iPad e le chiavette USB: una relazione difficile

Il nocciolo della questione sta nel sottotitolo. In un’altra lunga, tortuosa e (come accade sempre più spesso ormai) infruttuosa discussione sulla mailing list di Luca Accomazzi, alcuni iscritti hanno sollevato un dibattito su un aspetto che forse altri utenti avranno considerato e si saranno sentiti ugualmente perplessi. iPad è stato dotato di un prezioso accessorio, il Camera Connection Kit, composto da due adattatori che si inseriscono nella porta Dock: uno legge direttamente le schede SD, l’altro è dotato di una porta USB per collegare direttamente la fotocamera. Si è visto che mediante l’adattatore USB è possibile collegare a iPad anche altre periferiche, come accessori audio (cuffie e altoparlanti USB) e tastiere; accessori che, anche se non ufficialmente supportati, pare funzionino benissimo.

È facile capire quale sia il passo successivo nella logica dell’utente: perché iPad è in grado di gestire l’importazione di foto e video da una fotocamera, perché è in grado di interfacciarsi con cuffie, altoparlanti, tastiere USB, e non è in grado di gestire le chiavette USB? Sarebbe molto comodo, no? E di qui, appunto, la discussione: perché Apple non fa quel passetto in più e abilita la gestione delle chiavette? iPad ha tutte le caratteristiche tecniche e la potenza necessaria per farlo, quindi perché ‘tarpargli le ali’ in questa maniera che sembra tanto premeditata quanto gratuita?

Provo a dare la mia risposta, facendo una premessa doverosa: non sono un ingegnere né un programmatore, ma ho un interesse attivo verso l’interfaccia utente, l’usabilità e il design, e cerco di ragionare partendo dalle informazioni che ho davanti e procedendo per logica.

Secondo me la piena implementazione delle chiavette USB è qualcosa che può sembrare molto facile per l’utente, ma che in realtà non lo è. Con questo non intendo dire che sia impossibile o che Apple non troverà una soluzione geniale più avanti (come già accadde per il copia-incolla). Dico solo che è complicato, che non basta premere un interruttore e attivare la funzionalità. Osserviamo quel che il Camera Connection Kit è in grado di fare: in presenza di foto e video, l’importazione è automatica e tutti gli elementi finiscono in un contenitore specifico, centralizzato, accessibile direttamente e intuitivamente sia dall’utente che dalle applicazioni di terze parti: l’applicazione Immagini. Le altre periferiche collegabili all’iPad tramite il Camera Connection Kit sono tutte passive e funzionano senza necessità di un’interfaccia specifica.

Il problema che pone una chiavetta USB (e in generale un supporto di memorizzazione esterno come un disco rigido) è la presenza di svariati generi di dati: file audio, video, ma anche documenti di testo in vari formati (PDF, Word, testo puro, RTF, OpenOffice…), file di Excel, Numbers, Pages, Keynote, PowerPoint, e poi file HTML, XML, archivi ZIP, RAR, SIT… Insomma, chi più ne ha più ne metta. Di fronte a questa gamma così variegata di file, come dovrebbe comportarsi iPad? Come dovrebbe gestirli?

  1. Supponiamo che li importi automaticamente e in modo indifferenziato: dove metterli? A che applicazione affidarli? Oppure, come smistarli ad altre applicazioni quando ogni applicazione è essenzialmente un contenitore a sé stante?
  2. Supponiamo che l’importazione sia manuale: il problema diventa dare all’utente un’interfaccia per gestirli. Peccato che uno dei punti di forza di iPad, e della piattaforma iOS in generale, sia l’aver nascosto il filesystem all’utente, guadagnandone in intuitività. Intuitività che verrebbe meno se si presentasse all’utente una specie di File Manager. Basti osservare quanto sia inutilmente macchinoso il sistema di importazione di certi file utilizzando iTunes.

La gestione delle chiavette USB, per essere ben fatta, deve essere il più possibile omogenea, semplice, immediata. Con foto e video, malgrado l’utente non intervenga direttamente, la trasparenza è garantita dal fatto che la destinazione è nota e i file sono facilmente raggiungibili e manipolabili. I formati riconosciuti da iPad sono noti, e iPad è in grado di gestirli con le applicazioni fornite di serie da Apple. E tutti gli altri file? Come minimo ci vorrebbe un’applicazione stile iDisk, con sottocartelle differenziate di default, atte a ricevere i vari tipi di file immagazzinati sulla chiavetta. Questo presupponendo una importazione automatica all’atto di collegare la chiavetta. Ma questo a sua volta genera altre problematiche: E se non si vuole importare tutto? E se la quantità di dati sulla chiavetta eccede lo spazio libero su iPad, e i file che vogliamo rimangono tagliati fuori?

Con un’importazione manuale si risolverebbero in parte quelle problematiche, ma, come ho già accennato prima, se ne creerebbero altre; la prima fra tutte, a mio parere, sarebbe la necessità di far riaffiorare il filesystem, ma questo è un compromesso troppo importante e probabilmente Apple preferisce sacrificare la possibilità di leggere le chiavette a fronte di un sistema davvero intuitivo come iOS.

Forse una soluzione accettabile sarebbe quella di lasciare che siano le singole applicazioni a importare dalla chiavetta i file che possono leggere, così se per esempio apro Pages per iPad e poi collego la chiavetta, Pages potrebbe chiedermi se voglio importare i file nei formati riconoscibili dall’applicazione. Poi però occorrerebbe dare all’applicazione la possibilità di scrivere sul supporto USB esterno, più che altro per evitare il seguente scenario (non tanto remoto): si ha il documento business plan.doc sulla chiavetta. Si apre Pages su iPad. Si importa business plan.doc in iPad. Si modifica/aggiorna business plan.doc su iPad e poi ci si ritrova una versione del documento più aggiornata nella memoria interna di iPad e quella originale rimasta sulla chiavetta.

Ribadisco, la mia analisi della questione è tutt’altro che esaustiva e forse mi sfugge qualcosa di ovvio. Come ho già detto, non sto affermando che la gestione di chiavette e supporti USB esterni sia irrealizzabile o non implementabile. Dico soltanto che è una strada meno ovvia di quanto appaia a prima vista. Nella creazione di interfacce utente ben congegnate si deve sempre procedere con cautela per evitare passi falsi che generano sotto-problemi con un effetto a valanga.

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