Leopard: diario di bordo (9)

Mele e appunti

Pochissimo da segnalare per oggi. Ho notato che Dictionary è migliorato non solo per i servizi aggiunti (Wikipedia, il dizionario giapponese, il glossario Apple), ma anche per le ricerche. Prima se cercavo un aggettivo o un nome derivante da un verbo o aggettivo, spesso il dizionario monolingue mi mostrava l’entrata del verbo corrispondente. Ora si posiziona anche esattamente nel punto dove si trova il termine cercato, evidenziandone la riga. Stesso dicasi per phrasal verbs e affini, che ora compaiono anche nell’elenco dei risultati. Su Tiger se cercavo il verbo “make”, i risultati restituiti erano “make” e i principali nomi composti o derivati. In Leopard i risultati della ricerca sono molti di più e includono appunto anche le espressioni, i phrasal verbs, e le frasi fatte:

 

dictionary-tiger.png

Dictionary: risultati della ricerca per “make” (Mac OS X 10.4) — Clic per ingrandire


dictionary-leo.png

Dictionary: risultati della ricerca per “make” (Mac OS X 10.5) — Clic per ingrandire


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Risolto il mistero della barra dei menu solida e non traslucida. Finalmente i conti quadrano. Nella parte 5 di questo mio diario di bordo, mi domandavo perché, sebbene la scheda grafica (nVidia GeForce FX Go 5200) del mio PowerBook G4 supporti Core Image, la mia barra dei menu fosse solida e non traslucida. Apple ha aggiornato la nota tecnica a cui facevo riferimento qualche giorno fa. Ora il testo della nota è:

Mac OS X 10.5: La barra dei menu appare solida anziché traslucida

La barra dei menu di Mac OS X 10.5 potrebbe apparire solida, dall’aspetto opaco, anziché traslucida.

La barra dei menu traslucida di Leopard è visibile sulla maggior parte dei computer dotati di una scheda video compatibile con Core Image.

Alcune schede grafiche, come la NVIDIA GeForce FX 5200, pur essendo compatibili con Core Image, potrebbero non essere dotate delle necessarie funzionalità di OpenGL per visualizzare la barra dei menu traslucida. Tali schede dovrebbero essere in grado di mostrare molti degli effetti video, ma non la barra menu traslucida.

Beh, almeno adesso mi metto il cuore in pace. E mi tengo felicemente la barra dei menu solida, che è chiara e leggibile sempre.

Leopard: diario di bordo (8)

Mele e appunti

Oggi non ho avuto molto tempo per continuare le mie esplorazioni leopardesche. Ho fatto comunque qualche piccola piacevole scoperta provando a usare i tasti modificatori unitamente al puntatore del mouse su vari elementi dell’interfaccia.

Più informazioni. Facendo Opzione-clic su alcune delle icone a destra della barra dei menu si scopre che il menu AirPort e il menu Bluetooth, per esempio, offrono qualche dettaglio in più.

menu-airport.pngmenu-bt.png

Ecco a sinistra il menu AirPort. Come si può vedere, sotto al nome della rete wireless a cui si è collegati viene fornito l’indirizzo MAC, il canale, l’intensità del segnale e la velocità di trasmissione. A destra, il menu Bluetooth. Sono ora visibili il nome del Mac e la versione del software Bluetooth.

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Per quanto riguarda gli Stack e la vista a griglia, ho notato quanto segue: Se apro la vista a griglia, faccio clic su una cartella e tengo premuto il tasto del mouse, la cartella viene “catturata” e può essere spostata in un’altra cartella. Se invece faccio clic sulla cartella tenendo premuto Opzione, la cartella si apre in background senza che la vista a griglia venga chiusa. Facendo invece clic sulla cartella tenendo premuto il tasto Mela, l’operazione equivale a “Mostra nel Finder”.

