Dove chiacchiero di iPad con mio padre

Mele e appunti

Inizio con lo scusarmi con i miei lettori. Mi rendo conto che è stato un maggio piuttosto in secca. Sto attraversando una fase personale e professionale piuttosto delicata — una fase che chiamerei di profonda riconsiderazione — e questo ha provocato e sta provocando un certo impatto sulla mia scrittura e presenza online.

Un’altra, più semplice ragione della scarsità di articoli in questo mese è stata una trasferta di una decina di giorni, durante la quale sono rimasto sostanzialmente senza una connessione Internet continuata. Quando vado a visitare i miei genitori in campagna è sempre un’occasione per ‘disintossicarmi’ da Web, email e affini. Durante quest’ultimo soggiorno sono saltate fuori alcune cose interessanti, che ho pensato valga la pena di condividere qui.

Prima premessa: Mio padre è un uomo acuto, intelligente e curioso. Le circostanze della sua vita gli hanno impedito di andare oltre la terza media, ma la sua volontà, la curiosità intellettuale, il desiderio di sapere e imparare sempre nuove cose, unito a una rara umiltà — quella di non fare mai mistero dei propri limiti, quella di chi dice So di non conoscere quasi nulla di questo campo, quindi chiedo a te che ne sai — lo hanno portato a essere una persona a un livello superiore di tanti laureati, sedicenti intellettuali e sbruffoni che ho avuto la sfortuna di incontrare sia di persona che attraverso Internet. Quel che ho sempre ammirato di lui è poi l’ingegno e l’inventiva: è il classico homo faber che risolve il problema della mancanza dell’oggetto che fa per lui progettandolo e costruendoselo.

Seconda premessa: I miei genitori vivono in Lunigiana da nove anni; quando mia madre ha finalmente raggiunto l’età della pensione, hanno preso la decisione di lasciare l’appartamento in affitto in provincia di Milano e tornare ai luoghi natii di mio padre, comprando e ristrutturando una casetta. La casa si trova in una posizione tale per cui è difficile e costoso tirare una linea telefonica fissa. I miei contattarono Telecom una volta trasferitisi lì. Un giorno venne un tecnico a fare un sopralluogo della zona, e spiegò ai miei che i lavori per installare una derivazione che arrivasse fino alla loro abitazione era un’operazione complicata e il preventivo era dell’ordine di qualche migliaio di Euro. I miei decisero di comprarsi due cellulari e di risolvere così la questione. Più tardi ci siamo cominciati a porre il problema della connessione a Internet. Non tanto per loro, che al principio non erano particolarmente interessati, quanto per permettere a me di rimanere collegato e reperibile durante le mie trasferte. Esclusa a priori l’opzione di installare una linea telefonica fissa, mio padre in tempi recenti aveva pensato alla via satellitare, visto anche che i prezzi degli impianti con parabola dedicata stavano diminuendo. L’estate scorsa gli avevo accennato di passaggio all’idea di utilizzare una chiavetta USB, se mai decidesse di acquistare un computer. Mi sembrava un’idea pratica e abbastanza economica: nessuna installazione, solo un contratto telefonico con un piano tariffario adeguato alle esigenze dei miei, ossia una navigazione Web saltuaria.

Durante la mia ultima visita, dato il pessimo tempo meteorologico, invece di lavorare in giardino e in garage tutto il pomeriggio (come è solito fare), mio padre è stato più casalingo del solito, e abbiamo avuto occasione di fare qualche lunga chiacchierata. Un giorno mi ha detto: Affrontiamo una buona volta il discorso Internet. Mi sono informato e la tua idea della chiavetta USB credo sia la migliore, e domani andiamo a comprarne una. Questo dovrebbe aiutarti nel caso tu voglia controllare la posta e debba lavorare mentre stai qua da noi durante l’estate. Invece, per quanto riguarda me e tua madre… Parlami un po’ dell’iPad, perché secondo me è lo strumento giusto.

