Conoscere i propri limiti

Mele e appunti

Ieri stavo aprendo Adobe InDesign CS2, quando si è avviato Adobe Updater, il programmino che si occupa di controllare ed eventualmente aggiornare le applicazioni Adobe presenti sul Mac. Prima di qualsiasi operazione, però, è apparsa questa finestra di dialogo:

adobe dialog

Ovvero, Adobe Updater deve aggiornare se stesso prima di poter controllare eventuali aggiornamenti. Volete aggiornare Adobe Updater adesso?

Eh eh eh, mica male.

On the Macintosh ‘soul’

Tech Life

I wanted to report here a post I recently wrote on the 68k Macintosh Liberation Army forum. It was written in response to other people’s arguments about the fact that — with the introduction of recent devices such as the AppleTV and the iPhone, and the dropping of Computer from Apple’s corporate name — Apple, Inc. is turning more and more into a consumer electronics company. And therefore that the ‘true soul’ of the Macintosh is, by now, lost forever.

I wrote:

When I read or listen to a debate about how the Mac has now lost ‘its true soul’, I cringe a little. Let’s see. Wasn’t the philosophy behind the Macintosh: the personal computer, the computer for the rest of us? Wasn’t that the soul of the Macintosh? A computer designed and built by people with passion, with the idea of taking computing out of the exclusive, restricted province of the tech people, and making it available to the masses?

That was the principle. The first Macintosh was indeed revolutionary, but on that level it terribly failed: the first models were painfully slow, underpowered, too pricey, and so on. ‘The rest of us’ was not buying according to Jobs’s expectations.

But the Macintosh grew, slowly but steadily. Apple underwent periods of peaks and periods of crises. Steve Jobs returned in 1998 and everything started going really well.

I loved and love System 6 and 7, I liked Mac OS 8, I didn’t have problems with Mac OS 9. And my transition to Mac OS X was incredibly smooth. I adapted to the new interface changes very quickly. It was sad to see the old Apple menu go (as regards to its function) as well as the application menu on the extreme right of the menu bar. But life goes on and my productivity wasn’t being slowed down by these small things. I use Mac OS X on a daily basis and I’ve never ever stopped once to think that ‘this is not the Mac it used to be’.

Oh the irony: perhaps Apple is becoming the new Sony, but the Mac — as it is today — has actually become the computer for the rest of us. I saw people who’ve never been quite familiar with computers learning to fiddle around on a Mac in a matter of hours. That is the point.

Some people think that, by dropping Computer from its corporate name, Apple is going to shift its focus from the Mac to other home entertainment gadgets or products. Zooming out on the whole Apple history, you’ll see that Apple has produced/branded a lot of peripherals and non-computer hardware: printers, digital cameras, scanners, monitors, PDAs, CD players, speakers, webcams, and among the projects and prototypes there are various other objects, including telephones, faxes, answering machines, a MIDI keyboard, a portable currency converter, a game console, some kind of ‘mobile directional finder’ concept (a device giving you directions in the city, a sort of primitive Google Maps).

When Jobs returned, he cleaned up Apple’s line of products pretty much. From 1998 to 2001 there were just Macs and monitors. Then came the iPod, and little else. Today there are Macs, monitors, iPods, wireless Base stations, the AppleTV, and soon a phone. It is all coherent and very Mac-like if you ask me. Once again, Apple remains focused on… ‘the rest of us’, the people, the people living in 2007’s society. So, it makes sense that the Mac is also (but not exclusively) becoming a sort of house appliance, with its ways to connect to other devices in the house like the Hi-Fi stereo or the TV. The personal computer is being absorbed in today’s society’s skin and the Mac is developing the ability to ‘disappear’ and ‘disguise’ in a house, and at the same time to stand out thanks to its great design and ease of use. Apple is making a line of products today that can be appealing to very different people (the hardcore UNIX geek, the businessman, the graphic designer, the guy next door, my 69-year-old second uncle, etc.) and, to me, this is exactly what the Mac soul is, what the guys designing and building the Macintosh in the early 1980s wanted it to be.

