Leopard: diario di bordo (19)

Mele e appunti

In questi giorni non ho potuto aggiornare il blog come avrei voluto. Troppi impegni lavorativi e personali. Ormai è quasi passato un mese dall’uscita di Leopard, e la mia esperienza con la nuova versione del sistema operativo di Apple è finora decisamente positiva. Non ho grandi cose da segnalare, pertanto questo post sarà dedicato alle piccolezze.

Qualche abitudine da rivedere. Certo, per alcune cose Leopard invita a ripensare le abitudini consolidate durante il regno di Tiger; mi riferisco sostanzialmente alla navigazione nel Finder e all’uso delle cartelle nel Dock. Ad alcuni la rimozione di certe funzionalità ha dato fastidio, anche se più che di ‘rimozione’ parlerei di cambiamento. A livello di Finder l’unica possibilità inequivocabilmente presente in Tiger e assente in Leopard riguarda la comparsa di un menu che permette la navigazione degli elementi interni a una cartella posta nel Dock. In Leopard abbiamo gli Stack, piacciano o meno. Io ho cercato di sfruttarli per quel che sono. Le cartelle nel Dock non saranno navigabili con la stessa flessibilità che avevano in Tiger, ma io non ho mai visto la praticità di mettere cartelle con più di un centinaio di elementi nel Dock. Ho provato, a suo tempo, giusto per fare un test. Bello navigare in cartelle e sottocartelle, e vedere menu e sottomenu affollare lo spazio sullo schermo. Meno bello e pratico è arrivare, che so, al settimo livello di nidificazione, la mano sul mouse è stanca di tener premuto il pulsante del mouse, e si sposta involontariamente il puntatore fuori da tutti i sottomenu, così che tutto scompare giusto prima di aver raggiunto il file sepolto da otto livelli gerarchici di cartelle.

Seccature insignificanti il cui antidoto è il buonsenso. È vero, le opzioni vista nelle cartelle del Finder non sono omogenee e coerenti. È vero, si ha l’opzione di impostare sempre una vista in una cartella, ma poi il Finder la ignora. Ma in Tiger era meglio? No. In Tiger il livello di arbitrarietà nelle visualizzazioni delle cartelle nel Finder era ancora maggiore. Almeno una cosa che Leopard fa meglio di Tiger è mantenere sempre l’ultima vista selezionata su tutte le cartelle. Per il 95% delle mie cartelle trovo comodo avere la vista a icona. Leopard me le mostra sempre come icona. Quando mi imbatto in una cartella che vorrei a elenco, clic su vista a elenco. Se la prossima cartella si apre su vista a elenco e voglio le icone, faccio clic sul pulsante e tutto torna come prima. Dato che non sto tutto il giorno a navigare nelle cartelle del Finder, cambiare la vista indesiderata premendo l’apposito pulsantino è un’operazione che faccio velocemente e non va certo a rallentare la mia produttività. Il fatto che il Finder non rispetti l’impostazione di forzare sempre una vista su una determinata cartella è evidentemente un bug che evidentemente risolveranno in un prossimo aggiornamento. Nel frattempo non muore nessuno. Su questo bug ritornerò poco più sotto, perché giusto qualche ora fa ho fatto una piccola scoperta.

È vero, quando voglio fare la ricerca di un file in una cartella e uso il campo Spotlight della finestra Finder di quella cartella, stranamente il primo luogo in cui Spotlight va a cercare è “Questo Mac” e non la cartella stessa. Sistemeranno anche questo. Nel frattempo, un clic sul nome della cartella e Spotlight cerca lì. Tempo perduto nell’effettuare l’operazione: meno di un secondo.

Il Finder di Leopard è più flessibile. Per lo meno, così la vedo io. Prendiamo la barra laterale. Oltre a conservare le proprietà che già aveva in Tiger (il poter aggiungere e togliere facilmente elementi e posizioni di uso frequente; la possibilità di cambiare l’ordine degli elementi nella barra), in Leopard gli elementi in essa presenti si possono manipolare di più. Facendo Opzione-clic su un elemento e trascinandolo è possibile copiarlo altrove, in un’altra finestra del Finder, sulla scrivania, e anche all’interno di un’altra cartella della barra laterale, per esempio. Facendo Mela-Opzione-clic su un elemento ne verrà creato l’alias, anch’esso piazzabile ovunque.

