Incoerenze rosse e verdi

Mele e appunti

Il recente caso di iTunes 9.0.1, che riporta la funzionalità del pulsante verde della finestra principale dell’applicazione a com’era prima di iTunes 9 (attivazione della modalità mini-player), non ha fatto altro che ricordarmi le incongruenze più o meno manifeste dell’interfaccia utente di Mac OS X.

Da tempo immemore, Apple ha creato le Human Interface Guidelines (HIG), ossia le Linee Guida che definiscono l’interfaccia utente del sistema operativo, e conseguentemente dei programmi che dovranno girarci. Le HIG sono una risorsa dettagliatissima e fondamentale, che appunto copre tutti gli aspetti dell’interfaccia (controlli, finestre, pulsanti, puntatore, drag and drop, ecc.) nonché determinati aspetti del design generale.

L’importanza di seguire tali linee guida è indiscutibile. Attenendosi a esse, i programmatori e le aziende software di terze parti possono creare applicazioni che conservano un aspetto e soprattutto una coerenza di comportamento essenziali per offrire un’esperienza d’uso piacevole, Mac-like e prevedibile per l’utente. Una buona parte del flusso di lavoro quotidiano — specie oggi che è possibile tenere aperte decine di applicazioni contemporaneamente — è fatta di riflessi condizionati, di combinazioni memorizzate nella memoria muscolare. La coerenza dell’interfaccia grafica, delle scorciatoie da tastiera assegnate ai comandi più comuni, consentono di trovare pulsanti ed elementi di un programma senza nemmeno cercarli, così come copiare tagliare incollare, aprire chiudere salvare un documento, senza dover cercare con il mouse il comando o il menu: si digita direttamente ⌘-C, ⌘-X, ⌘-V (notato che sono tre tasti contigui sulla tastiera? Non è un caso), e così via.

Immaginate il disastro se ogni applicazione facesse a modo suo, se invece di ⌘-V per incollare, per esempio, un altro programma stabilisse la combinazione ⌘-P, normalmente usata per stampare. La coerenza è importante, e Apple ha sempre dato il buon esempio. In Mac OS X, tuttavia, si annidano piccole incoerenze — probabilmente perdonate o non percepite dall’utente medio — che a me infastidiscono, più che altro perché non hanno giustificazione a livello di design e usabilità.

I pulsanti rosso, giallo e verde presenti in tutte le applicazioni Mac OS X raccolgono la maggior parte di queste incoerenze ingiustificate. Già non si capisce esattamente il criterio di assegnazione dei colori: il rosso chiude la finestra, e qui ci può anche stare; il giallo la minimizza nel Dock, il verde la ridimensiona. Dove sia il collegamento fra il concetto di giallo e di minimizzazione, del verde e del ridimensionamento, non si sa bene. L’arbitrarietà di questi codici colore è ancora più lampante se si decide di passare al tema Graphite dell’interfaccia del sistema (in Preferenze di Sistema > Aspetto): a quel punto i tre pulsanti diventano tutti di colore grigio, ed è chiaro che ciò che più importa è ricordarsi la posizione: il primo a sinistra chiude la finestra, eccetera.

Ma torniamo alle funzioni: sarebbe auspicabile che tutte le applicazioni mantenessero le tre funzioni assegnate ai pulsanti rosso, giallo e verde. Il giallo (minimizzare) sembra rispettato in tutti i casi — almeno in tutte le applicazioni installate sui miei Mac. Il verde, non sempre. Uno si aspetta la funzione di ridimensionamento, ma in iTunes quel pulsante viene utilizzato per una funzione completamente diversa (passare alla vista mini-player); la cosa ancora più irritante è che quella funzione potrebbe essere assolta benissimo da un altro pulsante: quello oblungo nell’angolo superiore destro della finestra. E non sarebbe un’assegnazione arbitraria, in quanto la funzione statutaria del pulsante bianco oblungo è proprio quella di ‘cambiare vista’ (basta vedere che succede con una qualsiasi finestra del Finder). Fra l’altro, prima della versione 9 iTunes non aveva affatto il comando per ridimensionare la finestra (la voce era assente anche dal menu Finestra); ossia i programmatori avevano ritenuto inutile ridimensionare la finestra, proponendo una situazione tutto-o-nulla (o massimizzata per coprire l’intera area dello schermo, o in vista mini-player).

È vero che esisteva sempre la possibilità di ridimensionare a piacere utilizzando la ‘maniglia’ nell’angolo in basso a destra della finestra, ma poter adattare allo schermo la finestra di iTunes con un comando Ridimensiona è importante almeno in un caso: quando si usa iTunes su un monitor esterno collegato al portatile e si stacca il monitor, la visualizzazione passa allo schermo (generalmente a risoluzione minore) del portatile; iTunes però conserva la ‘memoria’ delle dimensioni dell’altro monitor, e una fetta della finestra principale rimane fuori dallo schermo del portatile — la ‘maniglia’ per ridimensionare è irraggiungibile, e premendo il pulsante verde si passa al mini-player oppure si ritorna alla visualizzazione massimizzata della finestra, che non si adatta alla nuova risoluzione dello schermo. In questo caso (che a me è capitato più volte) l’unico espediente valido è stato passare a una risoluzione diversa nelle preferenze monitor, per poi ripassare alla risoluzione normale; in quel caso iTunes si riadatta alle dimensioni dello schermo. Se non altro in iTunes 9 hanno inserito il comando Ridimensiona nel menu Finestra.

Scusate il lungo excursus, certamente più facile da spiegare con uno screencast che non a parole.