Sono rimasto interdetto qualche istante. Voglio sottolineare che mio padre non ha avuto alcuna esposizione o contatto con iPad a parte quel che è stato detto alla televisione (e dato che io non ho la televisione e non vivo più in Italia da alcuni anni, non ho idea di come e quanto si sia parlato di iPad dalla sua introduzione). Eppure, dal poco che ha potuto vedere, è un oggetto che ha stimolato decisamente il suo interesse. Gli ho mostrato un’altra volta il mio iPhone, facendogli assaggiare l’impatto software. Gli ho mostrato immagini di applicazioni ottimizzate per iPad. Gli ho spiegato che è possibile usarlo con tastiere fisiche, se quella virtuale lo mette a disagio. Gli ho detto che, per ora, iPad non è uno strumento completamente indipendente, e che necessita di un Mac a cui collegarsi di tanto in tanto. (Mio padre non vuol sentire neanche parlare di PC Windows; la sua esperienza con il Mac è limitata ad aver usato il Macintosh Classic che gli passai, e all’aver visto me utilizzare i Mac. L’anno scorso mi disse: Se devo proprio prendermi un computer, che sia un Mac, perché voglio qualcosa che funzioni bene e che non mi faccia perdere tempo con continue manutenzioni).

Gli ho anche raccontato delle discussioni sorte intorno all’App Store, accennando al discorso ‘piattaforma chiusa’ di contro ad altre piattaforme ‘aperte’; gli ho persino raccontato della questione Flash, della posizione di Steve Jobs, di Adobe, e in generale del dibattito corrente fra sviluppatori, e così via. Ho cercato di offrirgli un quadro il più possibile completo e oggettivo, e ho trovato le sue reazioni estremamente interessanti.

iPad lo convince, e probabilmente la soluzione informatica finale sarà iPad 3G più un portatile Mac usato che proverò a procurargli. Il portatile si collegherà a Internet con chiavetta USB e iPad, analogamente, mediante la connessione 3G. Ho visto mio padre destreggiarsi piuttosto bene con le applicazioni che ha provato sul mio iPhone. Per la sua vista, non più come un tempo, lo schermo di iPhone è piccolo, ma quello di iPad è ottimo. iPad ha esattamente quel che voglio: Web, email e libri. Mia madre è una lettrice molto avida e si fa fuori un paio di best-seller alla settimana (potessi leggere io a quei ritmi!); mio padre è disperato perché non sanno più dove mettere i libri e mia madre non vuol buttare o vendere o regalare niente. Con iPad, tua madre potrebbe usarlo alla sera tardi quando legge, io lo userei ogni tanto, quando voglio cercare qualcosa sul Web sulle piante, il giardinaggio, i motori, e tutte le mie curiosità; e poi potremmo stare più in contatto con te, scambiarci email, eccetera. iPad non porta via spazio e non mi devo preoccupare di installare ‘bene’ i programmi: scelgo quelli che voglio e diventano come i pulsanti su un telecomando.

Vi giuro che non è la bozza di un annuncio pubblicitario. Mio padre non si è mai entusiasmato di faccende informatiche e ha sempre visto con sospetto i personal computer. Non per una sua posizione pregiudiziale, ma perché fin da subito ne ha percepito i possibili effetti negativi se non se ne fa un uso responsabile: l’uomo, secondo lui, deve sempre esercitare il controllo sugli strumenti, senza diventarne dipendente. È anche grazie ai suoi insegnamenti che ho sviluppato e promosso il mio approccio critico e di buonsenso verso le tecnologie, cercando sempre di non diventarne schiavo.

È per questo che il suo interesse per iPad mi ha stupito. Ma poi ho capito che non vi è alcuna incoerenza: Sai che a me sono sempre piaciuti gli strumenti ben fatti: iPad è uno di questi. Gli ho fatto presente che la sua posizione un po’ mi stupiva, e che credevo che riguardo al discorso piattaforma chiusa/piattaforma aperta lui — persona che ha sempre creato, modificato, personalizzato oggetti e strumenti — fosse più allineato con l’opinione di chi si oppone alla ‘chiusura’ della piattaforma iPhone OS. Lui, in risposta, mi ha fatto un discorso sulla qualità, sulla funzionalità, sulla praticità. Parafrasando, secondo mio padre quel che conta più di tutto è la bontà del prodotto finito: l’utente finale deve poter utilizzare qualcosa di ben fatto, robusto, coerente, che funziona, che non dà problemi, che sia semplice e sicuro. Tutto il resto, lui dice, è dibattito ‘religioso’. I discorsi, le critiche e le polemiche degli sviluppatori e dei tecnici che sostengono l’una o l’altra piattaforma (aperta o chiusa che sia), a mio padre ricordano i discorsi che sentiva in officina quando da giovane riparava automobili e camion. Si parlava di ricambi, di politiche delle case automobilistiche, di come venivano progettate e costruite le automobili, eccetera; erano discorsi belli e interessanti, ma da addetti ai lavori, e gli addetti ai lavori possono mettersi a dibattere e a filosofeggiare quanto volevano, ma alla fine è l’utente finale che conta: chi guida una macchina senza essere costretto a studiarla per manutenerla e ripararla, senza l’obbligo di conoscere i minimi dettagli tecnici per poterla condurre e per potersela godere. Immagina, mi dice, se chi costruisce auto lo facesse solo ed esclusivamente per persone con quel livello di preparazione tecnica.

