Novità Apple: una veloce disamina

Mele e appunti

Giulio, un lettore del mio blog, alla luce delle novità introdotte ieri da Apple mi scrive una breve email, chiedendomi simpaticamente “I nuovi Mac: un suo commento in proposito?”. In questi giorni il tempo è un po’ limitato, ma proverò a rispondere passando rapidamente in rassegna le novità e le mie impressioni a riguardo. Una considerazione generale, per iniziare: sono tutte belle novità, ed è difficile non esserne soddisfatti. Certo, gli eterni incontentabili ci sono sempre, ma per definizione sarà sempre impossibile farli contenti.

I nuovi iMac — Bizzarre le dimensioni degli schermi, 21,5 e 27 pollici, ma si tratta forse degli iMac migliori visti sinora. Sul design nulla da dire: linee sobrie e rigorose, e più essenziali di così si muore. Sui miglioramenti interni va notato come Apple stia diventando più generosa che in passato, specie per dotazione RAM, potenza del processore e supporti di archiviazione dati. L’iMac di punta, il modello da 27″ con processore Intel Core i5 quad core a 2,66 GHz, non si può definire un prodotto consumer, ma direi più ‘semi-pro’ oppure ‘per professionisti che non possono permettersi un Mac Pro + monitor esterno’.

In generale, con l’introduzione di quest’ultima generazione di iMac, mi pare evidente come Apple li stia spingendo sempre più sul versante semiprofessionale, una strada iniziata con gli iMac G5 e via via perfezionata; da un punto di vista visivo, il passaggio dalle plastiche bianche all’alluminio è un importante scarto percettivo: è difficile guardare gli iMac di oggi e pensare che siano prodotti consumer. Dirò di più: Apple mi sembra stia percorrendo un cammino che porta all’eliminazione dei confini di categoria. L’importante è avere sulla scrivania un computer di ottima qualità e di potenza non indifferente, ma che abbia anche un prezzo abbordabile. Inutile stare a cincischiare se si tratta di un prodotto ‘consumer’, ‘prosumer’ o quel che volete. Mai come ora il rapporto prezzo/prestazioni di un Mac è stato vantaggioso. I processori sono veloci, i dischi rigidi capaci, la memoria più che sufficiente, i display di ottima qualità (lo iMac da 27″ ha persino un ingresso video, in modo che si possa utilizzare come monitor esterno), il tutto praticamente agli stessi prezzi degli iMac precedenti. E per il famigerato utente medio sono un bell’investimento, in quanto sono destinati a durargli a lungo.

Ah già, non hanno il Blu-Ray. Liberi di dissentire, ma secondo me è ancora presto per il Blu-Ray incorporato, e Apple vuole procedere con cautela prima di inserire una tecnologia che magari si rivela un passo falso a medio termine (sto considerando il Blu-Ray dal punto di vista della scrittura dei dati e dell’utilizzo di dischi BD a scopo di backup, non come supporto per la visione di contenuti in alta definizione; quella credo abbia poco senso sugli schermi relativamente piccoli dei computer, a eccezione forse dell’iMac da 27 pollici, il quale appunto può essere usato come monitor in combinazione con un lettore Blu-Ray dedicato, per esempio).

Il nuovo MacBook — Design e qualità costruttiva senza dubbio migliorati rispetto al precedessore. Ovviamente non ne ho ancora toccato uno dal vivo, ma non è difficile giungere a questa conclusione. Con il nuovo corpo unibody in policarbonato non credo si avranno quelle antipatiche rotture e crepe sulla parte superiore del case, dove si appoggiano i polsi. Il nuovo MacBook è poi più robusto e leggero, ha un display a tecnologia LED, un processore più veloce, supporta RAM più veloce, ma soprattutto ha una batteria ad alte prestazioni e costa come prima. Anche qui direi niente male.

Ah già, è stata eliminata la porta FireWire 400. Del resto non c’è più nemmeno la USB 1. Provocazioni a parte (però pensiamoci: la FireWire 400 sta alla FireWire 800 come USB 1 sta a USB 2, prima o poi andava pensionata) mi pare chiaro che esistesse l’esigenza di differenziare il MacBook Pro 13″ in maniera più netta dalla sua controparte economica. E continuo a pensare che il grosso dell’utenza a cui si rivolge il MacBook bianco non ha un uso vero e proprio per quella FireWire 400.

