Soggetto sottinteso

Mele e appunti

1. Perdersi in un bicchier d’acqua: Nokia 6630

Incomincio con un’avvertenza. Prima di essere assalito dai fedelissimi utenti Nokia, voglio puntualizzare la natura estremamente specifica (ma non per questo meno emblematica) dell’esempio che vado a illustrare. In altre parole: è una cosa che ho notato su questo preciso modello, il 6630, che non è proprio tra i più recenti, per cui è possibile che nei nuovi Nokia la procedura sia molto più semplice, rapida e meno ambigua. Almeno così mi auguro.

Ora veniamo al sodo. L’altro giorno il fratello di Carmen, la mia fidanzata, ci ha passato qualche motivetto in formato MP3 da usare come suoneria o tono di avviso messaggio. Abbiamo attivato Bluetooth sui nostri cellulari, e lui ci ha inviato i file. Lui ha un Sony Ericsson z610i, io un Sony Ericsson z310i, Carmen un Nokia 6630.

Il passaggio dei file è semplice e trasparente. Come vengono gestiti, a quanto mi è dato vedere, cambia fra una marca e l’altra. Chiameremo il file in questione “Mr Sandman.mp3”.

Passaggio da Sony a Sony: il mio z310i mi avverte che c’è un file in arrivo. Accetto il file? Dopo la mia conferma, lo z310i mi propone subito di archiviare il file in un luogo pertinente e di usarlo in un modo pertinente, ovvero come suoneria, tono di avviso messaggio, ecc. Un paio di clic, ed ecco che il file MP3 è già diventato la mia nuova suoneria principale. Passaggio da Sony a Nokia: qui viene il bello. Il file viene salvato insieme ai messaggi (SMS e MMS) in arrivo, e rimane lì fino a nuovo ordine. In un’interfaccia utente un minimo decente, si dovrebbe poter scegliere il file e, con l’aiuto di un menu di opzioni, salvarlo direttamente tra i file sonori. Da lì, con un altro menu, impostarlo come suoneria principale. Non il massimo della velocità, ma almeno pare un processo coerente. Macché. Dall’archivio dei messaggi in arrivo, il file può essere archiviato altrove, in una cartella di “Miei Documenti” o giù di lì (vado a memoria, e l’interfaccia del Nokia in questione è in spagnolo). Poi occorre muoversi in una serie di cartelle nidificate nella memoria del telefono, fino ad arrivare ai Suoni. Da lì, l’unica opzione utile è “Cercare” il file. Non esiste nemmeno un “Aggiungi file”, cosa che trovo assurda. Ok, cerchiamo il file. Inserire testo. Provo con le prime due lettere del file, “Mr”. Niente. Provo con il nome intero del file, “Mr Sandman”. Niente. Provo con il nome intero del file + l’estensione, “Mr Sandman.mp3”. Niente. Comincio a chiedermi dove sia il file.

Ora, il Nokia 6630 è dotato di due memorie, quella interna del telefono, e quella aggiuntiva che proviene da una sorta di memory stick che si inserisce nel telefono, in questo caso da 40 MB. Dato che il file non è sparito, è logico immaginare che sia stato archiviato nell’altra memoria, quella aggiuntiva. Ritorno indietro, alla cartella “Miei Documenti”, sposto il file dalla memoria esterna a quella del telefono. Il file va a finire, guarda un po’, in una cartella “Miei Documenti” del tutto identica ma nella memoria del telefono. Voglio sottolineare a questo punto che la gerarchia e il percorso delle cartelle personali di entrambe le memorie sono identici, e non sembrano esserci delle indicazioni chiare e ben visibili per capire se il file “Mr Sandman.mp3” si trovi nell’una o nell’altra. L’altra cosa assurda è che la funzione di ricerca non sia in grado di trovare niente al di fuori della memoria interna del telefono. Infatti, una volta spostato il file nella memoria interna, una volta ritornato alla cartella Suoni e rifatta la ricerca, il file è stato immediatamente localizzato e aggiunto ai toni e alle suonerie. Tornato per l’ennesima volta al menu principale e navigato alla cartella Impostazioni, ho potuto finalmente impostare il file MP3 come suoneria principale sul Nokia.

