Una corsa al parco con Steve Jobs

Mele e appunti

Ieri, sincronizzati gli orologi e i vari siti Web che offrivano resoconti in diretta del keynote di Steve Jobs, mi sono preparato a ricevere la serie di novità Apple dal Macworld Expo. L’assenza di streaming rendeva l’atmosfera simile al seguire la partita di calcio della squadra del cuore con una radiolina, invece che alla televisione o allo stadio. Presagivo che Apple avesse pronte molte novità, presagivo la presenza di sorprese, ma non ero preparato a così tanto.

Dalla WWDC 2005, Apple sta impostando e tenendo un ritmo impressionante. Di qui l’ispirazione per il titolo dell’entrata odierna del mio blog. In questi ultimi mesi Apple e Steve Jobs sono per me come andare a correre al parco con un vecchio amico il quale, a differenza di me, non solo è in ottima forma, ma continua a migliorare, e quando iniziamo a correre, fatta qualche decina di metri, già non lo vedo più. Ma non mi arrabbio con lui, sono felicissimo e mi rendo conto che, se voglio stargli dietro, tocca a me lavorare di più e “farmi il fiato”.

Tornando al keynote. Ieri seguivo il reportage in diretta su Macworld.com, impostando il pratico WebDesktop per aggiornare la pagina ogni minuto. Vedevo l’articolo allungarsi e le varie novità dipanarsi sotto i miei occhi, ancora una volta, a ritmo serrato. Quando è arrivato il momento della presentazione dei nuovi Mac con processore Intel dual core, ho controllato più volte per essere sicuro di leggere bene.

Bel colpo, signor Jobs. Ormai non è più possibile prevedere le sue mosse basandosi sulle sue affermazioni. Non molto tempo prima della presentazione dell’iPod con funzionalità video, il Nostro aveva dichiarato È già possibile scaricare film sull’iTunes Music Store, e alcuni album offrono il video come incentivo per acquistare la musica. Offriamo anche dei podcast video, ma la gente comprerebbe un dispositivo video solo per guardare questi video? Finora non è accaduto. Nessuno ha avuto successo in quest’ambito. Il che, pur non asserendo nulla di mostruosamente esplicito, non faceva certo presagire che Apple avrebbe presentato l’iPod nuovo con funzionalità video di lì a poco.

Per quanto riguarda i Mac con processore Intel, Jobs aveva parlato di metà 2006, aveva tracciato tabelle di marcia e un piano di transizione. Onestamente non pensavo che Apple fosse così pronta. Questione di ritmo, ancora una volta. Non credevo i nuovi Mac con processore Intel fossero già pronti, soprattutto perché i processori che incorporano sono nuovissimi: Intel non li ha annunciati da molto. Ragionando sulle tempistiche, mi viene il sospetto che nell’accordo fra Jobs e Otellini (CEO di Intel) si sia previsto da parte di Apple l’utilizzo dei processori dual core in esclusiva. Perché, pur essendo l’iMac e il MacBook Pro due computer sostanzialmente simili alle loro controparti PowerPC, non si progetta, non si assembla e non si collauda una macchina in tempi così brevi.

Le novità software

iLife ’06 e iWork ’06: la loro uscita a inizio 2006 non ha nulla di sorprendente. Però le varie migliorie apportate a iPhoto, iMovie, GarageBand e iDVD, e la presenza della nuova applicazione iWeb non sono affatto elementi di secondo piano. Ormai questi programmi sono in piena maturità: anche iPhoto, almeno sulla carta, sembra più usabile delle sue versioni precedenti. Questo, e la presenza di iWeb, mi hanno solleticato al punto che acquisterò iLife non appena sarà disponibile. Ritengo che tutte le applicazioni del pacchetto valgano molto più dei 79 EUR che spenderò. Per iWork ’06 sono ancora un po’ incerto; non sul valore dei programmi, intendiamoci. È che a me Keynote non serve, proprio come non mi è mai servito PowerPoint, e comprare iWork solo per Pages 2… Si vedrà.

