Il vizio di sempre

È solo una nota di colore che mi ha fatto un po’ sorridere. Stavo sistemando vecchie scartoffie e mi capita in mano una busta in cui avevo conservato tre inserti “Digidattica” della storica rivista italiana di informatica Bit, nonché un numero della rivista stessa, risalente al 1983, purtroppo senza copertina. Ho preso a sfogliarla, subito colto da tenerezza e nostalgia nel vedere le varie pubblicità di ZX Spectrum, Commodore VIC-20 e 64, ma anche Olivetti M20 e l’allora nuovissimo M10, e poi IBM, Hewlett-Packard e via dicendo.

A pagina 9, nella sezione delle News, l’occhio mi cade su un titoletto: Microsoft tenta di imporre il suo standard. Sì, sembra una notizia fresca dell’altro giorno. Ripeto, la rivista è del 1983. Riporto per curiosità l’intero trafiletto:

Forte dell’enorme successo incontrato nell’area personal computer con i suoi prodotti software a partire dal notissimo MS BASIC, un vero best seller adottato dai micro a 16 come ad 8 bit, la Microsoft per bocca del suo giovane presidente Billy H. Gates ha lanciato una stimolante sfida alla standardizzazione. Questa — che in origine corrisponde ad un concetto messo in pratica soprattutto da due case giapponesi costruttrici di hardware: la Matsushita e la NEC — va sotto la sigla MSX e fondamentalmente comprende specifiche che per il software corrispondono ad una versione avanzata del BASIC Microsoft mentre anche per l’hardware danno luogo ad indicazioni piuttosto concrete e dettagliate. Il principio ispiratore è quello, in sé sacrosanto, dell’esigenza sempre più sentita della massima trasferibilità del software, tanto di base che applicativo, con il minimo dei costi di riciclaggio nel passare da un sistema all’altro. Ci sembra fin troppo facile preconizzare un’adesione entusiasta da parte dei produttori minori, tanto di sistemi che di programmi, mentre di dubbio appare fin d’ora quella di società che hanno fondato le proprie sorti su una strategia della diversificazione.

In ogni modo l’MSX è un prodotto che, per l’hardware, comprende:

  • lo Z80 Zilog come CPU;
  • il chip 9918 di gestione video della Texas Instruments;
  • un’interfaccia per joystick;
  • cartucce ROM.

Caratterizzato anche da un marchio comune per contrassegnare i prodotti ad esso omologhi l’MSX proclama peraltro di essere un insieme di specifiche ‘aperto’, cui si può aderire pagando una tassa iniziale e royalties definite esigue, ricevendo garanzie di ricevere le specifiche aggiornate ed i diritti d’uso del BASIC Microsoft nella cui ultima versione sono comprese caratteristiche per gestire voci multiple e grafica ad elevata risoluzione. La tassa per l’MSX dà diritto a tale versione ma esclude il sorgente. Gli sviluppi futuri, che palesemente puntano ad un netto rafforzamento della leadership Microsoft, prevedono l’unificazione di altre funzioni hard/soft (quale il governo di videodischi) o l’applicazione di MSX al settore televisivo (per sistemi tipo Videotex?). Contatti intensi son in corso con società statunitensi ed europee.

Il contesto è abbastanza lontano dalla realtà di oggi, ma gli ingredienti fondamentali dello ‘stile Microsoft’ ci sono già tutti: sfruttare la grande diffusione di un prodotto (oggi è Windows, ieri era il MS BASIC) per costruirci sopra una piattaforma proprietaria. ‘Standard’ per Microsoft ha sempre significato ‘procedura dettata da un monopolio’. I semi di questa cultura sono sempre stati presenti nell’azienda di Gates.

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