Considerazioni – Non ho mai visto un procedimento più contro-intuitivo di questo. Non solo il numero di clic, passaggi a menu, navigazione fra opzioni per la scelta del percorso “vincente” è incalcolabile, ma tutta la procedura si è svolta a tentoni e nient’affatto facilitata dall’interfaccia utente, priva in questo caso di opzioni previste dal buonsenso (perché non posso spostare un file sonoro insieme ad altri file simili partendo dal file stesso? Perché in una cartella dove è possibile aggiungere nuovi elementi non esiste un’opzione “Aggiungi”?), priva di elementi evidenti che possano disambiguare una situazione (per esempio: mi sto muovendo nella memoria interna del cellulare o in quella aggiunta? Il file taldeitali, dove si trova esattamente?) e, in ultima analisi, priva di chiarezza.

Il “soggetto sottinteso” che dà il titolo a questo post è ovviamente l’iPhone. Mentre mi affannavo a spostare quel maledetto file all’interno del Nokia per poterlo usare come suoneria, pensavo al lavoro immane di chi ha progettato l’interfaccia utente di iPhone. Pensavo alle soluzioni che quel team di ingegneri avrà esaminato, provato, scartato, accorciato, migliorato. Pensavo all’incredibile risultato che hanno ottenuto. Perché il punto è questo: un fedele utente Nokia potrà obiettare alle mie osservazioni dicendomi semplicemente: Si vede che non hai mai usato un Nokia, non sei pratico, basta fare così e cosà. Ma immagino che questa persona avrà perlomeno letto un manuale Nokia in vita sua, che spiega come svolgere queste assurde procedure. Una procedura, per illogica contro-intuitiva e complessa che sia, una volta memorizzata, viene percepita dal’ormai power user come semplice. La grande cosa dell’interfaccia dell’iPhone è che non occorre realmente essere “pratici” di quel dispositivo, non occorre buttare del tempo per familiarizzare con l’oggetto. Accendi l’iPhone ed è tutto lì davanti. Familiarizzi con il toccare lo schermo sin dall’inizio, da quel “Slide to unlock” che permette di sbloccare il telefono. La manipolazione di oggetti (messaggi, immagini, elementi Web, ecc.) è più intuitiva, e in ogni momento sullo schermo sono presenti tutti gli elementi necessari a portare a termine un’azione nella maniera più coerente ed economica (ossia con il minor numero possibile di passaggi). Per ogni oggetto le opzioni disponibili sono tutte sul piatto, in forma di icone o di menu contestuali. Non si devono “cercare” o “indovinare” opzioni o procedure.

2. Il lato oscuro del touch-screen: gli sportelli bancomat di Caja Madrid

Quante volte vi è capitato di voler prelevare 20 Euro e di riceverne 100 dallo sportello bancomat? Non molte, suppongo. Certo, sarebbe bello che il bancomat sputasse 100 Euro addebitandone solo 20, ma purtroppo non è così. E a me è capitato due volte in due settimane. La colpa, anche questa volta, è dell’interfaccia utente, unita a una pessima implementazione della tecnologia touch-screen. Gli sportelli bancomat della banca Caja Madrid hanno schermi leggibili e una grafica gradevole, ma il bello finisce lì. Una volta inserita la tessera e digitato il codice PIN, ecco che si presenta davanti agli occhi l’infernale schermata in cui selezionare quanto denaro prelevare. Vi sono varie opzioni, corrispondenti a vari tagli (da 20 a 500 Euro, se non ricordo male), quattro incolonnate sulla sinistra, quattro sulla destra. Per scegliere, occorre toccare lo schermo in corrispondenza di pulsanti “virtuali”, oppure inserire con la tastiera numerica un taglio diverso, se non è presente nelle opzioni (es. 10, 30, 70 Euro). I problemi sono due: tutti questi schermi sono disallineati pericolosamente, ossia spesso premendo esattamente sul pulsante virtuale (dove uno si aspetta di premere) non accade nulla. Occorre premere nuovamente, magari un po’ più a destra, o un po’ più in alto, o sul numero scritto a fianco. A volte occorre premere con un colpo deciso di polpastrello, senza tenerlo troppo sullo schermo. Non esiste alcun tipo di feedback. Si va a tentoni, sperando tutto vada per il meglio. Molto spesso va tutto bene, ma è una questione di fortuna, non di buona interfaccia.