Mac OS X 10.4.4: ho iniziato ad attendere questo aggiornamento esattamente un’ora dopo l’aggiornamento a 10.4.3. Come ad altri utenti, l’aggiornamento precedente mi aveva causato un problema fastidioso (si veda il post Aggiornamento a Mac OS X 10.4.3 e problemi con DVD Player), problema finalmente risolto con Mac OS X 10.4.4. Più in generale, questa versione presenta una serie di bug fix e miglioramenti interessanti a vari livelli. Ho aggiornato subito i miei Mac senza intoppi. Il riavvio, in tutti i casi, è stato decisamente più lungo del normale, ma è un comportamento prevedibile dopo qualsiasi aggiornamento che lavora in profondità. Ho lasciato macinare i Mac, e una volta terminato l’avvio ho notato un Finder più reattivo e le applicazioni aggiornate (Safari, Mail, DVD Player, giusto per fare tre nomi) un po’ più scattanti di prima. Se l’aggiornamento precedente, unico a darmi problemi da quando esiste Mac OS X, mi aveva lasciato l’amaro in bocca, questo mi trova più che soddisfatto.

Le novità hardware

Mac + Intel ovviamente. Il primo Mac della nuova èra è un iMac. Riflettendoci su, ha senso. L’iMac ha simboleggiato il ritorno della gestione Jobs in Apple e la conseguente “rinascita” nel 1998. L’iMac è stato il Mac che più si è reinventato e più ha osato da un punto di vista di design. Ora l’iMac osa dall’interno e apre le danze dei nuovi Mac con processori Intel. Ma ad attrarre di più la mia curiosità è il MacBook Pro. Anzitutto sono contentissimo che sia stato mantenuto l’ottimo design dei PowerBook Aluminium. Poi: mi piace l’iSight incorporata, mi soddisfano le caratteristiche hardware, e trovo che MagSafe sia una piccola genialità. Non vedo l’ora di vedere dal vivo la luminosità dello schermo (che Apple dichiara essere più luminoso del 67% rispetto ai PowerBook G4), di confrontare lo spessore (il MacBook è più sottile dei PowerBook), e di sentire quanto è più freddo. E grazie al cielo non vi sono tutti quegli odiosi adesivetti tipici dei notebook PC, con il logo Windows, il logo Intel, e altre amenità che mi ricordano tanto gli adesivi “TURBO” e “FERRARI” spiaccicati sul retro di sferraglianti Fiat Ritmo e Renault 5.

A piacermi poco o niente è il nome. MacBook Pro. Sa di software. Potrebbe essere il nome del primo programma di impaginazione professionale targato Apple. I futuri iBook-Intel, conseguentemente, si chiameranno MacBook (senza Pro). Saranno bei computer di certo, però quel nome… Umf.

Ma non mi lamento. Quest’anno ne vedremo delle belle e questo è solo l’aperitivo. Sto alla finestra e osservo, senza osare alcuna previsione per i prossimi eventi Apple, certo di rimanere, come ieri, positivamente stupito e un po’ spiazzato. Tutte le chiacchiere di contorno alle novità e alla transizione di Apple in generale, sono chiacchiere e poco altro. Si potrà far girare Windows sui nuovi Mac con processore Intel? Chi se ne frega. Si potrà fare in modo di far girare Mac OS X sull’anonimo assemblato PC? Chi se ne frega. I Macintosh sono i computer che mi hanno dato più soddisfazioni e che preferisco centomila volte a qualsiasi PC, e continuerò a dare ad Apple la mia preferenza. I Mac sono longevi e non prevedo di cambiare il mio PowerBook G4 a breve. Quando avrò la necessità di prendere un Mac nuovo, acquisterò fra i modelli disponibili quello che più verrà incontro alle mie esigenze e al mio budget. Avrà un processore Intel? Chi se ne frega, sarà un Mac e funzionerà come un Mac. Non è essere di parte o avere una fiducia incondizionata che rasenta la fede. Una volta abusavo della frase Parlo per esperienza. Oggi vedo, sento il ritmo di Apple, e posso dire È un dato di fatto.

(Ho scritto questo post di getto e ancora “a caldo”. C’è troppa carne al fuoco e nei prossimi giorni cercherò di sviscerare alcune impressioni e riflessioni che mi stanno ronzando per la testa. Rimanete sintonizzati).

Intel aside

Mele e appunti

Nell’appartamento di fianco al mio stanno facendo dei lavori non meglio identificati e piuttosto drastici, a giudicare dai rumori di martelli e trapani che mi stanno fracassando i timpani da due-tre ore. Questo preambolo è necessario per capire il mio umore attuale, poco propenso al dialogo e alla pazienza.

