Leopard: diario di bordo (18)

Mele e appunti

Un trucchetto mica male

Scoperto su Mac OS X Hints, è un suggerimento da tener presente, specie per chi trova gli Stack meno flessibili di come si impiegavano le cartelle nel Dock di Tiger. Io l’ho messo in pratica e mi piace assai. Si tratta di creare una cartella speciale nel Dock di Leopard che funzioni come il sottomenu Elementi recenti nel menu Mela. C’è da mettere le mani nel Terminale, ma la procedura è innocua e se il risultato non è gradito, basta trascinare la nuova cartella fuori dal Dock e dimenticarsene. Facendo clic su questa cartella speciale verranno mostrate (in vista griglia) tutte le icone delle ultime applicazioni utilizzate. Facendo Ctrl-clic sulla cartella, un menu a comparsa darà la possibilità di visualizzare le Applicazioni recenti, i Documenti recenti, i Server recenti, i Volumi Preferiti, e i Preferiti.

Andate al Terminale e inserite quanto segue tutto in una riga senza andare a capo (occhio agli spazi e ai caratteri; in caso di dubbi, meglio copiare e incollare):

defaults write com.apple.dock persistent-others ‑array-add ‘{ “tile-data” = { “list-type” = 1; }; “tile-type” = “recents-tile”; }’

[Aggiornamento: Come segnala Marco nei commenti, nel copia-incolla prestare attenzione agli apici, che compaiano lineari e non curvi, altrimenti il Terminale potrebbe non gradire.]

Premete Invio e scrivete:

killall Dock

per riavviare il Dock. Quando il Dock riapparirà, troverete un nuovo elemento accanto alle cartelle e al Cestino:

app-recenti.png

E in questo caso non mi dispiace nemmeno che le icone rimangano sovrapposte. Qui il fatto che l’icona dell’ultima applicazione usata sia in primo piano è un indizio visuale molto più utile che non l’icona dell’ultimo file scaricato nella cartella di Download, per dire. Personalmente, poi, trovo molto più bello e comodo accedere alle ultime applicazioni (o documenti) aperte facendo un clic sull’icona del nuovo Stack speciale, che non andando al menu Mela e raggiungere quel che mi serve navigando nel sottomenu Elementi recenti. È tutto visivamente più efficiente: clic sull’icona dello Stack, si apre la griglia delle applicazioni recenti, con le loro icone belle grandi e immediatamente riconoscibili; clic sull’applicazione che si vuol riaprire e voilà, tutto fatto con due clic.

Il numero di Elementi recenti che lo Stack mostrerà dipende dalle impostazioni scelte in Preferenze di Sistema > Aspetto, e tutte le modifiche al numero degli elementi da visualizzare saranno riflesse sia nel menu che nel nuovo Stack. Comodo. E per chi vuole di più, è possibile aggiungere altri Stack identici a questo, tornando al Terminale e inserendo nuovamente quanto sopra riportato. Poi, facendo Ctrl-clic sull’icona sarà possibile specificare uno Stack con le Applicazioni Recenti, uno con i Documenti recenti, uno con i Server recenti, e così via.

* * *

L’aggiornamento Mac OS X 10.5.1

Molti avranno notato la notevole differenza fra le dimensioni del pacchetto di aggiornamento a 10.5.1 scaricato da Aggiornamento Software (meno di 40 MB), e il file presente alla pagina Download di Apple (110 MB). Il file più leggero che si scarica e si installa via Aggiornamento Software è una patch che va a selezionare soltanto le parti del sistema da aggiornare e le modifica. Il file da 110 MB invece contiene tutti i file aggiornati. Installando l’aggiornamento da 110 MB, quindi, il sistema sovrascrive i file vecchi da aggiornare con una copia aggiornata degli stessi. Chi ha avuto problemi dopo l’aggiornamento e lo ha fatto via Aggiornamento Software (scaricando quindi l’update più leggero), potrebbe provare a riapplicare l’aggiornamento scaricando manualmente il file da 110 MB dal sito Apple e installandolo (un po’ come fosse un Combo Update, per capirci). Spero questo possa chiarire l’eventuale confusione di chi si fosse accorto della grande differenza di peso tra i due file e non sappia che pesci pigliare.

