funzione di attivazione automatica (auto activation) in FontExplorer X. Per evitare conflitti, disabilitare l’opzione “Attivazione font automatica” nelle preferenze di Libro Font.
  • Con Mac OS X 10.5.0 e 10.5.1 la funzione di attivazione automatica di FontExplorer non funziona. La soluzione è aggiornare a Mac OS X 10.5.2.
  • L’applicazione di terze parti PlugSuit 1.5 può causare il crash di FontExplorer X all’avvio. Il problema sarà risolto in un prossimo aggiornamento di PlugSuit. Nel frattempo, per aggirare il problema, aggiungere FontExplorer X all’elenco delle applicazioni escluse (Excluded Applications) in PlugSuit.
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    Leopard: diario di bordo (28)

    Mele e appunti

    Aggiornamento Mac OS X 10.5.2 e prime impressioni

    110 giorni dopo il lancio di Leopard, eccoci al secondo aggiornamento. Si vociferava che fosse un update sostanzioso, addirittura sopra i 300 MB, e così è stato. L’aggiornamento Combo, scaricabile dal sito Apple, pesa 343 MB, anche se molti avranno riscontrato dimensioni minori nella finestra di Aggiornamento Software. Questo perché i cosiddetti Delta update installano solo le porzioni del codice di sistema che vengono modificate da una singola versione di Mac OS X all’altra (in questo caso, dalla 10.5.1 alla 10.5.2), mentre i Combo update sono cumulativi e installano tutto quel che vi è di nuovo o diverso dalla versione 10.5.0 in avanti. Aggiornamento Software ieri notte mi diceva che per il mio Mac l’update 10.5.2 è di soli 180 MB. Probabilmente mi sono messo a scaricarlo in un momento di grande traffico, perché ci sono voluti più di 30 minuti per ottenere i 180 MB. Anche l’installazione dell’aggiornamento non è stato un processo molto veloce, ma è andato in porto senza problemi e il PowerBook si è riavviato due volte (procedura che pare essere la prassi con gli ultimi update).

    Ad avvio ultimato, ho rilanciato Aggiornamento Software, ed ecco un altro pezzo di software, Aggiornamento del sistema grafico di Leopard (48,6 MB sul mio PowerBook) visibile solo se si è già installata la versione 10.5.2 di Mac OS X. Apple non ha ancora fornito una documentazione dettagliata su questo aggiornamento, ma pare che vada a ottimizzare le prestazioni grafiche sotto Leopard. Scaricato, installato, riavviato.

    – Con questo aggiornamento Apple ha dimostrato di non essere del tutto sorda alle lamentele degli utenti. Il cambiamento più evidente è nella funzionalità degli Stack (o Pile, come vengono chiamati in italiano): la vista a elenco degli elementi contenuti in una cartella posta nel Dock è ritornata, e va ad aggiungersi alle altre opzioni vista degli Stack.

    nuove viste stack.png

    Adesso ogni cartella trascinata nel Dock può essere vista come Cartella o come Stack (Pila). Come Cartella, avremo un comportamento identico a Tiger: se si personalizza l’icona della cartella, essa rimarrà tale nel Dock e non cambierà con l’aggiunta di nuovi elementi al suo interno. Come Pila, continuerà a comportarsi come ha sempre fatto in Leopard (icone dei contenuti che si sovrappongono). Il bello è che ora ogni cartella aggiunta al Dock può beneficiare di tutte le viste, che sia essa una cartella o uno stack, pertanto è possibile avere degli stack con vista a elenco e delle cartelle con vista a ventaglio, per fare un esempio. Lasciando Automatico selezionato in “Visualizza elementi come”, Mac OS X sceglierà la vista più opportuna a seconda del numero di elementi contenuti nella cartella. Se sono pochi, vista a ventaglio; se sono relativamente numerosi (diciamo più di una dozzina e meno di un centinaio) verranno mostrati con vista a griglia; se sono centinaia (come nella cartella Font), allora Mac OS X opterà per la vista a elenco. Potrei sbagliarmi, ma mi pare proprio che la stessa vista a griglia sia stata ottimizzata: riesce a visualizzare più elementi di prima ed è più scattante nell’aprirsi e chiudersi.

    – Altra novità è il menu extra di Time Machine, che al riavvio dopo l’aggiornamento Mac OS X visualizza automaticamente nella barra dei menu, insieme alle altre icone:

    menu extra.png

    Il nuovo menu extra di Time Machine (il primo a sinistra).

     

    Con esso è finalmente possibile: a) avere un feedback visivo quando Time Machine sta lavorando (l’icona si anima, e la freccia e le lancette del piccolo orologio cominciano a girare in senso antiorario), e b) accedere direttamente alle opzioni di Time Machine nonché sapere subito quando è stato effettuato l’ultimo backup:

    menu TM.png

    Mi aspettavo qualche miglioria nel pannello preferenze di Time Machine, magari qualche opzione più raffinata, ma è rimasto inalterato. Qui credo che l’obiettivo di Apple sia semplificare le cose il più possibile, sfruttando i vincoli “in modo che l’utente abbia l’impressione che ci sia una sola cosa possibile da fare, la cosa giusta, ovviamente” (D. Norman in Psicopatologia degli Oggetti Quotidiani). Time Machine non deve essere complicato da usare, non devono esservi opzioni o funzioni fuorvianti, altrimenti sarebbe come altri programmi di backup, potenti ma poco amichevoli.

