Prime considerazioni sull'iPad

Mele e appunti

© 2010 Apple, Inc.

Che giornata, ieri. Mi sembra superfluo aggiungere che iPad mi ha sorpreso in tanti modi. Analogamente, i primi commenti negativi di gente poco entusiasmata dal dispositivo non mi hanno sorpreso affatto. O forse sì, almeno alcuni, per l’intrinseca insensatezza. Ma come di consueto, cercherò di procedere con ordine. Mettetevi comodi, perché sarà una lettura lunga. Mi scuso in anticipo, ma ci sono davvero troppe cose da dire su iPad, e queste sono solo riflessioni preliminari. Più avanti mi piacerebbe poter avere un iPad per scrivere una recensione come si deve, ma sarà difficile che mi venga concesso.

Il nome

Come accadde quando Apple introdusse il primo MacBook Pro, ho avvertito un certo sapore amaro in bocca alla conferma che il nuovo tablet Apple si chiamava davvero iPad. Sicuramente un giorno mi piacerà, da qui a sei-sette mesi mi sarà entrato sottopelle, come appunto è avvenuto con il nome ‘MacBook’ in sostituzione dell’ottimo ‘PowerBook’. Fra i vari nomi che erano stati menzionati nella kermesse sensazionalistica pre-iPad, i miei preferiti erano Canvas e iBook. Una parte di me però non era molto convinta che Apple avrebbe riutilizzato un termine già legato a un precedente prodotto hardware. Ma iPad mi sembra una scelta debole, è un nome scialbo, che un dispositivo così a mio parere non si merita. Perché è un dispositivo decisamente forte. Un’altra ragione per cui non credevo che si sarebbe chiamato iPad, oltre alla ovvia somiglianza con iPod, è l’uso dell’ormai (per me) stantio prefisso “i”. Se guardiamo la linea dei prodotti Apple, i computer (da scrivania e portatili) hanno tutti un nome che inizia per Mac — MacBook, Mac Pro, Mac mini — mentre i dispositivi tascabili iniziano per i — iPhone, iPod. Notevole eccezione è iMac, la cui origine è legata all’uso del prefisso “i” per indicare il Mac con Internet e per differenziarlo dal primo Mac(intosh). Poi c’è un dispositivo che fa categoria a sé stante, AppleTV (o TV), che potrebbe definirsi oggetto per il multimedia domestico.

Sarà per come vedo io questa distinzione di linee prodotto, ma mi aspettavo che iPad avesse il prefisso Apple, e un nome come ApplePad (o Pad) quasi l’avrei gradito di più. Però è chiaro che se vediamo l’iPad come fratello maggiore della piattaforma touch di dispositivi portatili, ammetto che il prefisso i ha senso. Però, ripeto, non riesco ancora a digerire questo nome. Mi sembra una scelta priva di immaginazione e, come ho detto, non rende giustizia alla bellezza del dispositivo. (Per non parlare del fatto che continuo a scrivere “iPod” invece di “iPad”, e che frasi come “L’eleganza dell’applicazione iPod di iPad” mi sembrano tremende!).

L’aspetto

L’aspetto di iPad, invece, mi ha convinto da subito. Il design non sarà ‘innovativo’ come han subito strepitato alcuni (vorrei davvero sapere che diamine si aspettavano), ma è estremamente coerente con la produzione Apple degli ultimi tempi. La ricetta è quella: alluminio, vetro, cornice nera, schermo lucido. Trasmette austerità ed eleganza. Permette una notevole robustezza costruttiva. Impreziosisce l’oggetto, che appare appunto tutt’altro che a buon mercato (di qui lo stupore all’annuncio dei prezzi, di almeno 200 dollari più bassi delle più rosee previsioni). Una piccola eccezione, se posso permettermi, riguarda le icone visibili nella schermata Home all’accensione/risveglio di iPad. Trovo la griglia troppo grande. Le icone sembrano elementi sperduti in tutta quell’area a video. Ovviamente averle fatte grandi il doppio sarebbe stato altrettanto fuori luogo. Semplicemente, mi piacerebbe che iPad visualizzasse almeno il doppio delle icone in una schermata. Il Dock, soprattutto, con quelle quattro iconcine come su iPhone e iPod touch, mi appare mezzo vuoto, asettico. È questo dettaglio, credo, il maggior responsabile dell’aria da ‘iPod touch gigante’ che trasmette iPad di primo acchito. Per intenderci, è lo stesso effetto che mi dà il vedere il corpo di un gigante che però mantiene il volto, le mani e i piedi delle stesse dimensioni di una persona normale.

