L'affidabilità dei supporti

Mele e appunti

A seguito di nuove recenti acquisizioni, che magari saranno oggetto di un prossimo post, ho potuto finalmente rimettere in pista il buon vecchio Quadra 950, che dormiva in un angolo dal maggio scorso. Una volta verificatone il corretto funzionamento, ho deciso di tirar fuori anche la vecchia unità SyQuest 5200, che è in grado di leggere le cartucce magnetiche da 44, 88 e 200 MB. Inserite le cartucce, sono state tutte montate sulla scrivania del Quadra senza problemi, e i miei vecchi dati archiviati erano tutti lì, come se li avessi appena trasferiti.

Su ogni custodia delle cartucce originali SyQuest è indicato che SyQuest garantisce l’affidabilità dei supporti e l’integrità dei dati per 5 anni. Mi sono fermato a riflettere un istante: io ho acquistato l’unità e 6 cartucce nel 1997, di seconda mano da un’agenzia di grafica. Sicuramente le cartucce sono state acquistate almeno uno o due anni prima, diciamo quindi nel 1995. A distanza di undici anni, tutto funziona regolarmente, nessun dato perso. Quasi meglio dei CD, viene da dire.

Un nuovo dispositivo touch-screen da Apple?

Mele e appunti

Pare che Apple abbia registrato un brevetto per un dispositivo ‘tablet’ all’United States Patent and Trademark Office.

Per dare un’occhiata alla documentazione, andate qui e inserite nel campo di ricerca il numero del brevetto, che è 20060022956.

La descrizione del brevetto è interessante: Touch-sensitive electronic apparatus for media applications and methods therefor. Buona lettura!

Un'altra ragione per non usare Microsoft Word

Mele e appunti

Lemke Software GmbH, da cui proviene il notissimo e utilissimo Graphic Converter (notare che è già disponibile in formato Universal Binary), raccomanda Papyrus, di un altro produttore tedesco, R.O.M. Logicware. Papyrus è un word processor: sì, un altro, ma pare proprio un prodotto ben fatto. Premessa: questa è per ora soltanto una segnalazione, la recensione vera e propria verrà più avanti quando avrò collaudato meglio questo programma. Per ora ho solo qualche breve impressione a caldo.

- Versioni per tutti i gusti. Papyrus è disponibile in versione WORKS, OFFICE e ViEW. WORKS è inizialmente una trial version di 15 giorni. Se ci si registra presso il sito di R.O.M. Logicware è possibile ottenere un codice che sblocca la versione eliminando la scadenza. È quindi possibile utilizzare Papyrus WORKS liberamente per scopi non commerciali. La versione OFFICE è più completa e comprende, fra l’altro, un foglio di calcolo e un database relazionale. Una licenza costa 99 dollari (altri tipi di licenza e relativi prezzi sono visibili in questa pagina). La versione ViEW è un programma gratuito che serve a visualizzare e a stampare documenti elaborati con Papyrus.

- Spartana eleganza. A una prima visione ed esplorazione dell’interfaccia di Papyrus devo dire che l’impressione è più che buona. Il programma lascia visibili barre di strumenti essenziali, senza gingilli inutili e sovraffollamenti che disorientano l’utente. In realtà molto è personalizzabile dietro le quinte, e mi piace che le varie impostazioni e preferenze siano appunto totalmente gestibili dietro le quinte. Si respira aria un po’ alla Bare Bones, per capirci. I produttori di Papyrus, per esprimere in due parole l’essenza del programma, hanno usato il classico Less is More, ed è proprio così.

- Una ragione in più per non usare Word. Toh, un altro programma che apre ed esporta in formato Microsoft Word. La primissima cosa che ho verificato è quanto bene lo faccia. Ho fatto alcuni test con file di Word inviatimi da alcuni clienti e devo dire che non ho avuto alcun problema a leggerli e risalvarli in Papyrus. Stili e tabelle vengono rispettati, e per le mie esigenze questo basta a passare la prova, ma non voglio dare giudizi affrettati e ci tornerò su più avanti. I formati supportati da Papyrus WORKS non sono moltissimi (vedere figura), ma sufficienti per le esigenze più comuni.

papyrus-ff.jpg

Insomma, per adesso sono piacevolmente colpito da questo programma, non vi ho trovato nulla di contro-intuitivo o di particolarmente difficile da impostare. L’apertura e la gestione di file anche pesanti sono più che soddisfacenti. L’interfaccia è semplice e coerente, e i comandi e le impostazioni più usate si trovano con facilità. Nei prossimi giorni ci scribacchierò più frequentemente e, come ho già detto, scriverò una recensione più approfondita, magari facendo qualche confronto con altri programmi di categoria.

Lati positivi

Mele e appunti

Le due rivelazioni hardware del Macworld Expo, iMac e MacBook Pro, hanno prevedibilmente fatto discutere, e sto leggendo un po’ dappertutto reazioni e sfoghi. Anche tante sciocchezze, specie da parte degli eterni insoddisfatti, quelli che se Apple presenta dell’hardware rinnovato solo in minima parte (come è successo con l’ultima linea di PowerBook), si sentono presi in giro; e se Apple presenta innovazioni o scelte un po’ più radicali si lamentano perché è troppo innovativa.

