Leopard: diario di bordo (26)

Avevo voglia di tornare a parlare di Leopard prima della prevedibile ubriacatura da Macworld Expo che affliggerà l’ecosistema dei blog che parlano di Mac nei prossimi giorni. È assai probabile che durante l’Expo verrà annunciata la disponibilità in Aggiornamento Software della versione 10.5.2 di Mac OS X. Si vocifera che si tratti di un aggiornamento sostanzioso, più di 300 MB. Questo lo renderebbe il minor update più grosso e radicale di tutte le versioni di Mac OS X dal 2001 in qua. Molti lo attendono con ansia e impazienza, sperando risolva tutti i problemi e i grattacapi che Leopard ha dato loro. Io lo attendo con curiosità: più di 300 MB incuriosiscono perché significano profonde revisioni al codice del sistema operativo; ma non sono particolarmente ansioso. E qui innesto le mie considerazioni.

78 giorni fa installavo Leopard sul mio PowerBook G4 da 12 pollici, facendo un semplice aggiornamento (né Archivia e installa, né “pialla tutto e installa”, e soprattutto niente backup paranoici prima dell’installazione), e tutto è andato a meraviglia. E, cosa che a molte persone ha suonato e continua a suonare incredibile, tutto continua a funzionare a meraviglia. In uno dei post precedenti su Leopard ho stilato un elenco il più dettagliato possibile sui problemi che non ho avuto dopo il passaggio a Leopard, per cui non sto a dilungarmi ora. Gli utenti (base o esperti) colpiti dai problemi più vari e inaspettati hanno scritto e detto peste e corna di Leopard: che è un prodotto malfatto, immaturo, che è una presa in giro, che non vale i 129 Euro che costa e chi più ne ha più ne metta. Io ho avuto un paio di inghippi temporanei con Leopard (già documentati in questa sede), che ho risolto senza penare. Non dico che Leopard sia perfetto (con un aggiornamento così pesante in arrivo è chiaro che neanche in Apple pensano che sia perfetto), ma non lo trovo né malfatto né immaturo. Almeno, non più immaturo di quanto non lo fossero Mac OS X Panther 10.3.0 e Tiger 10.4.0. I detrattori di Leopard rimembrano i bei dì passati di Panther e Tiger, ma nelle loro rimembranze è probabile che siano rimaste fissate le versioni 10.3.9 e 10.4.11, certamente ottime, ottimizzate, stabili. A mio avviso è sciocco paragonare Mac OS X 10.5.1 al 10.4.11. Facciamo un confronto con il 10.3.1 o il 10.4.1. Andiamo a vedere nella Knowledge Base di Apple le note di rilascio dei primi minor update di Panther e Tiger. Io l’ho fatto e ho scoperto cose interessanti e problemi risolti che nemmeno mi ricordavo, come quello riguardante i dischi esterni Firewire 800.

Da quando uso quotidianamente Leopard il mio flusso di lavoro è assai migliorato. Le ricerche più potenti e flessibili di uno Spotlight più efficiente, la condivisione dello schermo, Spaces, e soprattutto Quick Look sono ormai entrati sottopelle. Dò per scontato Quick Look a tal punto che mi ritrovo a cercarlo (e a sentirne una grande mancanza) quando lavoro sugli altri Mac che hanno ancora Tiger. Voglio vedere l’anteprima veloce di un file e mi ritrovo a premere la barra spaziatrice invano. Per l’anteprima dei font, Quick Look è davvero ottimo, e la sua mancanza in Tiger mi dà l’impressione… beh, di stare utilizzando un sistema operativo superato.

Come ogni anno, ai primi di gennaio apro Mail e mi metto a fare ordine. Solitamente la posta generata dalle varie mailing list a cui sono iscritto tende a essere voluminosa, pertanto ho preso l’abitudine di dividerla per annate. Ai primi di gennaio, quindi, svuoto le cartelle e sposto i messaggi ricevuti dalle mailing list A, B e C in cartelle chiamate “Archivio mailing list A 2007”, “Archivio mailing list B 2007”, ecc. Tanto per quantificare, si parla di 12.000–15.000 messaggi annuali per mailing list. Con Mail 2.0 in Tiger questo riordinamento era uno strazio: per evitare che Mail si piantasse dovevo trasferire i messaggi a manciate di 200–300, e il compito poteva portarmi via anche un’ora buona. Mail 3.0 sotto Leopard? Tutta un’altra musica. Ho potuto trasferire con successo decine di migliaia di messaggi in pochi minuti, e soprattutto con una finestra Attività che si aggiornava in tempo reale e che mi dava un feedback decente su quel che Mail stava facendo.

In questi 78 giorni di Leopard ho potuto notare come Apple stia cercando di rendere Mac OS X un sistema operativo sempre più autosufficiente e meno bisognoso di appoggiarsi a terze parti per la gestione di certi file o per effettuare determinate operazioni. Quick Look elimina in gran parte la necessità di browser multimediali; Quick Look + Anteprima rendono di fatto inutile un programma esterno per leggere i file PDF (Adobe Reader è infatti sparito dal mio disco rigido); Time Machine, migliorabile quanto si vuole, mi ha fatto risparmiare l’acquisto di un software per il backup (e soprattutto mi ha tolto la preoccupazione di ricordarmi di fare il backup e mi ha risparmiato la fatica di familiarizzarmi con le procedure e le fisime di altri programmi per il backup); il supporto dei feed RSS in Safari già ai tempi di Tiger eliminò il bisogno di ricorrere a lettori di feed di terze parti: con Leopard posso leggere i feed direttamente in Mail, se voglio, il che è ancora più comodo; TextEdit apre la maggior parte dei documenti in formato MS Word ancora meglio di prima e, almeno per la semplice lettura, mi risparmia di aprire ogni volta quel maledetto pachiderma di Word; e via dicendo. Insomma, mi sto rendendo conto di usare sempre meno programmini esterni per i compiti più semplici e di fare molte cosette direttamente da Mac OS X. Con questo non intendo assolutamente dire che Mac OS X faccia concorrenza a molte valide e specifiche applicazioni di terze parti, ma, per quanto mi riguarda, sopperisce egregiamente in tutte le operazioni “di transito” (come l’esaminare una cartella di immagini o una serie di impaginati PDF o perfino ascoltare un paio di MP3) che si compiono all’interno di un flusso di lavoro più articolato, evitando di aprire due o tre applicazioni in più durante il percorso. L’effetto è di una fluidità maggiore, la sensazione è di avere tutto sottomano e di perdere meno tempo nel portare avanti o nel portare a termine un lavoro. Con l’aiuto di Condivisione Schermo, per esempio, posso persino istruire altri Mac collegati in rete a effettuare operazioni accessorie senza spostarmi dal mio studio, così che certi compiti possono eseguirsi in parallelo invece che sequenzialmente. E questo per me è molto molto comodo e posso dire che Leopard vale davvero gli Euro che costa.

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About Riccardo Mori

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