Ciliegina sulla torta: mi chiama D., caro vecchio amico, ex utente PC da un po’ (grazie anche alla mia opera di evangelizzazione della Mela), ma ahimé sempre utente PC nel modo di approcciare le questioni informatiche. Dopo i vari “come stai” e “come vanno le cose”, arriviamo al dunque: Pensavo di prendere un portatile Mac, però ho letto che a gennaio usciranno i nuovi iBook con processore Intel. Ma come saranno, secondo te? Cosa mi consigli? Aspetto?

Provocazione: gli ho detto di sì. Poi ho aggiunto: “Ma lo sai che un tizio ha scritto su un sito che gli hanno detto che molto probabilmente i nuovi iBook non avranno la porta FireWire?”

Nooo! Davvero? E adesso come faccio con il mio hard disk LaCie esterno e la mia videocamera?

Sei nei guai, mi sa”.

E allora cos’è meglio fare a questo punto?

L’ho detto a lui e lo scrivo qui: primo, quando qualcuno scrive “notizie” prive di una fonte attendibile, non confermate da una fonte attendibile, e soprattutto senza citare questa fonte, forse è meglio non dargli retta. Secondo, prestare maggiormente attenzione ai fatti verificabili che abbiamo sottomano oggi per quanto riguarda la famigerata questione “Apple monterà processori Intel”. Terzo: il portatile serve adesso? Lo si acquisti adesso. Si può aspettare? Si aspetti.

Più in generale: Apple ha dichiarato che non si vedranno Mac con processore Intel fino a metà 2006. Presumibilmente perché è necessario aspettare i nuovi processori Intel, montarli, testarli, ecc. Da un punto di vista software, occorre tempo per preparare la transizione all’architettura x86. Oggi come oggi il software per architettura Intel suppongo si limiti a una versione, nemmeno definitiva, di Mac OS X 10.4, a qualche programma di grosso calibro come Mathematica e qualche altro, più una serie di programmini shareware già aggiornati e disponibili in formato Universal Binary. Perché, di grazia, dovrebbero uscire degli iBook Intel in meno di un mese? E quali programmi potremmo usare? Forse il sistema operativo, forse una suite iLife progettata ad hoc e qualche altra briciola? Un po’ pochino, no? Eppure là fuori c’è un sacco di gente che aspetta gennaio con ansia da festività natalizie.

Quella della scomparsa della FireWire mi sembra un’altra idiozia. I siti di rumour sostengono che la porta FireWire 400 scomparirà dai nuovi fantomatici iBook, ma verrà inserita una porta FireWire 800 per venire incontro alle esigenze degli utenti pro. Fatemi capire: adesso gli utenti pro dovrebbero comprare un iBook, noto rappresentante della linea consumer dei portatili Apple? In altre parole: che senso ha che un portatile consumer venga privato di connettività consumer e fornisca invece una porta FireWire 800 ad alta velocità, tipica per esigenze (e dispositivi) professionali?

È vero che ultimamente Apple ci ha abituato alle sorprese e che tutto può succedere, però non posso non notare come le dicerie e le superstizioni siano forti oggi quanto lo erano nel Medioevo. E visto che mi si chiedono impressioni e previsioni sul passaggio a Intel da parte di Apple, replicherò seccamente: non me ne importa un fico secco di quando usciranno i nuovi Mac, di quali porte avranno o non avranno, se sarà possibile craccare Mac OS X per farlo girare su PC, e compagnia bella. Io sto alla finestra e attendo gli eventi. Quando ci sarà un computer Apple con processore Intel potremo discuterne ad nauseam. Adesso, che l’aria fritta abbia o non abbia un processore Intel o una porta FireWire, non cambia le cose: aria fritta rimane.

Ah, D. ha concluso la telefonata dicendo che forse un PowerBook G4 a 15″ non è poi tanto male per le sue esigenze.

