Leopard: diario di bordo (23)

Mele e appunti

In mancanza dell’Ambiente Classic

Come è noto, con Leopard finisce definitivamente l’era di Classic, che non è più supportato. Capisco che bisogna guardare avanti, ci mancherebbe, però a me manca l’Ambiente Classic. Non è tanto nostalgia fine a se stessa, è che c’è ancora qualche applicazione che mi fa comodo e/o mi piace usare; ho per esempio un grosso catalogo di vecchi CD-ROM (la maggior parte di riviste come Applicando e Macworld) che viene gestito da Catalogue, un programma semplice ed efficace, spartano e soprattutto veloce. Non ho tempo né voglia di cercare un buon equivalente che giri sotto OS X, e nemmeno di rimettermi a creare tutto il catalogo. Poi ci sono giochi che ho acquistato a suo tempo, i quali non girano sotto OS X, come i primi episodi di Tomb Raider (di cui spero un giorno facciano questo benedetto porting).

Oggi, in mancanza di Classic sotto Leopard, l’alternativa più promettente mi sembra SheepShaver, un ambiente runtime Mac OS PowerPC open source. Cercherò di spiegare brevemente come funziona, nel caso qualcuno sia interessato a provarlo senza che diventi un’esperienza troppo frustrante.

1. Anzitutto si scarica il programma dalla stessa home page del progetto. Scendere alla sezione Downloads e selezionare Mac OS X (Universal Binary).

2. Come spiegato nella pagina di aiuto, per far funzionare SheepShaver è necessario avere:

  • Un file ROM - Si intende il file “Mac OS ROM” generalmente presente nella Cartella Sistema di Mac OS dalla versione 8 in su. Occorre dire a SheepShaver dove trovarlo nella finestra delle impostazioni, e in ogni caso conviene copiarlo nella stessa cartella dove risiede l’applicazione SheepShaver. Un file ROM sicuramente compatibile con SheepShaver è scaricabile da questa pagina del sito Apple. L’unico inconveniente è che in questo caso serve comunque un altro Mac che abbia Classic, perché bisognerà utilizzare Tome Viewer per estrarre il file Mac OS ROM necessario.
  • Una versione supportata di Mac OS su CD — Ricordo che SheepShaver supporta le versioni di Mac OS dalla 8.5 alla 9.0.4. È pertanto necessario un CD originale, possibilmente universale (non vanno bene i CD “Install” specifici che si trovavano insieme ai PowerMac, iMac, PowerBook, iBook).
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    3. Scaricato e scompattato l’archivio ZIP, si avrà una cartella SheepShaver contenente due applicazioni, “SheepShaver.app” e “SheepShaverGUI.app”. Inserito il CD-ROM di installazione di Mac OS 9 [per praticità farò l’esempio di OS 9], si dovrà avviare l’applicazione SheepShaverGUI, che presenta un’interfaccia grafica (cruda e spartana, stile X11) attraverso cui regolare le impostazioni del programma.

    4. L’idea alla base di SheepShaver è analoga a Virtual PC, per intenderci. Occorrerà creare un “disco rigido virtuale” sul quale installare Mac OS 9 dal CD di installazione previamente inserito. Nel Finder di Mac OS X questa unità virtuale apparirà come un file generico della dimensione che avremo scelto per l’unità. Il sistema più semplice per creare un volume è dal pannello Volumes di SheepShaver, che è subito visibile una volta lanciato SheepShaver (clic per ingrandire):

    shsh-main.png

    Nella figura sono visibili i due dischi rigidi virtuali che ho già creato nel mio sistema, ma la prima volta che si lancia SheepShaver ovviamente la finestra sarà vuota. Facendo clic su Create comparirà una finestra in cui sarà possibile specificare la posizione del file dell’unità virtuale (per comodità io ho scelto la Scrivania) e le dimensioni del file. Quando SheepShaver avrà caricato il sistema, l’unità così creata andrà formattata: si vedrà apparire la classica finestra di dialogo che avverte che è stata rilevata l’unità e propone di inizializzarla (si può scegliere il formato Mac OS Standard o Esteso). Fatto questo, nella Scrivania di Mac OS 9 si dovrebbero vedere tre volumi: quello appena creato, il CD di installazione di Mac OS 9 e un volume protetto chiamato “Unix”; quest’ultimo non è altro che il disco rigido del Mac, il volume di avvio su cui è installato Mac OS X. SheepShaver permette infatti di copiare file fra Mac OS X e l’ambiente Mac OS 9 emulato in maniera semplice e diretta. Ciò è cruciale, perché è sempre consigliabile copiare le applicazioni OS 9 nel disco rigido virtuale di SheepShaver prima di lanciarle nell’ambiente emulato.