L’altro problema è che non è possibile annullare l’operazione in caso di errore… perché non viene fornita una schermata di conferma della quantità di denaro richiesto, cosa che la stragrande maggioranza (se non la totalità) dei bancomat di altre banche implementano. Con schermi tattili dalla sensibilità imprevedibile, con un’interfaccia grafica mal disegnata (in altre schermate i pulsanti virtuali sono così vicini che è molto facile commettere errori), mi sembra il minimo proporre una schermata che dica: “20 Euro a debito, premere Continua per confermare”. Invece no. Una volta premuto il pulsante virtuale, lo sportello comincia la procedura di prelievo, sputa la tessera e il denaro. E come dicevo, in un paio di occasioni mi sono ritrovato 50 e 100 Euro quando ne avevo richiesti solo 20. Probabilmente perché l’interfaccia touch-screen era disallineata o troppo sensibile al tocco involontario (magari di un altro dito della mano). Con una schermata di conferma l’utente può accorgersi che qualcosa è andato storto e annullare il prelievo, o tornare alla videata precedente e correggere.

Considerazioni: Oggi la tecnologia touch-screen è sempre più onnipresente e viene vista da molti come “il futuro”. Può esserlo, non lo nego. Sono molto affascinanti i filmati di vari prototipi di “scrivanie” o grandi schermi touch-screen alla Minority Report, per intenderci. Ma il progresso non è il touch-screen fine a se stesso. Il progresso non può e non deve prescindere dall’interfaccia utente. Il touch-screen è un mezzo, e non sempre è il più efficace. Per compiere operazioni delicate, che necessitano di precisione, è importante che lo schermo sia di alta qualità e che vi sia un feedback tattile e soprattutto visivo di quel che sta accadendo. Anche in questo caso l’iPhone si comporta bene. Dato che, a parte il pulsante Home, tutto sull’iPhone si ottiene toccando lo schermo, è necessario che la tecnologia touch-screen (il mezzo che permette di usare l’iPhone) sia all’altezza della situazione e che espleti la sua funzione in modo soddisfacente e convincente. In altre parole, la tecnologia touch-screen (o multi-touch in questo caso) può essere applicata a un telefono con risultati eccellenti, ma ciò non vuol dire che possa essere indiscriminatamente applicata a qualsiasi cosa abbia uno schermo. Un computer con un grande schermo come unico dispositivo di input sarebbe altrettanto efficace? È bello vedere quei prototipi dove un tizio manipola immagini e mappe satellitari con le dita, ma pensiamo ad applicazioni più mirate, come la gestione dei testi, come l’applicazione di un filtro di Photoshop a un’area molto piccola di un’immagine, o il disegno tecnico. Pensiamo a quanto faticoso e improduttivo sarebbe lavorare una giornata su schermi del genere.

O pensiamo agli sportelli bancomat. A parte il caso specifico di Caja Madrid, ho notato sportelli di altre banche (almeno qui in Spagna), dove il sistema di input è ibrido: alcune scelte si confermano toccando lo schermo, altre premendo fisicamente dei tasti sulla tastiera dello sportello automatico. Spesso a video non vengono date informazioni chiare e uno si chiede: dovrò premere il pulsante “Conferma” a video o il tasto verde “Conferma” sulla tastiera? Sembrano sciocchezze, ma questi dispositivi stanno maneggiando il nostro denaro, e sarebbe auspicabile un miglioramento dell’interfaccia e una scelta più assennata della tecnologia da impiegare per utilizzare tale interfaccia.

iPhone: prime impressioni autorevoli

Mele e appunti

No, non scrivo dagli Stati Uniti col mio nuovo iPhone. Magari! Però rimando all’ottimo articolo di John Gruber (Daring Fireball) per un elenco molto chiaro di prime impressioni d’uso (lui sì che ha comprato l’iPhone). Non ho il tempo materiale per tradurre l’intero articolo in italiano, ma val la pena riportare qualche spizzico interessante.

La primissima impressione, dopo una giornata con iPhone:

iPhone è per il 95% formidabile, per il 5% esasperante. Sono assolutamente impressionato da quanto è bello questo dispositivo. Il design dell’interfaccia utente è ben progettato, e l’ingegneria è notevole. È molto divertente da usare.

Sull’interfaccia utente:

Lo schermo ad alta risoluzione è fantastico. Il font Helvetica non è mai apparso così bello su uno schermo. Ogni cosa è rapida e altamente reattiva. Quando si trascina qualcosa (che sia il pulsante a scorrimento per sbloccare il telefono, lo zoom su una fotografia o una pagina web), il trascinamento segue il dito senza il minimo ritardo. Non ho trovato un singolo elemento dell’intera interfaccia utente dell’iPhone che non sia super-reattivo. Il tutto ha un feeling incredibilmente realistico.

Sulla luminosità e le impronte:

Lo schermo attira decisamente impronte e segni lasciati dalle dita, ma quando il display è acceso non si vedono, perché lo schermo è molto luminoso. E questo con l’impostazione della luminosità di default, che è piuttosto bassa.

