Un Genius incompreso

Per chi ancora non lo sapesse, Genius è una funzionalità introdotta in iTunes 8 che a) può generare playlist di ‘affinità elettive’ — ovvero composte da brani che meglio si armonizzano a quello attualmente in riproduzione, e b) può mostrare suggerimenti d’acquisto su iTunes Store sempre in riferimento al brano in riproduzione (in altre parole, una serie di consigli basati sul principio “se stai ascoltando questa canzone, è probabile che ti interessino anche queste”). Dietro il funzionamento di Genius ovviamente non c’è magia, ma algoritmi che elaborano informazioni. Se si decide di attivare Genius, infatti, si accetta di inviare ad Apple informazioni (in forma anonima) sulla propria libreria iTunes; tali informazioni servono a rendere Genius più preciso nel proprio lavoro: come ha spiegato con grande chiarezza Jobs nel keynote del 9 settembre, più persone inviano informazioni sui propri gusti musicali, più Genius ‘impara’; più informazioni vengono raccolte, più pertinenti saranno le scelte e i consigli per gli acquisti che Genius saprà fornire.

Genius non è un’idea nuova, ma l’implementazione sofisticata di un servizio che esiste già da tempo su Amazon, su iTunes Store, e in genere sulla maggior parte dei grandi store online dove è possibile acquistare libri, musica, film e dispositivi elettronici. Avete mai notato usando questi store che, nella scheda dedicata a questo o quel libro, CD, DVD, esiste una sezione che mostra gli acquisti di altri utenti che hanno comprato lo stesso libro, CD o DVD? Su Amazon la sezione si intitola Customers who bought this item also bought: (“I clienti che hanno acquistato questo oggetto hanno comprato anche:”). A volte le informazioni offerte da tale sezione possono rivelarsi utili per scoprire altri autori, artisti, musica e film. Cercando La Trilogia di New York di Paul Auster su Amazon, si può vedere che molte persone a cui piace Auster (o quel romanzo di Auster in particolare) hanno acquistato anche libri di Don DeLillo e Thomas Pynchon. Nella mia biblioteca, guarda caso, questi tre autori ci sono tutti, e li ho pure messi vicini sul medesimo scaffale.

Genius vuole spingersi un passo oltre, non limitandosi a raccogliere dati sugli acquisti nell’iTunes Store, ma (previa autorizzazione dell’utente) a raccogliere informazioni sulla musica che già abbiamo, compresi i CD acquistati nei negozi e rippati in iTunes, per fornire, come ho già detto, un servizio più preciso, quindi più utile e intelligente.

Quel che mi ha irritato è l’inaspettato quanto ozioso dibattito che è scaturito in vari luoghi nella rete, comprese alcune mailing list che frequento. Secondo alcuni, Genius sarebbe una minaccia per la privacy e non vogliono che Apple si serva dei loro dati personali nella sua orwelliana ascesa per il dominio del globo, altri invece non lo hanno attivato a priori perché non vogliono che un computer (o meglio, un algoritmo matematico) ‘decida per loro’. La prima obiezione, quella sulla privacy e sul presunto controllo di Apple, è una sciocchezza colossale. In primo luogo le informazioni viaggiano in forma anonima ed è l’utente che decide se attivare Genius o no. Secondariamente, se proprio vogliamo dirla tutta, oggi per il solo fatto di avere un computer collegato a Internet possiamo dire addio alla privacy, in quanto il nostro Internet Provider è a conoscenza di ogni sito che visitiamo, delle email che mandiamo e riceviamo, e può vedere che tipo di traffico di rete genera il nostro sistema (per esempio, se siamo assidui utilizzatori di programmi peer-to-peer per la condivisione di file e la pirateria di contenuti protetti da copyright). Terzo, quelli che non vogliono affidare i dati della propria libreria musicale ad Apple perché temono che Apple possa scoprire chissà che sul loro conto o che li controlli in qualche maniera, mi devono spiegare quale sarebbe il presunto secondo fine di Apple. Perché il fine primario di Genius e di tutto il sistema di raccolta di informazioni è poter vendere ancora più musica su iTunes Store. Il fatto che adesso Apple sappia che esiste un utente in Spagna (io) che possiede mezza discografia di John Coltrane non vedo quale pericolo rappresenti per la mia persona. Come scrivevo nella mailing list di Luca Accomazzi, mi fa sorridere l’atteggiamento di chi teme di attivare Genius perché Apple potrebbe carpirgli chissà quali dati, quando magari ha già attivato un account per acquistare nell’iTunes Store o possiede un account .Mac/MobileMe. Account che comprendono dati come Nome, Cognome, Indirizzo, Num telefonico e, soprattutto, carta di credito. E aggiungo: molte persone nelle mailing list lasciano nella firma in calce ai loro messaggi una quantità impressionante di dati personali: indirizzo di casa, dell’ufficio, numeri di telefono del lavoro, numero del proprio cellulare, numero di fax, altri indirizzi email a cui è possibile raggiungerle; questi dati vengono resi pubblici, specie se i messaggi del gruppo di discussione sono liberamente consultabili su internet (come Google Groups).