Non è esente da incongruenze nemmeno il pulsante rosso, però. La funzione standard, come già detto, è quella di chiudere la finestra principale, ma vi sono alcune applicazioni per le quali la pressione del pulsantino rosso provoca l’uscita dal programma (le prime che mi vengono in mente: Preferenze di Sistema, Utility Disco, iPhoto, ma possono esservene altre). È una soluzione disorientante, che ricorda molto l’interfaccia di Windows — dove ha però senso, in quanto nella metafora dell’interfaccia utente Windows ogni programma è una finestra. Nella piattaforma Macintosh, sin dai tempi del System 6 e 7, il pulsante nell’angolo superiore sinistro di una finestra ha sempre chiuso la finestra, mai il programma. In Mac OS X ci sono queste situazioni ibride, e l’utente ignaro si ritrova a chiudere un’applicazione (senza conferma) quando magari voleva solo chiuderne la finestra principale. Non sto discutendo su quale scelta sia la migliore (in questo caso, se sia meglio ⌘-Q o premere il pulsante rosso per terminare il programma), sto solo dicendo che sarebbe utile e sensato che Apple si attenesse alle Linee Guida dettate da Apple medesima.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

7 Comments

  1. arranger1044 says

    Il chiudere finestra e applicazione ha senso quando una sola finestra (o istanza di applicazione) può esserci ( essere aperta ).
    Il (vero ? ) problema (che hai accennato) è: un utente ‘nuovo’ che per la prima volta accende il mac (supponiamo non abbia conoscenze di altri sistemi operativi, magari alla windows, perchè lo scenario si complica ) come impara a chiudere le finestre?
    Più in generale : usabilità è anche il saper far imparare facilmente e senza ostacoli come funziona l’oggetto in questione non avendolo mai visto

    • Paolo Portaluri: Per me il fatto che il pulsante di chiusura, in certi casi, chiuda anche l’applicazione, è una lieve incoerenza. Nella pagina della documentazione delle HIG che tu citi, è scritto:

      In most cases, applications that are not document-based should quit when the main window is closed.

      Ossia, Nella maggioranza dei casi, le applicazioni che non si basano su documenti dovrebbero chiudersi quando la finestra principale viene chiusa. E viene fatto l’esempio proprio di Preferenze di Sistema. E a livello teorico posso anche essere d’accordo. Ma allora perché applicazioni come Monitoraggio Attività e Console rimangono aperte quando si chiude la finestra principale, mentre Utility Network si chiude? Inoltre da un punto di vista di usabilità, la distinzione è troppo sottile, a mio avviso. L’utente dovrebbe ricordarsi che, se l’applicazione genera documenti, chiudendo la finestra principale si chiude solo il documento, mentre se l’applicazione non genera documenti (è una sorta di ‘pannello’, diciamo), allora chiudendo la finestra principale si chiude tutto. Da un punto di vista pratico funziona poco.

      Ciao,
      Riccardo

  2. Monitoraggio Attività funziona anche se non ci sono finestre aperte. Io ad esempio ce l’ho sempre aperta e uso l’icona del dock per monitorare l’attività di rete. Utility Network invece non può fare nulla senza la finestra aperta.

    Giro la domanda. Ai tempi d’oggi, è rilevante per l’utente non evoluto sapere se un’applicazione è aperta o no?

  3. Paolo Portaluri: Quel che secondo me è rilevante è fornire un’interfaccia utente il più possibile coesa e omogenea. L’utente deve ricevere un feedback chiaro e prevedibile al livello più superficiale. Noi, che siamo utenti più esperti, che sappiamo che cosa siano le HIG, che sappiamo dove trovarle e che abbiamo gli strumenti per capire che cosa dicono, possiamo coglierne le sottigliezze logiche come quella citata prima: Nella maggioranza dei casi, le applicazioni che non si basano su documenti dovrebbero chiudersi quando la finestra principale viene chiusa.

    E possiamo discernere e dire “OK, il fatto che premendo il pulsante rosso Preferenze di Sistema si chiuda ha un senso: è un’applicazione che non produce documenti, le cui funzionalità risiedono tutte in un pannello principale e, chiuso quello, chiuso tutto”.

    Ora però eliminiamo questo background di conoscenze e limitiamoci all’osservazione empirica: esistono applicazioni in Mac OS X che si chiudono in due modi:

    1. Scegliendo Esci (⌘-Q) dal menu dell’applicazione;
    2. Premendo il pulsante rosso della finestra principale.

    Poi esistono applicazioni che si chiudono solo ed esclusivamente scegliendo Esci (⌘-Q) dal menu dell’applicazione. Perché? A livello di feedback si crea un’ambiguità inutile.

    Io credo che per una questione di mera usabilità sarebbe preferibile che tutte le applicazioni si chiudessero con il comando Esci (⌘-Q) senza eccezioni. Facile e prevedibile. Perché, ribadisco, in superficie non ha senso che Preferenze di Sistema si chiuda premendo il pulsante rosso e (altro esempio) System Profiler no. Come non ha senso che il 99% delle applicazioni abbiano la finestra principale ridimensionabile premendo il pulsante verde e iTunes no.

    Ciao,
    Riccardo

  4. Il semaforo è stato (dicono) un’idea di Steve Jobs. Graficamente sappiamo bene essere uno degli elementi di forte riconoscibilità visiva di osx fin dal suo esordio.
    Non trovo così assurda la divisione cromatica:
    -Rosso: “chiude la finestra” (o l’applicazione nei casi particolari analizzati) quindi valore di attenzione richiesta da parte dell’utente “alta”
    -Giallo: “minimizza la finestra”, togliendola dalla vista ma non compromettendo nulla; attenzione richiesta “media”
    — Verde: “ridimensiona la finestra” consentendo 1 memoria di dimensionamento; attenzone richiesta “bassa”
    mi sembra una cosa banalmente sensata..
    ciao
    John

Comments are closed.