Con 8 anni di ritardo

Mele e appunti

Finalmente, a otto anni di distanza, sono riuscito ad acquisire un PowerMac G4 Cube [vedi Wikipedia (ING), Wikipedia (IT)]. La configurazione attuale è piuttosto modesta: processore G4 da 450 MHz, 256 MB RAM, disco rigido da 20 GB, lettore CD/DVD ROM. Il computer, arrivato via eBay da un venditore eccellente, presenta qualche segno d’uso e cosmeticamente è tutt’altro che “pari al nuovo”, ma niente che il venditore non avesse già descritto nella descrizione dell’oggetto. Il Cube giunge direttamente dalla Silicon Valley in California, ed è un’unità ricondizionata e controllata. Il firmware era già aggiornato e sul disco (nuovo) c’era installata una copia di Mac OS 9.2.2. Purtroppo mancano la sua tastiera estesa (la Apple Pro Keyboard traslucida con i tasti neri, una delle mie preferite) e il mouse ottico Apple Pro Mouse, anch’esso nero. Anche la coppia di altoparlanti Harman Kardon dedicati (visibili, per esempio, in questa immagine). D’altronde una delle ragioni per cui il Cube mi è stato venduto a un prezzo irrisorio era anche l’assenza di qualsivoglia periferica, e comunque si tratta di acquisti che posso fare più avanti.

Espandibile? Certamente

Il percorso di upgrade, per una macchina come questa, parte senza dubbio dalla RAM, espandibile a 1,5 GB (nient’affatto male, considerando che si tratta di un Mac di otto anni fa); segue la ricerca di un disco rigido più capiente e veloce; dopodiché tutto dipende dall’utilizzo che uno intende fare del Cube. Per chi vuole un Cube assolutamente performante esistono schede video migliori (mi pare si arrivi fino a 128 MB di VRAM) e schede di aggiornamento processore fino a velocità di 1,8 GHz (stiamo parlando sempre di PowerPC G4). Ho appena messo piede nella comunità di entusiasti del Cube, per cui non sono ancora ben informato, ma mi sembra di capire che per fare aggiornamenti così radicali (scheda video + processore veloce) sia necessario effettuare qualche modifica alle interiora del Cube, nonché aggiungere ventole per raffreddare il nuovo hardware. Onestamente per adesso non voglio seguire alcun percorso troppo drastico e mi accontento di mettere più RAM, un nuovo disco rigido, una scheda AirPort e gli altoparlanti. Questi ultimi parrebbero un di più, a prima vista, ma occorre notare come il Cube sia assolutamente muto senza di essi (o almeno di un gingillo come il Griffin iMic), in quanto è privo di porte di uscita/ingresso audio. Le casse Harman Kardon progettate appositamente per il Cube e vendute insieme ad esso si collegano a una delle due porte USB, e sono dotate di un piccolo amplificatore, il quale ha a sua volta una presa per cuffie (qui c’è una foto che illustra lo scatoletto).

Il Cube in pista

Una volta sistemato in quella che sarà probabilmente la sua postazione definitiva, ho riesumato la gloriosa accoppiata Apple USB Keyboard + Apple USB Mouse (rotondo) che appartenevano al defunto iMac G3. Ho collegato il monitor CRT Belinea da 17 pollici che prima usavo come monitor principale, e ho acceso il Cube. Prima cosa che non sapevo: non esiste un “tasto di accensione”. Si poggia il dito sull’icona di accensione nella faccia superiore del Cube e un sensore avvia la macchina e una luce biancastra illumina l’icona. È una sensazione molto piacevole, che ricorda curiosamente l’interfaccia tattile di iPod Touch e iPhone. Il Cube si accende, ed ecco un altro aspetto che mi lascia sorpreso: il silenzio. Lo avevo letto, me lo avevano raccontato, ho posseduto un iMac G3 che ha lo stesso sistema di raffreddamento per induzione (senza ventole), avevo visto il Cube in mostra nei negozi quando uscì ma erano ambienti rumorosi… Insomma, a parte il lieve frullare del disco rigido o di un CD/DVD, è silenzio assoluto e praticamente non c’è differenza percettibile fra il Cube spento e il Cube acceso.