Per mio padre, Apple è un’azienda coraggiosa: si costruisce l’hardware e progetta il software che lo fa funzionare, e se i prodotti finali sono questi [indica il mio MacBook Pro, iPhone, iPad], allora è bene che non scenda a compromessi. Quando gli accenno all’opinione di alcuni, secondo cui Apple limiterebbe le scelte dell’utente, la sua risposta è pragmatica: La gente si informa, oggi più che mai, e bene o male sa a cosa va incontro, quindi può scegliere se comprarsi un prodotto Apple o uno dei tanti prodotti delle tante altre marche. Ma il discorso è un altro: anche senza una gran informazione a priori, uno banalmente compra un prodotto e vede come gli funziona e se gli facilita la vita o no. Se non gli va bene, stai certo che lo riporta indietro e se lo fa cambiare. Evidentemente i prodotti Apple sono ben fatti e funzionano bene. Aperto, chiuso… I discorsi filosofici a monte sono belli e interessanti, e ognuno è libero di prendere posizione come vuole. Ma alla fine l’importante è che il dispositivo faccia bene quel che è stato progettato per fare, che sia piacevole e semplice da usare, senza la necessità di dover leggere un manuale per farlo funzionare. Alla fine sono queste cose che interessano alle persone normali, non addette ai lavori.

Ogni tanto penso che mio padre dovrebbe avere un blog tutto suo.

Outsider

Mele e appunti

Il nuovo blog di Matt Drance. L’ho aggiunto ai miei feed e segnalibri e, se sapete l’inglese, consiglio di fare altrettanto.

(Chi è Matt Drance? Mica un novellino. Dal sito Bookhouse Software, la sua società di sviluppo software, si può avere un’idea del perché le sue opinioni siano meritevoli di attenzione: Matt Drance è un ex Evangelista Apple con più di dieci anni di esperienza nella Silicon Valley in ingegneria del software, marketing ed evangelismo. Matt ha iniziato a lavorare in Apple nel 2001, quando Mac OS X 10.0 e il primo iPod facevano il loro ingresso nel mondo. In questi anni Matt ha aiutato centinaia di sviluppatori Mac e iPhone a costruire e ottimizzare applicazioni di ogni tipo, da software per il settore no-profit ed educativo, a soluzioni business sviluppate in casa.)

Link: Outsider

Dente di Leone

Mele e appunti

Verso la fine della mia recente trasferta, qualche giorno fa, noto una improvvisa impennata nel traffico della mailing list di Luca Accomazzi. Pensavo a qualche nuovo thread di discussione, a fronte di recenti novità che magari mi erano sfuggite (ho potuto controllare posta e Web in maniera molto rarefatta durante le due scorse settimane). Invece la causa era una notizia tristissima, che mi ha lasciato abbattuto e senza parole: l’improvvisa scomparsa di Sergio Leone, deceduto il 10 maggio scorso a seguito di un tremendo incidente di moto.

Non sono in grado di tracciare un accurato profilo biografico di Sergio, non ho mai avuto l’opportunità di conoscerlo di persona, purtroppo. Ma quando si frequenta lo stesso luogo virtuale da dieci anni, e ci si trova di fronte a una personalità forte come quella di Sergio, è impossibile non provare stima e simpatia. Di tanto in tanto scambiavamo qualche email in privato — Sergio periodicamente si assentava dalla mailing list, e dato che nei rapporti telematici il silenzio è spesso difficile da interpretare, scrivevo a Sergio per sapere se stava bene, se era tutto a posto. In un paio di occasioni ci siamo anche trovati in iChat.