Il nuovo Mac mini — La cosa più interessante è l’offerta Server. Un Mac mini senza unità ottica — lo spazio è stato destinato a un secondo disco rigido — con Mac OS X 10.6 Server in dotazione, il tutto sotto i mille euro. Non mi sembra una cattiva idea per chi vuol farsi un serverino economico e che occupa poco spazio. Faccio notare che una copia di Mac OS X 10.6 Server con licenza client illimitati costa da sola 499 Euro. Altra nota interessante: nella pagina del sito Apple statunitense dedicata al nuovo Mac mini in versione server è presente un’offerta, purtroppo limitata agli Stati Uniti, che permette di richiedere una copia di valutazione gratuita di Mac OS X 10.6 Server. L’offerta si rivolge alle piccole aziende, alle organizzazioni no-profit, agenzie governative e al settore educazione, e mi sembra una bella idea per spingere verso una maggiore adozione di Mac OS X in ambito aziendale e business.

Il Magic Mouse — È più forte di me: quando leggo ‘Magic Mouse’ penso a Topolino vestito da mago nel film Fantasia… A parte gli scherzi il nuovo mouse Apple mi pare finalmente indovinato. Certo, la prova del fuoco è afferrarlo, vedere come sta nella mano, usarlo, e mi riservo ulteriori commenti a quando lo proverò davvero. Ma il fatto che non ci sia più la palletta microscopica per lo scorrimento è già un motivo valido per buttare il Mighty l’Apple Mouse tradizionale e acquistare il Magic Mouse a occhi chiusi. L’eliminazione della palletta è importante non solo per un fatto di gusti personali: con il nuovo Magic Mouse spariscono definitivamente le parti in movimento e i punti in cui può penetrare lo sporco e compromettere la funzionalità del mouse. Con Magic Mouse immagino che le pulizie occasionali saranno per la parte esterna e, al limite, intorno al vano batterie sul fondo. Con la tecnologia multi-touch lo scorrimento sarà sempre fluido e la precisione non sarà in balìa di una pallina che si sporca dopo qualche ora di utilizzo.

Parlando di multi-touch, sono d’accordo con Neven Mrgan (vedere questi suoi due tweet di ieri): per le gestualità implementate sul Magic Mouse, a mio avviso multi-touch è un termine improprio e sicuramente non è la stessa cosa di iPhone o del trackpad dei portatili Apple, in cui è possibile effettuare gesti toccando due punti distinti della superficie sensibile. Per ora quel che può fare il Magic Mouse è saper distinguere fra gesti eseguiti con uno o due dita. Non è escluso però che il nuovo mouse abbia incorporato il supporto per gestualità più complesse (per lo zoom e la rotazione delle foto, per esempio) che verranno sbloccate e implementate via software in futuri aggiornamenti.

Comunque ho proprio intenzione di acquistarlo e non credo che mi darà problemi anatomici. Sono uno dei pochi che non ha mai avuto problemi a usare il famigerato mouse rotondo in dotazione con i vecchi iMac G3!

One more thing — Ah sì, c’è anche un nuovo Apple Remote, ora in alluminio e con un design allungato che ricorda i nuovi iPod nano. Ora venduto separatamente (dimenticavo: il nuovo MacBook bianco è privo di porta infrarossi e, quindi, anche di telecomando) al prezzo di 19 Euro.

Snow Leopard: diario di bordo (3)

Mele e appunti

Guadagno di spazio, con il trucco.

Per oggi ho solo una noticina veloce, e per giunta affronto un tema che non è mai stato il mio forte, la matematica. Se mi sbaglio, qualcuno più ferrato mi correggerà.

Nella pagina del sito Apple che riassume i perfezionamenti di Snow Leopard si dice, fra le altre cose, che Snow Leopard occupa meno della metà dello spazio della versione precedente, lasciandoti circa 7 GB di spazio libero in più. E infatti uno dei primi dettagli che ho notato dopo il passaggio a Mac OS X 10.6 è stato il considerevole aumento dello spazio libero sul disco interno del mio MacBook Pro: da 238 GB liberi mi sono ritrovato con ben 259 GB liberi. Snow Leopard è effettivamente più leggero, se non altro perché il grosso del sistema operativo è ora privo di codice PowerPC. Ma occorre calcolare anche un altro fattore: con Snow Leopard cambia il sistema di riferimento di quel che siamo abituati a considerare un gigabyte (GB).