PowerBook 5300: un esperimento di sopravvivenza informatica

Mele e appunti

La mia piccola collezione di Mac non è fatta di macchine morte e accatastate a prender polvere. Certo, alcuni si trovano in un riposo più o meno forzato dopo il trasloco: il PowerBook 100 è in un letargo di piombo e il Quadra 950 è momentaneamente senza il suo monitor e senza un vero e proprio spazio operativo, ma il Colour Classic è vivo e pimpante sull’altra scrivania, depositario di un nascente catalogo librario sotto FileMaker Pro 2. Il PowerMac 9500 è in gran forma, più schizofrenico che mai, avendo installato sui suoi hard disk interni rispettivamente Rhapsody Developer Release 2 e Mac OS X 10.2 Server.

Arrivo al punto. Molti mi chiedono che cosa me ne faccia di tutti questi ferrivecchi. In genere la risposta che zittisce l’interlocutore è “li colleziono”. Di fronte a un collezionista ci si arrende, ben sapendo che si entra nell’ambito di una lucida irrazionalità, dell’insana affezione per determinati oggetti (francobolli, pipe, libri, dischi, eccetera) e non si aggiunge altro. Ma stavolta voglio approfondire, perché a volte mi lascio scappare la risposta “beh, possono sempre tornare utili” – e qui spesso l’interlocutore mi sfida con un sorrisino e con un “see, come? quando?” e più o meno implicitamente mi invita a un’ulteriore spiegazione.

Allora ho fatto un esperimento pratico. Mi sono detto: supponiamo, per assurdo, che i miei PowerBook G4 e il mio iBook G3 mi piantino tutti in asso. Potrei continuare a lavorare con uno o più dei summenzionati ferrivecchi?

Piccolo passo indietro: oltre al mio studio, un luogo in cui amo lavorare in raccoglimento è la biblioteca del Politecnico qui a Valencia. Il luogo è luminoso, climatizzato, con grandi scrivanie e la possibilità di collegare il proprio portatile alla rete (via Ethernet o wireless) ad alta velocità. Per collegarsi a Internet è necessario passare attraverso un VPN (Virtual Private Network), e quindi utilizzare un nome utente e password per autenticarsi. Con Windows XP o con Mac OS X la procedura è trasparente.

Bene, tornando all’esperimento: oggi ho provato a lavorare dimenticando i G3/G4, dimenticando Mac OS X e tutte le comodità dell’utente Mac “moderno” e mi sono portato al Politecnico il mio PowerBook 5300. Una rinfrescatina sulle caratteristiche: processore PowerPC 603 a 100 MHz, 64 MB RAM, schermo a matrice attiva da 10,4″ con risoluzione massima di 800 x 600 pixel, hard disk da 1,1 GB, floppy drive e due slot PCMCIA. Supporta fino a Mac OS 9.1, ma sul mio ho installato Mac OS 8.1 e va benone.

Passo 1: collegarlo alla rete. Facile: scheda Ethernet PCMCIA. Fatto.

Passo 2: (meno ovvio) abilitare il VPN. Pare che l’unico programma decente (non facile da reperire) per la gestione di un VPN su sistemi anteriori a Mac OS X sia NTS TunnelBuilder, arrivato alla versione 5.0.9a e non più aggiornato (parrebbe). Ho trovato una demo funzionante per 30 giorni, l’ho scaricata e installata. Mi sono correttamente collegato a Internet.

Passo 3: che programmi usare. Per navigare le scelte sono piuttosto limitate: una vecchia versione di Internet Explorer, oppure Netscape Communicator 4.x, oppure – forse la scelta migliore – iCab: poco esoso di RAM, abbastanza moderno per gestire qualche sito difficile. Chiaro: scordiamoci animazioni flash, e siti che fanno largo uso di grafica, effetti, plug-in. Ma io lavoro coi testi, sono traduttore, e mi interessa visitare siti di risorse enciclopediche e dizionari online. Per questo genere di navigazione, i browser citati bastano e avanzano. Per la posta elettronica? Netscape ancora, oppure Eudora, oppure il caro vecchio Claris Emailer. Li tengo configurati con i miei account, mentre .Mac (dotmac) posso consultarlo via Web.

E per il lavoro di oggi mi sono bastati Acrobat Reader 4.05, BBEdit 4.6, e GraphicConverter 3.9 per fare un paio di ritocchi a un file JPEG. Ho persino formattato un floppy a uno degli impiegati della biblioteca, che aveva problemi con il suo PC. Non male per un computer del 1995. Non male per quello che viene comunemente considerato il peggior portatile che Apple abbia mai costruito.