Sergio disegnava e illustrava: peccato che nel suo sito personale il materiale sia troppo poco. Sergio amava andare in moto e per gli auguri natalizi del 2005 mi mandò questo disegno, a cui penso ogni volta che sento nominare Babbo Natale:

Babbo Rider

Ma soprattutto Sergio era un ottimo conversatore, un utente Mac con la testa sulle spalle e senza peli sulla lingua. Sempre disposto a dare una mano a chi chiedeva aiuto in lista. A volte socratico, a volte sfacciatamente provocatorio, a volte genuinamente incazzato, e sempre dotato di quella sprezzatura e autoironia di chi si mette in gioco in ogni occasione e non teme di farsi male. Dotato insomma di una schiettezza e umanità che, personalmente, faccio sempre più fatica a trovare e cerco di tenermi strette le persone che ne sono dotate.

Come umile tributo a Sergio, era mia intenzione scavare negli archivi della mailing list ed estrapolare una serie di suoi messaggi e farne una piccola antologia che mostrasse il Leone-pensiero in un ritratto a tutto tondo. Impresa più difficile del previsto, considerati i dieci anni di archivi e considerando che quando Sergio era ispirato era veramente irresistibile. Pertanto ho optato per un campione selezionato dagli archivi del 2006. Non ne risulterà forse un ritratto completo, ma a me piace ricordarlo così.

Un carissimo saluto, Sergio, ovunque tu sia.

17.01.2006

Sulla stupidità non dirò nulla. Pare però che sia in atto una mutazione, non so se genetica o moda chirurgica, come il lifting: circola gente che nasce priva o che si è fatta asportare quella parte dell’intelletto che permette(rebbe) di formulare una domanda non dico sensata ma quasi*.
I due fenomeni associati, immagina la scena:
“Ho appena comprato un Macintosh, affascinato da [solite tre o quattro pippe], ma non è vero che sia più semplice da usare, non riesco a collegarmi ad Internet [o una roba a caso]”
Dopo qualche dozzina di messaggi all’insegna del tirandovinare: il disperato appello.
“Scusa ma che versione di MacOS hai?”
“Windows XP”
A questo punto, mi chiedo, l’invito di mandarlo a percorrere, tipo il sottomarino di “Viaggio allucinante”, un’istruttiva esplorazione del tubo digerente a partire dall’estremità più vestita, sarebbe da cartellino giallo o rosso?

se

*Tempo fa, dopo una serie straordinaria di domande totalmente prive di informazioni [OS, software, computer, periferiche o qualsiasi altra info fondamentale rigorosamente omessa e centellinata col contagocce lungo il thread] stavo per scrivere «ci manca solo che qualcuno scriva “non parte” e basta e poi siamo a posto». Ebbene mentre scrivevo, scarico la posta e un msg così, preciso preciso nemmeno farlo di proposito, è arrivato!

20.01.2006

[Sulla durata delle batterie del MacBook]

Jobs: Ehi Ginuzzo, sto portatile per lo show è pronto?
Gargiulo: Sté… pronto è pronto… cioè funziona, si accende, va, è na scheggia… però, insomma, non è prontopronto.
Jobs: Che significa che non è prontopronto?
Gargiulo: Che si, insomma, beh… non è prontopronto… prontopronto… c’è, si — capito? — ancora qualche ritocchino, ma piiiiccolooo, per esempio l’aggeggino ehm… ehr… l’affarino… il piripillo… quello che controlla le batterie.
Jobs: Eeeeeeh? Ma io.…
Gargiulo: Non è grave eh, funziona tutto, devo solo affinare qualche robo, consuma un po’ adesso, so già dove mettere le mani ma mi servono una settimana o due per consegnarti la versione definitiva.
Jobs: Fa niente, li presentiamo adesso e li vendiamo a febbraio, conti di farcela?
Gargiulo: Certo, febbraio va benone (fiiiuuuuu).
Jobs: E quanto durerà la batteria?
Gargiulo: Questo, di preciso non lo so, devo fare dei test.
Jobs: Cosa ##### gli racconto adesso a questi qua????
Gargiulo: Mi dispiace… rimandiamo?
Jobs: Scherzi?
Gargiulo: Boh, non so, non me la sento di… insomma rischio di dire una cazzata, preferisco di no.
Jobs: Hai ragione Ginuzzo mio, gente che spara cazzate ce n’è fin troppa, ricordami che devo abbassarti lo stipendio.
Gargiulo: Sei troppo buono.
Jobs: Vado.
Gargiulo: Imboccallupo, falli neri.
Jobs: OK, salutami tua sorella.
Gargiulo: Cià.
Jobs: Cià.