Come afferma chiaramente la Wikipedia alla voce Gigabyte:

[…] Un gigabyte (ma il discorso si estende a tutti gli altri multipli del byte) nella pratica comune può assumere 2 diversi valori:

1.000.000.000 byte = 10003 = 109 byte = 1 miliardo di byte

in questo caso il gigabyte è definito come 1 miliardo di byte ed è così utilizzato nelle telecomunicazioni, nell’ingegneria ma anche da molti produttori di hardware nelle specifiche tecniche delle loro apparecchiature.

1.073.741.824 byte = 10243 = 230 byte = 1 gibibyte

In questo caso il gigabyte ha lo stesso valore del gibibyte, che è uno standard definito dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC), che esprime 1.073.741.824 byte senza nessuna ambiguità e dovrebbe quindi essere utilizzato al posto del gigabyte per indicare tale quantità di dati. Oggigiorno questo viene fatto sempre più spesso in campi come l’ingegneria informatica, nella programmazione e in quasi tutti i sistemi operativi. 

Fino a Mac OS X 10.5, Apple si è riferita al Gigabyte in quella seconda accezione, ossia 1 GB = 1024 MB. In Snow Leopard, invece, 1 GB = 1000 MB. Un effetto di questo cambiamento è che ora i file sembrano più ‘pesanti’ di prima. Avevo una cartella con dei filmati da 350 MB l’uno. Dopo il passaggio a Snow Leopard la dimensione di quegli stessi file viene indicata come 375 MB circa. Non cambia il peso del file, ma, se posso dire così, a cambiare è l’unità di misura.

Seguendo il ragionamento, anche lo spazio libero sembrerà molto di più. Avevo 238 GB liberi, ora il sistema mi dice che ne ho 259, ma è cambiata l’unità di misura e in realtà è improprio pensare che io abbia guadagnato 21 “GB”, perché i 238 erano gibibyte e i 259 attuali sono gigabyte. Guardiamo la citazione dalla Wikipedia. Prima avevo 238 x 1.073.741.824 byte = 255.550.554.112 byte, adesso ho 259 x 1.000.000.000 byte = 259.000.000.000 byte. Pertanto i byte guadagnati sono ‘solo’ 3.449.445.888, ossia 3,45 GB (gigabyte — come li indicherebbe Snow Leopard), oppure 3,21 GB (gibibyte — come li indicherebbe Leopard).

Morale, il guadagno c’è, ma meno di quanto appaia a prima vista.

[Aggiornamento: Da quel che mi è stato fatto notare nei commenti, non mi sono spiegato in maniera precisa sulle ragioni della leggerezza di Snow Leopard. Questo perché in realtà spiegare il perché Snow Leopard è più leggero di Leopard non era l’argomento principale del mio intervento. Ammetto che la frase Snow Leopard è effettivamente più leggero, se non altro perché il grosso del sistema operativo è ora privo di codice PowerPC può dare adito a fraintendimenti, e quindi preciso dicendo che le ragioni della perdita di peso di Snow Leopard sono diverse. Le principali: 1) Il codice PowerPC è stato eliminato da tutti gli eseguibili. 2) La maggior parte dei file non eseguibili sono conservati in formati compressi. 3) Compressione per-file dinamica a livello di filesystem HFS+. 4) Eliminazione di localizzazioni inutili, compressione dei file NIB contenuti nei bundle di ogni applicazione, eliminazione dei file designable.nib, che a quanto pare si tratta di rimanenze inutili che dovevano già essere eliminate in Leopard e che possono occupare anche uno spazio considerevole. Secondo uno sviluppatore, solo in Mail.app ce ne sono più di 1.400, a occupare quasi 200 MB; infatti Mail 3.x in Mac OS X 10.5 occupa quasi 290 MiB (281.404.816 byte), mentre Mail 4.x in Mac OS X 10.6 occupa soltanto 77,5 MB (64.372.482 byte).] 

