A tutto schermo

Mele e appunti

È da qualche settimana che sto provando la versione 2.0b2 di Shiira e, sebbene alcune funzioni e preferenze non siano ancora abilitate, devo dire che il browser si sta comportando bene in quanto a stabilità ed efficienza.

C’è una funzionalità di Shiira 2 che mi sta piacendo moltissimo: la navigazione a tutto schermo. Selezionando View > Full Screen (o premendo Mela-Opz‑F) si entra in modalità tutto schermo: la barra menu, la toolbar del browser, il Dock di Mac OS X, tutto scompare per fare spazio alla pagina Web. A differenza della modalità a tutto schermo di Opera, in Shiira appare una barra strumenti ai minimi termini quando si sposta il puntatore del mouse verso la parte inferiore o superiore dello schermo: è un controller molto simile a quello di iPhoto che appare in sovraimpressione quando si deve pilotare una presentazione di foto, per esempio. Se invece si porta il puntatore vicino al bordo superiore dello schermo, appare la barra menu di Shiira. Questo è abbastanza comodo, perché permette di raggiungere i bookmark direttamente e di continuare la navigazione senza tornare alla visualizzazione normale.

Mi sto abituando a navigare il Web a tutto schermo, ed è difficile tornare indietro. Tanto che nel forum di Shiira, nella sezione “Richieste di nuove funzioni” ho suggerito di aggiungere una barra indirizzo alla barra strumenti che appare in sovraimpressione in modalità schermo pieno, così che l’utente possa immettere un altro URL e continuare a navigare a tutto schermo. Questo tipo di navigazione, oltre a essere elegante, elimina tutto quel che è superfluo e che può distrarre. E libera spazio utile per la pagina web. Consultare siti ricchi di testo, come blog o quotidiani online, è una bellezza.

Sto mettendo insieme qualche appunto per un prossimo post che parlerà del sistema operativo che vorrei. Ecco, a livello meramente grafico devo dire che sarei a favore di applicazioni che funzionano così, a schermo intero, con eventuali palette e menu a comparsa. Nelle preferenze dell’applicazione si potrebbero specificare degli hot spot, punti sensibili dello schermo, e associarli alla comparsa di determinati pannelli, un po’ come quando si dice a Mac OS X di attivare il salvaschermo se si sposta il puntatore nell’angolo in basso a sinistra. Tutti i pannelli sarebbero naturalmente trasparenti, e si potrebbe variare questa trasparenza e rendere un certo pannello “appiccicato” allo schermo se fosse necessario lavorarci in continuazione. Le stesse preferenze potrebbero comparire in un quadro sovrapposto alla schermata principale proprio come già succede con Dashboard. Si devono cambiare al volo un paio di cose? Si pigia un tasto funzione e appare il “Dashboard” dell’applicazione. I plug-in potrebbero apparire come widget, ed essere modificabili direttamente. Sono solo idee abbozzate, per carità, ma, almeno per quanto riguarda i browser web, Shiira mi sembra sulla buona strada.

[Aggiornamento: In realtà, in Opera è già possibile continuare a navigare il Web a tutto schermo. Premendo Mela‑L compare una finestra che chiede l’URL da aprire. Mi era sfuggito perché non utilizzo Opera molto spesso. Tuttavia rimango della mia posizione: avere una barra strumenti a comparsa che include una barra indirizzo sarebbe più comodo e non sarebbe necessario ricordare abbreviazioni da tastiera.]

Cosa non mi piace di...