24.01.2006

Se qualcuno è capace di fare processori migliori telefoni a Cupertino e si proponga, diversamente spieghi come fare computer che si accendono con le chiacchiere.

25.01.2006

Affermi di odiare (ricambiato immagino) OS X perché permette di fare cose che finora non erano possibili e la tua critica si basa esclusivamente sulla tua personale incapacità che hai eretto a paradigma dell’informatica. Non lo so… ti rendi conto?
[…]
È inutile che sfrucugli in modo insensato il web tutto il santo giorno nel patetico tentativo di piegare la realtà alle tue allucinazioni.

28.01.2006

5 metri di cavo…

Lunedì mattina sono passato dall’ipermercato ho preso un cavetto audio per collegare l’iMac G4 allo stereo. Prima erano vicini, poi sposta questo, quello sta meglio lì, laggiù è più comodo, lassopra è più a portata di mano, lassotto mi trovo meglio e lentamente ma inesorabilmente il divario si è allargato. 5 metri e porcaccialamiseraccia 20 cm… mancavano 20 rancidi centimetri. Spostare l’aggeggio? Non so se avete presente quei giochini con le tesserine del domino che ne butti giù una e, una tesserina dopo l’altra, crolla l’universo intero tutto… ecco. Prendere un cavetto più lungo significava, prendere la macchina farsi 20 km e buttarsi nel più infernale agglomerato di lamiera semovente che abbia mai visto (eh si, bei tempi quando c’erano le mezzestagioni e la provincia era tranquilla) e poi l’idea di questo cavolo di cavo in mezzo ai piedi… applestore, wireless, airport express. Ordinata, pagata, arrivata comodamente a domicilio due giorni dopo, attaccata, collegata, configurata in 4 secondi e mezzo e adesso quell’iMac e quello stereo, quella santa donna di mia moglie, lo può mettere un po’ dove ##### le pare.

Pensiero a margine.
Fare il regalo di S. Valentino in un giorno qualsiasi di gennaio può anche starci, penso. Poi guardavo la santa donna felice e contenta come una pasqua sparare le sue playlist da un capo all’altro della stanza e mi chiedevo quante altre avrebbero apprezzato come regalo un aggeggio del genere.
Forse sono fortunato.

21.02.2006

[Su Mac e design]

Visto che questo aspetto viene spesso considerato un fronzolino mezzo scemo vorrei ribadire che design non significa quelle mezze porcate che fa Cavalli sui suoi jeans del menga.
La traduzione corretta del termine Design è progettazione, non decorazione né tantomeno “cosina un po’ più fighettina ma inutile”. È sostanza, ciccini miei.
Con questo piccolo equivoco siamo riusciti a bruciare una scuola e una tradizione che fino a 20 anni fa ci invidiavano nel mondo e che faceva davvero il cosiddetto made in Italy a prova di cinesi. Non so quanto durerà ancora questa rendita ma ben poco è rimasto, anzi niente, niente che un asiatico qualunque non possa rifare in cinque minuti.
Proverò perfettamente conscio dell’inutilità dello sforzo una piccola dimostrazione.
Esercizio. Lasciando perdere un attimo l’esteriore, aprire un Mac, uno qualsiasi, anche non recente, togliersi il salame dagli occhi ed osservare.
Ripetere l’esercizio con qualunque PC, anche di marca.

[…]

[Mac e PC]

Confrontare la ferraglia un TOT al chilo fa comodo.
Vorrei ricordare un altro fatterello — che il computer non è solo fatto di circuiti, plastica e cavi, c’è un’altra cosina: il software.
Mio figlio possiede un MacMini e, par condicio, un PC praticamente coetanei (il PC per la cronaca è costato di più).

Spacchettato il Mini, ci ha immediatamente collegato la telecamera e immediatamente dopo si è messo ad acquisire e montare un filmato.

Montato (è il caso di dirlo) il PC notiamo che sulla scheda video c’è un’uscita TV, colleghiamo il televisore e… pomeriggio passato a far funzionare l’aggeggio, caccia ai driver e tutto il resto. Dopodiché, infilato un DVD, armati di patatine e popcorn… manca il codec! Il codec? Il codec deché?!? Va bene, messi da parte — con riluttanza e disappunto — i popcorn, caccia al codec…

Considerazione al margine: se il tempo vale qualcosa, questo va conteggiato nel costo di un computer?
Altra considerazione: la Home Edition di Windows fa schifo, ma schifo schifo. L’immediato upgrade ad una versione decente (cmq anni luce lontana da OS X) fa parte del costo iniziale o devo considerarla un capriccio?