Due cosette sui font. A Libro Font ci voglio arrivare con calma, ché da quando ho installato Leopard l’ho aperto solo una volta. Ma ho notato un paio di dettagli che sono già un passo avanti rispetto a prima. Anzitutto se faccio clic su un file di font e ottengo le informazioni con Mela‑I, finalmente nella sezione Anteprima della finestra Informazioni si vede davvero l’Anteprima del font. Questa ovvietà esisteva già ai tempi del System 7, poi con il passaggio a Mac OS X la eliminarono, vai a capire perché. Fino a Tiger nella sezione Anteprima della finestra Informazioni appariva uno stupido ingrandimento dell’icona generica del file di font. Non era di grande utilità. Ora le anteprime dei font sono tornate, e chi ha più di 2.000 font installati come il sottoscritto non può che approvare. L’altra piccola sorpresa è Quick Look che, sia benedetto, quando evidenzio un file di font e premo barra spazio mi presenta un bel riquadro grande con l’anteprima del font. Sarà poco ma è qualcosa. Almeno non mi tocca aprire Libro Font ogni volta che sto navigando in una cartella di font e voglio esaminarne alcuni, magari prima di installarli nel sistema.

Come ultima noticina sui font segnalo per dovere di cronaca che l’ottimo Linotype FontExplorer X funziona con Leopard senza problemi, e non sono stati rilasciati update particolari (è sempre la versione 1.2.2 rilasciata il 23 agosto 2007).

Leopard: diario di bordo (7)

Mele e appunti

Giornata molto tranquilla, per cui non ho granché da segnalare (degli aggiornamenti di iTunes e QuickTime ho già accennato nel post precedente). Per quanto riguarda il rapporto tra Finder e Spaces di cui parlavo nella parte 6, una soluzione può essere andare in Preferenze di Sistema > Spaces e assegnare il Finder a tutti gli spazi. Clic sul segno [+], aggiungere il Finder nell’elenco applicazioni (ma dov’è Finder.app? Non in /Applicazioni, bensì in Sistema/Libreria/CoreServices) e dal menu a discesa selezionare “ogni spazio”. In questo modo non ci saranno più spostamenti improvvisi in uno spazio nel quale è stata lasciata una finestra Finder aperta.

Sono sempre più soddisfatto di Quick Look: ho scoperto che è possibile esaminare un’anteprima di un file e aprirlo direttamente nell’applicazione assegnata senza uscire dall’anteprima. Esempio: apro una cartella e vedo dei file di testo. Seleziono un file, batto la barra spazio e Quick Look mi mostra l’anteprima. Ora, con l’anteprima aperta, faccio Mela‑O oppure Mela-freccia giù e automaticamente il documento si apre in TextEdit. Il bello è che quando esco da TextEdit l’anteprima del documento è ancora aperta nel Finder. Fra l’altro Quick Look funziona anche in Time Machine, ovviamente. Quando si va a ritroso per pescare uno o più file cancellati, si possono esaminare velocemente con Quick Look prima del loro eventuale ripristino.

Gironzolando nelle cartelle, ho notato che in Applicazioni/Utility/ sono cambiate alcune cose. Ci sono applicazioni nuove (Acquisizione Podcast, Directory, RAID Utility), altre sono scomparse (Gestione NetInfo, Impostazione Assistita AirPort, Utility Amministrazione AirPort, Utility Configurazione Stampante), altre hanno cambiato nome (Accesso Directory adesso si chiama Utility Directory) o posizione (Installer è finito in /Sistema/Libreria/CoreServices). I due programmi di gestione AirPort si sono uniti in Utility AirPort, che ha una buona interfaccia, più chiara e concisa direi. Aprendo Utility AirPort mi è stato subito proposto di aggiornare il firmware delle due basi AirPort Express che formano la mia rete domestica. L’operazione è stata breve e indolore. Utility Configurazione Stampante suppongo sia scomparsa perché si fa tutto da Preferenze di Sistema > Stampa e Fax. (Fra parentesi, mi manca la vecchia icona di Preferenze di Sistema. La nuova non mi convince molto).

Leopard ha lasciato i Developer Tools di Tiger e ho colto l’occasione per fare un po’ di spazio nel mio disco rigido. A questo proposito voglio sottolineare che la maniera corretta di disinstallare i Developer Tools non è gettare la cartella Developer nel Cestino. Come indica il file PDF “About XCode Tools”, per una corretta disinstallazione aprire il Terminale e scrivere:

sudo perl /Developer/Tools/uninstall-devtools.pl

Inserire la password e attendere la conclusione del processo. Questo eliminerà gli strumenti Developer dal sistema ed eventuali pannelli di preferenze, controlli o daemon da essi installati.