Mele e appunti

iTunes

iTunes non è un brutto programma, e ho apprezzato i cambiamenti dell’interfaccia (i più macroscopici e i più sottili) introdotti dalla versione 7. C’è però una cosa che mi ha sempre irritato, fin dalle versioni anteriori: la funzione del pulsante verde in alto a sinistra. Viola palesemente le linee guida dell’interfaccia utente. In tutte le applicazioni Apple (o almeno la stragrande maggioranza), i tre pulsantini colorati nell’angolo superiore sinistro delle finestre hanno funzioni precise e coerenti: il rosso chiude la finestra (ma in alcuni casi, come con le Preferenze di Sistema, chiude l’applicazione del tutto, in pieno stile Windows), il giallo la contrae inviandola al Dock, il verde la ridimensiona, provando ad adattarla a seconda della risoluzione dello schermo e della posizione del Dock. In genere, premendo il pulsantino verde, l’applicazione tenterà di ingrandire la finestra principale in modo che occupi tutto lo schermo ma senza disturbare la striscia di terreno digitale occupata dal Dock (che si trovi a sinistra, in basso o a destra).

iTunes no, iTunes è speciale. Un clic sul pulsantino verde e appare il MiniPlayer. Lo so, è documentato che si comporti così, ma spesso mi trovo a voler ridimensionare la finestra in modo che si estenda per tutto lo schermo, e invece iTunes si restringe nel piccolo MiniPlayer e devo ri-espanderlo e ridimensionare la finestra trascinando l’angolo inferiore destro. E il ridimensionamento non è mai preciso al pixel come lo sarebbe con un buon ridimensionamento automatico, funzione principale del pulsante verde. A mio avviso questa incongruenza dell’interfaccia utente è una stupidaggine, e la soluzione mi sembra davvero semplice: creare un pulsante nella parte inferiore della finestra di iTunes, che abiliti e disabiliti il MiniPlayer (pulsante che ovviamente deve rimanere visibile, magari ridotto, quando si passa al MiniPlayer), e dare al pulsante verde lo stesso comportamento che ha in tutte le altre applicazioni.

L’Installer di Macromedia Dreamweaver

(E tutti quegli installer che si comportano in modo analogo). Qualche giorno fa ho installato la versione di prova di Macromedia Dreamweaver 8. Mi serviva essenzialmente per provare due cosette e per prendere nota di come sono stati localizzati in italiano i menu, i comandi e i pannelli. Se qualcuno di Adobe sta leggendo: l’Installer fa schifo. Avevo bisogno di installare solo i componenti essenziali del programma, ma l’Installer non offre alcuna opzione di personalizzazione. L’alternativa è tutto o niente. Risultato: più di 14.500 file installati. In gran parte si tratta di piccolissimi file .html e .gif che costituiscono l’estesa documentazione dell’aiuto. Ma se non voglio l’aiuto? Se non voglio i documenti di esempio? Se non voglio i modelli? Niente da fare. Un’inutile copia di migliaia di file che non mi servono. Visto e fatto quel che dovevo, ho cancellato Dreamweaver dal disco rigido, e anche qui casca l’asino. Perché mai non creare un bel file di testo che riporti il log completo dell’installazione? Perché un Installer che non mette tutto in un’unica cartella (come sarebbe auspicabile), ma sparpaglia piccoli file in almeno quattro luoghi diversi sul mio disco rigido, non mi offre almeno una mappa con la quale raccapezzarmi e poter eliminare manualmente i file senza che rimangano file di preferenze e altra robaccia orfana in giro per l’hard disk? Se si realizza un Installer che produce un’installazione così sparpagliata, perché non implementare anche una funzione di disinstallazione che faccia pulizia completa quando decido di buttare via tutto? Gli Installer sono applicazioni estremamente sottovalutate, a mio parere. Peccato, perché è anche dall’Installer che si capisce la cura con cui si lavora a un software.

Capita anche ai migliori

Mele e appunti

happy cog è un’azienda di web design e affini nota e stimata per la qualità del proprio lavoro. Nella home page scrivono orgogliosi di saper realizzare ottimi siti e soluzioni per il Web, e nella sezione “Why happy cog?” [Perché scegliere happy cog?] affermano:

It’s simple: designing with web standards means lower costs, reduced production time, and increased accessibility. We literally wrote the book on it. [È semplice: una progettazione basata sugli standard web si traduce in costi più contenuti, tempi di produzione accorciati, e una maggiore accessibilità. Abbiamo letteralmente scritto un libro sull’argomento].