La barra del percorso è un’altra piccola novità di Leopard che io trovo molto comoda. Anche qui vi è un certo livello di flessibilità. È possibile raggiungere una qualsiasi cartella del percorso facendo doppio clic sulla sua icona. Se la gerarchia delle cartelle è molto estesa, e nella barra del percorso i nomi non sono completamente visibili, basta avvicinarsi col puntatore del mouse e le cartelle si muoveranno quanto basta per mostrare il nome. Facendo Ctrl-clic su una qualsiasi cartella del percorso apparirà un menu contestuale con tre voci: Apri, Apri cartella dell’elemento (cioè la cartella che lo contiene, cioè la cartella di livello superiore), e Ottieni informazioni.

A proposito della barra del percorso, la scoperta di cui parlavo poco sopra, e che concerne il bug delle viste nel Finder, è la seguente.
Se io imposto la visualizzazione di una certa cartella (che chiameremo Cartella 1) attivando l’opzione Apri sempre in vista icona (ma può essere una delle altre tre), poi apro un’altra cartella (Cartella 2) e cambio la visualizzazione in vista elenco, già sappiamo che riaprendo la Cartella 1 l’obbligo di mostrarne i contenuti in vista icona non verrà rispettato dal Finder. Però, se apro la Cartella 1 facendo doppio clic sulla sua icona nella barra del percorso, l’impostazione verrà mantenuta.

* * *

Un altro piccolo trucco. Magari a qualcuno sarà capitato di installare un salvaschermo particolarmente bello da vedersi e di volerne catturare una schermata con la classica combinazione di tasti Mela-Maiusc‑3. Difficile, dato che premendo un tasto qualsiasi si esce dal salvaschermo. L’espediente è andare in Preferenze di Sistema > Scrivania e Salvaschermo, scegliere il salvaschermo desiderato e premere Mela-Maiusc. Sempre tenendo premuti i due tasti, fare clic su Prova con il puntatore. Partirà il salvaschermo. Quando arriva il punto che volete fotografare, premete il tasto 3. Stranamente il salvaschermo non verrà disattivato, a meno di non rilasciare anche i tasti Mela e Maiusc. Ciò vi darà modo di catturare tutte le schermate che desiderate.

Un’altra grande applicazione si aggiorna per Leopard. SpamSieve, uno dei migliori software antispam per Mac, è stato aggiornato alla versione 2.6.5. Leggendo l’elenco dei cambiamenti si può notare come alcuni di essi si rivolgano proprio alla convivenza con Leopard:

  • L’aspetto degli indicatori di stato è stato modificato per una migliore leggibilità nel Dock di Leopard
  • Aggiornata la documentazione per Mac OS X 10.5
  • Il comando Train as Good in Apple Mail ora riconosce le caselle di posta indesiderata i cui nomi terminano con “Spam” e  funziona con la casella Cestino sotto Mac OS X 10.5
  • Trovato un rimedio a un cambiamento di Apple Mail 3 di Mac OS X 10.5 che poteva impedire al comando Train as Spam di spostare i messaggi
  • Sistemato un bug: l’Aiuto sotto Mac OS X 10.5 non funzionava
  •  

    …e fa piacere notare, in fondo alla lista: Aggiornata la localizzazione italiana. (Io l’ho sempre usato con l’interfaccia inglese, speriamo che ora SpamSieve parli un italiano migliore).

    Leopard: diario di bordo (18)

    Mele e appunti

    Un trucchetto mica male

    Scoperto su Mac OS X Hints, è un suggerimento da tener presente, specie per chi trova gli Stack meno flessibili di come si impiegavano le cartelle nel Dock di Tiger. Io l’ho messo in pratica e mi piace assai. Si tratta di creare una cartella speciale nel Dock di Leopard che funzioni come il sottomenu Elementi recenti nel menu Mela. C’è da mettere le mani nel Terminale, ma la procedura è innocua e se il risultato non è gradito, basta trascinare la nuova cartella fuori dal Dock e dimenticarsene. Facendo clic su questa cartella speciale verranno mostrate (in vista griglia) tutte le icone delle ultime applicazioni utilizzate. Facendo Ctrl-clic sulla cartella, un menu a comparsa darà la possibilità di visualizzare le Applicazioni recenti, i Documenti recenti, i Server recenti, i Volumi Preferiti, e i Preferiti.