Poi ecco Mac OS 9 avviarsi, fulmineo. Dopo tutto questo tempo e questa assuefazione a Mac OS X non ricordavo quasi la velocità di un Mac OS 9 “pulito” su un G4 a 450 MHz. Installo subito Mac OS X Tiger, aggiornando e quindi avendo già un Mac OS 9 pronto per l’Ambiente Classic. L’installazione procede senza problemi e dopo una ventina di minuti riavvio in Mac OS X 10.4.0. Dopo altro tempo passato con Aggiornamento Software, il Cube si ritrova con Mac OS X 10.4.11 e tutto l’aggiornabile aggiornato. Sono rimasto piacevolmente impressionato dalla reattività di Tiger e del Cube. Per avere soltanto 256 MB RAM e un G4 da 450 MHz devo dire che mi aspettavo di peggio. La pietra di paragone per quanto riguarda la performance è il mio PowerBook G4 Titanium a 500 MHz e con 1 GB di RAM. In alcune operazioni il Cube sembra più veloce del TiBook. Suppongo giochi a favore del Cube una scheda grafica migliore (16 MB di VRAM contro gli 8 MB del TiBook), ma incredibilmente Safari è percettibilmente più veloce, sia rispetto a Safari sotto Tiger sul TiBook, sia rispetto a Safari sotto Leopard sul PowerBook G4 Aluminium (1 GHz, 1,25 GB RAM). Non ho fatto verifiche al cronometro, ma la differenza di velocità e reattività è visibile. Strano, perché la connessione Internet arriva al Cube condivisa dal PowerBook G4 Aluminium via Ethernet (10/100 MBit). Chissà, forse il vantaggio del Cube è quello di avere un Mac OS X installato di fresco e quindi privo di tutta la “sporcizia” che si accumula quando si installano le applicazioni più disparate.

Soddisfatto e anche rimborsato

Non ho ancora deciso che mansioni far svolgere al nuovo arrivato. Potrebbe fungere da piccolo media center, da server musicale, ecc. Per ora sono soddisfatto di come si comporta con Mac OS X Tiger e non vedo la necessità di forzare un upgrade a Leopard, né di intervenire con aggiornamenti hardware drastici. Preferisco avere un Cube silenzioso e non voglio aggiungere ventole e ventoline. Potrei tentare, più in là, di procurarmi il processore G4 a 500 MHz di un altro Cube e fare lo scambio. Si vedrà. Obbligatoria la scheda AirPort: mi piace l’idea di un Cube “indipendente”, che possa collegarsi alla rete di casa anche in caso di spostamenti. Adesso la sua funzione principale è quella di “seconda finestra” sul Web. In Safari ho importato tutti i bookmark del Safari che ho sul PowerBook G4 12″ più tutti quelli di Camino, poi ho installato il prezioso NetNewsWire 3.1. Ora diventato freeware, è il reader di feed RSS. Un’interfaccia perfettamente Mac-like, una gestione più che intuitiva dei feed, la possibilità di fungere da browser quando si vuol leggere la notizia direttamente nel sito Web originario, sono solo alcune delle caratteristiche che rendono questo software un’icona fissa nel mio Dock. Bene, ora vado a fare un giro su CubeOwner, tappa obbligatoria per tutti i possessori di un Cube. Il sito è ricchissimo di risorse, manuali, documentazione, foto di vari hack e modifiche più o meno radicali, e molto altro. E per chi se lo fosse chiesto, sì, c’è già chi ha messo un Mac mini dentro a un Cube.

Recensione sulla recensione

Mele e appunti

Jason Snell di Macworld USA ha pubblicato un’ottima recensione di MacBook Air: è lunga e in inglese, ma vale davvero la pena leggerla. Anche molti dei numerosi commenti tirano fuori spunti interessanti, e fa piacere vedere un po’ di dibattito, pacato e civile una volta tanto.

Inoltre è apprezzabile il fatto che Snell abbia cercato di scrivere un pezzo il più obiettivo possibile, analizzando i punti di forza e i punti deboli di MacBook Air sotto diverse prospettive, evitando così di inquinare la recensione con atteggiamenti troppo pregiudiziali.

Per quanto mi riguarda, ho solo qualche osservazione da fare in merito a quelli che Jason Snell ha evidenziato come lati negativi del MacBook Air e che hanno pesato nell’assegnazione dei “3,5 topi su 5” del giudizio riassuntivo.