    5. Altra cosa da fare prima di creare la “macchina OS 9” è quella di assegnarle memoria e di specificare il percorso dove trovare il file “Mac OS ROM”. A questo serve la sezione Memory/Misc (clic per ingrandire):

    shsh-mem.png

    Nel mio caso ho assegnato 256 MB RAM alla macchina virtuale e va benone così. Naturalmente si può aumentare il valore da una sessione all’altra (compatibilmente con la memoria fisica del Mac). Le due opzioni più in basso si spiegano da sole: “Ignora gli accessi illegali alla memoria” immagino serva per evitare la comparsa di errori in caso di conflitti tra applicazione e macchina virtuale. “Non usare le risorse della CPU quando l’applicazione è inerte” serve a non sciupare risorse del processore quando SheepShaver se ne sta in background (come adesso, mentre sto scrivendo il post).

    6. SheepShaver può comunicare abbastanza facilmente con la connessione di rete del Mac. Per fare in modo che la macchina virtuale acceda a Internet è sufficiente attivare la porta Ethernet virtuale specificando slirp nella sezione Serial/Network, alla voce Ethernet (clic per ingrandire):

    shsh-network.png

    Quando l’installazione della macchina virtuale sarà ultimata, basterà, in Mac OS 9, richiamare il pannello di controllo TCP/IP e selezionare Ethernet alla voce “Connessione via”, e Usa il server DHCP alla voce “Configurazione”. Così facendo si possono utilizzare programmi di posta e browser (improbabile che uno voglia scaricare la posta o navigare il Web usando Mac OS 9, però è possibile: a titolo di prova ho installato Mozilla 1.2.1 e ho potuto navigare tranquillamente da dentro SheepShaver).

    7. Se tutto è andato bene, ecco un esempio dell’ambiente nel quale ci si trova (clic per ingrandire):

    shsh-window.jpg

    * * *

    Come dicevo, SheepShaver pare il progetto più promettente per poter utilizzare applicazioni “classiche” in Leopard. Superata la fase di preparazione e installazione, che può essere un po’ confusa e frustrante all’inizio, si arriva ad avere un sistema Mac OS 9 sufficientemente stabile e usabile.

    Pregi di SheepShaver:

  • La velocità. Una volta creato il disco rigido virtuale di avvio e installato il sistema operativo, l’avvio della macchina virtuale è questione di pochi secondi: sembra di vedere un vecchio Mac con gli steroidi. Magari Mac OS X si avviasse così in fretta. Tutta l’interfaccia è veloce: apertura di pannelli, reattività del Finder, apertura di file e applicazioni, e così via.
  • L’integrazione con Mac OS X, sia per quanto riguarda lo scambio di file fra il Mac vero e il Mac virtuale (l’hard disk del Mac vero viene montato sulla scrivania del Mac virtuale; il copia-incolla di testo funziona direttamente tra OS X e OS 9 e viceversa), sia per la praticità dell’utilizzo dell’interfaccia (non è necessario assegnare tasti speciali come in Virtual PC: quando SheepShaver è in primo piano, tutte le normali combinazioni da tastiera funzionano come su un vero Mac: Mela‑Q e si esce dal programma, Mela-Canc e si butta un file nel Cestino, eccetera eccetera; comodissimo), sia per il supporto delle unità ottiche (se si vuole utilizzare un CD contenente vecchio software per fare delle prove di compatibilità, basta inserirlo nel Mac e verrà riconosciuto e montato nella scrivania del Mac virtuale). Per “spegnere” il Mac virtuale, oltre che dal menu Altro sotto Mac OS 9 si può semplicemente premere il pulsante rosso della finestra in cui gira l’ambiente emulato.
  • Lo scarso ingombro dell’applicazione e dei file necessari. È sufficiente creare un disco rigido virtuale da 200 MB per contenere la Cartella Sistema (nel mio caso occupa 128 MB… che tempi, quando un sistema occupava così poco) e qualche applicazione delle più pesanti.
  • La leggerezza di SheepShaver: Monitoraggio Attività mi dice che al momento l’applicazione occupa 50 MB di memoria reale e sta usando il 6–7% della CPU.
  • SheepShaver è multipiattaforma: esiste per Linux/i586, Linux/x86_64, Mac OS X (Universal Binary) e Windows NT 4/2000/XP.
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    Le cose da perfezionare:

  • SheepShaver ha ancora qualche problema di stabilità, specie cercando di far funzionare applicazioni complesse che si appoggiano in gran parte sulla grafica, sul suono, su tutte le parti hardware che è sempre problematico rendere compatibili al 100% in una macchina virtuale. Questo significa che per ora non posso pretendere di far funzionare giochi come Tomb Raider. In genere si nota quando SheepShaver va in crash perché l’applicazione smette di rispondere e compare la pallina colorata di Mac OS X. Uscire e rientrare è comunque semplice: uscita forzata e rilanciare SheepShaver.
  • Non sono riuscito a far emettere suoni al Mac virtuale. Sul sito di SheepShaver dicono che sia sufficiente impostare il volume di uscita nel pannello Suono in Mac OS 9, ma nel mio caso continua a starsene zitto e far lampeggiare la barra dei menu al posto di riprodurre suoni.
  • Sarebbe carino estendere l’intervallo dei sistemi “classici” supportati sotto Mac OS, arrivando a includere Mac OS 9.1 e 9.2.
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    Per ora non mi sovviene altro. Spero che queste mie indicazioni siano state chiare e di aiuto. Buon divertimento!

    Leopard: diario di bordo (22)

    Mele e appunti

    Come accennavo nel post precedente, ormai è passato un mese abbondante dall’installazione di Leopard sul mio PowerBook G4. Durante il primo mese di vita della nuova versione di Mac OS X, Apple ha già rilasciato un primo aggiornamento minore, il 10.5.1, e molti, a sentire le loro lamentele, stanno già aspettando il 10.5.2. Dopo 36 giorni di utilizzo quotidiano e intensivo di Leopard sul mio Mac, direi che i tempi sono maturi per fare qualche osservazione generale.

    1. Una premessa, per chiarirci subito: io lavoro con i testi. Il mio uso professionale del Mac riguarda tutto ciò che è testo: scrittura, editing, impaginazione, font e via dicendo. Questo significa che per svolgere il mio lavoro non mi occorrono applicazioni particolarmente esotiche che necessitano a loro volta di combinazioni hardware/software esotiche che dipendono strettamente dalla presenza (e dal costante aggiornamento) di driver esotici. Metto le mani avanti semplicemente per onestà intellettuale: può essere che fra i lettori di questo blog ci siano professionisti di settori specifici a cui servono le applicazioni e i driver di cui sopra, che possono forse trovare le mie valutazioni su Leopard ottimistiche o poco realistiche dal loro punto di vista. A queste persone dico: non nego che possiate avere avuto problemi nel passaggio da Tiger a Leopard, non nego che vi siano decine di utenti insoddisfatti che popolano i forum di Apple e di MacFixIt, non nego che ad alcuni Leopard abbia dato dei grattacapi. Io però, in questa sede, parlo della mia esperienza, della mia configurazione hardware e software e del mio lavoro – le mie valutazioni si basano su questo e non potrebbe essere altrimenti.

    2. Esaurita la premessa, posso dire che il passaggio a Leopard, per quanto mi riguarda, è stato decisamente un passo avanti. La maggiore stabilità del sistema a fronte di una ventina di applicazioni aperte, la migliore gestione della memoria, innovazioni come Quick Look e Time Machine, comodità quali Spaces e la Condivisione Schermo con i Mac della rete domestica, i miglioramenti al Finder, a Mail, e anche a iChat sono tutti elementi che hanno giovato al mio flusso di lavoro abituale, rendendolo ancora più fluido. C’è stata qualche piccola seccatura (vedere più avanti), ma niente di insormontabile, e prevale senza dubbio un senso di soddisfazione per questo nuovo Mac OS X.

    3. Leopard non mi ha dato nessun problema, né a livello hardware, né a livello software. Riassumo brevissimamente i temi problematici più discussi finora in rete, mettendo tra parentesi la mia esperienza:

  • Problemi nell’installazione. (Nessuno)
  • Problemi con Time Machine e con la sua gestione del backup. (Finora nessuno)
  • Problemi con la rete / con AirPort / con il collegamento ADSL / con la velocità di connessione / con volumi condivisi / ecc. (Nessuno)
  • Problemi con i permessi di amministratore dopo l’aggiornamento a Leopard. (Nessuno)
  • Problemi con Bluetooth. (Nessuno. Anzi, rispetto al passato ho avuto meno problemi in fase di discovering e pairing con il Newton)
  • Riduzione dell’autonomia della batteria del portatile. (La mia situazione non fa testo perché la batteria del mio PowerBook sarebbe da cambiare. Però per la prima volta ho potuto recuperare parte dell’autonomia dopo un reset del Power Manager. Conosco persone, sia con macchine PPC che Intel, che non hanno lamentato nessuna caduta prestazionale della batteria dei loro Mac portatili)
  • Problemi legati alla scheda grafica. (Nulla di rilevante. Non ho una scheda molto potente, e in alcune circostanze ho notato qualche artefatto/residuo grafico a video, ma niente che valga la pena menzionare. Oltretutto queste occorrenze paiono diminuite dopo l’aggiornamento a 10.5.1)
  • Problemi all’audio. (Nessuno)
  • Problemi con Adobe Flash Player. (Nessuno)
  • Problemi di perdita di dati durante la copia. (Nessuno)
  • Problemi di sicurezza con Mail. (Nessuno) [Vedere in proposito la parte 20 del mio “diario di bordo”]
  • Problemi con la visualizzazione di elementi nel Finder. (Nessuno)
  • Problemi con iChat. (Nessuno)
  • Problemi con la stampa. (Finora nessuno. Non stampo moltissimo, però, e non ho familiarità con sistemi complessi di stampa ad alto livello. Pertanto non mi pronuncio)
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    Insomma, nominate un problema e io, con ogni probabilità, non l’avrò avuto. Sarà sempre e solo tutta fortuna? Non lo so. Da quando uso Mac OS X (stabilmente dalla versione 10.0.4), non ho mai avuto problemi con alcun aggiornamento, maggiore o minore, tranne una seccatura con un update di Tiger (il 10.4.6 credo) che mi rendeva impossibile vedere i DVD a schermo pieno, e che si è risolta all’update successivo. Occorre precisare che i miei Mac sono privi di qualsiasi applicazione di terze parti che vada a disturbare il sistema in profondità modificandone certi comportamenti. Nessun haxie di Unsanity, nessuna modifica all’aspetto del Finder, nessun sostituto del Dock, nessun strano programmino in background. Le uniche utility di terze parti che impiego sono FinderPop, che ho disabilitato perché pare non funzionare sotto Leopard; MenuMeters, sempre utilissimo (lo uso per tenere visualizzato il throughput di rete); MenuCalendarClock; e il recente arrivato TextExpander, che consiglio a tutti coloro che si ritrovano a inserire porzioni di testo e/o espressioni che si ripetono di frequente. Infine ho arricchito i menu contestuali con QuickImageCM, PhotoToolCM e CalculateSizeCM, 3 pratici plug-in di Pixture Studio. Nient’altro. Tutte queste piccole applicazioni, a parte FinderPop, non hanno avuto il benché minimo conflitto con Leopard.

    4. E quel che non va, è colpa di Leopard? In rete e su alcune mailing list che seguo, ho letto le lamentele più svariate. Persone che non avevano problemi con Tiger si sono ritrovate con certe gatte da pelare una volta installato Leopard. Dare la colpa a Leopard è facile, istintivo, comprensibile. Secondo me non è sempre e del tutto così. Il discorso è potenzialmente ampio e cercherò di semplificare al massimo. In questi 36 giorni di esperienza con Leopard ho notato che il nuovo felino è senza dubbio più “sensibile” di Tiger: lo è nella ricerca delle reti e con il wireless in generale, lo è con le applicazioni, lo è con i font. Breve excursus sui font: non li ho nominati a caso. L’unico problema “serio” che ho avuto con Leopard per quanto concerne la mia professione è avvenuto con una famiglia di font che dovevo utilizzare per l’impaginazione di un lavoro in InDesign CS3. Sia Libro Font, sia Linotype FontExplorerX mi segnalavano gravi errori/mancanze in alcune risorse interne dei font. Su un altro PowerBook con Tiger, la medesima configurazione e la medesima famiglia di font non davano problemi. Ho naturalmente concluso il lavoro sull’altra macchina (è sempre saggio tenere almeno un altro Mac fermo alla versione precedente di Mac OS X per qualche tempo), ma l’osservazione da fare qui è un’altra. A livello superficiale potrei dire che il problema è stato generato da Leopard, ma in realtà Leopard non ha fatto altro che segnalarmi che l’origine del guaio sta nel font. Che a Tiger vada bene è un ripiego, e ha fatto comodo anche a me per la conclusione del lavoro. Probabilmente il committente usa Mac non aggiornati e font riciclati, e tutto va bene. Ma grazie alla suscettibilità di Leopard ho potuto scoprire che in fondo quel font non è così buono, e così altri che avevo installati. Li ho quindi disattivati.