Leopard: diario di bordo (17)

Mele e appunti

Nei post scorsi ho menzionato la scomparsa di alcune applicazioni sotto Leopard, vuoi perché le loro funzionalità sono state integrate in un pannello di controllo (come Connessione Internet, assorbita nel pannello Network, o Utility Configurazione Stampante, assorbita nel pannello Stampa e Fax), vuoi perché integrate in un’unica, nuova applicazione (Impostazione Assistita AirPort + Utility Amministrazione AirPort = Utility AirPort). Mi ero dimenticato di Sherlock, che dopo un’agonia iniziata con Panther è stato definitivamente dismesso. Peccato, l’idea dei canali di ricerca non era male. Io usavo soprattutto il canale Dizionario ed era piuttosto comodo avere i risultati di ricerche multiple in un’unica finestra.

Tra gli scomparsi, un altro caso notevole e forse passato un po’ inosservato è Gestione NetInfo. Su macworld.com è stato pubblicato un bell’articolo di John C. Welch, che spiega l’importanza di questa cancellazione; perché, come egli dice, non si tratta di una funzionalità semplicemente deprecata o nascosta e utilizzabile solo da utenti esperti. Gestione NetInfo ora non esiste più. Traduco gli spunti essenziali dell’articolo:

NetInfo è (o meglio, era) un servizio directory impiegato per la gestione degli utenti e del sistema. Originariamente creato per NeXTStep, NetInfo non solo poteva gestire singole macchine, ma intere reti. Il problema di NetInfo era che il resto del mondo era passato a LDAP per effettuare gli stessi compiti.

Perché la fine di NetInfo rappresenta un cambiamento così importante? Perché quando si trattava di gestire utenti e gruppi locali (ovvero gli account utente creati sul vostro Mac, o account di rete collegati ad account locali), tutto il lavoro era affidato a NetInfo. Il creare un nuovo utente in Preferenze di Sistema > Account non era altro che utilizzare NetInfo ma con un’interfaccia grafica e più piacevole. Quando si abilitava la sincronizzazione .Mac, la gestione degli accessi agli share era affidata a NetInfo. Ora tutto questo lavoro viene svolto dai Servizi Directory.

Quindi l’applicazione che assorbe le funzioni di Gestione NetInfo è Utility Directory (già Accesso Directory). Per l’utente medio questo cambiamento è sostanzialmente invisibile, dice Welch. Gli strumenti per gestire gli utenti, la condivisione file, e così via, ci sono sempre; solo che impiegano un condotto differente per comunicare.

Questi cambiamenti hanno portato a qualche beneficio? Eccome, sostiene Welch. Ora tutte le informazioni del database di NetInfo sono contenute in una serie di file .plist in /var/db/dslocal/ sotto nodes/Default/. Tutti questi file ora sono dei semplici file testuali in formato XML. È quindi possibile esaminarli e modificarli con qualsiasi programma che gestisca file di testo, da TextEdit a Property List Editor, da BBEdit a Tex-Edit Plus, Text Wrangler, Emacs, vi. Non è più necessaria un’applicazione database dedicata per lavorarci, pertanto è più semplice mantenerli e sistemarli. Welch prosegue:

Inoltre gli amministratori di rete possono gestire più facilmente gli account puramente locali sulle loro reti. La struttura XML di tali file rende più facile l’integrazione dei dati che contengono con vari tipi di strumenti di gestione utenti, dato che la stragrande maggioranza dei prodotti oggi, sia commerciali che fatti in casa, può manipolare dati in formato XML.

Questo mi sembra un buon esempio per dimostrare che non è detto che se una cosa manchi in Leopard sia necessariamente da considerarsi una lacuna o un passo indietro.

Leopard: diario di bordo (16)

Mele e appunti

Sono stato piuttosto indaffarato in questi giorni, e mi scuso se non ho potuto rispondere con prontezza a qualche commento. Dopo l’installazione degli Xcode Tools, ho cercato di dare un’occhiata ai programmi di utilità che installano sul Mac, e finora è stata un’esperienza interessante. In generale, la prima cosa che ho notato è una maggiore ‘amichevolezza’ nell’interfaccia di queste applicazioni. Interface Builder non solo ha una nuova icona ma, esaminando alcuni progetti di esempio, mi sembra che il programma abbia fatto considerevoli passi avanti rispetto alla sua precedente incarnazione. Il pannello Library, sempre visibile, mostra i vari elementi costruibili e configurabili dell’interfaccia di un progetto, ed è molto chiaro ed efficace. Per la prima volta da quando installo gli Xcode Tools (già Developer Tools), ho quasi voglia di mettermi a pasticciare qualcosa con questo programma. Stesso dicasi per applicazioni nuove, come Dashcode e Instruments. Dashcode ha un approccio molto intuitivo per quanto riguarda la creazione di widget, e l’utente è spinto a cimentarsi. Ecco come si presenta l’interfaccia scegliendo il modello ‘Feed RSS’ per un nuovo progetto (clic per ingrandire):