1. Il processore lento. Un Intel Core 2 Duo a 1,6 GHz non sarà un fulmine, ma è davvero un dato che occorre contestualizzare, e a più livelli. Elementi da considerare sono l’utilizzo della macchina e la conseguente “percezione di velocità”. È lapalissiano che se sottopongo MacBook Air a una serie di compiti per i quali potenza del processore e velocità del disco rigido sono fattori imprescindibili, mi ritroverò con un portatile dalle prestazioni insoddisfacenti (durata della batteria compresa). Ho i miei dubbi, però, che l’acquirente medio di MacBook Air abbia tali specifiche necessità: per questo ci sono gli altri MacBook. Si dice che MacBook Air non è stato pensato per fungere da Mac principale, e sono d’accordo. Qui, a mio parere, va innestata un’altra osservazione in merito alla supposta lentezza del processore dell’Air. Immaginiamo chi compra MacBook Air per utilizzarlo come “secondo pilota”, magari come Mac da viaggio, affiancandolo al Mac principale. Molti sembrano dare per scontato che il fantomatico Mac principale debba essere per forza più potente del MacBook Air, ma non è sempre così. Il Mac principale può essere semplicemente una macchina desktop di qualche anno fa (un iMac G4 o G5, un Mac mini G4 o Core Solo, per fare alcuni esempi), un portatile con processore PowerPC G4 usato come Mac da scrivania, e via dicendo. Insomma, il Mac principale può esserlo anche e soprattutto per ragioni di maggiore connettività ed espandibilità rispetto al MacBook Air, non necessariamente per la velocità assoluta. In questi casi, l’Air può rivelarsi una seconda macchina più che dignitosa.

2. Disco rigido lento e poco capace. Non per fare il bastian contrario a tutti i costi, ma 80 GB (ok, facciamo 76 effettivi) non mi sembrano tanto inadeguati. Quel che può essere un inconveniente, e qui concordo appieno con Snell, è l’impossibilità di metterci un disco rigido più capace. Ma 80 giga non sono male: è questione di saper amministrare lo spazio. A riempire i dischi rigidi, oggi, non sono tanto i sistemi operativi o le applicazioni, ma la gran quantità di dati personali, multimediali in primis (foto, video, musica). Ho appena installato Mac OS X Tiger su un altro Mac: eliminando oculatamente software di sistema inutile, come driver di stampanti che non uso e mai userò, supporto per lingue asiatiche e altre lingue a me sconosciute, e altre piccolezze, lo spazio occupato da Mac OS X al termine dell’installazione era di poco superiore ai 2 GB. Sul mio PowerBook G4, il sistema operativo, la vasta libreria utente, e le cartelle con le applicazioni arrivano a occupare circa 20–22 GB. Il resto sono dati personali, documenti, file di lavoro. Il mio PowerBook ha un disco da 40 GB, e attualmente ne ha 9 liberi. La musica, i video, le foto sono tutto materiale conservato su unità esterne. Non vedo la ragione di portarsi sempre dietro tutto. Io uso vari portatili, e tutti contengono una cartella con i “Lavori in corso”, dalle dimensioni piuttosto modeste. Se conservassi tutto l’archivio degli ultimi 10–12 anni starei fresco. Idem per le foto: ho una cartella di 1 GB abbondante con gli scatti più recenti. Insomma, una sana amministrazione dei propri dati multimediali può dare ottimi risultati e far sprecare meno gigabyte.

3. Opzioni di configurazione limitate. Nulla da aggiungere in proposito. È un dato di fatto.

4. Batteria non intercambiabile. A‑ha! Questo, insieme all’assenza di una porta Ethernet integrata, pare essere uno dei punti più criticati di MacBook Air che, come gli iPod e l’iPhone, ha una batteria incorporata che l’utente non può sostituire o scambiare con un’altra a piacimento. Sarà un mio limite, ma non riesco a farne un gran problema. Sono davvero così tanti i nomadi digitali che se ne vanno in giro con una scorta di batterie nello zaino in caso rimangano a secco? È così improbabile oggi trovare una presa di corrente prima che finisca la carica della batteria? (5 ore di autonomia dichiarate per quella del MacBook Air, ma facciamo 3 ore e mezza effettive usandolo in modo continuato). Non sto minimizzando la questione; certamente vi sono situazioni in cui fa comodo avere una batteria di scorta. Ho l’impressione, tuttavia, che il tipo di utenti che davvero si portano un paio di batterie in più in viaggio sono guarda caso quelli a cui un MacBook Air, così com’è, non interessa né forse interesserà mai — perché per il proprio lavoro necessitano di un MacBook Pro con processore veloce, disco rigido veloce e capiente, grande versatilità per quanto concerne le connessioni, presenza di unità ottica… in una parola, di tutte quelle funzioni e caratteristiche che MacBook Air al momento non offre.

