Un nuovo dispositivo touch-screen da Apple?

Mele e appunti

Pare che Apple abbia registrato un brevetto per un dispositivo ‘tablet’ all’United States Patent and Trademark Office.

Per dare un’occhiata alla documentazione, andate qui e inserite nel campo di ricerca il numero del brevetto, che è 20060022956.

La descrizione del brevetto è interessante: Touch-sensitive electronic apparatus for media applications and methods therefor. Buona lettura!

Un'altra ragione per non usare Microsoft Word

Mele e appunti

Lemke Software GmbH, da cui proviene il notissimo e utilissimo Graphic Converter (notare che è già disponibile in formato Universal Binary), raccomanda Papyrus, di un altro produttore tedesco, R.O.M. Logicware. Papyrus è un word processor: sì, un altro, ma pare proprio un prodotto ben fatto. Premessa: questa è per ora soltanto una segnalazione, la recensione vera e propria verrà più avanti quando avrò collaudato meglio questo programma. Per ora ho solo qualche breve impressione a caldo.

- Versioni per tutti i gusti. Papyrus è disponibile in versione WORKS, OFFICE e ViEW. WORKS è inizialmente una trial version di 15 giorni. Se ci si registra presso il sito di R.O.M. Logicware è possibile ottenere un codice che sblocca la versione eliminando la scadenza. È quindi possibile utilizzare Papyrus WORKS liberamente per scopi non commerciali. La versione OFFICE è più completa e comprende, fra l’altro, un foglio di calcolo e un database relazionale. Una licenza costa 99 dollari (altri tipi di licenza e relativi prezzi sono visibili in questa pagina). La versione ViEW è un programma gratuito che serve a visualizzare e a stampare documenti elaborati con Papyrus.

- Spartana eleganza. A una prima visione ed esplorazione dell’interfaccia di Papyrus devo dire che l’impressione è più che buona. Il programma lascia visibili barre di strumenti essenziali, senza gingilli inutili e sovraffollamenti che disorientano l’utente. In realtà molto è personalizzabile dietro le quinte, e mi piace che le varie impostazioni e preferenze siano appunto totalmente gestibili dietro le quinte. Si respira aria un po’ alla Bare Bones, per capirci. I produttori di Papyrus, per esprimere in due parole l’essenza del programma, hanno usato il classico Less is More, ed è proprio così.

- Una ragione in più per non usare Word. Toh, un altro programma che apre ed esporta in formato Microsoft Word. La primissima cosa che ho verificato è quanto bene lo faccia. Ho fatto alcuni test con file di Word inviatimi da alcuni clienti e devo dire che non ho avuto alcun problema a leggerli e risalvarli in Papyrus. Stili e tabelle vengono rispettati, e per le mie esigenze questo basta a passare la prova, ma non voglio dare giudizi affrettati e ci tornerò su più avanti. I formati supportati da Papyrus WORKS non sono moltissimi (vedere figura), ma sufficienti per le esigenze più comuni.

papyrus-ff.jpg

Insomma, per adesso sono piacevolmente colpito da questo programma, non vi ho trovato nulla di contro-intuitivo o di particolarmente difficile da impostare. L’apertura e la gestione di file anche pesanti sono più che soddisfacenti. L’interfaccia è semplice e coerente, e i comandi e le impostazioni più usate si trovano con facilità. Nei prossimi giorni ci scribacchierò più frequentemente e, come ho già detto, scriverò una recensione più approfondita, magari facendo qualche confronto con altri programmi di categoria.

Lati positivi

Mele e appunti

Le due rivelazioni hardware del Macworld Expo, iMac e MacBook Pro, hanno prevedibilmente fatto discutere, e sto leggendo un po’ dappertutto reazioni e sfoghi. Anche tante sciocchezze, specie da parte degli eterni insoddisfatti, quelli che se Apple presenta dell’hardware rinnovato solo in minima parte (come è successo con l’ultima linea di PowerBook), si sentono presi in giro; e se Apple presenta innovazioni o scelte un po’ più radicali si lamentano perché è troppo innovativa.

Così in molti, a quanto mi è dato leggere, si trovano un po’ delusi dal MacBook Pro. Non ha il modem! Non ha la S‑Video! Non ha la FW 800! Non ha la tradizionale PCMCIA! La batteria dura solo due ore! Parrebbe quasi inutilizzabile. Sì, però:

a. È ancora un prototipo, probabilmente definitivo al 98%, ma chissà. Apple si è presa ancora un mesetto prima di venderlo, e sicuramente almeno la questione batteria sarà sistemata.

b. È, per adesso, l’unico nuovo portatile con processore Intel. Chi sa quali altri modelli verranno prodotti nei prossimi mesi? E con quali caratteristiche? Chi l’ha detto che questo deve essere per forza il modello di punta?