Quella piccola scenografia sul palco della presentazione, con poltrona e tavolino, è stata importante. Vedere iPad in mano a Steve Jobs durante la demo è stato molto interessante, in primo luogo per avere un’idea precisa degli ingombri, e poi per comprendere la maneggevolezza di iPad mentre lo si utilizza. È evidente come, malgrado si tratti essenzialmente di una tavoletta di alluminio e vetro senza parti anatomiche o ergonomiche, il dispositivo possa essere impugnato con sicurezza e maneggiato con agilità. A chi si è lamentato dello spessore ‘eccessivo’ della cornice nera intorno allo schermo, faccio notare che quando si impugna iPad i pollici devono poter appoggiare sulla superficie senza interferire con lo schermo sensibile al tocco, per evitare di premere un pulsante o spostare un controllo virtuale accidentalmente. Da quello che ho visto nel video della presentazione e nel materiale presente sul sito Apple, quella cornice nera è dello spessore giusto per garantire un’impugnatura efficiente.

Le funzioni

Anche qui è tutto piuttosto semplice, e il discorso di Jobs non sembra fare una piega: ultimamente è nata l’esigenza di offrire un tipo di dispositivo portatile che si collochi, per dimensioni e funzionalità, nel punto medio fra smartphone e computer portatile. Questo dispositivo, per avere una ragione d’esistere, deve saper svolgere una serie di compiti basilari — navigare il Web, gestire la posta elettronica, le foto, i filmati, la musica, potersi divertire con qualche gioco e, perché no, leggere libri e documenti in formato elettronico. Ma, sottolinea Jobs, deve poter svolgere queste funzioni in maniera ottimale, anzi migliore degli smartphone da una parte e dei computer portatili dall’altra; altrimenti non ha senso progettarlo, costruirlo e commercializzarlo. iPad è la risposta di Apple a tale questione. E da quel che si può vedere nella dimostrazione e dalle impressioni di chi ha potuto provarlo (come l’immancabile John Gruber), iPad svolge benissimo tutte quelle funzioni.

Ma iPad, a mio avviso, non è soltanto la somma delle sue funzioni di base. Come spero di comunicare con questo articolo, il grosso punto di forza di iPad sono le decine di possibili utilizzi, di possibili applicazioni che può avere nella vita quotidiana. Sono le possibilità di espansione e di penetrazione di iPad a renderlo una genialata e a farlo diventare, secondo me, il terzo colpaccio dopo iPod e iPhone.

L’interfaccia utente

Com’era prevedibile, iPad non è un Mac, quindi non è stato fatto (grazie al cielo) nessun tentativo di infilare un Mac OS X completo su un dispositivo del genere. Era logico supporre che la scelta sarebbe caduta sulla piattaforma touch, cioè su iPhone OS. Prima di vedere iPad, le mie perplessità sull’implementazione dell’interfaccia di iPhone in un oggetto grande almeno quattro volte tanto, erano legate proprio alle gestualità multi-touch. Come rendere efficienti su uno schermo da quasi 10 pollici certi gesti rapidi e naturali sullo schermo da 3 pollici di iPhone e iPod touch? Mi chiedevo: se l’interfaccia di iPad sarà un ingrandimento di quella di iPhone, non è che diventerà più scomodo maneggiare controlli, interruttori, pulsanti virtuali altrettanto ingranditi, allungati, stiracchiati? Beh, da quel che ho visto pare proprio di no. Perché da un lato certi controlli hanno mantenuto le stesse dimensioni che hanno su iPhone (come per esempio il cursore per sbloccare lo schermo di iPad), e dall’altro (perché non ci ho pensato prima?) bisogna tener presente che gran parte delle operazioni vengono fatte reggendo iPad con una mano e operando sullo schermo con l’altra nella massima libertà. Quindi, per esempio, il gesto di sfogliare un elenco di nomi, che su iPhone si fa con una mano sola (il palmo sorregge iPhone, il pollice scorre), su iPad si fa con due mani, altrettanto naturalmente e in maniera nient’affatto faticosa (almeno così mi pare da quel che è possibile vedere nella demo). Un po’ come reggere la tavolozza di un pittore, o una cartelletta, o un libro.