Snow Leopard: diario di bordo (2)

Mele e appunti

Continua la stesura del diario di bordo in cui registro le mie osservazioni su Snow Leopard recentemente installato. Tengo a precisare che, almeno per ora, non c’è un ordine preciso negli argomenti che affronto di volta in volta. In questi primi giorni voglio condividere le mie scoperte così come le trovo, durante l’utilizzo normale del Mac. Il menù per oggi contempla un paio di dettagli che mi hanno fatto un po’ storcere il naso.

Cambia il tempo. O almeno il modo per indicarlo.

Il pannello Data e Ora delle Preferenze di Sistema è leggermente migliorato rispetto a Leopard: la sezione Fuso orario ora permette un’impostazione automatica basata sulla propria posizione, che viene localizzata in maniera analoga a quanto avviene su iPhone. Ed è buona cosa. Nella sezione Orologio, finalmente, è possibile spuntare un’opzione che permette di visualizzare la data completa (non solo il giorno della settimana) accanto all’orologio nella barra dei menu. Ed è buona cosa. Qualcuno però mi spieghi perché il separatore di ore e minuti adesso è un punto singolo (esempio: 14.50) invece dei tradizionali due punti (14:50), e soprattutto perché non posso modificarlo a mio piacere. Non è la fine del mondo, per carità, ma ogni volta che butto l’occhio lassù a destra ho sempre l’impressione che manchi qualcosa, e che sia una maniera scorretta di marcare il tempo (cercando in rete si scopre che non lo è, ma appare quantomeno una decisione un po’ arbitraria e il separatore con il punto sembra ‘non tradizionale’). Il bello è che questa novità sembra riflettere soltanto le impostazioni italiane (Italia e Svizzera), perché andando in Preferenze di Sistema > Lingua e Testo > Formati e scegliendo una Regione (quindi una lingua) diversa, ecco ritornare i due punti separatori di ore e minuti. Io sono passato a Inglese (Irlanda) e poi ho personalizzato i separatori numerici e di valuta nella parte inferiore del pannello.

Servizi un po’ criptici

Occorre premetterlo: la riorganizzazione dei Servizi in Mac OS X 10.6 è un’ottima cosa e ripulisce finalmente quel grosso pasticcio che erano nelle versioni precedenti. Ora in una applicazione i servizi vengono resi disponibili a seconda del contesto, sono personalizzabili, cioè attivabili/disattivabili a piacere, e inoltre è possibile crearne di propri utilizzando Automator. Osserviamo la differenza del menu Servizi in Leopard e Snow Leopard:

Selezionando una porzione di testo in Safari 4, questo è il menu Servizi sotto Mac OS X 10.5 Leopard.

Selezionando una porzione di testo in Safari 4, questo è il menu Servizi sotto Mac OS X 10.5 Leopard.

...Mentre questo è il menu Servizi sotto Mac OS X 10.6 Snow Leopard.

…Mentre questo è il menu Servizi sotto Mac OS X 10.6 Snow Leopard.

A livello di chiarezza e semplicità di interfaccia il passo avanti è notevole. Andiamo ora in Preferenze di Sistema > Tastiera > Abbreviazioni da Tastiera e selezioniamo Servizi dall’elenco di sinistra. Qui è possibile, come dicevo, selezionare o deselezionare i vari servizi a disposizione. Solo che, a quanto mi è dato vedere, il caos che in Leopard si trovava nel menu Servizi pare si sia spostato qui; un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto.

La personalizzazione dei Servizi in Mac OS X 10.6 è un'ottima idea, che però andrebbe rifinita meglio.

La personalizzazione dei Servizi in Mac OS X 10.6 è un’ottima idea, che però andrebbe rifinita meglio.