È stata un’esperienza interessante, che non vuole essere chiaramente il classico esempio-per-tutti. Se io mi occupassi di grafica e fotoritocco, o musica, o editing video professionale, per dire, il discorso cadrebbe subito. Però io mi occupo di testi, e ho potuto misurare davvero quanto possa continuare a lavorare anche in condizioni critiche e con il minimo di risorse a disposizione, con hardware di 10 anni fa (di conseguenza considerato più che obsoleto). A fine giornata trovo tutto questo piacevolmente rassicurante.

Un paio di buone righe su Spotlight

Mele e appunti

spotlight.gifHo appena letto questo articolo (è in inglese) su Macworld.com, a firma Rob Griffiths. Il buon Griffiths (senior editor di Macworld e gestore di Mac OS X Hints, noto e utilissimo sito Mac) scrive una solida analisi su Spotlight, evidenziandone i limiti e l’attuale stato di immaturità, e conclude fornendo una lista di suggerimenti per migliorarlo. Nel forum, i vari commentatori dell’articolo, in generale concordi con la disamina di Griffiths, rincarano la dose ai danni di Spotlight basandosi sulla loro diretta esperienza: c’è chi non lo usa mai, chi lo ha abbandonato dopo qualche settimana dall’installazione di Tiger, chi lo ha rimosso, chi non lo sopporta, e via dicendo.

Io mi trovo d’accordo con Griffiths: Spotlight è ancora un po’ acerbo e di sicuro c’è molto da migliorare, tuttavia la mia esperienza è finora sostanzialmente positiva. Spotlight non mi ha dato problemi di sorta, e per le mie (forse non troppo sofisticate) ricerche è sempre stato più che utile, trovando quel che cercavo con sufficiente rapidità.

Vorrei puntualizzare alcune cose:

- Il famigerato Find-as-you-type, ovvero: si inizia a digitare la stringa di ricerca nella casella di Spotlight, e Spotlight inizia subito a cercare mentre si digita. Esempio: voglio cercare i file che contengono la stringa computer e Spotlight inizia a cercare le occorrenze di c, poi di co, poi di com, eccetera. A moltissimi questa cosa non piace, Griffiths compreso. Lamentano atroci rallentamenti e la considerano sostanzialmente inutile. Ricordo che l’aggiornamento a Mac OS X 10.4.3 risolve questa problematica, facendo partire Spotlight con un ritardo sufficiente da consentire l’inserimento di una parola intera (io sono riuscito a scrivere “apple macintosh” prima di vedere Spotlight partire con le ricerche).

- Spotlight consuma risorse? Può darsi. Sui miei Mac non noto congestioni o rallentamenti sensibili della CPU mentre Spotlight cerca. Sarò fortunato? Sarò indulgente? Non saprei, ma di certo non mi sento di dipingere Spotlight come una palla al piede, come fanno molti. Alcuni, in altri forum o mailing list, sono persino arrivati a scrivere che il loro Mac diventa “inutilizzabile” mentre Spotlight sta cercando. Questa cosa mi ha sempre lasciato perplesso. Possiedo Mac non velocissimi (il più veloce ha un processore G4 a 1 GHz) e dischi esterni e interni piuttosto capienti, e non ci sono mai stati rallentamenti tali da impedirmi di proseguire col mio lavoro. Certo, forse se chiedo a Spotlight di trovarmi tutte le occorrenze di “.” oppure “a” su un disco da 500 GB… Ma che senso ha?

- Commenti Spotlight. Nell’articolo Griffiths sottolinea la grande utilità di questa funzione, disponibile nella finestra informazioni (Mela‑I) di qualsiasi file. Utilità, si affretta ad aggiungere, solo teorica, perché se si utilizza il Terminale per spostare o copiare un file, o se si trasferisce un file a un’altra persona via iChat o via email, o se si effettua l’upload di un file su un server Unix o Windows, i commenti personalizzati nel campo Commenti Spotlight vengono persi. Rimangono invece nel caso si trasferisca un file da un volume all’altro o attraverso una rete locale. Forse è una mancanza, una svista, un bug. Io quasi quasi ci vedo un senso: se passo un mio file (o più di uno) a un’altra persona, perché mantenere i miei commenti o le parole chiave che a me possono fare comodo, ma che non sono utili all’altra persona o, peggio, possono ingenerare confusione con i suoi criteri di organizzazione dei file sul suo computer? Meglio a questo punto che il campo commenti venga azzerato, e che l’altra persona, se vuole, scriva i propri.