    L’esempio della mia esperienza con i font non è peregrino. Leopard ha subito modifiche consistenti sotto il cofano; modifiche e migliorie spesso non visibili a occhio nudo, ma che portano conseguenze e “conflitti” nell’interazione con software di terze parti. Il guaio è che ci si limita a vedere l’inghippo in superficie, e quindi a dare la colpa a Leopard. Ma un conto sono i bug inconfutabili di cui sono responsabili gli ingegneri Apple e che, si spera, verranno sistemati nei prossimi aggiornamenti del sistema, un conto sono i problemi generati da applicazioni che andrebbero riviste e ottimizzate per Leopard. È compito degli sviluppatori e alle aziende di terze parti stare al passo con i cambiamenti apportati al sistema operativo. Apple non può fare la crocerossina per tutti. Non a caso le imprese più serie in questi ultimi trenta giorni hanno rilasciato aggiornamenti dei propri software mirati a risolvere piccole o grandi incompatibilità insorte con l’arrivo di Leopard. Poi vi sono aziende i cui programmi non hanno avuto bisogno di alcuna revisione. Non sono un programmatore, e non posso affermare che in quest’ultimo caso ci troviamo di fronte a esempi di software “migliore” o “scritto meglio”; forse si tratta di programmi “semplici” che non vanno a interferire con particolari framework e librerie specifiche di una certa versione di OS X, però è comunque interessante notare la presenza di applicazioni che continuano a funzionare tranquillamente sin dai tempi di Mac OS X 10.2.

    È facile scrivere, per esempio: “Non avevo problemi con la connessione prima di installare Leopard. I problemi che ho adesso sono dovuti a un bug di Leopard”. Se davvero fosse tutta colpa di un bug di Leopard, chiunque avrebbe problemi di connessione sotto Mac OS X 10.5. Non è così. Quel che fa di un bug un bug è, fra le altre cose, la riproducibilità; se un tal problema sorge in casi isolati e in presenza di particolari condizioni, configurazioni, dispositivi, allora occorre estendere l’indagine agli altri elementi in gioco.

    Riassumendo, una volta messi da parte i bug specifici di Leopard, può essere che l’unica “colpa” di Leopard a fronte di problemi e incompatibilità, sia quella di segnalare che una tale applicazione, o font, o servizio, o dispositivo, o combinazione/configurazione hardware-software necessitano di una revisione, e che ci sia roba scritta male per Mac OS X non è un mistero.

    Leopard: diario di bordo (21)

    Mele e appunti

    In questi giorni non ci sono state grosse novità da segnalare in merito alla mia esperienza con Leopard. A un mese dall’installazione sul mio PowerBook G4, posso dire che – per quanto mi riguarda – il passaggio a Leopard è stato soddisfacente al 99,8%. Ma prima di tirare le somme, qualche altra osservazione.

    RAM, RAM e ancora RAM. Qualche giorno fa ho potuto finalmente aumentare la RAM al mio PowerBook senza spendere una fortuna. Da 768 MB l’ho portata a 1,25 GB (il massimo supportato dal modello in mio possesso). La differenza si nota. Non immediatamente – non è che il PowerBook “vada più veloce” al riavvio – però si comincia a vedere progressivamente. Il PowerBook è più quieto (meno swapping con il disco rigido), la gestione di parecchie applicazioni aperte sembra più agile e si ha in generale un’impressione di stabilità del sistema ancora maggiore. So che può suonare vago: sono impressioni abbastanza difficili da descrivere, perché spesso risultanti da un insieme di piccoli particolari che uno nota quando è abituato a passare molte ore al giorno davanti allo stesso Mac, al punto da conoscere tempi di risposta dei programmi che usa di più, freschezza del sistema operativo nel gestire 25 applicazioni aperte, cose del genere. Oltretutto in Leopard la gestione della memoria è migliorata rispetto a Tiger, e quindi già prima di passare a 1,25 GB di RAM avevo notato che Leopard usava meglio di Tiger i 768 MB precedentemente installati. Me ne sono accorto in condizioni critiche di spazio libero su disco (meno di 3 GB).