 

dashcode.png

Fra gli strumenti grafici, ho fatto un giretto in Core Image Fun House e Quartz Composer Visualizer (che, se non vado errato, è un altra nuova applicazione, insieme a OpenGL Driver Monitor e OpenGL Shader Builder), un’utilità per visualizzare in anteprima composizioni create con Quartz Composer. OpenGL Shader Builder, cito dal sito developer.apple.com, è “un’applicazione che rende possibile l’ingresso in tempo reale, il controllo della sintassi, il debugging e l’analisi di programmi che operano su vertici e frammenti. Permette di esportare ciò che si crea verso un’applicazione GLUT di esempio, che effettua tutto il setup OpenGL necessario, fornendo le basi per proseguire lo sviluppo del progetto. OpenGL è uno standard grafico 3D aperto e multipiattaforma, che supporta l’astrazione di acceleratori hardware attuali e futuri. Per maggiori informazioni su OpenGL, si veda la OpenGL Programming Guide for Mac OS X nella sezione Reference Library > Graphics & Imaging”. Insomma, non per tutti, ma certamente interessante per chi ci capisce.

Nella cartella Developer/Applications/Utilities, c’è un altro nuovo ingresso: iSync Plug-in Maker, che, come dice il nome, è un programma che permette la creazione, il collaudo e la produzione di plug-in per rendere compatibile un certo dispositivo con iSync attraverso la gestione delle funzionalità specifiche di tale dispositivo. Si possono scrivere script di connessione a Internet per un determinato dispositivo, per fare un esempio, e mi piacerebbe poter investigare la possibilità di interfacciare il caro vecchio Newton… Proverò a proporre l’idea a qualche sviluppatore.

Per ora la mia veloce panoramica sugli Xcode Tools finisce qua, ma continuerò ad aggiornare a ogni nuova scoperta. E in un gigabyte di applicazioni ed esempi, materiale per nuove scoperte esiste eccome.

Leopard: diario di bordo (15)

Mele e appunti

Sono molto occupato al momento e ho tempo solo per un post veloce. Ieri stavo esplorando un po’ meglio l’interfaccia di Mail 3, e ho scoperto che non solo è possibile inserire note e attività a sé stanti, ma si può aggiungere un’attività (che funge anche da nota) a un singolo messaggio. Supponiamo di volerci appuntare un promemoria che ricordi di intraprendere una certa azione legata a un messaggio particolare (che so, “Rispondere a questa email di Tizio prima di domani”). Si posiziona il puntatore del mouse nell’area del messaggio e si fa Ctrl-clic. L’unica voce del menu contestuale che apparirà è “Nuova attività”. Fatto clic sul comando, ecco che cosa compare sopra l’intestazione del messaggio (clic per ingrandire):

mail-attivita.png

Nell’esempio, io mi sono scritto un appunto in riferimento a un’email ricevuta da VersionTracker. Dato che  le loro email si assomigliano un po’ tutte, una nota come questa salta subito agli occhi quando sfoglio la casella di posta. Questa nota può diventare un vero e proprio evento iCal facendo clic sull’icona della freccia (clic per ingrandire):

mail-attivita-2.png

Fissando una data di scadenza (e personalizzando il tipo di avviso che si vuole ricevere), l’appunto verrà inviato a iCal, che si premurerà di avvertire nei tempi e modi specificati dall’utente. Quando l’evento viene completato ed eliminato, la “nota a margine” nel messaggio email sparirà anch’essa.

Io non ho praticamente mai usato iCal, ma la scelta di integrarlo maggiormente nel sistema mi sembra azzeccata, e fa venir voglia di affidarsi un po’ di più a iCal, che di suo ha fatto dei consistenti passi avanti rispetto al passato.