Sul Calendario:

Nessuna delle maggiori recensioni dei modelli di iPhone dati in pre-release si è soffermata molto sull’applicazione Calendario. È molto bella. Vi sono tre viste principali: mensile, giornaliera, e ad elenco. […]

È possibile modificare, creare e cancellare eventi sull’iPhone ed essi vengono sincronizzati con iCal. L’applicazione Calendario dell’iPhone, però, non fa uso del concetto di calendari multipli: tutti gli eventi sono più o meno contenuti in un solo calendario. In iTunes [7.3] si può scegliere quale calendario sincronizzare, ma in effetti tutti gli eventi dei calendari vengono presi e buttati in un unico calendario globale sull’iPhone. (In iTunes si può indicare un calendario iCal al quale aggiungere i nuovi eventi creati sull’iPhone).

Nella vista giornaliera non è possibile creare un nuovo evento facendo un doppio tap su un orario di partenza. In questo contesto il doppio tap non fa nulla; peccato, perché creare un evento con questo gesto sembra comodo e naturale.

Esiste un archivio appunti? Era una cosa che mi ero domandato prima che l’iPhone uscisse. Anche Gruber se l’era chiesto. La risposta è no:

Sin dal momento in cui venne annunciato l’iPhone, ero curioso di vedere che cosa avrebbe fatto Apple con i classici comandi dell’archivio appunti, gli standard Taglia/Copia/Incolla. Non essendoci una barra dei menu, non c’è un comando Composizione. Non essendoci una tastiera vera e propria, non ci sono scorciatoie da tastiera con il tasto Mela. Il Newton risolveva il problema con le “magic gestures”. L’iPhone lo risolve non avendo un archivio appunti. Niente copia e incolla.

Apple, invece, ha cercato di prevedere i luoghi in cui si sente l’esigenza di copiare e incollare, e offre comandi diretti per fare la medesima cosa. Per esempio, supponiamo che state leggendo una pagina web e decidete di inviare l’URL a un amico via email. La procedura che seguirei su un Mac sarebbe: (a) selezionare l’URL nella barra indirizzi, (b) copiarlo, (c) passare a Mail e (d) creare un nuovo messaggio e incollare l’URL. Sull’iPhone esiste un pulsante Share che appare quando si fa clic sulla barra indirizzi del browser. Un clic sul pulsante Share e l’iPhone crea automaticamente un messaggio email con l’URL già inserito nel corpo del messaggio. […]

L’email è l’archivio appunti de facto — Le Note non vengono sincronizzate, ma vi è un pulsante in fondo a ogni nota per convertirla in un messaggio email. È la sola maniera di esportare il testo di una nota. E la sola maniera di inviare una foto è di mandarla via email.

* * * * *

Altra lettura interessante: David Pogue

David Pogue ha redatto un conciso elenco di FAQ sull’iPhone. Per chi mastica l’inglese, ecco l’URL. Qualche breve estratto tradotto:

Posso usare la SIM di un altro telefono? L’iPhone viene venduto con una SIM già installata. Apple dice che è possibile sostituirla con una qualsiasi SIM recente di AT&T una volta attivata in iTunes. SIM di altre compagnie di telefonia non funzionano nell’iPhone.

È necessario il contratto con AT&T? Sì, altrimenti l’iPhone non funzionerà affatto senza un contratto biennale voce+Internet con AT&T (e no, non si può usarlo solo come iPod; uno sarebbe tentato, visto il grande schermo e la lunga durata delle batterie).

Posso usare l’iPhone come modem wireless per il mio portatile? No.

[E questo è un peccato, aggiungo io].

L’iPhone può ricevere canzoni, file, appuntamenti di agenda, contatti o aggiornamenti software via wireless? No, solo dal vostro computer attraverso il dock USB con il quale si ricarica il telefono. Ma la procedura è intelligente: a differenza dell’iPod, non appare nessun messaggio “Non Scollegare” durante la sincronizzazione. Si può scollegare l’iPhone dal suo dock in qualsiasi momento (per rispondere a una chiamata, per esempio). La sincronizzazione riprenderà una volta che si inserisce nuovamente l’iPhone nel dock. È anche possibile usare l’iPhone mentre si ricarica.

Ho cercato di selezionare i punti più interessanti degli articoli di Gruber e Pogue, quelli che rispondono in maniera diretta a molti interrogativi che fluttuavano nell’aria prima dell’uscita ufficiale dell’iPhone. Se qualcosa non è chiaro, o ci sono altre domande, proverò a cercarle sul Web (da fonti attendibili) per darvi una risposta.