Insomma, tanto di cappello. Questa è gente che, fra i siti prodotti, annovera A List Apart, e fra i clienti ci sono nomi come America Online e Blogger. Il creative director è Jason Santa Maria; l’art director è Greg Storey, mica bruscolini. (Se non conoscete questi nomi, suggerisco di appuntare i loro siti fra le vostre letture obbligate; a prescindere da quel che sto per scrivere, sono tutte persone che sanno fare bene il loro mestiere).

Eppure anche ai migliori capita la cantonata. Visitando la pagina per entrare in contatto con happy cog, viene proposta la compilazione di un modulo di contatto, e per farlo occorre scaricare lo “Happy Cog Project Planner”. Un nome affascinante, senza dubbio. Beh, scompattato l’archivio zip ci si ritrova con un… documento Word.

Ah, l’ironia di tutto ciò.

Intervallo

Mele e appunti

Ieri stavo per scrivere un piccolo seguito al post precedente, con qualche riflessione in piú legata al discorso musica, DRM, iTunes Store, eccetera.

Nel frattempo ho letto la posta elettronica. Mi ha scritto un amico, a cui avevo segnalato il mio blog tempo fa. Oltre a farmi i complimenti per questo spazio, mi ha anche dato qualche suggerimento — o meglio, ha sollevato un paio di questioni che mi hanno fatto riflettere e che mi hanno dato lo spunto per scrivere questo post.

1. Il tuo è principalmente un blog sull’universo Macintosh: perché non stai al passo con le novità, con quanto accade, e non proponi il tuo punto di vista, di volta in volta? 

Nel sollevare la domanda, il mio amico traccia un confronto con blog piú “illustri”, facendomi notare come sia importante parlare di ciò che è attualità in ambito informatico, nel Web, ecc., e sottolineando l’importanza della creazione di una rete di collegamenti ad altri blog: maggiore amplificazione del messaggio, maggiore visibilità e così via.

Un’osservazione assolutamente legittima e condivisibile. Ma non mi interessa operare in questo modo. Leggo quotidianamente un sacco di altri blog, da quelli piú noti e “linkati”, a blog magari meno popolari, ma che trovo interessanti. Dei blog piú letti, con qualche eccezione, noto con dispiacere che sono diventati così ansiosi di rimanere al passo con gli argomenti piú attuali, che finiscono con il presentare post privi di contenuti, ma estremamente ricchi di riferimenti esterni. Sembra di leggere le ricerchine della scuola media o del liceo: frase introduttiva, citazione 1, frase di collegamento, citazione 2, frase di collegamento, citazione 3, conclusione. Risultato: riciclaggio di idee o spunti altrui, pochissima sostanza propria. Non dico “originale”, ma almeno personale.

Ecco, nel mio spazio vorrei evitare una cosa del genere. Con il post precedente, e quel che stavo per scrivere, stavo cadendo in questo errore: proporre collegamenti a idee altrui, e metterci poco di mio. Arrivato a metà post, ho cancellato tutto. Se devo proprio rimandare a scritti e opinioni d’altri, che sia per dare una risposta mia. A questo proposito, mi piace molto lo stile di John Gruber; lui però si occupa del suo spazio web a tempo pieno, e può permettersi quel livello di aggiornamento. Io faccio quel che posso, limitatamente al tempo che ho scelto di destinare a questo blog.

2. Devi scrivere piú spesso, mantenere vivo l’interesse, trovare cose di cui parlare quotidianamente, se possibile.

Siamo sempre al punto di prima: se questo blog fosse la mia occupazione principale, e se avessi sufficiente tempo ed energie per alimentarlo, ben volentieri. Non ho fretta di “fare audience”, e non voglio impostare paletti troppo vincolanti. Aggiornare “Autoritratto con mele” è una cosa che faccio quando voglio, parlando di quel che mi va di parlare, e soprattutto deve essere qualcosa di rilassante, senza l’angoscia di scrivere il post quotidiano, senza l’angoscia di dover leggere voracemente i feed RSS per trovare argomenti di cui parlare (o, come fanno in troppi, a cui collegarsi senza dire niente di nuovo e senza aggiungere nulla alla discussione).