I problemi che presenta l’elenco di servizi sulla destra mi sembrano evidenti:

  1. Dato che qui vengono raccolti i servizi messi a disposizione anche dalle applicazioni di terze parti, se queste applicazioni parlano solo inglese, i servizi saranno un po’ in italiano e un po’ in inglese (se la lingua principale del sistema è l’inglese ovviamente non ci sarà questo problema). Nella figura non si vede, ma sul mio Mac mi ritrovo lo stesso identico servizio sia in italiano che in inglese (perché fornito da due applicazioni diverse, una di sistema e l’altra no), come Apri URL e Open URL, Riassumi e Summarize, e così via.
  2. A parte alcuni casi in cui è possibile dedurlo dal nome del servizio stesso, non c’è modo di stabilire quale applicazione ha generato un certo servizio. Ho contato almeno quattro servizi tutti uguali (Open File) ma evidentemente generati da programmi diversi. Quale scegliere? L’unico sistema è procedere per tentativi, attivandone uno e vedendo cosa succede nel menu Servizi.
  3. La mancanza di chiarezza e la persistenza di casi incerti e/o ambigui sono aggravate dal fatto (per me increscioso) che svariati servizi hanno il nome troncato. Come potete vedere in figura vi sono due servizi che iniziano entrambi per Converti il documento cine… ma — e vado per deduzione — probabilmente uno si riferirà al cinese tradizionale e l’altro al cinese semplificato. Non userò mai questi servizi, ma il problema in linea di principio rimane. Vi sono poi servizi il cui nome troncato li rende piuttosto incomprensibili: Cattura selezione usando il… (usando che? Suspense!), Ottieni il risultato di Apple… (ma che significa?), Aggiungi ad iTunes come T… (come ‘t’ che? “Come ti pare?”), Nuova finestra TextEdit co… (“co”?). Eccetera. Anche qui, procedere per tentativi, attivando e disattivando fino a ottenere qualcosa di buono. Tutte queste ambiguità si potevano evitare semplicemente permettendo il ridimensionamento del pannello delle Preferenze di Sistema. Invece, siccome non è possibile, chi ha la sfortuna di parlare un idioma meno sintetico dell’inglese si ritrova con molti servizi dal nome troncato.
  4. Come potete vedere, alcuni servizi hanno un’abbreviazione da tastiera associata, altri no. Il fatto che per aggiungerne una a un servizio occorra fare clic con il mouse più o meno nell’area della finestra in cui dovrebbe apparire l’abbreviazione non mi sembra affatto immediato. Anche qui, uno ci arriva, per carità, ma renderlo graficamente più intuitivo era davvero un lavoro da poco.

Potranno sembrare pignolerie, ma Apple mi ha sempre abituato bene, manifestando in molti ambiti un’attenzione per il dettaglio che rasenta il maniacale. Pertanto, quando mi imbatto in casi come questo, non posso fare a meno di notare la mancanza di rifinitura, il dettaglio trascurato, la buona idea di fondo (perché i Servizi funzionano decisamente meglio di prima) non perfezionata nei particolari.

Bene, adesso vado a vedere in Automator come fare a creare nuovi servizi. Dai tempi di Mac OS X 10.4 è la terza volta che lo apro…

Snow Leopard: diario di bordo (1)

Mele e appunti

Installazione e oltre: prime note sparse

Sono passati più o meno due giorni da quando ho aggiornato il MacBook Pro a Mac OS X 10.6 Snow Leopard, e devo dire subito una cosa: da quel che avevo leggiucchiato sul Web mi aspettavo molti più grattacapi. Invece finora, sotto questo aspetto, non ho praticamente nulla da segnalare. Come già dicevo nello scorso post, mi sono lanciato nell’installazione di Snow Leopard con la rete di protezione, nel senso che ho voluto meticolosamente passare in rassegna le applicazioni di terze parti che utilizzo sempre o con una certa frequenza, verificarne lo stato di compatibilità con Snow Leopard, e aggiornarle di conseguenza (o in rarissimi casi, cancellarle e cercare una soluzione più adatta ovvero compatibile).

Fatto questo lavoro preliminare, fatto il backup con Time Machine, sono partito con l’installazione. Noiosamente semplice, come dev’essere. A differenza delle versioni precedenti di Mac OS X, una volta lanciata l’applicazione “Aggiornamento Mac OS X” dal DVD di Snow Leopard, il Mac non si è riavviato subito, ma è partito direttamente con il processo e solo dopo una decina di minuti si è riavviato automaticamente e ha proseguito. Ho eliminato le lingue inutili, ho scelto di non installare nessun driver stampante, ho optato per avere Rosetta, QuickTime 7 e X11; totale da installare 4,3 GB. L’installazione è durata circa una mezz’ora.