Ma l’interfaccia utente non è un semplice ingrandimento di quella di iPhone. Ci sono una serie di dettagli e rifiniture che mostrano con evidenza come certe parti di essa siano state riprogettate e adattate su misura a iPad. Safari, Mail e iTunes sono gli esempi più evidenti. Certi elementi di Safari e Mail mi piacciono persino di più delle controparti di Mac OS X. Con Mail, in particolar modo, trovo che sia stato fatto un lavoro eccezionale. Contatti e Calendario sono due applicazioni completamente diverse rispetto a iPhone, e guadagnano tremendamente in usabilità. Calendario mi fa gola con la sua somiglianza a un’agenda o planner cartacei, e mi ricorda vagamente l’applicazione Dates del Newton. Nella vista mensile si hanno davvero sott’occhio i vari impegni e appuntamenti. Spero segretamente che l’aspetto di queste applicazioni venga copiato e inserito in Mac OS X 10.7.

La presentazione della suite iWork adattata per iPad è stato un altro grande momento di stupore per me. Se non bastano le immagini sul sito Apple, segnalo la cronaca visiva dell’evento pubblicata da Engadget, oppure ovviamente di guardare il filmato QuickTime messo prontamente in linea da Apple. iPad rimane principalmente un dispositivo per fruire contenuti, più che per crearne — e lo schermo più grande e brillante garantisce una fruizione ancora migliore — ma la disponibilità delle tre applicazioni che costituiscono la suite iWork (Keynote, Pages, Numbers) permette anche la creazione e la rifinitura di documenti e progetti; e anche qui mi permetto di sottolineare l’ottimo lavoro svolto per ripensare l’interfaccia di questi tre programmi, nati per Mac OS X, e adattarla a un dispositivo con tecnologia multi-touch e tastiera virtuale (anche se può benissimo servirsi di una fisica), a un dispositivo che può cambiare l’orientamento dello schermo, particolare che richiede un’interfaccia flessibile e ugualmente utilizzabile. Se vi sembrano sciocchezze, vi prego di fermarvi a rifletterci su per qualche istante.

Sotto il cofano

Un’altra importante novità di iPad è montata nella scheda logica: il nuovo processore Apple A4, sviluppato da Apple e, anch’esso, realizzato su misura per iPad. Viaggia a 1 GHz e anche qui, a chi avesse dubbi sulle prestazioni, rimando alle impressioni di Gruber (vedere il link poco sopra, nella sezione Funzioni). Per chi non se la cava con l’inglese, riassumo: nei 20 minuti che Gruber ha avuto per provare iPad, la velocità del dispositivo è stata praticamente l’elemento più notevole. La velocità si percepisce uniformemente in qualsiasi punto dell’interfaccia e svolgendo qualsiasi compito: le applicazioni sono veloci, lo scorrimento è veloce, il rendering delle pagine Web è veloce. È la riprova, per chi fosse tuttora ancorato alle prestazioni misurate in megahertz o gigahertz puri, che la velocità del clock della CPU è relativa, e che quel che più conta sia l’avere un insieme di hardware e software che lavorano armoniosamente come una grande squadra. È per questo che, per bella che sia l’identità open source di una piattaforma come Android, continuo a credere che un sistema ‘chiuso’ e proprietario abbia dei vantaggi importanti per quanto riguarda la coerenza del software, lo sfruttamento ottimale delle caratteristiche hardware, la robustezza del sistema e l’omogeneità dell’interfaccia.

L’impatto

iPad è la risposta di Apple a due segmenti di mercato: ai netbook da una parte, ai lettori di eBook dall’altra. La mia è una sensazione e non voglio neanche chiamarla analisi, perché iPad è stato appena annunciato, ma ho il forte presentimento che iPad sbaraglierà netbook e lettori di eBook, in tempi relativamente brevi.

I vantaggi di iPad rispetto al netbook: lo schermo superiore, la qualità costruttiva, l’avere un sistema operativo realizzato per svolgere al meglio una serie precisa di compiti, l’usabilità, il multi-touch, il fatto che possa essere utilizzato con tastiere di dimensioni standard (e scommetto che persino quella virtuale è organizzata meglio di quella di un netbook, oltre a essere comunque più grande), il fatto che possa essere utilizzato come lettore di eBook, la versatilità unita a dimensioni contenute e alla connettività con il Mac (che resta il computer principale) e, prima che me ne dimentichi, il prezzo, estremamente aggressivo e competitivo. iPad è, a questo proposito, il prodotto Apple con il prezzo in assoluto più accessibile, considerando ciò che offre. Un altro vantaggio (ma questa è opinione personalissima) è che non è un PC con una qualche versione stiracchiata di Windows. Ah, e non dimentichiamo nemmeno il parco software, che di partenza è praticamente tutto l’App Store, più le applicazioni iWork create su misura da Apple.