- Lentezza di Spotlight: punti di vista. Nel parlare della lentezza di Spotlight nell’effettuare ricerche, Griffiths dice che sul suo PowerMac Spotlight può impiegare, per una ricerca per tipo immagini, da 30 secondi a più di un minuto. Per lui questo è essere “tragicamente lenti”. Griffiths, lo dichiara a inizio articolo, ha un G5 dual 2 GHz con due dischi interni, uno da 160 GB diviso in 3 partizioni, e uno da 300 GB diviso in 6 partizioni. Con una situazione del genere mi sembra un po’ eccessivo parlare di “tragicamente lento”. Il problema è umano: non sappiamo più aspettare. Tutta questa immediatezza con la quale veniamo un po’ istupiditi dalla tecnologia e dai ritmi di oggi ci portano ad essere impazienti con punte di paranoia. Mac OS X è multitasking, no? Di sicuro c’è un modo per impiegare quei 30 secondi, un minuto, che Spotlight si prende per cercare un file in una distesa di gigabyte e partizioni. Ad ogni modo, giusto per fare confronti, ho appena svolto una ricerca analoga sul mio hard disk esterno LaCie da 160 GB diviso in due partizioni da 80 GB l’una. Spotlight ci ha messo 28 secondi. Certo, stando in attesa, cronometro alla mano, 28 secondi possono essere lunghi a passare. Ripetendo la stessa identica ricerca senza farci caso (leggendo una pagina Web, per esempio, o mettendo Spotlight in background e controllando la posta elettronica), 28 secondi sono niente.

Ribadisco: l’articolo di Griffiths è interessante e l’analisi è attenta e ponderata, a volte fin troppo pignola. L’autore non è certo uno sprovveduto e i suoi suggerimenti per migliorare Spotlight sono buoni e giusti. D’altro canto ritengo che, a parte alcuni limiti oggettivi e irritanti di Spotlight citati da Griffiths, molto dipenda dalla configurazione del singolo Mac, dalla grandezza dei volumi su cui effettuare ricerche e dalla loro manutenzione, nonché, per una percentuale magari piccola, dalla percezione dell’utente. Qui per ora nessun problema e ricerche fruttuose in tempi sostanzialmente brevi ma, ripeto, forse sono io a essere particolarmente fortunato o indulgente.

Attendo Mac OS X 10.4.4, ma non certo per Spotlight: per DVD Player! I problemi sorti dopo l’aggiornamento a 10.4.3 (si veda il mio post precedente) rimangono tuttora irrisolti.

Aggiornamento a Mac OS X 10.4.3 e problemi con DVD Player

Mele e appunti

C’è sempre una prima volta. E non è detto che questa prima volta sia sempre qualcosa di bello o buono. Nel mio caso si tratta dell’ultimo aggiornamento di Mac OS X Tiger rilasciato da Apple. Riporto qui il messaggio che ho già inviato alla mailing list di Luca Accomazzi e a POCTalk, la mailing list del POC.

Segnalo un problema accadutomi dopo l’aggiornamento a Mac OS X 10.4.3.

Utilizzo un monitor esterno (CRT a 17″) collegato con il mio PowerBook G4 12″ DVI (1 GHz, 768 MB RAM) attraverso l’adattatore DVI-VGA. Dopo l’aggiornamento mi è impossibile vedere un DVD con DVD Player a pieno schermo sul monitor esterno. Quando tento di passare dalla visualizzazione del DVD in finestra a quella a schermo pieno, nel visore di DVD Player o non vedo nulla (nero), oppure l’immagine è distorta (per darvi un’idea, è lo stesso tipo di distorsione che si vede su un monitor quando si tenta di usarlo con risoluzioni non supportate).

Quel che è peggio è che DVD Player quasi si ferma, e utilizzare altre applicazioni (Finder, Safari, ecc.) mentre DVD Player è aperto in queste condizioni, è quasi impossibile. Tutto è rallentato e Monitoraggio Attività segnala che DVD Player sta usando da solo più del 50% della CPU.