Trecentoventuno

Mele e appunti

Dopo qualche post a dissertare dell’ancora immateriale iPhone, eccomi a parlare brevemente di una piccola soddisfazione terra-terra. Qualche giorno fa ho cambiato la batteria al mio buon vecchio iBook G3 “conchiglione” 466 MHz graphite. Aveva ancora la sua originale, e già il fatto che mi durasse 25 minuti era eccezionale, visto che iBook e batteria hanno ormai sei anni.

Per cambiare la batteria ho dovuto spegnere l’iBook. Prima di farlo, mi sono chiesto da quanto non lo spegnessi, non lo riavviassi, non facessi un logout. Un po’ per curiosità, un po’ perché proprio non ricordavo, ho avviato il Terminale e ho richiesto questa informazione con il comando uptime. Con sorpresa e compiacimento ho scoperto che l’uptime era di 321 giorni. Quasi un anno.

Quasi un anno senza alcun problema, senza necessità di riavvii, senza rallentamenti nell’uso pressoché quotidiano del portatile. Quasi un anno senza la benché minima manutenzione. Tutto questo pur non avendo il sistema operativo aggiornato (l’iBook viaggiava ancora con Mac OS X 10.4.4) e senza aver scaricato i vari aggiornamenti di sicurezza. Sostituita la batteria e riacceso l’iBook, ovviamente, è partita la sequela di aggiornamenti e ora va tutto come prima, se non meglio. Grazie a Mac OS X, che è un sistema stabile, e questo piccolo episodio me l’ha ricordato ancora una volta.

L’altra buona novella è senza dubbio la batteria nuova. Dopo la sostituzione e un paio di cicli di ricarica, non solo ho scoperto che è più potente della originale (grazie a coconutBattery), ma anche che mi garantisce un’autonomia mai avuta prima, autonomia che i PowerBook G4 e i MacBook/MacBook Pro si sognano: cinque ore e quaranta minuti, con luminosità ridotta del 50%, ma con un’attività normale del disco rigido e AirPort accesa. Per me, per il mio lavoro, la velocità del processore non è essenziale. La mobilità e l’autonomia del portatile, spesso invece lo sono (è anche per questo che il Newton è un compagno inseparabile). In quest’ottica, il cambio di batteria è stato un upgrade equivalente a mettere un disco rigido più capiente o raddoppiare la RAM a disposizione. Lunga vita all’iBook.

iPhone, terza parte (sulle terze parti)

Mele e appunti

Molte voci contro il nuovo dispositivo di Apple lamentano alcune limitazioni, come la non apertura allo sviluppo di software di terze parti e il fatto che iPhone abbia una batteria simile all’iPod e non a un cellulare qualsiasi, ossia non accessibile e sostituibile dall’utente.

Una mia prima risposta a bruciapelo vorrebbe essere: chi se ne frega.

Argomentiamo un poco, che non fa mai male. Per quanto riguarda il discorso terze parti, molto semplicemente, nulla è definitivo al momento. Qualche giorno fa, parlando con John Markoff del New York Times, Steve Jobs ha detto [la traduzione è mia]:

Noi [di Apple] stabiliamo tutto quel che l’iPhone deve contenere. Nessuno vuole che il proprio telefono si comporti come un PC. A nessuno piacerebbe caricare sul telefono tre applicazioni per poi scoprire che si blocca tutto quando si prova a fare una chiamata. Questi dispositivi [gli iPhone] sono più simili a iPod che a computer.

Jobs ha proseguito affermando che il modello dell’iPhone si differenzierà dal resto dell’industria del wireless.

Questi sono dispositivi che devono funzionare sempre, e se si caricano altri programmi potrebbero renderli instabili. Ciò non significa che non si potrà acquistare software marchiato Apple da installare sull’iPhone. E non è che tale software debba venire sempre necessariamente sviluppato da Apple. Diciamo che instaureremo un ambiente più controllato.

Ora, in queste affermazioni di Jobs io non leggo nessuna chiusura verso lo sviluppo e l’implementazione di software di terze parti. Il punto di vista del CEO di Apple mi sembra invece condivisibile. Avere un iPhone su cui non è possibile installare qualsiasi gadget (= minchiata) scritta da chiunque può far storcere il naso a chi è contro le piattaforme chiuse per principio, ma personalmente preferisco un dispositivo stabile e affidabile, che faccia quel che è nato per fare e lo faccia bene. Da quel che ho visto finora, l’iPhone fa già fin troppo.