Per quanto riguarda i vantaggi rispetto ai lettori di eBook, e al Kindle in testa, parto da un’obiezione che ho letto da qualche parte (non ricordo più se in chat su IRC o su Twitter o su qualche blog): obiezione che suona più o meno così: Ma come, si è fatto un gran parlare della tecnologia e-Ink, del fatto che sia migliore per la vista e per la lettura di testi elettronici, del fatto che l’assenza del colore e dello schermo retroilluminato siano un vantaggio di molti lettori di eBook dedicati, e adesso arriva Apple con l’iPad — che non ha tecnologia e-Ink, ecc. ecc. — e vorrebbe spuntarla? È un’obiezione sensata, a cui rispondo volentieri. Dirò che, a prescindere dalla bontà di iBook (la nuova applicazione per leggere libri elettronici) e dell’iBook Store (il nuovo servizio di vendita di testi elettronici, in collaborazione con 5 grandi nomi dell’editoria internazionale), iPad ha già in partenza due enormi vantaggi rispetto al Kindle (per fare un esempio preciso del lettore di eBook che sta avendo più successo). Il primo vantaggio è che iPad non si limita alla lettura di eBook ma è un dispositivo polivalente in grado di fare di più e in maniera più divertente di qualsiasi Kindle e similari. Il secondo vantaggio, come nel caso dei netbook, è il prezzo. Il modello base di iPad costa 499 dollari; il Kindle DX (la versione ‘grande’ del Kindle), che non ha schermo a colori, non ha lo schermo sensibile al tocco, ed è estremamente più limitato nelle funzionalità, costa 489 dollari. Ora, io non sono un genio del marketing, ma se dovessi scegliere non avrei esitazioni, a meno di essere un vero fanatico della tecnologia e-Ink.

Quindi, se da una parte è indubbia la superiorità tecnologica di e-Ink, dall’altra iPad potrebbe benissimo spuntarla per la sua superiorità pratica. Steve Jobs non ha mai nascosto il suo scetticismo nei confronti di dispositivi dedicati, specie i lettori di eBook. In un’intervista con Pogue, Jobs disse: Sono certo che dispositivi dedicati ne vedremo sempre, e possono senz’altro avere dei vantaggi nello svolgere bene un solo compito. Ma credo che i dispositivi polivalenti e multi-funzionali avranno la meglio, perché ho l’impressione che la gente non abbia tanta voglia di investire denaro in un dispositivo dedicato. Difficile dargli torto, a condizione ovviamente che il dispositivo polivalente sia in grado di svolgere bene i vari compiti per i quali è stato ideato. Da quel che vedo, iPad mi sembra un ottimo candidato.

L’appetibilità

Mentre osservavo le immagini che Engadget caricava in diretta durante l’evento, stavo pensando al tipo di utenza a cui può rivolgersi iPad. È veramente variegata: dai soliti noti, come l’utente che vuole qualcosa di leggero, versatile, ben fatto e piacevole da usare, a categorie di persone meno ovvie. Pensavo per esempio a persone come i miei genitori: per loro, che sono praticamente a digiuno di sistemi moderni (mio padre ha usato dei PC quando lavorava in azienda, più il Macintosh Classic che gli prestai per fare videoscrittura leggera e bilancio familiare), un Mac sarebbe troppo e non sfrutterebbero tutte le sue potenzialità; in più dovrei mettermi a spiegare loro tutta una serie di operazioni di base per familiarizzare con Mac OS X. Un iPad sarebbe tutta un’altra cosa: l’interfaccia intuitiva e la bassa curva di apprendimento renderebbero l’esperienza molto meno frustrante sin dalle prime battute, e le dimensioni maggiorate rispetto a un iPod touch permetterebbero loro di navigare il Web, usare la posta elettronica e leggere libri molto meglio che su un dispositivo da 3 pollici. Pensate alla vostra rete di conoscenze: amici, ma anche familiari, parenti, ecc.: sono quasi certo che troverete almeno una persona per la quale iPad sarebbe l’approccio perfetto alla vita digitale odierna. Per questo ho l’impressione che se ne venderanno a vagonate.