Bug sistemati. Nella parte 6 di questo piccolo diario di bordo, parlando dei lievi problemi avuti con Skim, scrivevo:

Skim invece pare abbia un problema con la creazione di note. La nota viene creata, ma facendo doppio clic per modificare il testo di default l’applicazione va in crash. È un programma open source in continua evoluzione e sono certo che bug come questi si risolvono al prossimo aggiornamento.

Dieci minuti fa apro Skim per leggere un PDF e il programma mi avverte che l’aggiornamento (dalla versione 0.9.3 alla versione 1.0RC1) è uscito. Leggo nelle note di rilascio che sono stati sistemati svariati bug, fra i quali quello che avevo notato, e in generale è stata migliorata la compatibilità con Leopard. Installato l’update e riavviata l’applicazione, lo strumento di modifica delle note in un documento ora funziona correttamente.

Insomma, poche nuove ma buone.

Leopard: primi aggiornamenti

Mele e appunti

Sono usciti iTunes 7.5 e QuickTime 7.3. Installati direttamente via Aggiornamento Software, e riavviato il PowerBook. Nessun problema. Mi piace come lavora Aggiornamento Software in Leopard. I programmi vengono scaricati, e se è d’obbligo un riavvio (come in questo caso, richiesto da QuickTime) Aggiornamento Software li installa solo dopo che il Mac è uscito da tutte le applicazioni, e prima che venga riavviato. In altre parole è come se il processo fosse: Logout, schermo blu, Aggiornamento Software esegue l’installazione degli aggiornamenti, continuazione con riavvio del Mac. In questo modo niente interferisce con la procedura di aggiornamento.

Non ho notato per ora visibili cambiamenti in iTunes, a parte la voce Suonerie che ora appare nella sezione Libreria del pannello a sinistra, sotto Musica, Filmati, Spettacoli TV, Podcast e Radio. Per quanto riguarda QuickTime 7.3 sono disponibili download separati per Mac OS X 10.4 Tiger e Mac OS X 10.3 Panther.

Leopard: diario di bordo (6)

Mele e appunti

A nove giorni dall’installazione devo dire di essere già “l’amico del leopardo”. La stabilità e l’efficienza sono palpabili sul mio sistema. Inconvenienti pochissimi e irrilevanti. Continuo comunque ad annotare tutto, nel bene e nel male, anche perché ammetto di averci preso gusto a documentare questa esperienza.

Alcune delle nuove funzionalità di Leopard, dopo una manciata di giorni, mi sono già entrate sotto pelle, come Time Machine, Quick Look e Condivisione Schermo. Quick Look è pazzesco, una di quelle funzioni che uno si domanda “Perché hanno aspettato finora a metterla?” oppure “Ma come facevo quando non c’era?”. Quando consulto cartelle di file su dischi rigidi esterni, magari cartelle che non apro da tempo, mi ritrovo senza accorgermene a sfogliarne i contenuti, di file in file, dando un colpetto di barra spazio ed esaminandone l’anteprima. Davvero comodo e più rapido di Cover Flow, per dire.

Sto cercando di utilizzare quante più applicazioni possibili fra quelle che mi servono regolarmente per il mio lavoro, ma anche altre che utilizzo più di rado, per vedere quanto bene hanno retto al passaggio a Leopard. La stragrande maggioranza non fa una piega e in genere i bug sono piccoli e nascosti. Vi sono alcune applicazioni che funzionano bene al 99% e magari hanno un pulsante o un comando problematico. Caso tipico: l’applicazione registra la pressione del pulsante o riconosce la selezione del comando da menu, ma poi non accade nulla. Mi è successo con Max, per esempio. Skim invece pare abbia un problema con la creazione di note. La nota viene creata, ma facendo doppio clic per modificare il testo di default l’applicazione va in crash. È un programma open source in continua evoluzione e sono certo che bug come questi si risolvono al prossimo aggiornamento.

Oggi mi sono collegato alla rete wireless dell’Università Politecnica di Valencia, che ha una protezione WPA Enterprise. Il PowerBook, ricordando le vecchie impostazioni, si è connesso automaticamente alla rete, ma non potevo navigare; ho dovuto rifare la procedura di login e di conferma del certificato in mio possesso. Grazie al pannello preferenze Network, sensibilmente migliorato, tutto è andato per il meglio e in pochi clic la connessione veniva ristabilita correttamente.