Una volta ripreso il controllo del MacBook Pro, Aggiornamento Software si è avviato automaticamente e mi ha proposto subito di installare l’aggiornamento Mac OS X 10.6.1, che aveva già scaricato. Nota curiosa: l’aggiornamento pesava soltanto 9,8 MB. Ho dato l’OK e il Mac si è messo al lavoro e subito ho notato una caratteristica di Snow Leopard che avrò modo di osservare anche dopo: le comunicazioni del sistema operativo sono un po’ più informative di prima. Ora Installer descrive i vari passaggi in modo più dettagliato, ed è ritornata l’indicazione che si riferisce alla ‘ottimizzazione del sistema’, che mi pare fosse stata omessa in Leopard.

Terminato l’aggiornamento a Mac OS X 10.6.1 ed effettuato l’Aggiornamento Prestazioni 1.0, andavo subito a verificare che Mailsmith 2.1.5 e BBEdit 8.2.6 funzionassero, così come Adobe InDesign CS3 e Microsoft Word 2004. A oggi, nessun problema, anche se mi riservo di approfondire il discorso InDesign più avanti, in quanto l’unica prova che ho avuto tempo di eseguire è stata aprire il programma, sorbirmi l’aggiornamento dell’Adobe Updater (il quale prima ha aggiornato se stesso — dettaglio che non manca di ‘divertirmi’ ogni volta — e poi InDesign CS3 alla versione più recente), e aprire con successo alcuni progetti già ultimati sotto Tiger e Leopard. A un esame superficiale non ho notato discrepanze nel layout o problemi nell’apertura e visualizzazione dei file.

Al primo avvio Mail ha dovuto eseguire l’aggiornamento del suo database, ma l’operazione è durata davvero poco, molto meno di quanto specificato nell’avviso iniziale. Ecco, di Mail una cosa che ho notato immediatamente è la maggiore reattività dell’interfaccia e la maggiore velocità operativa. Per ora le tre applicazioni in cui riesco a notare percettibilmente un aumento di velocità rispetto a Leopard sono Mail, Safari e il Finder. L’impressione generale è quella di stare utilizzando programmi robusti, che rispondono con prontezza. Safari è maturato moltissimo in un lasso di tempo relativamente breve per un browser (Internet Explorer e Mozilla/Firefox, a confronto, sono in circolazione da molto più tempo e danno l’impressione di non essere all’altezza considerati gli anni di sviluppo che hanno alle spalle) e dalla versione 3.2 è diventato il mio browser principale.

Giunto il momento di eseguire il primo backup, ho potuto notare come anche qui abbiano lavorato per migliorare un poco il feedback verso l’utente. Adesso finalmente Time Machine mostra ciò che sta facendo durante tutta l’operazione di backup, non soltanto quando inizia materialmente a copiare i dati. È una piccolezza, ma significativa: chi non si è ritrovato un po’ disorientato da tutto quel macinare del disco rigido esterno, a volte per cinque, dieci, anche quindici minuti senza che venisse copiato nulla? Chi non si è mai chiesto almeno una volta ‘Ma che caspita sta facendo Time Machine?’ Ora la fase preliminare viene esplicitata (“Calcolo modifiche”), con tanto di progresso in percentuale, così l’utente sa che Time Machine sta funzionando davvero, sa che non sta girando a vuoto, e sa a che punto si trova di tutto il processo:

Schermata 2009-10-17 a 18.58.58.png
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Il primo backup dopo l’aggiornamento a 10.6.1 più gli aggiornamenti di tutte le applicazioni di terze parti pesava ben 10,17 GB. La cosa strana però è che, arrivato a circa 7,3 GB, Time Machine ha ricalcolato le modifiche e ha concluso il backup in anticipo, indicando che il backup successivo avrebbe avuto luogo sei minuti dopo. Backup di soli 20 MB di dati, però. Ma visto che non ci sono state segnalazioni di errore, e che entrando in Time Machine tutto sembra funzionare a dovere, non mi sembra il caso di allarmarsi.

Sempre in tema di interfaccia utente più rifinita e informativa, mi piace come si ‘ingrigiscano’ i volumi subito dopo il comando di espulsione, una specie di pre-eject che informa come Mac OS X abbia iniziato la procedura di espulsione. Anche qui, piccolezze, che però danno all’utente un riscontro importante. Prima non era raro che dovessi dare il comando di espulsione più volte e in più modalità, e che rimanessi con la sensazione che il sistema non prestasse ascolto o che ci fossero problemi con le unità montate sulla scrivania (e in effetti di tanto in tanto il Finder mi informava che il disco X non poteva essere espulso perché utilizzato da qualche fantomatica applicazione).