    iChat Theater sul campo. Nel finesettimana ho fatto una lunga video-chiacchierata con il mio caro amico Francesco, e parlando di Leopard ho cercato di mostrargli qualche novità. Avrei voluto presentargli quella che per me è l’innovazione più utile di iChat 4, ovvero la condivisione dello schermo, ma purtroppo si può impiegare solo fra due interlocutori che abbiano entrambi Leopard. La nostra videochat avveniva fra un Mac con Tiger e uno con Leopard, e l’unica feature che ho potuto esibire è stata la condivisione di un documento con iChat Theater. L’esperienza è stata abbastanza deludente, nel complesso. Abbiamo verificato che il fattore essenziale per una buona presentazione di documenti attraverso iChat Theater è l’ampiezza di banda, altrimenti le fotografie (per fare un esempio) si vedono a blocchi. Abbiamo notato che lasciando una fotografia condivisa visualizzata per un po’ di tempo, la qualità migliorava e la sensazione era che fosse necessario attendere per dar modo all’immagine di essere ottimizzata nel flusso delle informazioni. Questo può avere senso quando si pensa al meccanismo che sta dietro alla condivisione di un documento a mezzo iChat Theater. In pratica è come visualizzare ulteriori dati in streaming – infatti iChat Theater funziona solo con chat video. Io decido quale documento “mandare in onda” e l’interlocutore lo vede. Dalle prove che abbiamo effettuato le dimensioni del documento non influiscono sulla qualità con la quale verrà visto dall’altra persona: una foto in formato JPEG ad alta risoluzione pesante più di 4 MB non veniva visualizzata né meglio né peggio di un’altra foto il cui file era di soli 200 KB. I file PDF erano praticamente illeggibili, e in quel caso è meglio inviarli direttamente. Mi aspettavo qualcosina in più, specie dopo la bella esperienza di condivisione schermo in chat con Lucio un paio di settimane fa.

    Leopard e l’autonomia delle batterie. In un commento al post precedente mi si chiede se sia vero quanto riportato qui, che a sua volta fa riferimento a una notizia apparsa su Macworld UK. Ora, aspettarsi che sia io a sciogliere dubbi e questioni mi pare poco realistico (ringrazio comunque per la fiducia!). Di tutti i miei Mac portatili solo uno ha Leopard installato, l’unico a rientrare nei requisiti minimi hardware richiesti da Mac OS X 10.5. La batteria del mio PowerBook ha problemi da tempo, quindi la mia esperienza in merito a questo specifico argomento non fa testo né statistica. In verità a me Leopard ha risolto un inconveniente legato alla batteria. Prima, non so per quale ragione, non teneva più la carica: mettevo il PowerBook in stop, staccavo l’alimentatore per poter mettere il PowerBook nello zaino, e il portatile si spegneva immediatamente. Resettando il Power Manager non succedeva granché. Appena sono passato a Leopard ho provato l’ennesimo reset del Power Manager unito a un tentativo di ciclo di ricarica completo. Adesso il PowerBook riesce a tenere la carica in modo più affidabile. Onestamente non saprei dire se è merito di Leopard; quel che so è che prima di installarlo la stessa identica procedura non risolveva il problema.

    Ma tornando alla notizia: Leopard è più ghiotto di energia? Può darsi benissimo. Leopard fa sicuramente più uso della scheda grafica rispetto a Tiger e ha qualche processo in più in background. Questo può portare a maggiori consumi, in linea generale. Nella notizia riportata da Macworld UK alcuni utenti affermano che la durata delle loro batterie sia diminuita di quasi un terzo rispetto a prima. Tutto può essere, ma la casistica è molto molto varia. Conosco almeno un paio di persone (uno con un PowerBook G4 15″ a 1,5 GHz, l’altro con un MacBook Pro) che non hanno notato diminuzioni significative dell’autonomia dei loro Mac dopo il passaggio a Leopard. Insomma, ci sono troppe variabili in gioco per poter esprimere un’opinione definitiva: tipo di batteria, età della batteria, stato generale della batteria, ma dipende anche dalla configurazione del singolo portatile e dalle applicazioni installate. Può essere infatti che un programma che non sia stato ancora ottimizzato per Leopard (magari della suite Office per Mac?) sia diventato abnormalmente esoso di risorse processore con il passaggio a Leopard, causando a sua volta un maggiore consumo della batteria.

    Leopard: diario di bordo (20)

    Mele e appunti

    Secondo questo articolo di Heise Security (se ne parla, in italiano, anche sul solito Punto Informatico), Mail 3 di Leopard presenta una falla di sicurezza che Apple aveva già tappato in Mail 2 sotto Tiger. In sostanza, ricevendo un’email con un file JPEG fasullo e facendo doppio clic sull’allegato, invece di un’immagine si aprirà il Terminale e verrà eseguita una serie di comandi arbitrari che potrebbero causare comprensibili grattacapi. Heise Security permette di verificare se si è protetti: su richiesta può inviare un messaggio email contenente un allegato che imita il comportamento di un allegato malevolo, ma che è assolutamente benigno. Ho fatto la prova e mi è arrivata l’email con l’allegato Heise.jpg di 1,4 KB. Osservando l’icona, sembrerebbe un’immagine. Aprendola con Quick Look, invece dell’immagine, viene mostrata un’icona generica e il file classificato come “Immagine JPEG” (ma un file JPEG che non si vede in Quick Look è sospetto). Ora, la falla di sicurezza vorrebbe che facendo doppio clic sull’icona il Terminale parta automaticamente ed esegua le instruzioni maligne contenute nel file. A me compare questa finestra di avviso (clic per ingrandire):