Parlando di installare robaccia sul proprio cellulare, un piccolo esempio fresco fresco di ieri: ero stufo del tema dell’interfaccia del mio SonyEricsson K700i e ho cercato in rete qualcosa di diverso. In Google si trovano centinaia di risultati per “K700i themes”, e dopo aver guardato un po’ di siti ho scaricato e installato alcuni temi da provare, fra quelli che mi parevano più gradevoli. Beh, 4 dei 5 temi installati rallentavano vistosamente la navigazione fra le icone e i menu del telefono. Forse perché erano temi animati e non statici, ma allora perché i temi animati scritti da SonyEricsson e che vengono dati in dotazione con il telefono non mi danno alcun problema?

Tornando all’iPhone: viva l’open source, per carità, ma a chi piacerebbe installare applicazioni beta o non finite o con bug? Se Apple ha intenzione di instaurare un “controllo qualità” per approvare applicazioni altrui, ben venga.

Le batterie – Se l’iPhone userà le stesse batterie degli iPod, non è poi una catastrofe. Posseggo un iPod 3G da tre anni e, con un minimo di precauzioni, la sua batteria ha ancora prestazioni decenti. Molti sono preoccupati per la vita della batteria dell’iPhone come se dovessero utilizzarlo non-stop tutto il giorno. Oltretutto l’iPhone si può ricaricare con il suo dock proprio come l’iPod, e suppongo non sia un problema la frequenza con cui si potrà ricaricarlo durante la giornata. Insomma, a me pare perfettamente usabile, e non è detto che – quando l’iPhone sarà davvero disponibile (e mancano ancora molti mesi) – non sia possibile recarsi in un centro Apple autorizzato (compresi i negozi del provider di telefonia mobile con il quale Apple stipulerà accordi) per farsi sostituire la batteria senza perdere troppo tempo.

Una domanda per chi possiede un cellulare e/o uno smartphone: da quando lo avete comperato, quante volte avete sostituito la batteria originale? Dopo quanto tempo? È così indispensabile avere una batteria che si può togliere a piacimento (e che si può sganciare e danneggiare quando vi cade il telefono)?

Insomma, si può discutere finché si vuole, ma per me non ha senso lamentarsi di alcuni aspetti dell’iPhone che non sono affatto definitivi. Io rimango possibilista.

iPhone che sì, iPhone che no

Mele e appunti

Com’era prevedibile, fiumi di inchiostro (elettronico) si stanno diffondendo per ogni luogo di Internet. Siti Web, blog, forum, mailing list, tutti a chiacchierare di iPhone ai tavoli di questo immenso Bar Sport virtuale. Mi butto anch’io con qualche altra considerazione.

La prima cosa divertente è notare come i detrattori dell’iPhone critichino gli entusiasti più o meno con questa argomentazione: Come può piacervi un prodotto che non è ancora uscito, che non si può ancora comprare né usare? C’è da rivolgere la stessa domanda ai critici, allora. Come potete stroncare un prodotto ancora non in veste definitiva? C’è chi vede nell’iPhone un discreto prodotto, con però le ali tarpate da questa o quella limitazione. Ma l’iPhone sarà disponibile negli USA a giugno, e in Europa nell’ultimo trimestre del 2007. Ossia cinque mesi nel primo caso, almeno nove nel secondo: in campo tecnologico questi intervalli di tempo sono enormi, e molte cose possono cambiare e migliorare. Un esempio: l’iPhone sarà disponibile in due modelli, da 4 GB e da 8 GB. A molti, ho letto, queste capacità stanno strette. I prezzi delle memorie flash stanno scendendo. Chi ci dice che per giugno, e poi ottobre/dicembre, non sia possibile dare all’iPhone capacità maggiori senza farlo pagare un dollaro o un euro di più?

In sostanza: ci sono ancora troppe incognite per affermare che quel che manca oggi all’iPhone finisca con l’essere una limitazione definitiva.

