Nuova vita per l'iBook

Mele e appunti
iMac To Go

Come accennavo in qualche post precedente, una delle mie ultime conquiste su eBay è stata un iBook conchiglione blueberry, il modello originale con processore G3 a 300 MHz. Mi è costato davvero poco, ma occorre specificare che mi è arrivato in configurazione base (disco rigido da 3 GB, 32 MB RAM — in pratica la RAM saldata sulla scheda madre), senza alimentatore e con una batteria moribonda (nessuna sorpresa: erano tutti dettagli anticipati dal venditore).

L’iBook è in buone condizioni estetiche. L’unico difetto visibile sono due graffi sul trackpad, che peraltro non ne compromettono il funzionamento. È arrivato con installato Mac OS 9.0. Ho eliminato tutti i documenti e i software che non mi interessavano, e ho aggiornato il sistema a Mac OS 9.1. Vista la poca RAM, non mi sono spinto sul 9.2. Ho installato qualche vecchio browser e i programmi che continuo a utilizzare nell’ambiente ‘classico’, e ho cominciato a guardarmi in giro per scovare qualche aggiornamento hardware. Prima di entrare in ospedale per l’operazione, scambiavo qualche email con il mio pusher di Palo Alto, California, per tastare il terreno (la ‘droga’ a cui mi riferisco, ovviamente, sono pezzi di ricambio per Mac!), e quel buon uomo mi comunicava che aveva ancora una scheda AirPort originale (802.11b) e un banco di RAM SO-DIMM da 256 MB a 144 pin, che è quello per l’iBook. Affare fatto, per una cinquantina di dollari. Otto giorni dopo arrivava tutto, ma ho potuto fare l’upgrade solo dopo essere tornato a casa dall’ospedale.

Installata la RAM, installata la scheda AirPort, aggiornavo finalmente a Mac OS 9.2.2. Va detto che un processore G3 a 300 MHz sotto Mac OS 9 — pur avendo solo 32 MB di RAM — ha una resa prestazionale non indifferente. Malgrado la ridda di estensioni, il sistema si carica davvero rapidamente e la reattività di Finder e applicazioni è notevole. Figuriamoci aggiungendo un banco da 256 MB, per un totale di 288 MB.

Lo scopo principale di questo iBook vorrebbe essere quello di avere una macchina Mac OS 9 usabile e performante. Nel comprare la scheda AirPort ho però fatto un piccolo errore di valutazione: credevo possibile potermi collegare via wireless alla mia rete domestica con Mac OS 9.2.2, ma ho scoperto che non supporta la protezione WPA, e la mia rete ha una crittografia WPA Personal. Il massimo gestibile da Mac OS 9 in quest’ambito è la crittografia WEP. A questo punto le scelte che avevo di fronte erano tre:

  1. Cercare di riconfigurare la rete domestica (composta da modem ADSL a cui si collega una base AirPort Express a cui si collega un’altra AirPort Express facente da ponte per estendere la copertura della rete a tutto l’appartamento) per fare in modo di avere una sottorete con crittografia WEP a cui collegare i Mac e il Newton che non supportano crittografie più complesse. Soluzione complicata e forse, data la presenza di un modem e non di un router ADSL, nemmeno fattibile in concreto.
  2. Abbassare la protezione di tutta la rete domestica, da WPA Personal a WEP. Soluzione rapida e fattibile, ma poco sicura.
  3. Aggiornare l’iBook a una versione di sistema che supporti il WPA. Nella fattispecie, Mac OS X 10.3 Panther.

Ho optato per la scelta n. 3, anche se con qualche dubbio. Panther non è un sistema molto esoso in quanto a requisiti minimi. In sostanza, bastano 128 MB di RAM, un Mac con USB integrata, e sufficiente spazio su disco (da 2 a 4 GB liberi, a seconda se si installano anche XCode e gli strumenti per sviluppatori o meno). Ora, considerando che circa 1 GB era già occupato da Mac OS 9.2.2 e vario software, mi rimanevano poco più di 2 GB liberi. D’altro canto a me serviva un’installazione ridotta all’osso, e per fortuna l’Installer di Panther è molto versatile. Eliminando tutto il superfluo — driver per stampanti, tutte le lingue a eccezione dell’inglese, X11, applicazioni aggiuntive come iTunes, iSync, Internet Explorer (!), iPhoto, iMovie (sì, ai tempi erano comprese con il sistema operativo) — e installando solo il sistema di base, il sottosistema BSD e StuffIt Expander, sono riuscito a mantenere l’installazione di Mac OS X su 1,1 GB circa, lasciando così 1 GB di spazio libero. Ho dato il via all’installazione, incrociando le dita. Alla peggio, se Panther si fosse rivelato inutilizzabile (più che altro per il poco spazio a disposizione), lo avrei cancellato riavviando in Mac OS 9.