A ogni modo, come nota conclusiva aggiungo una mia sensazione: in queste due settimane da quando è stato presentato al Macworld Expo si è parlato e straparlato di MacBook Air ma finora pochissimi lo hanno toccato con mano. Quando sarà possibile vederlo dal vivo nei negozi Apple e nei vari mediastore, l’effetto spingerà molte persone a effettuare l’acquisto impulsivo, mandando a quel paese specifiche tecniche, limitazioni, batteria non intercambiabile, eccetera eccetera. Forse non ai livelli di quanto accaduto per iPhone, ma certamente più di quel che l’attuale “perplessità astratta” lasci a intendere.

Ancora appunti su MacBook Air

Mele e appunti

Andavo a 123 all’ora… – Qualche giorno fa i tecnici di Macworld USA hanno effettuato dei test preliminari sulle prestazioni del MacBook Air (in configurazione standard con processore Core 2 Duo a 1,6 GHz e disco rigido da 80 GB), e i risultati sono stati pubblicati in questo articolo. Anche se non si è pratici con l’inglese, è possibile dare un’occhiata alla tabella, che come di consueto riporta i tempi d’esecuzione delle varie prove eseguite con una serie di applicazioni diverse, mettendo a confronto vari Mac. Dai primi risultati pare che il MacBook Air sia il più lento fra tutti i Mac dotati di processore Intel Core 2 Duo; più lento anche del Mac mini con processore a 1,83 GHz. “Il punteggio di Speedmark, 123, è il più basso fra tutti quelli fatti registrare da portatili Mac basati su processori Intel”, scrive Jason Snell, “ma batte decisamente il nostro portatile PowerPC di riferimento, il PowerBook G4 da 15 pollici a 1,67 GHz”. E ci mancherebbe. Onestamente, comunque, i risultati “deludenti” non mi stupiscono: considerando la mera velocità di clock, MacBook Air è il portatile con il processore più lento di tutta la famiglia, sia dei MacBook che dei Mac da scrivania. Che le prestazioni siano modeste è prevedibile. Snell, del resto, concorda:

Anche se nessuno dei risultati dei nostri test è stato particolarmente al di sotto delle aspettative, viste le specifiche piuttosto modeste di MacBook Air, occorre andare cauti con questi valori preliminari. Collaudare una novità hardware Apple è sempre complesso e spesso vengono introdotte delle variabili nelle nostre procedure di prova che ci obbligano a pianificare con molta attenzione il metodo migliore per testare un sistema. Nel caso di MacBook Air abbiamo scoperto che una delle nostre presupposizioni di base (una serie di test che riguardano l’avvio e il caricamento di dati attraverso una rete Ethernet) potrebbe essere problematica con questa particolare macchina, che può collegarsi a reti Ethernet solo mediante un adattatore USB [che non supporta la Ethernet Gigabit, n.d.RM]. Abbiamo provato il sistema con e senza adattatore e continueremo a indagare i possibili effetti che le specifiche caratteristiche di rete di MacBook Air possano avere sui nostri test.

Tutto questo per dire, sostanzialmente, che i test di Macworld non devono essere presi per assoluti. Va sottolineato, a mio avviso, perché sin da quando è stato presentato al Macworld Expo di San Francisco, MacBook Air è stato sottoposto a critiche completamente astratte. Non ha molto senso scartare questo nuovo portatile soltanto leggendo dei numeri sulla carta (che sia carta vera e propria o un sito Internet) e sono molto curioso di leggere impressioni d’uso quotidiane. Lo stesso Jason Snell ne ha uno in prova e lo sta preparando per farne la sua macchina principale. Staremo a vedere.