Nel reparto ‘eventi misteriosi’ l’unica cosa da segnalare è che dopo il passaggio a Snow Leopard mi sono ritrovato con una serie di font disattivati dal sistema — in maniera apparentemente arbitraria, visto che non ci sono stati problemi a riattivarli mediante Linotype FontExplorer X (il quale peraltro non mi ha dato nessun problema, malgrado avessi letto esperienze contrastanti sul Web).

Con mio disappunto (ma c’era da aspettarselo, in fondo), il buon vecchio Pages 1.x non funziona più a dovere. Si apre, sembra funzionare, ma non mi apre più i file creati in precedenza. Lo so, siamo nel 2009 e sto ancora usando la suite iWork ’05, ma Pages (che è l’applicazione di iWork che più utilizzo) mi è sempre andato bene così e io credo fortemente nel detto Se non è rotto, perché volerlo riparare? e ho sempre aggiornato applicazioni di grosso calibro solo se ne avevo un reale bisogno. Ho scaricato la versione di prova di iWork ’09 e, ovviamente, ho potuto recuperare tutto l’archivio di file Pages. Nei prossimi giorni vedrò di acquistare una licenza e finita lì.

A parte questo piccolo inghippo con Pages, da quando ho installato Snow Leopard non ho incontrato alcun inconveniente e, con mio grande sollievo, tutto pare funzionare egregiamente. Ci sono alcuni dettagli che non mi entusiasmano del tutto, ma ne parlerò nella prossima puntata. Come sempre con i miei ‘diari di bordo’, sono a disposizione per chiarire dubbi e perplessità, nel limite del possibile.

Snow Leopard: preparativi

Mele e appunti

Per tutta una serie di ragioni — prima fra tutte l’esigenza di testare in modo approfondito il nuovo MacBook Pro arrivato verso la fine di luglio — non mi sono precipitato ad aggiornare il sistema a Mac OS X 10.6 Snow Leopard. Nel frattempo ho continuato a leggere sul Web i vari resoconti, più o meno positivi. Malgrado mi faccia influenzare rarissimamente da cose di questo genere (se stiamo a guardare i problemi riportati dagli utenti nei vari forum Apple e altrove, non aggiorneremmo mai Mac OS X, né a una versione minore, né tantomeno a una versione maggiore), devo ammettere che un po’ gli entusiasmi si erano attenuati quando lessi di oggettivi problemi di compatibilità con molti software che sotto Mac OS X 10.5 filavano lisci.

Io ho installato parecchi programmi di terze parti sul mio Mac; mi piace supportare gli sviluppatori indipendenti, mi piace provare nuove applicazioni e, quando possibile, fornire il mio feedback allo sviluppatore; e poi, come per chiunque utilizzi il Mac per lavoro, esiste un gruppo di applicazioni ‘imprescindibili’, ossia che devono funzionare e per le quali non posso permettermi il rischio di problemi di incompatibilità.

Snow Leopard è la prima incarnazione di Mac OS X che osa tagliare i ponti con il passato sotto molti aspetti, e la conseguenza più vistosa sono appunto i problemi di compatibilità che presentano molte applicazioni di terze parti. Da questo punto di vista la transizione da Mac OS X 10.5 a 10.6 è un po’ più ‘abrasiva’ rispetto alla transizione da Mac OS X 10.4 a 10.5. I produttori di software si stanno dando da fare nel pubblicare aggiornamenti che risolvano i problemi di compatibilità, intanto una strategia può essere quella di installare semplicemente Snow Leopard, andare a vedere i programmi che ha infilato nella cartella ‘Software incompatibili’ e da lì cominciare a cercare soluzioni e aggiornamenti. Stavolta però ho preferito agire con cautela, dato che non posso rimanere senza applicazioni quali InDesign CS3 e Microsoft Word 2004 (che mi serve più che altro per aprire documenti Word altrui e documenti miei registrati più di dieci anni fa).