Come dicevo in un post precedente, mi sto lasciando viziare anche da Spaces. Pian piano aggiungo applicazioni e le distribuisco nei vari spazi a seconda della categoria (browser, client email, iTunes e programmi audio, ecc.). Devo abituarmi all’interazione fra Spaces e il Finder, che a volte mi disorienta. Esempio: ho una finestra Finder aperta nello spazio 2. Mi sposto e vado nello spazio 3 (o 4, ecc.). Faccio clic sull’icona del Finder perché voglio aprire rapidamente una finestra Finder nello spazio 3. Solo che invece di apparire una nuova finestra nello spazio 3… swoosh, Spaces mi rimanda alla finestra Finder aperta nello spazio 2.

Sul fronte decisamente positivo ho notato una miglioria, sottile ma importante: la gestione a tutto campo delle modifiche ai nomi e alle posizioni dei file, ovvero una maggiore integrazione tra Finder e applicazioni. Cambio un nome file nel Finder e le modifiche si riflettono ovunque istantaneamente: nelle finestre Registra, nei menu che elencano i file aperti di recente, ecc. Me ne sono accorto lavorando in TextEdit. Inizio un nuovo documento dal nome Senza titolo, salvo le modifiche e registro il documento senza dargli un nome. Vado nel Finder e modifico il nome del file “Senza titolo.rtf” in “Prova.rtf”. Rientrando in TextEdit, vedo che nella barra del titolo del documento è già presente il nome nuovo del file. Continuo a lavorare sul documento e salvo le modifiche. TextEdit mi mostra una finestra di dialogo avvertendomi che il documento è stato rinominato e mi dà la possibilità di sovrascriverlo oppure di specificare un altro nome, creando così un altro documento.

textedit-file-rinominato.png

Sembra una cosa logica e banale, e invece in Tiger non funzionava così e si creava inutile confusione. In Tiger la stessa situazione procede così: inizio un documento “Senza titolo.rtf”, lo salvo con quel nome, vado nel Finder e modifico “Senza titolo.rtf ” in “Prova.rtf”. Rientro in TextEdit e il documento ha ancora il nome “Senza titolo.rtf”. Se a questo punto salvo le modifiche, avrò nella cartella due documenti: “Prova.rtf” e “Senza titolo.rtf”, che in realtà sarebbero due versioni dello stesso documento. Non ha senso.

Torniamo a Leopard. Di nuovo in TextEdit, creo un documento e lo registro. Dal Finder cambio la posizione del documento. Rientro in TextEdit, continuo a lavorare sul documento. Quando voglio registrare le modifiche, TextEdit mi mostra una finestra di dialogo simile alla precedente, avvertendomi che il documento è stato spostato, e che se dò conferma il documento verrà aggiornato nella nuova posizione, oppure posso specificarne un’altra e verranno creati quindi due documenti in luoghi diversi. Tiger non chiede conferme: creo il documento “Prova.rtf” e lo registro sulla scrivania. Dal Finder sposto “Prova.rtf” nella cartella Documenti. Rientro in TextEdit, continuo a lavorare al documento. Salvo le modifiche e TextEdit crea un altro documento chiamato “Prova.rtf” sulla scrivania, ignorando completamente gli spostamenti avvenuti dal Finder.

Forse a molti queste sembreranno sottigliezze, ma chi come il sottoscritto lavora tutti i giorni con file di testo, e magari necessita di avere sottomano una serie di versioni diverse dello stesso documento, potrà apprezzare la ritrovata logicità di Mac OS X nel gestire operazioni di questo tipo. Adesso non c’è più il rischio di creare inutili doppioni o di salvare le modifiche alla versione sbagliata di un documento, specie se lo spostamento del file o il cambiamento del nome file sono accidentali. Leopard ora tiene traccia dei cambiamenti e presenta con chiarezza quel che sta accadendo.

Su questa miglioria sono inciampato per caso, e mi fa piacere notare che in Leopard i livelli di novità e cambiamenti possono essere anche capillari e non soltanto grossolani. Come questa, è assai probabile che ve ne siano molte altre, magari neanche menzionate nell’elenco delle 300 e passa novità di Leopard.