Breve excursus: Genius ha un precedente: il MiniStore che venne inaugurato con iTunes 6. Il MiniStore funzionava come oggi funziona la sidebar di Genius: richiamando il pannello del MiniStore veniva visualizzata una versione ridotta dell’iTunes Store che mostrava gli acquisti di altri utenti che avevano lo stesso brano o album che si stava ascoltando, proprio come quella sezione di Amazon di cui ho parlato prima. Ovviamente, per funzionare, il MiniStore aveva bisogno di inviare ad Apple le informazioni sul brano in riproduzione. Quelle informazioni venivano mandate in modo anonimo ogni volta che si attivava il MiniStore nella finestra principale di iTunes. In quell’occasione però Apple non brillò per chiarezza e trasparenza su quali fossero i dati inviati da iTunes e se fossero anonimi, e molti si erano preoccupati che iTunes 6 incorporasse un qualche spyware. In tale contesto, il sospetto era giustificabile. Con Genius mi sembra che le cose siano decisamente meno fosche, anche se i complottisti avranno sempre qualcosa da dire.

Per quanto riguarda la seconda obiezione, quella di coloro che hanno subito disattivato Genius perché non vogliono che una macchina o un meccanismo faccia delle scelte musicali al posto loro, espropriandoli di una parte della loro umanità, riporto quanto ho già scritto altrove:

Ma perché uno deve ‘affidarsi’ a Genius? Non è che d’improvviso, perché esiste la funzione Genius in iTunes, tutto diventa bianco o nero. Genius propone, nient’altro. Solo perché non è una persona ma un algoritmo dobbiamo sentirci minacciati? E se Genius imbrocca un suggerimento, e davvero ci fa scoprire un artista o un gruppo che non conoscevamo, dobbiamo necessariamente vergognarci perché lo abbiamo scoperto tramite un algoritmo e non tramite il nostro caro amico esperto di musica che ci ha sempre consigliato bene?

Io quando voglio ampliare i miei gusti e le mie conoscenze musicali ricorro a vari mezzi: riviste specializzate, siti internet specializzati, radio, amici, il personale di un negozio di dischi, eccetera. Genius è un altro mezzo che si affianca a questi, è una possibilità in più da esplorare. Non sarà autorevole, non sarà specializzato, non conoscerà mai a fondo i miei gusti, ma del resto nemmeno il tal sito, il tal critico jazz, la tal persona del mio giro di amici e conoscenze. Tutti però concorrono al mio fine: scoprire materiale musicale nuovo. Le scelte le faccio io, la musica proposta la ascolto io, e io decido se mi piace (e se comprarla) o no. Se Genius, nella visione sottilmente apocalittica di alcuni, intorpidirà la gente ‘condizionandola’ come degli zombie privi di sensibilità e coscienza propria, allora forse il problema sta nelle persone, non in Genius.

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About Riccardo Mori

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