Un ultima nota sui test effettuati da Macworld: come si può vedere nella tabella, le prove hanno riguardato applicazioni come Adobe Photoshop CS3, Cinema 4D XL, Compressor 3, iMovie HD, iTunes 7.5, Unreal Tournament 2004 (un gioco sparatutto, per chi ancora non lo sapesse), il Finder e HandBrake. È chiaramente con programmi professionali come Photoshop, Cinema 4D e Compressor che si verificano le prestazioni pure di una macchina, ma probabilmente ci sarà una larga fetta di utenza che nemmeno le utilizza o, nel caso di Photoshop, che ne fa magari un uso non così intensivo da accorgersi che MacBook Air è di 24 secondi più lento rispetto a un MacBook Pro Core 2 Duo a 2,2 GHz. Ribadisco, è ovvio che il processore di MacBook Air sia meno performante: ha una velocità di clock più lenta degli altri Mac, e il processore stesso è fisicamente più piccolo degli altri per potersi adattare allo spazio ristretto di MacBook Air. Immagino che scaldi meno per risparmiare energia e batteria e che possa persino essere meno vispo di uno stesso Intel Core 2 Duo a 1,6 GHz di dimensioni “normali”.

Tentativi di espansione – Nei post precedenti ho tirato in ballo la possibilità di sfruttare le porte posteriori dei Cinema Display come estensione alle limitate capacità di espansione di MacBook Air. Mi è stato fatto notare che non basta collegare un Mac a un Cinema Display solo mediante la connessione video, ma per poter utilizzare le porte USB e Firewire dei monitor Apple occorre collegare anche una porta USB e una porta Firewire del Mac. MacBook Air non ha porta Firewire. Immagino però che collegando l’unica uscita USB si possa perlomeno sfruttare lo hub USB del Cinema Display e guadagnare una porta USB. Chi ha un Cinema Display può confermare se, connettendo solo il cavo USB al Mac le porte USB del monitor funzionano? O è comunque necessario effettuare il collegamento completo, anche del cavo Firewire? Ovviamente il manuale del Cinema Display non tratta questo caso particolare. MacBook Air è l’unico Mac a non avere porta Firewire dai tempi del primo iBook G3 conchiglione.

Riproduzione di contenuti multimediali – Ecco, questa non l’ho capita. Pare che MacBook Air possa servirsi di un’unità ottica remota per installare software e persino per fare il boot da un DVD di installazione Mac OS X ma non posssa riprodurre CD audio o film in DVD. Prima che comparissero MacBook Air e la funzione Remote Disc era già possibile per un Mac accedere ai contenuti di un supporto ottico inserito in un lettore di un altro Mac. Bastava avviare la condivisione documenti sul Mac 1 con CD/DVD già inserito, e collegarsi al Mac 1 dal Mac 2. Nella lista dei volumi offerta a Mac 2 compariva anche il CD/DVD e, nel caso di un film in DVD, era possibile riprodurlo da DVD Player sul Mac 2. Ho fatto personalmente la prova usando due miei PowerBook G4 e funziona. Devo quindi dedurre che non sia possibile utilizzare questo espediente con il nuovo MacBook Air? In caso affermativo, sarei curioso di vedere come Apple ha bloccato questa funzionalità.

Leopard: diario di bordo (27)

Mele e appunti

Ancora sul Dizionario – ho già avuto modo di parlare del Dizionario, decisamente migliorato in Leopard rispetto a Tiger. Una cosa che ho scoperto di recente è che passando il puntatore del mouse sulle parole che costituiscono la definizione di un termine, si scopre che sono tutte dei collegamenti ipertestuali: facendo clic su una qualsiasi di esse verrà richiamata la definizione corrispondente. Questa funzionalità non è di per sé una novità rispetto a Tiger, ma è stata resa più evidente dal punto di vista dell’interfaccia. Con Tiger si otteneva la stessa cosa facendo doppio clic sui vari termini. In Leopard, al passaggio del mouse, la parola viene sottolineata e colorata di blu, proprio come accade in un browser Web.