Gli accessori

Prima di elencare alcune delle obiezioni che ho captato nelle ore successive all’introduzione di iPad, voglio sottolineare una cosa che iPad ha fin da subito: un’ottima gamma di accessori. Oltre a un dock per tenerlo sollevato come fosse una cornice digitale (e, volendo, per usarlo come tale), Apple ha prodotto un dock con tastiera fisica integrata (iPad supporta tastiere fisiche: sia quella creata apposta per lui, sia, udite udite, le tastiere Bluetooth di Apple) e una custodia protettiva che si può ripegare in vari modi per tenere inclinato iPad, sia per vedere foto e filmati, sia per scrivere con maggiore comodità quando si usa la tastiera virtuale. Potete vederli in fondo a questa pagina sul sito Apple. Inoltre è disponibile anche un iPad Camera Connection Kit (visibile in fondo a quest’altra pagina), che consiste di due adattatori: uno per collegare la fotocamera via USB, l’altro è un lettore di schede SD. Sul sito Apple si menziona la gestione di foto e filmati, ma sarei curioso di vedere se è possibile importare anche file di testo e PDF, usando quindi la scheda SD come fosse una chiavetta USB.

Bello, però non ha…”

  • …Il supporto di Flash: Ingenuo chi se lo aspettava. Personalmente sono molto contento che non l’abbia. Se c’è una cosa che ha dimostrato iPhone è che è possibile avere una buona esperienza di navigazione del Web anche senza questa tecnologia, che pur avendo i suoi meriti, il fatto di essere completamente in mano ad Adobe è un grosso ostacolo per il Web, che dovrebbe essere composto da tecnologie aperte e rispettose degli standard. Il Web è un contesto in cui l’apertura e la non-proprietarietà sono punti di forza e che vanno sostenuti. Come ha più volte sottolineato John Gruber, Apple si trova molto meglio in una situazione in cui la qualità di un suo prodotto dipende interamente da essa. Non può fermarsi e aspettare i comodi di Adobe; non può rischiare di offrire un MobileSafari le cui prestazioni sono azzoppate da un Flash non perfettamente ottimizzato per il sistema.
  • …La videocamera frontale: È vero, non ce l’ha. In effetti non sarebbe male usare iPad per videoconferenze e chat video. La mia idea? Apple tasta il terreno e valuta le reazioni all’iPad. Se c’è l’esigenza, la prossima iterazione di iPad avrà iSight incorporata. Mi pare una mossa da ABC del marketing.
  • …La fotocamera sul retro come iPhone: Giuro che ho sentito anche questa obiezione. Vi immaginate la comodità di scattare foto sollevando iPad a mezz’aria e tenerlo con due mani come se stessimo sbandierando cartelli di protesta a una manifestazione? Andiamo, la fotocamera su iPad è una baggianata.
  • …La possibilità di telefonare: Vedi sopra. Telefonare e ricevere telefonate, con l’iPad? Sul serio? La scomodità e impraticità della cosa sono sufficientemente lapalissiane o devo stare anche a spiegarlo?
  • …Il multitasking: Su questo non ho letto nulla di definitivo, e non è escluso che il veloce processore A4 possa permettere ad applicazioni di terze parti di girare in background. Per ora, vista la demo, ho l’impressione che iPad ne abbia ancor meno bisogno dell’iPhone, nel senso che mi sembra un dispositivo nato per fare una cosa alla volta, a pieno schermo, senza altre interferenze. È chiaro che le applicazioni Apple hanno una corsia preferenziale per operazioni in background e interoperabilità, e che magari verrà posto l’accento ancor di più sulla tecnologia Push per le notifiche di applicazioni di terze parti. Per il momento credo che iPad sopperisca a questa presunta mancanza di multitasking con la velocità di funzionamento, nettamente superiore a iPhone. In ogni caso può essere che la maggior potenza del processore e la maggiore quantità di RAM (Apple non la specifica, ma non mi stupirei se fosse dell’ordine di 512 MB) permettano l’implementazione del multitasking in seconda battuta.

Mi sono sicuramente dimenticato di altre obiezioni, ma per quello ci sono i commenti. Concludo queste prime riflessioni dicendo che sono molto stupito anche dall’autonomia della batteria: 10 ore di operazione continuata non sono niente male (un mese in stand-by: non male neanche questo). Ma, ribadisco, il dettaglio che farà fare il botto a iPad è il prezzo. Vista la qualità, le capacità, e tutto quanto, ero sicuro che il modello base sarebbe partito da almeno 700 Euro. Felice di essermi sbagliato.

The Author

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18 Comments

  1. Nota di colore: tutta la serie di appunti che hanno formato questo articolo è stata scritta su un Newton MessagePad 2100. Non è escluso che in un futuro mi compri un iPad, ma quel che è certo è che continuerò a utilizzare i miei Newton ancora per un bel pezzo.