    allegato-maligno.png

    L’articolo di Heise Security afferma che

    Nel marzo del 2006 Apple ha sistemato questo problema. In un’installazione aggiornata e corrente di Mac OS X Tiger, Mail mostra un avviso che indica che il file immagine può essere un programma e che verrà aperto dal Terminale. Sembra che Apple non abbia incorporato questo aggiornamento in Leopard, o che non lo abbia fatto in modo corretto. Nei test effettuati da Heise Security, nella maggior parte dei casi la finestra del Terminale si apriva subito una volta fatto doppio clic sull’allegato. Solo in un messaggio email questo è accaduto alla prima apertura dell’allegato, ma i tentativi successivi hanno innescato la finestra di dialogo suddetta.

    Quindi io sarei protetto, secondo l’articolo, perché il messaggio di conferma mi appare subito, prima che l’allegato sia aperto in automatico. Ma il mio Mail 3 non ha nulla di speciale, ho semplicemente aggiornato il sistema all’ultima versione, 10.5.1. Devo essermi perso qualcosa, perché non capisco esattamente dove sia la vulnerabilità. Forse nel fatto che ad alcuni l’allegato si apre immediatamente e ad altri no? Con il sistema aggiornato allo stesso modo? A me pare strano, però non voglio mettere in dubbio aziende di sicurezza serie come Heise. Stiamo a vedere che succederà.

    Leopard: diario di bordo (19)

    Mele e appunti

    In questi giorni non ho potuto aggiornare il blog come avrei voluto. Troppi impegni lavorativi e personali. Ormai è quasi passato un mese dall’uscita di Leopard, e la mia esperienza con la nuova versione del sistema operativo di Apple è finora decisamente positiva. Non ho grandi cose da segnalare, pertanto questo post sarà dedicato alle piccolezze.

    Qualche abitudine da rivedere. Certo, per alcune cose Leopard invita a ripensare le abitudini consolidate durante il regno di Tiger; mi riferisco sostanzialmente alla navigazione nel Finder e all’uso delle cartelle nel Dock. Ad alcuni la rimozione di certe funzionalità ha dato fastidio, anche se più che di ‘rimozione’ parlerei di cambiamento. A livello di Finder l’unica possibilità inequivocabilmente presente in Tiger e assente in Leopard riguarda la comparsa di un menu che permette la navigazione degli elementi interni a una cartella posta nel Dock. In Leopard abbiamo gli Stack, piacciano o meno. Io ho cercato di sfruttarli per quel che sono. Le cartelle nel Dock non saranno navigabili con la stessa flessibilità che avevano in Tiger, ma io non ho mai visto la praticità di mettere cartelle con più di un centinaio di elementi nel Dock. Ho provato, a suo tempo, giusto per fare un test. Bello navigare in cartelle e sottocartelle, e vedere menu e sottomenu affollare lo spazio sullo schermo. Meno bello e pratico è arrivare, che so, al settimo livello di nidificazione, la mano sul mouse è stanca di tener premuto il pulsante del mouse, e si sposta involontariamente il puntatore fuori da tutti i sottomenu, così che tutto scompare giusto prima di aver raggiunto il file sepolto da otto livelli gerarchici di cartelle.

    Seccature insignificanti il cui antidoto è il buonsenso. È vero, le opzioni vista nelle cartelle del Finder non sono omogenee e coerenti. È vero, si ha l’opzione di impostare sempre una vista in una cartella, ma poi il Finder la ignora. Ma in Tiger era meglio? No. In Tiger il livello di arbitrarietà nelle visualizzazioni delle cartelle nel Finder era ancora maggiore. Almeno una cosa che Leopard fa meglio di Tiger è mantenere sempre l’ultima vista selezionata su tutte le cartelle. Per il 95% delle mie cartelle trovo comodo avere la vista a icona. Leopard me le mostra sempre come icona. Quando mi imbatto in una cartella che vorrei a elenco, clic su vista a elenco. Se la prossima cartella si apre su vista a elenco e voglio le icone, faccio clic sul pulsante e tutto torna come prima. Dato che non sto tutto il giorno a navigare nelle cartelle del Finder, cambiare la vista indesiderata premendo l’apposito pulsantino è un’operazione che faccio velocemente e non va certo a rallentare la mia produttività. Il fatto che il Finder non rispetti l’impostazione di forzare sempre una vista su una determinata cartella è evidentemente un bug che evidentemente risolveranno in un prossimo aggiornamento. Nel frattempo non muore nessuno. Su questo bug ritornerò poco più sotto, perché giusto qualche ora fa ho fatto una piccola scoperta.