Quei piccoli miglioramenti

Mele e appunti

Safari 3

Adesso non ho più problemi nemmeno con l’internet banking (Banca Intesa). Prima avevo sempre avuto problemi di autenticazione, ora tutto va bene. E tutto va davvero bene con Safari 3. Finora nulla da segnalare. Nulla. Fossero così tutte le beta.

Mac OS X 10.4.10

Dieci quattro dieci, che alla fine è più elegante di 10.4.9.1, che fa tanto Adobe Flash o progetto open source. Giusto stamane ho notato una cosa molto piacevole: alla disconnessione imprevista di un volume di rete montato sulla scrivania, il Finder non si congela più per un paio di minuti. Adesso il tempo di non risposta è sceso a una decina di secondi o meno. Finalmente. Anche il montaggio/smontaggio di volumi esterni USB mi sembra più vispo. In generale, nessun problema con l’aggiornamento a 10.4.10, malgrado i disastrosi bollettini di guerra di MacFixIt e di altri forum per la rete. Va detto che ora i Mac in circolazione appartengono a due famiglie, PowerPC e Intel, per cui in effetti possono presentarsi delle noie specifiche di una piattaforma non riscontrabili nell’altra. I miei Mac sono tutti PowerPC (G3 e G4), e non ho avuto alcun problema dopo l’aggiornamento. Il consiglio è sempre quello: uscire da tutte le applicazioni aperte prima di lanciare l’update (meglio ancora fare un logout/login), disattivare temporaneamente gadget e piccole utility di terze parti che modificano in qualche modo l’interfaccia del Mac (esteticamente e/o funzionalmente), installare l’aggiornamento e via.

Gmail è quasi meglio di .Mac

C’è una cosa che mi piace di Gmail. Se si gestiscono le email in parte via Web, in parte usando un client di posta elettronica, tutto è sempre sincronizzato in maniera molto trasparente. Mi spiego meglio. Uso Mail di Apple per il mio account .Mac e per uno dei miei account Gmail. I messaggi email che invio dal client di posta vengono giustamente salvati nella cartella di Posta Inviata memorizzata localmente. Se scrivo un’email usando l’interfaccia Web di Mail, a meno di non salvarla nella Posta Inviata dell’applicazione web Mail, non ho modo (almeno così mi pare) di recuperarla e di tenerla archiviata localmente sul mio Mac (a meno di non agire manualmente su ogni messaggio, ovvio). Facendo la sincronizzazione con il server .Mac, solo la posta in entrata risulta sincronizzata.

Confesso di non essermi addentrato troppo nel pannello delle preferenze di .Mac. Ho provato le funzioni di sincronizzazione dei servizi .Mac. Per quanto riguarda le email, sembra che mantengano sincronizzati i messaggi, i segnalibri del browser, ecc., fra diversi Mac, ma quel che vorrei è una totale sincronizzazione dell’applicazione web Mail e del client di posta Mail, dove tutti i messaggi ricevuti, ma anche inviati, siano mantenuti identici e sincronizzati nei due ambiti, online e offline.

Gmail semplifica molto le cose, perché se io scrivo un’email usando l’interfaccia web, e in un secondo momento apro il mio programma di posta e scarico la posta dall’account Gmail, quel messaggio che ho inviato viene scaricato e messo nella cartella Posta Inviata > Gmail come nuovo messaggio. Così il mio account Gmail è sempre sincronizzato. Mi piacerebbe che Mail facesse altrettanto. (Magari lo fa e io stupidamente non ho mai trovato il modo di farglielo fare, ma in ogni caso vorrei che lo facesse così semplicemente come lo fa Gmail, senza dover cercare impostazioni altrove).

Safari 3 (II)

Mele e appunti

Cronologia potenziata

Un’altra bella cosa che ho notato in Safari 3: nel menu History ci sono due nuovi comandi che prendono spunto da una funzionalità utilissima di Firefox 2. I comandi sono Reopen Last Closed Window e, soprattutto Reopen All Windows From Last Session, ovvero “riapri l’ultima finestra chiusa” (inavvertitamente, come capita di tanto in tanto), e “riapri tutte le finestre che erano aperte nell’ultima sessione”. Quest’ultimo comando mi è tornato utile giusto un momento fa: nella sessione precedente avevo diversi pannelli aperti, e mi sono dimenticato di inserire nei miei bookmark uno dei siti che stavo leggendo. Ho cercato di ripescarlo nella cronologia, ma ogni pannello ne ha una sua propria. Ho riaperto le finestre dell’ultima sessione con il comando summenzionato e voilà, si sono ricaricati tutti e 8 i pannelli, e fra di essi il sito che mi era sfuggito.