Così in molti, a quanto mi è dato leggere, si trovano un po’ delusi dal MacBook Pro. Non ha il modem! Non ha la S‑Video! Non ha la FW 800! Non ha la tradizionale PCMCIA! La batteria dura solo due ore! Parrebbe quasi inutilizzabile. Sì, però:

a. È ancora un prototipo, probabilmente definitivo al 98%, ma chissà. Apple si è presa ancora un mesetto prima di venderlo, e sicuramente almeno la questione batteria sarà sistemata.

b. È, per adesso, l’unico nuovo portatile con processore Intel. Chi sa quali altri modelli verranno prodotti nei prossimi mesi? E con quali caratteristiche? Chi l’ha detto che questo deve essere per forza il modello di punta?

E ora vediamo che cosa ha il MacBook Pro:

1. Ha una porta DVI. Con un adattatore DVI/S‑Video, ecco la porta S‑Video.

2. Ha uno slot ExpressCard/34. È una tecnologia più veloce della PCMCIA, offrendo un throughput fino a 250 MBps in ambo le direzioni. Ha accesso a tutta la velocità dei bus USB e PCI Express. Presto vi saranno schede ExpressCard che potranno aggiungere la tanto agognata porta FireWire 800, e che potranno offrire collegamenti ad alta velocità con dispositivi Serial ATA esterni. Non è male.

3. Ha un bus di sistema a 667 MHz. Quello dei PowerBook G4 viaggia solo a 167 MHz.

4. Ha tecnologia grafica PCI Express, otto volte più veloce della AGP dei PowerBook G4.

5. Utilizza per i drive la tecnologia Serial ATA, più veloce della ATA.

6. Ha una memoria RAM più veloce: utilizza moduli PC2-5300 DDR2 a 667 Mhz. I PowerBook G4 attuali utilizzano moduli a 333 MHz.

Insomma, forse il primo assaggio soddisfa poco, e posso capire chi si lamenta del “downgrade” del SuperDrive (che non masterizza DVD dual layer), però il nuovo MacBook Pro è un portatile dignitoso e, ragionando sulle sue caratteristiche un po’ più a fondo, si capisce che scelte quali la porta ExpressCard al posto della PCMCIA non siano un passo indietro o un passo falso. Se questa tecnologia mi dà la possibilità di collegare periferiche con le quali scambiare dati più velocemente, ben venga. E schede ExpressCard ne faranno eccome. Quando uscì il primo iMac, senza porte seriali né ADB né SCSI, ma solo con porte USB, le periferiche USB esistenti a quel tempo non erano molte, eppure in un periodo relativamente breve, e grazie al successo dell’iMac, il mercato si è riempito di ogni genere di periferica e gingillo con porta USB.

Parlando di iMac, il povero iMac Intel è stato un po’ messo da parte, tanta è l’attenzione che ha attirato su di sé il MacBook Pro. Anche l’iMac ha qualche piccola novità interessante, passata un po’ inosservata:

1. Anche l’iMac possiede RAM più veloce: moduli a 667 MHz contro quelli a 533 MHz dell’ultima serie degli iMac G5.

2. È possibile collegare un monitor esterno. I nuovi iMac con processore Intel dual core hanno porte mini-DVI al posto della VGA. È quindi possibile collegare un Cinema Display, un proiettore, un televisore, ecc. Soprattutto, i nuovi iMac non si limitano a visualizzare un duplicato della scrivania (mirroring), quindi, con il secondo monitor collegato, è possibile godersi una scrivania estesa.

3. La scheda video è stata aggiornata. ATI Radeon X1600 al posto della X600. Inoltre, chi acquista il modello di iMac da 20″, ha la possibilità di aggiungere altra RAM alla scheda video, portandola da 128 a 256 MB.

Non vedo l’ora di vedere dal vivo questi nuovi Mac con processore Intel, andare all’Apple Store più vicino e vedere un po’ la reattività e le prestazioni dei nuovi processori. Per ora non compro nulla: hardware nuovo non mi serve e presumo che la mia piccola flotta (PowerBook G4 TItanium a 500 MHz, PowerBook G4 Aluminium 12″ a 1 GHz e iBook G3 conchiglione a 466 MHz) tirerà avanti ancora un bel pezzo, viste le mie esigenze e la proverbiale longevità operativa dei Mac. Ma di sicuro uscirò dall’Apple Store con una scatola di iLife ’06.

Niente spyware in iTunes 6.0.2

Mele e appunti

È stato da pochissimo rilasciato l’aggiornamento di iTunes che lo porta alla versione 6.0.2. Al di là di migliorie e sistemazioni di bug, una caratteristica nuova che ha attirato l’attenzione è il MiniStore che compare nella parte inferiore della finestra principale di iTunes. Alcuni, fra cui il buon Rob Griffiths (senior editor di Macworld.com e gestore di Mac OS X Hints), si sono allarmati, affermando che il MiniStore non è che un piccolo spyware che, cambiando le varie selezioni dello Store a seconda dei brani che l’utente ascolta dalla sua libreria musicale privata, invierebbe ad Apple tali informazioni (oltre a dati non meglio identificati) all’insaputa dell’utente. Per evitare che ciò accada basta comunque disattivare il MiniStore (menu Composizione > Nascondi MiniStore oppure Maiusc-Cmd‑M).

Sebbene Apple nella sezione “leggimi” dell’aggiornamento non abbia menzionato esplicitamente il MiniStore e che cosa faccia, non mi sembra nel suo stile inserire uno spyware in maniera così infingarda. E infatti oggi su Mac OS X Hints leggo una rettifica di Griffiths nella quale dichiara che Apple gli ha confermato direttamente che tramite il MiniStore non viene assolutamente raccolta alcuna informazione.