Dopo una breve ricerca su Google ho trovato il sito che fa al caso mio: una wiki in cui gli utenti si mettono a provare i vari software sotto Snow Leopard e riportano il livello di compatibilità, che può essere totale, parziale, nullo o sconosciuto. Ho fatto passare l’elenco in ordine alfabetico e ho preso appunti ogni volta che incontravo un software in mio possesso. Visti i risultati, ho fatto bene a non aggiornare impulsivamente. Le applicazioni che devo prendere in considerazione sono 58. Di queste, 23 devono obbligatoriamente essere aggiornate all’ultima versione per essere utilizzate. Altre 11 (tutti programmi non essenziali, è giusto specificare) presentano problematiche che ne impediscono il funzionamento sotto Snow Leopard allo stato attuale.

Per quanto riguarda altre due applicazioni per me importanti — Mailsmith e BBEdit — ho chiesto direttamente a Rich Siegel di Bare Bones Software, dato che sto continuando a utilizzare versioni più datate (per Mailsmith la 2.1.5 e per BBEdit la 8.2.6). Lo so, la strada più facile sarebbe quella di aggiornarle e finita lì. Sto testando Mailsmith 2.2.x su un altro Mac, e sebbene la velocità e i miglioramenti generali si notano direi a occhio nudo, certe instabilità che la versione 2.1.5 non ha mai presentato mi lasciano un po’ perplesso e titubante. In fin dei conti Mailsmith gestisce l’80% della mia posta (a Mail l’altro 20%), e non mi va di affidare un archivio di oltre 200.000 messaggi email a una versione che, per fare un esempio concreto, ha perso dei dati a seguito di un’uscita inaspettata avvenuta durante un aggiornamento di SpamSieve (il peraltro ottimo antispam che uso in combinazione con Mailsmith). BBEdit 9.x offre nuove funzioni e migliorie consistenti rispetto alla versione che utilizzo, ma al momento non sento la necessità forte di aggiornare, e mi dispiacerebbe essere costretto a farlo solo e unicamente per usare BBEdit sotto Snow Leopard. Ma qui si tratta di questioni tutte personali, sia chiaro.

Il 9 ottobre ho ordinato sull’Apple Store la versione Up-to-date di Snow Leopard (8,95 Euro) a cui ho diritto per aver acquistato un nuovo Mac dopo l’8 giugno. Il DVD è arrivato, come anticipato con precisione da Apple, ieri 15 ottobre, in una confezione un po’ striminzita — ovvero nessuna confezione, il DVD era infilato nella classica bustina di carta, e nel pacchetto postale oltre al DVD c’erano un paio di foglietti: una guida rapida di installazione e la licenza del software. Questo DVD è differente dalla versione stand-alone che si trova nei negozi a 29 Euro, in quanto può solamente aggiornare a Snow Leopard un Mac o un volume su cui sia già presente una versione di Leopard. Non è possibile quindi installare Snow Leopard ex-novo su un’unità vuota.

Nel frattempo Siegel di Bare Bones mi ha risposto, dicendomi molto onestamente:

[Se ci siano problemi con Mailsmith 2.1.5 e BBEdit 8.2.6 sotto Mac OS X 10.6] non ho assolutamente idea. Nessuna di quelle versioni è stata testata sotto 10.6.x e non sono materialmente in grado di prevedere gli eventuali inghippi che potresti incontrare, né se ve ne possano essere o meno. Tutto quel che posso dire è che se ti imbatti in un problema che è stato risolto in una versione più recente di quelle applicazioni, dovrai decidere se vale la pena o meno di fare il salto e aggiornare. 

Stamattina sono andato scaricando tutte le versioni aggiornate dei programmi ‘problematici’; ho fatto poi un backup completo e sincronizzato dell’archivio di Mailsmith e in caso di inghippi posso continuare a gestire la posta sul PowerBook G4 12″ mentre aggiorno Mailsmith sul MacBook Pro. Stasera farò l’aggiornamento a Snow Leopard e vedrò di affrontare eventuali problemi rimanenti se e quando si manifesteranno. Anche se ormai il fattore novità è un po’ passato dato che Snow Leopard è disponibile già da un mese e mezzo, nei prossimi giorni pubblicherò le mie impressioni a caldo su questo nuovo felino… freddo.