  2. Stefano says

    Ti sto leggendo sul divano col mio Mac sul pancione: in effetti avrei proprio bisogno di una “lavagna”. Credo anch’io che il prezzo sarà la leva principale: Apple come al solito anticipa e fornisce i nuovi canoni del gioco, tra i quali non dimentichiamoci, il mezzo pollice di spessore. Incredibile.….

  3. Giovanni says

    Prime considerazioni, personali, cioè a parte il fatto che è un bel oggetto. Nella mia vita informatica sono passato dai desktop (che uso ancora al lavoro) ai portatili ai PDA (prima un Palm Zire poi per mantenere compatibilità con il lavoro prodotto altre incarnazioni Palm). L’unica considerazione in base alla mia storia è che iPad è troppo grande. Se sono a casa uso un computer se sono in giro è più comodo iPhone o un PDA. Non nego che comunque mi piacerebbe avere la possibilità di provare un iPad per un certo tempo per capirne la filosofia.

  4. Paolo says

    In effetti devo dire che seguendo la presentazione in liveblogging il primo impatto visivo è stato deludente. La grafica della schermata home è veramente sconfortante, così come a prima vista alcune delle ambientazioni grafiche delle app Apple, a partire da iBooks, sono a mio avviso poco coerenti con lo stile Apple (il legnazzo della libreria è orribile, oltre ad essere effettivamente scopiazzato da Delicious Library). Mi sembra tutto troppo “intimo” (a partire dal nome, pannolino/assorbente), come ha detto Steve Jobs, ma in un certo stile americano che non mi piace. Il 4:3 non mi convince, nè come form factor (per i video soprattutto), nè come portabilità dell’oggetto, nè come design, così come il cornicione nero (sia pure parzialmente giustificato dalla possibilità di impugnare il tablettone), che fa molto cornice digitale.
    Mi aspettavo più flessibilità/creatività nell’interfaccia (es. altre soluzioni per il dock, che si avvicinasse di più a quello di Mac Os X, altre varianti di tastiera e di comandi, magari attivabili proprio in zona cornicione…) ma capisco che sono ragionamenti troppo di nicchia, mentre Apple giustamente mira alla semplicità d’uso e alla facilità-univocità di fruizione dei contenuti, elementi che poco hanno a che fare con una possibilità di personalizzazione più spinta dell’interfaccia (che me frega di poter cambiare lo sfondo della home?).

    Mi accodo su videocamera frontale, multitasking (forse arriveranno), mentre la possibilità di effettuare e ricevere chiamate, nella versione 3G, non la butterei via (ovviamente senza usare il toblerone portandolo all’orecchio come una cabina telefonica), così come il fatto che la videocamera frontale possa anche all’occorrenza scattare un’immagine, mentre mi sembrerebbero utili alcune altre features, come un lettore di SD card e la possibilità di usare la memoria interna per archiviare contenuti con qualche tipo di accesso semplice al filesystem.

    Ottimo il prezzo, non ho capacità divinatorie a livello di marketing ma il tablettone è sicuramente molto meglio di molti aggeggi che sono già sul mercato da tempo o di quelli che hanno cercato goffamente di anticiparlo.

  5. Sinceramente non vedo tutta questa esigenza di un prodotto a metà strada tra un computer portatile e uno smartphone. Per cui la mia prima reazione è stata “a cosa serve?”.
    Detto ciò, aspetterei di averne uno tra le mani prima di elogiarne la comodità.
    Saluti

  6. PaoloC says

    Personalmente comincieró a fare musina per l’acquisto. Lo trovo un prodotto eccezionale e fin dai primi minuti della presentazione ho immaginato una miriade di situazioni d’utilizzo:
    — sul divano, per consultare i blog che frequento o per una sessione di Sim City, mentre mia moglie guarda Grey’s Anatomy :-/
    — per poter lavorare in treno, durante gli spostamenti verso qualche appuntamento (il fatto di poter sfruttare l’ottima suite di iWork vale l’acquisto).
    — per la gestione delle presentazioni collegato a un proiettore (puó tranquillamente entrare nella borsa di un proiettore, evitando di dover portarsi appresso il portatile).
    — posizionato a fianco del mac per una immediato accesso al calendario (trovo anch’io l’interfaccia del calendario fenomenale, di gran lunga migliore della versione di OsX).
    — in ultimo, perché no, in macchina: è un po’ che penso a un “CAR-mac”.