Morale: il software che mi ritrovo sul Mac vale più di 400 euro.
Senza proprio contare il sistema operativo e quello che si risparmia in antivirus.

Personalmente pagherei 400 euro per NON ritrovarmi un PC con Windows sulla scrivania. Anzi, idea, li metto in palio per un fondo che “sensibilizzi” tutte quelle amabili testoline di cazzetto (nella pubblica amministrazione per esempio) che continuano ad infestare il mondo con i loro stupidi files Windows only.

Essere in grado di cogliere la differenza distingue l’uomo dal bruto.

28.02.2006

[Sui Mac ‘che costano troppo’]

Il giorno che Apple regalerà i Mac ci saranno quelli che si aspettavano una mancia.

07.03.2006

[Sui dispositivi che ‘non vanno’]

Io non credo ai miracoli, ma nemmeno credo alla selettività della sfiga.
Se un aggeggio funziona a qualcuno dovrebbe funzionare a tutti, purché si percorrano i passi giusti, purché si verifichino le giuste condizioni e purché gli oggetti utilizzati siano funzionanti.

06.04.2006

A volte ho l’impressione che si abbia una visione piuttosto monolitica della realtà. Apple “ha detto” e avanti fino alla morte e oltre. Se l’atteggiamento di Apple non fosse stato adattivo, nell’accezione darwiniana del termine, avrebbe chiuso 30 anni fa. Dicono delle cose, fanno delle scelte, e non dovendo rendere conto a nessuna divinità aggiustano la rotta man mano che si va avanti.

13.04.2006

[Italia paese arretrato tecnologicamente]

Era così fuori discussione fare una bella figura? Magari applicando la tecnologia, come sarebbe logico, per migliorare (e chi arriva tardi ha il vantaggio di poter usufruire dell’esperienza altrui) e non perché, mannaggia, bisogna farlo per forza e allora si pastrocchia una cosa qualunque, un intralcio alle già ottocentesche procedure di scrutinio…
L’alibi dell’Italia tremendamente arretrata incomincia a diventare più un destino che qualcosa da superare e, come il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, ricorre quando bisogna giustificare qualcosa, mentre quando ci vantiamo con gli amici al BAR siamo una nazione — che dico? Una potenza — industrializzata. Non so, sarà che ho dei figli, ma incomincio a pretenderle certe cose anche perché s’insinua come un tarlo il dubbio che i miei pochi soldi sarebbero meglio investiti in un bel fossato intorno casa e nell’acquisto di una coppia fertile di grossi rettili anfibi, piuttosto che nella contribuzione di questa pagliacciata dove non ne azzeccano mai una, anche solo per farmi contento una volta almeno.

03.05.2006

La stessa esistenza dei cellulari è per me fonte di meraviglia e di stupore, come tante tante altre cose incluso questo Mac col quale ti sto scrivendo. Senza saper né leggere né scrivere, mi sono — ingenuamente — convinto che questa è l’epoca dove tutto è possibile, ma anche quella dove si è costretti a sentire le scuse e le panzane più incredibili.

17.05.2006

[Sul web design e i grafici]

…La levata di scudi dei grafici è il risultato dello stesso fenomeno che vedi adesso per il web design, solo accaduto molto prima.
È il regno del cognato, nel senso che tutti hanno un cognato, un cugino, un’amante (con e/o senza apostrofo), un parente di secondo grado della portinaia, che l’è tanto bravo e che fa il grafico. Il principio è che basta avere una porzione italica nel DNA (popolo autoproclamato di creativi per antonomasia) o aver soggiornato per almeno due weekend nel belpaese, bagnato le mutande sulle coste dello stivale (come i più autorevoli panni in Arno per qualcun altro) e un po’ di sfrontatezza… e il cognato giusto al posto giusto.
Un mestiere che ha i suoi corsi di studio, che pochi hanno affrontato e che la maggior parte dei sedicenti grafici si vanta di ignorare.
Non è che il corso di studio faccia diventare bravi, ma almeno dimostra che si aveva fiducia nel proprio talento e nelle proprie capacità, tanto da investire tempo, risorse e sforzi lì e non altrove, senza un qualche cazzo di diploma di backup.
Cosa c’è di male? Non lo so, ho smesso di chiedermelo una decina di anni fa. So solo che oggi abbiamo la grafica più scacata del pianeta. Un tempo potevamo vantarcene.
Ma vabbeh, che importa? Chissenefrega.