    – Sempre rimanendo nelle Preferenze di Sistema, sono apparse altre piccole novità. In Scrivania e Salvaschermo > Scrivania ora una nuova casella di spunta rende possibile attivare/disattivare la trasparenza della barra dei menu, altra caratteristica richiesta a gran voce sin dall’introduzione di Leopard. Se si opta per la barra dei menu traslucida, i menu saranno un po’ meno trasparenti, e quindi più leggibili di prima. In Condivisione troviamo una nuova voce, Condivisione DVD o CD, pensata per facilitare la vita ai possessori di MacBook Air, suppongo:

    condivisione CD-DVD.png

    Peccato invece non sia stata inserita una preferenza nel Dock per sceglierne l’aspetto (2D o 3D) quando lo si colloca in basso.

    – Non so se si tratta dell’update a Mac OS X 10.5.2, o se è merito di quel misterioso Aggiornamento del sistema grafico di Leopard, ma almeno sul mio PowerBook sono scomparsi certi artefatti che prima comparivano (e a volte rimanevano a video) quando passavo da uno Spazio all’altro, o da un’applicazione all’altra con Mela-Tab, e ora gli effetti di transizione di Exposé, di Spaces, l’apertura e chiusura degli Stack, il Dock stesso, sono molto più fluidi e non si muovono a scatti o lentamente come prima. Anche Dashboard è più scattante e i vari widget si caricano più rapidamente che in precedenza. Stesso dicasi per Quick Look: mi sembra più reattivo, specie quando passo in rassegna più file. La ricezione AirPort è più stabile. I miglioramenti non si fermano certo qui: la lista è lunga, anche se immagino non sarà sufficiente per qualche eterno incontentabile. Nei miglioramenti alla voce “Sistema”, si noti ove dice “Il computer ora si spegne se durante l’avvio non viene eseguito [sic] con successo una riparazione disco”. Per chi non lo sapesse, Mac OS X effettua un controllo del disco rigido ogni volta che si avvia il Mac. Pertanto d’ora innanzi, se il Mac si spegne prima di completare l’avvio, significa che qualcosa non va.

    Problemi di ricerca in Mail.app

    Mele e appunti

    Premessa

    Si tratta di un problema specifico per il quale riporto (tradotta) la soluzione sperimentata da un utente. La discussione originale si trova in questa pagina. Chi non ha questo problema se vuole può continuare a leggere per curiosità intellettuale, ma è preferibile che non si metta a pasticciare con il Terminale. E chi ha riscontrato il problema qui riportato è invitato a prestare molta attenzione nell’inserire i comandi nel Terminale. (Per quanto mi è dato vedere non dovrebbero essere comandi distruttivi, comunque). Se non si è sicuri sui caratteri o sulla corretta spaziatura basta fare un copia-incolla, sfruttando questa pagina o quella della discussione originale (v. link sopra).

    Il problema

    Di tanto in tanto, in Mac OS X 10.4 e 10.5, è possibile che Mail.app non riesca più a effettuare ricerche sull’intero contenuto del messaggio mediante il campo di ricerca Spotlight in alto a destra. (Variante: Impossibile effettuare ricerche Spotlight in Mail.app 3 sotto Leopard. Inserendo dei termini, non accade nulla).

    Verso una soluzione

    Questo suggerimento su Mac OS X Hints sostiene che la ragione del problema possono essere l’aver disabilitato Spotlight, oppure che l’indice di Spotlight si è corrotto e occorre ricostruirlo. Di conseguenza, l’autore del suggerimento invita prima ad assicurarsi che Spotlight sia attivato sul volume in cui risiede la posta elettronica, entrando in Terminale e scrivendo:

    sudo mdutil ‑i on “/Volumes/Macintosh HD”

    (Sostituire Macintosh HD con il nome del proprio disco rigido).

    Se dopo aver fatto questo le ricerche in Mail continuano a non funzionare, si può provare a ricostruire l’indice. Nel Terminale si scriverà:

    sudo mdutil ‑E “/Volumes/Macintosh HD”

    (Anche qui, sostituire Macintosh HD con il nome del proprio volume).

    Fra i commenti a questo suggerimento, il più interessante rimanda alla discussione sui forum Apple (v. il primo link nel mio post), e riassume dicendo:

    In particolare, ho notato che re-indicizzando soltanto la cartella delle mail con il comando mdimport ~/Library/Mail ha funzionato molto più velocemente che non effettuare una re-indicizzazione completa del mio disco rigido.