Il problema non avviene se utilizzo DVD Player sullo schermo principale del PowerBook.

Il problema si presenta identico anche sul secondo PowerBook (Titanium 500 MHz, 1 GB RAM).

Entrambi i PowerBook sono stati aggiornati via Aggiornamento Software, passando da 10.4.2 a 10.4.3. Sul PowerBook 12″ ho provato a scaricare l’update combo da più di 100 MB e reinstallare, ma non è cambiato nulla.

Non sono l’unico ad aver notato il problema. C’è già un thread nel forum Apple Discussions (ho scritto anche lì). Da notare che se guardo un DVD a schermo pieno sul monitor esterno utilizzando VLC al posto di DVD Player, la visione avviene senza problemi. Deduco quindi che il problema sia ristretto all’applicazione DVD Player. Sarei curioso di sapere se è capitato anche ad altri.

Il problema persiste anche dopo vari riavvii e riparazioni di permessi.

Da che esistono i cosiddetti minor update di Mac OS X, non ho mai – e ripeto mai – avuto un problema dopo un aggiornamento, malgrado in Internet leggessi riscontri che narravano i disastri più vari. La presenza di software di terze parti che aggiungono e/o modificano l’interfaccia del Finder o di altri programmi come Safari e Mail, sui miei Mac, è nulla. Onestamente, non mi è mai piaciuto installare troppi gingilli che vanno più o meno a disturbare il sistema operativo. Sono rimasto scottato dalla pessima esperienza con Kaleidoscope su Mac OS 8 e 9, dopo la quale ho deciso di fare mio il motto less is more. E poi l’interfaccia di Mac OS X mi piace così com’è, con le sue comodità e scomodità (notare che per alcuni la scomodità è dover fare un clic di mouse in più o tener premuto un tasto mentre si fa clic col mouse).

È forse grazie al fatto di tenere i miei Mac il più possibile leggeri e aderenti alle impostazioni di fabbrica che non ho mai riscontrato alcun problema con gli aggiornamenti (grandi o piccoli) di Mac OS X. Per lo stesso motivo l’inghippo occorso con l’ultimo aggiornamento mi lascia perplesso.

Sul forum di discussione Apple a cui ho fatto riferimento prima ho notato che il problema sembra colpire utenti con una configurazione molto simile alla mia: tutti hanno un PowerBook 12″, tutti riportano lo stesso identico comportamento di DVD Player. Inizialmente pensavo che forse l’aggiornamento da Aggiornamento Software non installasse correttamente qualche pezzo di software di sistema, magari collegato con Quartz Extreme o Core Image, solo su questo modello di PowerBook. Allora ho scaricato l’update combo e ho reinstallato, ma senza successo. Poi ho provato a riprodurre il problema con l’altro PowerBook, il Titanium a 500 MHz, che si collega al monitor esterno direttamente via VGA e senza l’ausilio dell’adattatore DVI-VGA. Il problema con DVD Player si presentava tale e quale.

Allora mi viene da pensare che l’aggiornamento Mac OS X 10.4.3 sia andato a toccare una qualche parte che non è stata correttamente aggiornata dagli aggiornamenti precedenti. La procedura corretta, a questo punto, è reinstallare Tiger con un Archivia e Installa, e applicare nuovamente l’update combo 10.4.3, ma: (1) un utente lo ha già fatto, prendendosi la briga di tornare a 10.4.0, e verificare il problema aggiornando prima a 10.4.1, poi a 10.4.2, quindi a 10.4.3, riportando che il problema si è tornato a verificare con l’ultimo aggiornamento; (2) il problema è evidentemente ristretto a un certo comportamento di DVD Player in certe condizioni e non in altre: vale la pena di reinstallare e ri-aggiornare il tutto per poi magari ritrovarsi nelle stesse condizioni di partenza?

Io, per il momento, attendo.

Ho riportato il problema in vari luoghi, ho scritto anche a MacFixIt e ad Apple, e finora nessuno si è preso la briga di osservare se per caso l’inghippo si verifica anche sulle proprie macchine. Certo, non mi aspetto che MacFixIt e Apple mi rispondano in privato, però se qualcuno legge questo blog e ha voglia di provare, mi faccia sapere.