Safari perde il pelo ma non il vizio – Se dovessi stilare una classifica delle peculiarità che più mi irritano di Safari, al primo posto ci sarebbe di certo l’incapacità di effettuare un corretto ridimensionamento della finestra principale. Difetto che non è affatto scomparso in Leopard. In sostanza, quando passo dallo schermo a 12 pollici del mio PowerBook allo schermo da 20 pollici del monitor al quale collego il PowerBook quando lavoro nel mio studio, vorrei che le finestre delle applicazioni aperte si ridimensionassero di conseguenza, espandendosi armoniosamente in modo da occupare tutta l’area dello schermo. Invece, premendo il pulsante verde in alto a sinistra il comportamento della finestra principale cambia da applicazione ad applicazione. Mail si comporta benissimo, e ridimensiona correttamente. iTunes è un caso a parte (passa in modalità mini-player, in barba dell’omogeneità dell’interfaccia). Safari… boh, fa i propri comodi. La finestra si ingrandisce, in genere si espande in verticale, ma non in orizzontale, costringendomi tutte le volte a ridimensionarla manualmente. Con altre applicazioni, come la già citata Mail, tutto OK. Safari ha questo problema da quando esiste (anzi forse dalla versione 2.x; la 1.x mi pare si comportasse bene): mi chiedo, è così difficile sistemarlo?

A brief retrospective on failures

Tech Life

Reading the Feeds the other day I stumbled upon an article by Mr Bryan Gardiner on Wired’s Gadgets/Mac section, called Learning From Failure: Apple’s Most Notorious Flops. The short, eight-part piece was written on January 24, on the occasion of the Macintosh’s 24th birthday, and wants to be a brief examination of eight of the supposedly most unsuccessful Apple products. These are the Newton, Pippin, the Twentieth Anniversary Macintosh, the Macintosh TV (essentially a black LC 520/Performa 520), the PowerMac G4 Cube, the Apple IIc, the round mouse (the one which made its debut with the first iMac G3) and the Apple Lisa.

There are many parameters with which we can judge a product’s success. The most obvious is the purely commercial one. How much did the product sell during his life-cycle? If the number of units sold has been ludicrously low, to even lead to a premature discontinuance of the product itself, then we can undoubtedly call it a commercial flop. Looking again at the list of Apple flops drawn by Mr Gardiner’s piece, it is obvious that the ‘failure parameter’ is not always the same, yet in the brief introduction the common denominator of all these failures is clearly outlined:

[They are products] that just didn’t live up to consumer expectations and market demands.

But the round mouse – being bundled with G3 iMacs and Powermacs – actually sold a lot. And what led to the Newton platform termination wasn’t exactly its poor sales, strictly speaking. And the Twentieth Anniversary Macintosh is a unique case. More about this later.

My question is: were those 8 products real, all-round failures? I wouldn’t be hundred-percent sure. At least four of them have reached the cult status: the Newton, the Twentieth Anniversary Macintosh, the Cube and the Lisa. The Newton was misunderstood and consequently thwarted by the press (technical and not) especially in regard to the Newton’s handwriting recognition capabilities. Admittedly the first Newton models were not that good at it. But the MessagePad 2000, 2100 and eMate were very much improved models with a better handwriting recognition. A technology, I must stress, still unseen and unparalleled in the PDA market. There simply isn’t another PDA on which you can write with a stylus in a natural, paper-notebook way, and which recognises your handwriting (or leaves it as it is) that well. Sure, it makes errors, but with your help it can learn. Other proofs of the Newton’s non-failure are the incredible quantity of software produced for it and the fact that, 10 years after its termination, there still is an active, thriving community of Newton users. Even today the Newton attracts interest, and judging by the number of new users appearing on NewtonTalk and speaking enthusiastically about it, I’ll ask my question again: was it really a failure?

The Pippin shows up regularly when outlining such lists of failed Apple products. Nothing much to add here, except perhaps that it’s a little unfair to mark as failure something that was never branded as an Apple product. At Apple they must have sensed Pippin’s ill fate, that’s why they licensed the technology. I still think it had the best controller design (you can see a good picture of Pippin’s AppleJack controller in this Low End Mac article).

Earlier I said that the Twentieth Anniversary Macintosh was a unique case. I think it’s incorrect to analyse this particular product through a commercial or a consumer’s expectation perspective. Mr Gardiner writes:

Unfortunately, the computer featured a lackluster array of internal components and offered nothing new in terms of technology. Some also considered the computer to be overpriced and underpowered. The lesson for Apple? Slick design alone doesn’t sell computers.