C’è poi chi è indispettito dal fatto che, per il momento, non è prevista la possibilità di installare software di terze parti sull’iPhone. Apple permetterà uno ‘sviluppo controllato’ di applicazioni, e forse non è un’idea del tutto sbagliata. Quelli che vorrebbero installare di tutto e di più sull’iPhone dovrebbero chiedersi se sono disposti a rischiare di rendere il proprio telefono inutilizzabile a causa di un programma (o, peggio, di un hack) mal scritto. Sono gli stessi individui che installano ogni genere di porcata sui loro Mac e poi è colpa di Apple se il Mac si pianta, se passa da un kernel panic all’altro, eccetera.

Seconda cosa divertente è vedere come i vari forum e mailing list tematici hanno reagito alla novità iPhone. In un forum di appassionati di Mac dell’epoca pre-PowerPC c’è chi vorrebbe che l’iPhone eseguisse Mac OS 9 oltre che OS X; su NewtonTalk, mailing list dedicata al sempreverde PDA prodotto da Apple fra il 1993 e il 1998, sono in molti a sostenere che l’iPhone, per essere un dispositivo davvero completo, per avere il diritto di essere chiamato PDA, dovrebbe implementare il riconoscimento della scrittura e l’input attraverso lo stilo, cosa impossibile poiché la tecnologia dello schermo Multi-touch di iPhone è ben diversa da quella dello schermo del Newton.

Insomma, ognuno vorrebbe la sua personale funzione mancante all’iPhone. Probabilmente nei forum a tema Windows i vari utenti si stanno domandando se iPhone supporterà Boot Camp e se sarà quindi possibile riavviarlo in Windows XP o qualcosa del genere.

Leggiucchiando per i blog, sono incappato in un commento, molto stringato, che è la migliore risposta a queste diverse posizioni: Molta gente non ha ancora capito che con l’iPhone non è una questione di che cosa ma di come. Ovvero, non ha senso criticare l’iPhone dicendo che, a parte essere molto cool, non offre niente di nuovo a livello di funzionalità rispetto alle altre decine di smartphone oggi in commercio. L’innovazione, appunto, non sta nell’offrire una, due, dieci funzioni in più, ma nel rivoluzionare l’interazione delle funzioni già esistenti. Lo ripeto: la novità è l’interfaccia. Credevo fosse la cosa più evidente, dato che sta sotto gli occhi di tutti, eppure.

Ho visto le animazioni sul sito Apple, ho visto la lunga presentazione di Steve Jobs al keynote del Macworld Expo. Ciò che mi colpisce dell’iPhone è il fatto di non avere 50 funzioni nascoste o sommerse da complicati menu e sottomenu, o da arzigogolate combinazioni di tasti, mini-joystick o jog-wheel di altri smartphone. Tutto quel che offre iPhone è praticamente accessibile dalla schermata principale. I menu richiamabili sono sempre contestuali e offrono tutte le alternative applicabili a quel che si sta facendo in un determinato momento, o in un determinato passo di una procedura più articolata. Ho cercato di riprodurre alcune procedure sul mio SonyEricsson K700i, che considero un buon telefono con una interfaccia decente, ma non c’è paragone con la fluidità e la rapidità dell’eseguire le stesse operazioni sull’iPhone (per lo meno, da quel che ho potuto constatare osservando la dimostrazione di Steve Jobs). Sul K700i clic qui e clic là. Menu, altro menu, selezionare, confermare, premere tre/quattro volte un tasto per salire la gerarchia dei menu (si può tenere premuto il tasto di ritorno e si salta al menu principale, ma non è così intuitivo come possa sembrare). Un altro fattore importante, oltre alla consistenza delle procedure, alla fluidità e alla velocità nelle operazioni, è la piacevolezza, unita alla semplicità. Sembrano sciocchezze ma sono elementi che possono decretare o meno il successo di un prodotto. Insisto con il paragone con l’iPod: non è stato il primo lettore MP3 in commercio, non è il più piccolo né il più economico, ma è bello e semplice da usare; l’interfaccia è chiara, non si sciupa tempo per capire come funziona, e così via. Merito dell’interfaccia.

Continuo a pensare che iPhone sarà un bel successo.