Web Inspector

Chi ha abilitato il menu Debug in Safari, e mastica codice per il Web, sa che fra le voci del menu c’è la possibilità di abilitare il Web Inspector (Show Web Inspector), un pannello semitrasparente diviso in sezioni col quale è possibile esaminare minutamente la struttura di una pagina. Adesso è anche possibile selezionare un singolo elemento della pagina web, fare Ctrl-clic, e nel menu contestuale apparirà una voce in più: Inspect element, che richiamerà il Web Inspector e mostrerà i dettagli dell’elemento selezionato (codice, dimensioni dell’oggetto, ecc.).

Safari 3 (I)

Mele e appunti

Alcuni si sono chiesti perché sia necessario un installer (e un uninstaller) per Safari 3 beta, e perché non sia possibile usare Safari 3 beta come applicazione a sé stante, affiancando Safari 2.0.4. Beh, anzitutto l’installer non contiene solo il programma: durante l’installazione viene aggiornato tutto il framework WebKit a livello di sistema, il framework JavaScript e anche il Dock. A questi framework si appoggiano tutte le applicazioni (non solo Safari, quindi) che usano WebKit per effettuare il rendering di contenuti HTML (come i widget di Dashboard, gli Aiuti del Mac, iTunes, ecc.).

Può capitare, perciò, che qualche widget faccia le bizze dopo l’aggiornamento a Safari 3 beta. Di quelli che uso abitualmente in Dashboard solo uno finora non funziona, ma niente di serio. Preferisco tenermi un Safari e un WebKit migliori, e il widget se ne starà in un “cassetto” fino a che l’autore non lo aggiornerà.

Come sempre, quelli di MacFixIt sono catastrofici. Quel che mi fa arrabbiare del loro modo di impostare le news è scrivere, per esempio, “Seri problemi con i widget”, “Potrebbe essere necessario reinstallare il sistema”, ecc. Vai a vedere sul sito e scopri che alcuni utenti (quanti? Due, tre, dieci?) hanno avuto problemi seri dopo l’aggiornamento a Safari 3, e di questi un tizio, dopo aver passato un’ora e mezza con il supporto tecnico Apple, ha dovuto fare un Archivia e Installa di Mac OS X. Fra le righe si legge che sono casi estremi e rari, ma se un utente scorre le novità dei vari siti usando un lettore di feed RSS, quelli di MacFixIt sembrano bollettini di guerra. Per carità, MacFixIt è un sito di indubbia utilità, ma spesso e volentieri va preso con le pinze, perché fra i consigli utili possono annidarsi colossali castronerie, come quella di non usare Aggiornamento Software per fare aggiornamenti del sistema operativo quando esce una minor release di Mac OS X (loro consigliano sempre di scaricarsi il file e di usare l’Installer di Mac OS X, quando Aggiornamento Software fa la stessa identica cosa).

Tornando ai problemi generati da Safari 3 beta, e osservando enormi discrepanze da caso a caso (a me tutto funziona bene e meglio di prima; alcuni lettori di MacFixIt hanno dovuto reinstallare l’intero sistema operativo), continuo a sostenere una vecchia tesi: più uno tiene il Mac pieno di hack e schifezze varie, più rischia di rendere il sistema instabile quando scarica aggiornamenti Apple canonici che vanno a modificare parti essenziali di Mac OS X. Certo, a volte le schifezze sono legittime utilità di terze parti che possono aiutare la produttività del singolo, e in questo caso credo che dovrebbe essere il buonsenso a mettere l’utente in guardia. Spesso il semplice accorgimento di disattivare l’utility prima di installare pezzi di software di casa Apple, per poi riattivarla ad aggiornamento compiuto, può salvare capra e cavoli.

Altra cosa curiosa è che alcuni siti come eBay non riconoscano Safari 3 come un browser aggiornato. Io ho risolto l’inconveniente semplicemente dicendo a Safari 3 di farsi riconoscere come Safari 2.0.4 o altro browser. Menu Debug > User Agent > (scegliere fra le varie opzioni). Per attivare il menu Debug, basta andare nel Terminale (chiudendo Safari prima), e scrivere

defaults write com.apple.safari IncludeDebugMenu 1