The fact is that the TAM’s raison d’être was neither to offer something new in terms of technology, nor to sell a lot. It was a unique designed computer made to celebrate Apple. It’s like a special edition of other products like cars or cameras, which usually do not add anything either in features or in technology, are manufactured in limited quantities and on top of that are unbelievably expensive. For instance, some Nikon or Leica film cameras have special edition or anniversary models that come in a gold finish, are a limited, numbered series and cost a fortune. The TAM is no different: roughly 11,100 units were made before Apple broke the molds, and the initial price was $10,000. These figures speak alone: quite clearly, it wasn’t a Mac made to sell.

About the Apple IIc, I have insufficient data to claim it was not a complete failure. One of the most informative online sources seems to be Steven Weyhrich’s Apple IIc history page at the Apple II history Web site. Apparently, the Apple IIc suffered the same pricing problem of the Lisa and the first Macintosh: the then-high costs of all the technology packed into these machines forced Apple to put out quite steep price tags. Quoting the aforementioned Apple IIc page:

[Apple’s] original goal had been to sell the IIc for $995. As productions costs turned out, they found that they couldn’t hit that price, so they came up with $1,295, balancing the decision with the number of people who were predicted to buy the optional Monitor IIc or an external Disk IIc drive.

The only problem was that although the IIc was a technological breakthrough in miniaturization, customers at that time didn’t value smallness. They viewed something that was too small as also being cheap and lacking power. Although The Apple IIc was equivalent to a IIe loaded with extra memory, a disk drive, two serial cards, and a mouse card, most customers seemed to want the more expandable IIe. Apple marketing went to much effort to make the IIc attractive, but it didn’t sell as well as the IIe.

The second paragraph contains, in a nutshell, the reason why the Apple IIc didn’t sell very well, although I would like to emphasise the very last words: it didn’t sell as well as the IIe, which was a huge success. It’s like saying that the iMac G4 was a failure because it didn’t sell as well as the colourful iMac G3. From the same Apple IIc history page we also learn that the Apple IIc remained in production from April 1984 to August 1988. Not that bad and surely better than other, much more short-lived, Apple products (Apple III, anyone?).

There is no denying that the ill (some say undeserved) fate of the PowerMac G4 Cube has to be ascribed to its high price. And I believe it was only a matter of price. The proof that its form factor was a winner lies in its subsequent incarnation, the Mac mini. The Mac mini’s performance/price ratio is quite the opposite of the Cube’s, which was rather powerful for its time (8 years ago), but not that much to justify its pricing. I bet that if Apple had maintained a lower profile for the Cube, it would still be selling it (can you imagine – a Mac Pro Cube with an Intel Core 2 Duo processor? Tasty).

Similarly, it’s undeniable that the awfully steep entry price of the Lisa ($9,995 in 1983) did not grant a very long life to this fabulous machine, which was the first to have a graphical user interface with the desktop metaphor we are all now accustomed to see. It’s a real pity, because the Lisa had great potential.

And now, the infamous round mouse or ‘hockey puck’ mouse, as all the tech world seems to call it. I don’t quite understand the general bashing (perhaps it’s nicknamed ‘hockey puck’ not for its shape, but after all the bashing). Perhaps it’s just me and my slim, long-fingered hands, but I’ve been using one for 9 years without a problem. It has to be handled slightly differently than a more elongated mouse (like the Apple Pro Optical Mouse or the Mighty Mouse, for example), and you can’t expect to be resting your hand on it. The way I hold it (putting my thumb and little finger at either side of it and using the forefinger and the middle finger to press the button) has made it the most comfortable mouse I’ve ever had, believe it or not. Before using that mouse I frequently ended my day with an aching wrist – that issue disappeared after using the rounded mouse. In conclusion, I don’t know and I can’t say whether the round mouse has been a huge fiasco or not. On a strictly personal level, it has not. That’s why I thought I’d mention my positive experience with that mouse – a voice out of the bashing chorus.

On a closing note, Apple has surely made some mistakes in its 30-year history, and some of its products have been total disasters. Mr Gardiner’s choice is questionable, in my opinion, especially in regard to the Newton, the Twentieth Anniversary Macintosh, and perhaps the Apple IIc. I tend to be more in agreement with Low End Mac’s Second Class Macs choice (see “The 12 Worst Macs” on the right of that page).