    È vero, quando voglio fare la ricerca di un file in una cartella e uso il campo Spotlight della finestra Finder di quella cartella, stranamente il primo luogo in cui Spotlight va a cercare è “Questo Mac” e non la cartella stessa. Sistemeranno anche questo. Nel frattempo, un clic sul nome della cartella e Spotlight cerca lì. Tempo perduto nell’effettuare l’operazione: meno di un secondo.

    Il Finder di Leopard è più flessibile. Per lo meno, così la vedo io. Prendiamo la barra laterale. Oltre a conservare le proprietà che già aveva in Tiger (il poter aggiungere e togliere facilmente elementi e posizioni di uso frequente; la possibilità di cambiare l’ordine degli elementi nella barra), in Leopard gli elementi in essa presenti si possono manipolare di più. Facendo Opzione-clic su un elemento e trascinandolo è possibile copiarlo altrove, in un’altra finestra del Finder, sulla scrivania, e anche all’interno di un’altra cartella della barra laterale, per esempio. Facendo Mela-Opzione-clic su un elemento ne verrà creato l’alias, anch’esso piazzabile ovunque.

    La barra del percorso è un’altra piccola novità di Leopard che io trovo molto comoda. Anche qui vi è un certo livello di flessibilità. È possibile raggiungere una qualsiasi cartella del percorso facendo doppio clic sulla sua icona. Se la gerarchia delle cartelle è molto estesa, e nella barra del percorso i nomi non sono completamente visibili, basta avvicinarsi col puntatore del mouse e le cartelle si muoveranno quanto basta per mostrare il nome. Facendo Ctrl-clic su una qualsiasi cartella del percorso apparirà un menu contestuale con tre voci: Apri, Apri cartella dell’elemento (cioè la cartella che lo contiene, cioè la cartella di livello superiore), e Ottieni informazioni.

    A proposito della barra del percorso, la scoperta di cui parlavo poco sopra, e che concerne il bug delle viste nel Finder, è la seguente.
    Se io imposto la visualizzazione di una certa cartella (che chiameremo Cartella 1) attivando l’opzione Apri sempre in vista icona (ma può essere una delle altre tre), poi apro un’altra cartella (Cartella 2) e cambio la visualizzazione in vista elenco, già sappiamo che riaprendo la Cartella 1 l’obbligo di mostrarne i contenuti in vista icona non verrà rispettato dal Finder. Però, se apro la Cartella 1 facendo doppio clic sulla sua icona nella barra del percorso, l’impostazione verrà mantenuta.

    * * *

    Un altro piccolo trucco. Magari a qualcuno sarà capitato di installare un salvaschermo particolarmente bello da vedersi e di volerne catturare una schermata con la classica combinazione di tasti Mela-Maiusc‑3. Difficile, dato che premendo un tasto qualsiasi si esce dal salvaschermo. L’espediente è andare in Preferenze di Sistema > Scrivania e Salvaschermo, scegliere il salvaschermo desiderato e premere Mela-Maiusc. Sempre tenendo premuti i due tasti, fare clic su Prova con il puntatore. Partirà il salvaschermo. Quando arriva il punto che volete fotografare, premete il tasto 3. Stranamente il salvaschermo non verrà disattivato, a meno di non rilasciare anche i tasti Mela e Maiusc. Ciò vi darà modo di catturare tutte le schermate che desiderate.

    Un’altra grande applicazione si aggiorna per Leopard. SpamSieve, uno dei migliori software antispam per Mac, è stato aggiornato alla versione 2.6.5. Leggendo l’elenco dei cambiamenti si può notare come alcuni di essi si rivolgano proprio alla convivenza con Leopard:

  • L’aspetto degli indicatori di stato è stato modificato per una migliore leggibilità nel Dock di Leopard
  • Aggiornata la documentazione per Mac OS X 10.5
  • Il comando Train as Good in Apple Mail ora riconosce le caselle di posta indesiderata i cui nomi terminano con “Spam” e  funziona con la casella Cestino sotto Mac OS X 10.5
  • Trovato un rimedio a un cambiamento di Apple Mail 3 di Mac OS X 10.5 che poteva impedire al comando Train as Spam di spostare i messaggi
  • Sistemato un bug: l’Aiuto sotto Mac OS X 10.5 non funzionava
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    …e fa piacere notare, in fondo alla lista: Aggiornata la localizzazione italiana. (Io l’ho sempre usato con l’interfaccia inglese, speriamo che ora SpamSieve parli un italiano migliore).