  7. Secondo me è particolarmente rilevante il discorso relativo al processore, che dimostra come la strada da prendere sia quella che permette alte prestazioni e pochi consumi. Gruber, che tu citi, ha scritto bene nel suo post di ieri, notando anche come Apple sia adesso in una posizione di “quasi autonomia” e di “superiorità” rispetto ai concorrenti di mercato.
    Un aspetto che non hai citato, invece, che può essere degno di interesse è l’approccio già visto su iPhone che esclude completamente l’accesso al file system del dispositivo. In questo senso (citando Minimal Mac) la focalizzazione avviene completamente sui contenuti e sulle applicazioni piuttosto che su file, cartelle e desktop. È un proseguimento di quanto avviene già in Mac OS X in diverse applicazioni (iPhoto è una su tutte, ma se ne possono citare altre) in cui il contenuto assume un’importanza maggiore rispetto all’organizzazione. Per un dispositivo di quel tipo, che non è un computer principale, né desktop né mobile, questo è l’approccio che meglio assicura la semplicità di utilizzo per gli utenti.

  8. Caro Riccardo, sono ammirato: anzi, sei il mio eroe :)

    A parte gli scherzi, ti considero eroico in quanto in questi giorni mi sto accorgendo, dopo 29 anni che uso prodotti Apple, quanto sono stufo.

    Stufo di leggere commenti insulsi e pregiudicanti (non parlo dei commenti critici che appaiono qui, tutti finora di livello più che accettabile) da parte delle solite persone che da anni e anni continuano a mantenere le stesse posizioni, a cassare tutti i prodotti Apple e poi a far finta di nulla quando le loro previsioni di insuccesso vengono regolarmente smentite in toto. D’altronde, di Apple ce n’è una sola, così come per Steve Jobs (e non sono io a dirlo).

    Quello che però mi stupisce sempre è la totale mancanza di umiltà. Anche una figura come Paolo Attivissimo, di cui ammiro molto il lavoro incessante per combattere le bufale online ed offline, scrive oggi dei commenti che mi fanno cadere le braccia (per non parlare di altre parti anatomiche). Anzi addirittura arriva a scrivere “il successo o meno di un prodotto non ne implica la qualità” e su questo posso essere d’accordo in generale, ma a seconda del contesto: prima si criticava Apple perché faceva prodotti troppo di nicchia, adesso perché fa prodotti troppo di massa?

    No, quello che infastidisce è l’atteggiamento:
    “Non l’ho neppure preso in mano e provato, ma da quanto ho visto non risponde alle mie esigenze o a quelle che considero esigenze fondamentali del mercato quindi è una boiata”.

    Tralasciando il primo punto, è mai possibile che a nessuno venga in mente che magari Steve Jobs e il suo team, considerato dai maggiori analisti il più influente manager del decennio, sappia vedere un pochino più in là? Non si eviterebbero tante figuracce utilizzando un poco più di prudenza nello stroncare un prodotto che ancora neppure è uscito, magari ricordando quello che è successo con l’iPhone?

    E poi, last but not last, quando in un mercato ormai maturo (come quello informatico e dei device mobili) e in regime di libera concorrenza i prodotti di una società hanno tanto successo, e vengano tanto scopiazzati da chi prima era leader di tale mercato, pensare che la maggior parte delle persone siano una massa di cretini che compra solo per moda non è appena appena… presuntuoso?

  9. @Paolo:
    “(che me frega di poter cambiare lo sfondo della home?)”

    Chiedilo a tutti quelli che fanno il jailbreak all’iphone per installare i temi e mettere gli sfondi nella home…

    @Riccardo: credo che una spaziatura ampia sia necessaria per non confondere icone/sfondo come ho visto su molti iphone di clienti che hanno jailbrekkato…

    detto ciò, spero sia modificabile via impostazioni di ipad…

  10. Prima dimenticavo un’altra cosa che, in qualche modo mi ha stupito: quando è stato presentato iPhone, è stata calcata la mano sul supporto alla visualizzazione dei documenti Microsoft Office ed in seguito sul supporto ad Exchange.
    In questo caso neanche una parola da parte di Jobs o dei suoi collaboratori. Come se da un lato fosse un concetto completamente già archiviato (e quasi “implicito”) o dall’altro avesse perso un po’ di importanza… Della serie: Keynote, Pages e Numbers sono molto più importanti.

  11. Ottima analisi Riccardo, come sempre!

    Riguardo la spaziatura delle icone sono d’accordo però è da considerarsi che la home nell’iPad a differenza di iphone può presentarsi anche in landscape-mode.. in questo senso la griglia deve rimanere coerente con i vari posizionamenti del dispositivo.