    Andate al Terminale e inserite quanto segue tutto in una riga senza andare a capo (occhio agli spazi e ai caratteri; in caso di dubbi, meglio copiare e incollare):

    defaults write com.apple.dock persistent-others ‑array-add ‘{ “tile-data” = { “list-type” = 1; }; “tile-type” = “recents-tile”; }’

    [Aggiornamento: Come segnala Marco nei commenti, nel copia-incolla prestare attenzione agli apici, che compaiano lineari e non curvi, altrimenti il Terminale potrebbe non gradire.]

    Premete Invio e scrivete:

    killall Dock

    per riavviare il Dock. Quando il Dock riapparirà, troverete un nuovo elemento accanto alle cartelle e al Cestino:

    app-recenti.png

    E in questo caso non mi dispiace nemmeno che le icone rimangano sovrapposte. Qui il fatto che l’icona dell’ultima applicazione usata sia in primo piano è un indizio visuale molto più utile che non l’icona dell’ultimo file scaricato nella cartella di Download, per dire. Personalmente, poi, trovo molto più bello e comodo accedere alle ultime applicazioni (o documenti) aperte facendo un clic sull’icona del nuovo Stack speciale, che non andando al menu Mela e raggiungere quel che mi serve navigando nel sottomenu Elementi recenti. È tutto visivamente più efficiente: clic sull’icona dello Stack, si apre la griglia delle applicazioni recenti, con le loro icone belle grandi e immediatamente riconoscibili; clic sull’applicazione che si vuol riaprire e voilà, tutto fatto con due clic.

    Il numero di Elementi recenti che lo Stack mostrerà dipende dalle impostazioni scelte in Preferenze di Sistema > Aspetto, e tutte le modifiche al numero degli elementi da visualizzare saranno riflesse sia nel menu che nel nuovo Stack. Comodo. E per chi vuole di più, è possibile aggiungere altri Stack identici a questo, tornando al Terminale e inserendo nuovamente quanto sopra riportato. Poi, facendo Ctrl-clic sull’icona sarà possibile specificare uno Stack con le Applicazioni Recenti, uno con i Documenti recenti, uno con i Server recenti, e così via.

    * * *

    L’aggiornamento Mac OS X 10.5.1

    Molti avranno notato la notevole differenza fra le dimensioni del pacchetto di aggiornamento a 10.5.1 scaricato da Aggiornamento Software (meno di 40 MB), e il file presente alla pagina Download di Apple (110 MB). Il file più leggero che si scarica e si installa via Aggiornamento Software è una patch che va a selezionare soltanto le parti del sistema da aggiornare e le modifica. Il file da 110 MB invece contiene tutti i file aggiornati. Installando l’aggiornamento da 110 MB, quindi, il sistema sovrascrive i file vecchi da aggiornare con una copia aggiornata degli stessi. Chi ha avuto problemi dopo l’aggiornamento e lo ha fatto via Aggiornamento Software (scaricando quindi l’update più leggero), potrebbe provare a riapplicare l’aggiornamento scaricando manualmente il file da 110 MB dal sito Apple e installandolo (un po’ come fosse un Combo Update, per capirci). Spero questo possa chiarire l’eventuale confusione di chi si fosse accorto della grande differenza di peso tra i due file e non sappia che pesci pigliare.

    Leopard: diario di bordo (17)

    Mele e appunti

    Nei post scorsi ho menzionato la scomparsa di alcune applicazioni sotto Leopard, vuoi perché le loro funzionalità sono state integrate in un pannello di controllo (come Connessione Internet, assorbita nel pannello Network, o Utility Configurazione Stampante, assorbita nel pannello Stampa e Fax), vuoi perché integrate in un’unica, nuova applicazione (Impostazione Assistita AirPort + Utility Amministrazione AirPort = Utility AirPort). Mi ero dimenticato di Sherlock, che dopo un’agonia iniziata con Panther è stato definitivamente dismesso. Peccato, l’idea dei canali di ricerca non era male. Io usavo soprattutto il canale Dizionario ed era piuttosto comodo avere i risultati di ricerche multiple in un’unica finestra.