    Ora riporto l’intervento della discussione sui forum Apple, che ho trovato molto affascinante per il grado di approfondimento della questione.

    La soluzione per me è stata eliminare una vecchia copia di Mail.app che ho trovato sul mio disco rigido secondario e poi dare il comando mdimport.

    […]

    Prima di copincollare comandi nel Terminale, leggete tutta la spiegazione.

    Ho avuto lo stesso problema […] e ho provato le soluzioni più varie, senza risultati. Poi ne ho provata un’altra ancora e ha funzionato, indicizzando tutte le mie email. Ecco che cosa ho inserito alla linea di comando. Aspettate a scrivere. Il comando funzionerà, ma questa può non essere la causa primaria del vostro problema. Lo riporto qui a titolo di spiegazione:

    find ~/Library/Mail ‑name “*.emlx” ‑exec mdimport {} ;

    Il comando avvia la ricerca dei singoli file dei messaggi (*.emlx) e li passa a mdimport uno per uno per l’indicizzazione. Nel mio caso, un semplice mdimport ~/Library/Mail non è servito: Spotlight, infatti, non “vedeva” i singoli file dei messaggi. Ma perché?

    […] Ho scoperto che nel Finder le mailbox (~/Library/Mail/Mailboxes/INBOX.mbox, ecc.) venivano mostrate come package di sistema invece che come caselle di Mail. Allora ho provato nuovamente un mdimport ‑d1 ~/Library/Mail con un po’ di debugging abilitato. Ecco! Spotlight importava questa cartella come tipo “dyn.ah62d4rv4ge81g45mr3wgn8a” e simili, ossia un UTI dinamico, e non come “com.apple.mail.mbox”, come avrebbe dovuto essere. Dato che questo UTI dinamico sconosciuto non costituiva un’informazione utile per Spotlight, la cartella veniva semplicemente ignorata, rendendo così inefficace qualsiasi ricerca del contenuto dei messaggi in Mail.

    Pertanto mi sono chiesto: che cosa sta sovrascrivendo questi UTI? Visto che la situazione non si presentava con un altro account utente in Leopard, ho pensato che fosse colpa mia — avevo creato qualche UTI personalizzato in passato, però nulla che avesse a che fare con la posta. Quindi che cosa riserva degli UTI per Mail.app? Beh… Mail.app. Un altro Mail.app? Esattamente. Mi sono ricordato di avere un altro backup del sistema pre-Spotlight sul mio attuale sistema, completo di tutte le applicazioni, fra cui un Mail.app 1.3 o giù di lì. Se la memoria non mi inganna, Apple ha cambiato la modalità con cui Mail registra i messaggi a partire dalla versione 2.0 e pare che da quella versione siano anche cambiati gli UTI di .mbox al nuovo formato. Ho quindi cancellato la vecchia versione di Mail e subito le icone dei vari .mbox sono cambiate e ho potuto aprire le cartelle corrispondenti nel Finder. Ho riprovato a dare il comando mdimport ~/Library/Mail e voilà, Spotlight ha importato tutte le mie email.

    Riassumendo, provate questi 5 passaggi:

    1. Cercate nel vostro sistema eventuali copie diverse di Mail.app. Lo si può fare dal Finder con Spotlight oppure inserendo nel Terminale:

    sudo find / ‑type d ‑name “Mail.app” ‑ls

    (Per eseguire il comando sudo dovrete essere amministratori. Inserite la password quando vi viene richiesta).

    2. Individuate e controllate i vari doppioni di Mail.app nel Finder facendo Mela‑I per ottenere il pannello informazioni.

    3. Cancellate (e svuotate il Cestino) tutti i doppioni di Mail.app tranne la copia attuale del programma, contenuta in /Applicazioni.

    4. Inserite nel Terminale la riga seguente per fare in modo che Spotlight importi i messaggi email:

    mdimport ~/Library/Mail

    Dovrebbe impiegare più tempo adesso, a seconda di quanti messaggi email conservate nel vostro Mac.

    5. Controllate il risultato effettuando prove di ricerca dei contenuti di messaggi email all’interno di Mail o nel Finder con Spotlight.

    Nota: Se avete trovato ed eliminato vecchie versioni di Mail.app ma il passo 4 non ha funzionato, potreste dover eseguire un Logout/Login o anche un riavvio del Mac. Nel mio caso l’effetto è stato istantaneo. Se tutta questa procedura non è servita a nulla mi spiace, ma forse può comunque esservi d’aiuto per risalire al problema.

    Come ulteriore nota conclusiva, aggiungo che non avendo sperimentato il problema in questione sul mio PowerBook, non ho provato di persona a seguire l’intera procedura, ma dato che per altri utenti ha funzionato, ho pensato fosse opportuno riportarla. Come ho già detto, nessuno dei comandi da Terminale presenti nel post è distruttivo di per sé, pertanto non ci dovrebbero essere grossi rischi dietro l’angolo. Se fate pasticci con i vostri Mac, però, sappiate che è colpa vostra, non mia.