Dopo venti minuti riavviavo in Mac OS X 10.3, e tutto filava sorprendentemente liscio. Buona reattività del sistema, effetti del Dock e spostamento delle finestre relativamente rapidi (l’iBook ha solo 4 MB di RAM video, ricordo), tempi di apertura delle applicazioni del tutto accettabili. In poche parole: Panther su un iBook di questa età va benone. Più spazio sul disco e più RAM si ha, meglio ci si trova, ma voglio sottolineare come anche con solo 1.017 MB liberi su disco il sistema non arranchi. Anzi.

Malgrado l’aggiornamento, continuavo a non potermi collegare via wireless alla rete domestica. Perché? Semplice: è necessario aggiornare il Software AirPort alla versione 4.2. Mi sono collegato alla mia rete via Ethernet e ho fatto partire Aggiornamento Software. Prima ho installato il Combo Update per portare il sistema alla versione 10.3.9, poi ho aggiornato Safari (v. 1.3.2) e installato due aggiornamenti di sicurezza essenziali. Infine, l’aggiornamento dell’ora legale e del software AirPort. Dopo il riavvio, l’iBook si collegava alla rete wireless senza problemi, accettando la password al primo colpo.

Come ho già detto in questo post, ho tolto la batteria che si trovava nell’iBook e gli ho dato in pasto una batteria che avevo acquistato per l’altro iBook conchiglione a 466 MHz e che quest’ultimo aveva improvvisamente smesso di caricare. Risulta che l’iBook blueberry sotto Mac OS 9 la carica normalmente e, soprattutto, la batteria ha ancora un’autonomia straordinaria: a piena carica mi dà sei ore circa. Temevo che sotto Mac OS X saltassero fuori i problemi che mi ha dato l’altro iBook, invece niente. Staccando l’alimentatore a carica ultimata, anche sotto Panther ottengo 5 ore e 50 minuti. Al termine di tutti questi aggiornamenti devo ammettere di essere molto soddisfatto. Ora mi trovo un iBook ben carrozzato e utilizzabile. L’intento è quello di lavorarci sotto Mac OS 9 comunque, ed eventualmente connettermi a Internet via Ethernet — ma avere la possibilità di riavviare in Mac OS X e collegarmi via AirPort a reti più protette è senza dubbio assai comodo.

The Author

Writer. Translator. Mac consultant. Enthusiast photographer. • If you like what I write, please consider supporting my writing by purchasing my short stories, Minigrooves or by making a donation. Thank you!

5 Comments

  1. Giovanni says

    Si vede che la convalescenza procede bene un post al giorno e sempre molto interessanti :-))
    Giovanni
    p.s. il tuo pusher ha notizie per schede madri di Powerbook G4 con il “famoso” problema dello slot di RAM? (speranzoso)

  2. Grazie, Giovanni.

    Passerò la tua richiesta all’amico californiano, ma temo che lui sia più fornito di pezzi e accessori dell’epoca in cui i Mac erano beige. In ogni caso, farò sapere.

    Ciao!
    Riccardo

  3. Giovanni says

    A proposito di beige, il mio Classic II, tornato da un prestito ad una zia, quando l’accendo fa un fischio che continua per tutto il tempo dell’uso, sembra come le vecchie radio a valvole, secondo te cosa potrebbe essere? Potrebbe trattarsi anche di un sacco di polvere accumulata in tutti questi anni?? :-)
    Grazie
    Givoanni

  4. Giovanni: Il problema è per caso simile a questo?

    Ho letto qualche discussione a proposito nella comunità Mac vintage, e molti concordano sul fatto che possa essere un segno che i condensatori sulla scheda madre stiano cominciando a degenerare. Secondo altri potrebbe essere un contatto sulla circuiteria intorno al tubo catodico.

    Malgrado sembrino ipotesi allarmistiche, questo non significa che il Classic II abbia per forza vita breve. Ho letto di utenti che hanno continuato a usarlo (a uno è successo con un Macintosh LC) per diverso tempo.

    Una bella pulizia è consigliata comunque. Meglio aprire il Mac e non, come fanno alcuni, limitarsi ad avvicinare un aspirapolvere alle griglie. E una volta aperto il Mac è meglio usare una bomboletta ad aria compressa che non un aspirapolvere. Se apri e smonti il Mac, controlla che non ci siano uscite di sostanze dall’aspetto gommoso (tipo Bostik, per dire) intorno ai condensatori. Se ci fossero, il consiglio è quello di… lavare la scheda madre.

    Per non confonderti con ulteriori indicazioni mi fermo qui, per adesso. Fammi sapere a che punto arrivi del processo. Se e quando arrivi al punto “lavare la scheda madre” ti suggerirò come fare più in dettaglio (tieni presente che è una procedura che io ho provato di persona una sola volta, dieci anni fa, ma le indicazioni che ti fornirò provengono da utenti esperti e degni di fiducia).

    Ciao!
    Riccardo

  5. Giovanni says

    E’ esattamente quello, proverò a procedere con una bella appertura appena ci sarà una domenica con un po’ di ore libere!! Poi ti faccio sapere.
    Grazie dei consigli.
    Giovanni

Comments are closed.