    Tra gli scomparsi, un altro caso notevole e forse passato un po’ inosservato è Gestione NetInfo. Su macworld.com è stato pubblicato un bell’articolo di John C. Welch, che spiega l’importanza di questa cancellazione; perché, come egli dice, non si tratta di una funzionalità semplicemente deprecata o nascosta e utilizzabile solo da utenti esperti. Gestione NetInfo ora non esiste più. Traduco gli spunti essenziali dell’articolo:

    NetInfo è (o meglio, era) un servizio directory impiegato per la gestione degli utenti e del sistema. Originariamente creato per NeXTStep, NetInfo non solo poteva gestire singole macchine, ma intere reti. Il problema di NetInfo era che il resto del mondo era passato a LDAP per effettuare gli stessi compiti.

    Perché la fine di NetInfo rappresenta un cambiamento così importante? Perché quando si trattava di gestire utenti e gruppi locali (ovvero gli account utente creati sul vostro Mac, o account di rete collegati ad account locali), tutto il lavoro era affidato a NetInfo. Il creare un nuovo utente in Preferenze di Sistema > Account non era altro che utilizzare NetInfo ma con un’interfaccia grafica e più piacevole. Quando si abilitava la sincronizzazione .Mac, la gestione degli accessi agli share era affidata a NetInfo. Ora tutto questo lavoro viene svolto dai Servizi Directory.

    Quindi l’applicazione che assorbe le funzioni di Gestione NetInfo è Utility Directory (già Accesso Directory). Per l’utente medio questo cambiamento è sostanzialmente invisibile, dice Welch. Gli strumenti per gestire gli utenti, la condivisione file, e così via, ci sono sempre; solo che impiegano un condotto differente per comunicare.

    Questi cambiamenti hanno portato a qualche beneficio? Eccome, sostiene Welch. Ora tutte le informazioni del database di NetInfo sono contenute in una serie di file .plist in /var/db/dslocal/ sotto nodes/Default/. Tutti questi file ora sono dei semplici file testuali in formato XML. È quindi possibile esaminarli e modificarli con qualsiasi programma che gestisca file di testo, da TextEdit a Property List Editor, da BBEdit a Tex-Edit Plus, Text Wrangler, Emacs, vi. Non è più necessaria un’applicazione database dedicata per lavorarci, pertanto è più semplice mantenerli e sistemarli. Welch prosegue:

    Inoltre gli amministratori di rete possono gestire più facilmente gli account puramente locali sulle loro reti. La struttura XML di tali file rende più facile l’integrazione dei dati che contengono con vari tipi di strumenti di gestione utenti, dato che la stragrande maggioranza dei prodotti oggi, sia commerciali che fatti in casa, può manipolare dati in formato XML.

    Questo mi sembra un buon esempio per dimostrare che non è detto che se una cosa manchi in Leopard sia necessariamente da considerarsi una lacuna o un passo indietro.

    Leopard: diario di bordo (16)

    Mele e appunti

    Sono stato piuttosto indaffarato in questi giorni, e mi scuso se non ho potuto rispondere con prontezza a qualche commento. Dopo l’installazione degli Xcode Tools, ho cercato di dare un’occhiata ai programmi di utilità che installano sul Mac, e finora è stata un’esperienza interessante. In generale, la prima cosa che ho notato è una maggiore ‘amichevolezza’ nell’interfaccia di queste applicazioni. Interface Builder non solo ha una nuova icona ma, esaminando alcuni progetti di esempio, mi sembra che il programma abbia fatto considerevoli passi avanti rispetto alla sua precedente incarnazione. Il pannello Library, sempre visibile, mostra i vari elementi costruibili e configurabili dell’interfaccia di un progetto, ed è molto chiaro ed efficace. Per la prima volta da quando installo gli Xcode Tools (già Developer Tools), ho quasi voglia di mettermi a pasticciare qualcosa con questo programma. Stesso dicasi per applicazioni nuove, come Dashcode e Instruments. Dashcode ha un approccio molto intuitivo per quanto riguarda la creazione di widget, e l’utente è spinto a cimentarsi. Ecco come si presenta l’interfaccia scegliendo il modello ‘Feed RSS’ per un nuovo progetto (clic per ingrandire):