La notte scorsa ho installato gli Xcode Tools e ho dato loro un’occhiata veloce. Saprò dire. Per intanto dico a chi volesse installarli di non farsi intimidire dallo spazio che rubano (2,5 GB e passa): quasi un giga e mezzo è tutta documentazione, ordinata e contenuta in una sola cartella che è possibile trasferire altrove, per esempio su un disco rigido esterno più capiente. Si rimane con una cartella Developer che, al minimo, occupa “solo” 1 GB.

Leopard: diario di bordo (14)

Mele e appunti

In questi giorni sto lavorando parecchio con i font. Un rapido riassunto delle novità che riguardano la gestione dei font in Leopard si trova alla solita pagina di Apple. Per me la novità, e il passo avanti più significativo in ambito font, è l’utilizzo di Quick Look per consultare librerie di font spesso molto vaste (come la mia). Come ho già accennato in uno dei miei precedenti resoconti, ora in Leopard il  concetto di “anteprima” è esattamente come uno si aspetterebbe, ovvero viene mostrato davvero ciò che si desidera esaminare in anteprima. La finestra Informazioni, per la maggior parte dei file, visualizza un’anteprima reale dei contenuti, che siano testo, immagini, filmati o… font. Scegliendo un file di font e facendo Mela‑I, nel riquadro dell’anteprima sarà visibile la gamma caratteri del font selezionato:

font-anteprima.png

Ma, come dicevo, il bello è utilizzare Quick Look per esaminare uno o più font, con una rapidità paragonabile allo sfogliare un catalogo stampato. Selezionando un file di font e battendo la barra spazio (o facendo clic sull’icona dell’occhio nella finestra del Finder) si vedrà un’anteprima immediata (e ridimensionabile) del font stesso (cilc per ingrandire):

esempio-font-ql.png

Facendo clic sull’icona in basso al centro, si vedrà un’anteprima a tutto schermo del font. Facendo Mela-tasto più [+] e Mela-tasto meno [-] si può fare lo zoom e ingrandire i caratteri fino a vederne ogni minimo dettaglio, e oltre (nell’esempio riportato sopra ho potuto ingrandire l’anteprima fino a rendere la “g” grande come tutto lo schermo, e ho potuto ingrandirla assurdamente fino a rendere completamente nero lo schermo). Lo zoom si può effettuare sia nella modalità finestra (come in figura) o a tutto schermo.

E non è tutto. Supponiamo di voler esaminare più font, molti più font. Ovviamente è possibile selezionare tutti i file desiderati, aprire Quick Look e navigare tra i file, di anteprima in anteprima, ma se si fa clic sull’icona “Indice” di Quick Look (rappresentata da quattro piccole diapositive), ecco la magia che apparirà (clic per ingrandire):

indice-font-ql.png

Ossia, un’anteprima sintetica dei font, grazie alla quale è possibile rendersi conto, con una semplice occhiata, di che genere di font si tratta (con grazie, senza grazie, artistici, ecc.). Passando il mouse sulle varie “mini-anteprime” si illuminerà una cornice che indicherà il nome del file. Se i font selezionati eccedono le dimensioni della finestra di Quick Look basta avanzare di pagina in pagina usando le frecce nella parte inferiore. E se si vuole è possibile visualizzare la vista a indice a tutto schermo (parere personale: vale la pena). Al di là delle mie preferenze e della mia predilezione per i caratteri, questa possibilità offerta da Leopard è spaventosamente comoda, e il flusso di lavoro viene decisamente velocizzato. Poter sfogliare così i font, direttamente nel Finder, è veramente un passo avanti rispetto alle versioni precedenti di Mac OS X, che non ha mai brillato per intuitività in quanto a gestione dei font. E la prontezza nel visualizzare anche moltissime font è impressionante: in figura si vede la mia cartella /Libreria/Fonts che, come si può notare, contiene 449 elementi. Quick Look si è aperto all’istante e la navigazione è stata davvero fluida.

Insomma, dopo più di due settimane di utilizzo di Leopard mi rendo conto esattamente in che cosa consiste l’aumento di prestazioni: non è tanto il Mac a essere “più veloce”, anche se rispetto a Tiger la reattività generale del sistema è percettibilmente più brillante, ma è l’utente a ritrovarsi un flusso di lavoro per certi versi migliorato. Chiaro, ognuno avrà un’idea differente di ciò che gli è comodo, ma per quanto mi riguarda ho davvero la sensazione di avere di fronte un’interfaccia più coerente e un’esperienza d’uso più compatta e scorrevole. In altre parole, di avere più cose sottomano e di perdere meno tempo.