Per concludere quest’umile tributo, mi sembra che la seguente citazione, sempre da un messaggio del 2006, sia molto calzante:

Esiste dunque un piano, al di là delle tifoserie da imbecilli che abbondano in tutti gli schieramenti, dove la discussione è possibile. Non mi illudo, non credere, ma mi tocca incidere sull’ambiente che mi circonda per la semplice considerazione che la mia esperienza terrena non finirà nel momento in cui toglierò finalmente il disturbo. Ai miei figli vorrò lasciare qualcosa in eredità che non sia semplicemente la casa, qualche terreno e possibilmente niente debiti.

Per molto, ma non per tutto

Mele e appunti

Marco Arment:

Per me [iPad] non rappresenta un dispositivo per la produttività, ma va bene così: ho i miei computer, per quello.

Accettare che iPad non è un dispositivo per fare tutto sarà un processo lento per tutti, Apple compresa. Apple stessa non sa esattamente spiegarne gli utilizzi, ed è per questo che la campagna di marketing relativa alla sua introduzione, il software e i suoi accessori sono un po’ disorganizzati, disomogenei. Per esempio, se utilizzate spesso una tastiera fisica con iPad, forse sarebbe meglio vi orientaste su un MacBook Air.

Questo non rende iPad un prodotto peggiore o uno spreco di denaro. Semplicemente, non è un dispositivo polifunzionale come un normale computer. (Niente potrebbe esserlo: è un obiettivo impossibile).

Trovate un equilibrio: usate iPad per quel che sa fare bene, accettate il fatto che non sarà per tutto, e usate altri strumenti per tutto il resto.

Forse ci ritornerò più estesamente su questo blog; per intanto volevo attirare la vostra attenzione su questo interessante contributo di Arment (da leggersi tutto). Anticipo che su un dettaglio non sono completamente d’accordo con lui: credo che Apple (Jobs) sia cosciente degli attuali limiti di iPad e che il suo obiettivo sia arrivare a rendere iPad davvero un dispositivo per tutto — ma ci arriverà per gradi. Adesso siamo solo agli inizi.

Link: Per molto, ma non per tutto

Mac in viaggio

Mele e appunti

Stamattina presto ero in coda al checkpoint di sicurezza dell’aeroporto di Valencia. Ho solo un borsone da viaggio, e il MacBook Pro era infliato dentro. Per misteriose “ragioni di sicurezza” vogliono che i portatili vengano tolti da borse e valigette, nonché tolti dalle custodie. Ora, se già si mette il portatile in un vassoio a parte per farlo passare attraverso la macchina a raggi X, non vedo il senso di toglierlo anche dalla custodia. E infatti non l’ho tolto. Se il personale di sicurezza ha qualcosa da ridire — ho pensato — lo toglierò dopo. Ho già rischiato che finisse per terra una volta.

Passati bagaglio e portatile, nessuno mi ha detto niente. Mentre stavo raccogliendo le mie cose, il signore davanti a me (che aveva levato il suo brutto e plasticoso PC dall’astuccio) mi ha detto, ironizzando, “Ah, lei non l’ha tolto, eh?“. Gli ho spiegato il perché. Arrivato al punto in cui gli stavo dicendo che una volta quasi mi è caduto, sento un colpo dietro di me: a un altro signore era caduto il MacBook Pro da 13”, prima di spigolo, e poi finendo piatto al suolo. Imprecazioni a non finire.

Ecco, è proprio questo che voglio evitare”, ho concluso.

Risulta che i due signori erano amici.

Dai, che è un Mac unibody, non si è fatto niente…”

Speriamo”, risponde l’altro, esaminando il Mac un po’ intristito.

Ora, io ho proseguito per la mia strada e non so se ha subìto danni interni, ma segni esterni non si vedevano. Ho visto un vecchio PowerBook cadere da quell’altezza e deformarsi completamente in un angolo, tanto che non si poteva più richiudere. Poi dicono che l’unibody non è innovazione.

(Nota: sono in viaggio e non potrò approvare eventuali commenti prima di qualche giorno. Grazie!)