    Trovo molto giusto quanto dice Jekbau riguardo alla gestione dei file. A quanto pare iPad conferma la direzione presa da apple che punta ad eliminare la classica navigazione di file e cartelle in stile “finder” a favore di una prospettiva di accesso ai contenuti inversa. La filosofia delle librerie tanto cara a tutte le iApps e, quando questa non è utilizzabile, i “filtraggi” tramite spotlight…

  12. Fabius says

    Anche io mi sono stupito della analisi a dir poco superficiale di Attivissimo, che peraltro seguo sempre con interesse. Questo atteggiamento spocchioso di chi ancora non ha nemmeno preso in mano iPad mi sembra ridicolo, quantomeno prematuro, e dovremmo ricordarci di come Jobs abbia davvero saputo vedere un po’ più in là degli altri, ad esempio quando introdusse il primo iMac, e ai più sembrò blasfemo non trovarci il lettore di floppy disk !!!!!!
    E’ incredibile poi quanto risalto si dia alla presentazione di un prodotto Apple, vorrà dire che fa tendenza o semplicemente è più avanti degli altri???

  13. claudio says

    Non sono così tecnico e ferrato come voi, ma una cosa è certa: la voglia di averlo è già alle stelle e così penso sarà per qualche milioncino di utenti. Il bello sapete qual’è? Che non mi serve ad una cippa! Per la gestione mail ed internet mobile mi basta l’iphone, a casa ho un imac e pure un macbook, però lo stesso ho una voglia pazzesca di comprarlo.… è questa la magia di apple? Farti desiderare qualcosa che nemmeno sapevi di desiderare? O è solamente una depravazione dei temi moderni, una sorta di “feticismo” tecnologico? Ai posteri ed a voi l’ardua sentenza.
    Saluti.

  14. @claudio: la risposta al tuo commento è semplice dopo aver guardato il keynote: iPad è superiore ad un computer portatile e superiore ad iPhone in alcune importante operazioni.
    Anche prima della grande diffusione di iPhone si diceva che non sarebbe servito a nulla, ma con il suo arrivo e soprattutto con il grande successo dell’AppStore abbiamo tutti capito che si trattava di una vera e propria rivoluzione e che iPhone avrebbe cambiato il modo in cui facevamo alcune nostre “normali” operazioni quotidiane.
    Credo che lo stesso discorso potrà essere fatto per iPad: è stato pensato e realizzato per inserirsi proprio tra iPhone e MacBook, per fare in modo (passatemi il termine) che il cliente ne senta “il bisogno”.
    Io non credo che si tratti di magia, né di feticismo tecnologico, ma piuttosto della comparsa di un nuovo ed ancora inesplorato settore di mercato. D’altra parte sulle pagine di questo diario Riccardo aveva già fatto numerose volte questo genere di analisi e, come spesso accade, ha avuto ragione.

  15. Claudio, non credo “non ti serva a una cippa”. Che ci volete fare, comincerò a sentire il peso dell’età, ma leggere il quotidiano, il mucchio selvaggio e internazionale con good reader (oh, bellissima app, intendiamoci) mi comincia a pesare. A volte la sera mi accorgo di essere stanco, pur mantenendo la lucidità: ho voglia di sdraiarmi e rilassarmi. Avere un tablet che mi permette di leggere comodamente “a colpi di dita”, sfogliare internet, guardare video mi affascina.
    E dico che non abbiamo visto ancora niente. Le applicazioni iphone verranno riscritte per beneficiare della maggior potenza e dello schermo maxi dell’iPad. Se avete visto iWork, avrete capito istantaneamente le potenzialità dell’oggettino.
    Io sono assolutamente fiducioso da questo punto di vista.
    Diverso il discorso relativamente ad iBooks, che noi non vedremo. SIAE ed editori nostrani sono veramente miopi, qualche barlume di speranza possiamo ritrovarla forse nell’ambito di quotidiani e magazine, che timidamente si stanno affacciando sul mondo digitale. Certo, non potranno limitarsi a produrre dei “pdf” statici, copie digitali dell’edizione cartacea. Le potenzialità (vedi app del NYT o demo di Sports Illustrated) sono ben altre.

  16. claudio says

    @max.
    Se ibooks non lo vedremo mai la vedo grigia per l’ipad.….. secondo me è in questo settore e quello dei quotidiani e della stampa digitale che sfonderà.…..

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