     

    dashcode.png

    Fra gli strumenti grafici, ho fatto un giretto in Core Image Fun House e Quartz Composer Visualizer (che, se non vado errato, è un altra nuova applicazione, insieme a OpenGL Driver Monitor e OpenGL Shader Builder), un’utilità per visualizzare in anteprima composizioni create con Quartz Composer. OpenGL Shader Builder, cito dal sito developer.apple.com, è “un’applicazione che rende possibile l’ingresso in tempo reale, il controllo della sintassi, il debugging e l’analisi di programmi che operano su vertici e frammenti. Permette di esportare ciò che si crea verso un’applicazione GLUT di esempio, che effettua tutto il setup OpenGL necessario, fornendo le basi per proseguire lo sviluppo del progetto. OpenGL è uno standard grafico 3D aperto e multipiattaforma, che supporta l’astrazione di acceleratori hardware attuali e futuri. Per maggiori informazioni su OpenGL, si veda la OpenGL Programming Guide for Mac OS X nella sezione Reference Library > Graphics & Imaging”. Insomma, non per tutti, ma certamente interessante per chi ci capisce.

    Nella cartella Developer/Applications/Utilities, c’è un altro nuovo ingresso: iSync Plug-in Maker, che, come dice il nome, è un programma che permette la creazione, il collaudo e la produzione di plug-in per rendere compatibile un certo dispositivo con iSync attraverso la gestione delle funzionalità specifiche di tale dispositivo. Si possono scrivere script di connessione a Internet per un determinato dispositivo, per fare un esempio, e mi piacerebbe poter investigare la possibilità di interfacciare il caro vecchio Newton… Proverò a proporre l’idea a qualche sviluppatore.

    Per ora la mia veloce panoramica sugli Xcode Tools finisce qua, ma continuerò ad aggiornare a ogni nuova scoperta. E in un gigabyte di applicazioni ed esempi, materiale per nuove scoperte esiste eccome.

    Leopard: diario di bordo (15)

    Mele e appunti

    Sono molto occupato al momento e ho tempo solo per un post veloce. Ieri stavo esplorando un po’ meglio l’interfaccia di Mail 3, e ho scoperto che non solo è possibile inserire note e attività a sé stanti, ma si può aggiungere un’attività (che funge anche da nota) a un singolo messaggio. Supponiamo di volerci appuntare un promemoria che ricordi di intraprendere una certa azione legata a un messaggio particolare (che so, “Rispondere a questa email di Tizio prima di domani”). Si posiziona il puntatore del mouse nell’area del messaggio e si fa Ctrl-clic. L’unica voce del menu contestuale che apparirà è “Nuova attività”. Fatto clic sul comando, ecco che cosa compare sopra l’intestazione del messaggio (clic per ingrandire):

    mail-attivita.png

    Nell’esempio, io mi sono scritto un appunto in riferimento a un’email ricevuta da VersionTracker. Dato che  le loro email si assomigliano un po’ tutte, una nota come questa salta subito agli occhi quando sfoglio la casella di posta. Questa nota può diventare un vero e proprio evento iCal facendo clic sull’icona della freccia (clic per ingrandire):

    mail-attivita-2.png

    Fissando una data di scadenza (e personalizzando il tipo di avviso che si vuole ricevere), l’appunto verrà inviato a iCal, che si premurerà di avvertire nei tempi e modi specificati dall’utente. Quando l’evento viene completato ed eliminato, la “nota a margine” nel messaggio email sparirà anch’essa.

    Io non ho praticamente mai usato iCal, ma la scelta di integrarlo maggiormente nel sistema mi sembra azzeccata, e fa venir voglia di affidarsi un po’ di più a iCal, che di suo ha fatto dei consistenti passi avanti rispetto al passato.

    La notte scorsa ho installato gli Xcode Tools e ho dato loro un’occhiata veloce. Saprò dire. Per intanto dico a chi volesse installarli di non farsi intimidire dallo spazio che rubano (2,5 GB e passa): quasi un giga e mezzo è tutta documentazione, ordinata e contenuta in una sola cartella che è possibile trasferire altrove, per esempio su un disco rigido esterno più capiente. Si rimane con una cartella Developer che, al minimo, occupa “solo” 1 GB.