E ora vediamo che cosa ha il MacBook Pro:

1. Ha una porta DVI. Con un adattatore DVI/S‑Video, ecco la porta S‑Video.

2. Ha uno slot ExpressCard/34. È una tecnologia più veloce della PCMCIA, offrendo un throughput fino a 250 MBps in ambo le direzioni. Ha accesso a tutta la velocità dei bus USB e PCI Express. Presto vi saranno schede ExpressCard che potranno aggiungere la tanto agognata porta FireWire 800, e che potranno offrire collegamenti ad alta velocità con dispositivi Serial ATA esterni. Non è male.

3. Ha un bus di sistema a 667 MHz. Quello dei PowerBook G4 viaggia solo a 167 MHz.

4. Ha tecnologia grafica PCI Express, otto volte più veloce della AGP dei PowerBook G4.

5. Utilizza per i drive la tecnologia Serial ATA, più veloce della ATA.

6. Ha una memoria RAM più veloce: utilizza moduli PC2-5300 DDR2 a 667 Mhz. I PowerBook G4 attuali utilizzano moduli a 333 MHz.

Insomma, forse il primo assaggio soddisfa poco, e posso capire chi si lamenta del “downgrade” del SuperDrive (che non masterizza DVD dual layer), però il nuovo MacBook Pro è un portatile dignitoso e, ragionando sulle sue caratteristiche un po’ più a fondo, si capisce che scelte quali la porta ExpressCard al posto della PCMCIA non siano un passo indietro o un passo falso. Se questa tecnologia mi dà la possibilità di collegare periferiche con le quali scambiare dati più velocemente, ben venga. E schede ExpressCard ne faranno eccome. Quando uscì il primo iMac, senza porte seriali né ADB né SCSI, ma solo con porte USB, le periferiche USB esistenti a quel tempo non erano molte, eppure in un periodo relativamente breve, e grazie al successo dell’iMac, il mercato si è riempito di ogni genere di periferica e gingillo con porta USB.

Parlando di iMac, il povero iMac Intel è stato un po’ messo da parte, tanta è l’attenzione che ha attirato su di sé il MacBook Pro. Anche l’iMac ha qualche piccola novità interessante, passata un po’ inosservata:

1. Anche l’iMac possiede RAM più veloce: moduli a 667 MHz contro quelli a 533 MHz dell’ultima serie degli iMac G5.

2. È possibile collegare un monitor esterno. I nuovi iMac con processore Intel dual core hanno porte mini-DVI al posto della VGA. È quindi possibile collegare un Cinema Display, un proiettore, un televisore, ecc. Soprattutto, i nuovi iMac non si limitano a visualizzare un duplicato della scrivania (mirroring), quindi, con il secondo monitor collegato, è possibile godersi una scrivania estesa.

3. La scheda video è stata aggiornata. ATI Radeon X1600 al posto della X600. Inoltre, chi acquista il modello di iMac da 20″, ha la possibilità di aggiungere altra RAM alla scheda video, portandola da 128 a 256 MB.

Non vedo l’ora di vedere dal vivo questi nuovi Mac con processore Intel, andare all’Apple Store più vicino e vedere un po’ la reattività e le prestazioni dei nuovi processori. Per ora non compro nulla: hardware nuovo non mi serve e presumo che la mia piccola flotta (PowerBook G4 TItanium a 500 MHz, PowerBook G4 Aluminium 12″ a 1 GHz e iBook G3 conchiglione a 466 MHz) tirerà avanti ancora un bel pezzo, viste le mie esigenze e la proverbiale longevità operativa dei Mac. Ma di sicuro uscirò dall’Apple Store con una scatola di iLife ’06.

Niente spyware in iTunes 6.0.2

Mele e appunti

È stato da pochissimo rilasciato l’aggiornamento di iTunes che lo porta alla versione 6.0.2. Al di là di migliorie e sistemazioni di bug, una caratteristica nuova che ha attirato l’attenzione è il MiniStore che compare nella parte inferiore della finestra principale di iTunes. Alcuni, fra cui il buon Rob Griffiths (senior editor di Macworld.com e gestore di Mac OS X Hints), si sono allarmati, affermando che il MiniStore non è che un piccolo spyware che, cambiando le varie selezioni dello Store a seconda dei brani che l’utente ascolta dalla sua libreria musicale privata, invierebbe ad Apple tali informazioni (oltre a dati non meglio identificati) all’insaputa dell’utente. Per evitare che ciò accada basta comunque disattivare il MiniStore (menu Composizione > Nascondi MiniStore oppure Maiusc-Cmd‑M).

Sebbene Apple nella sezione “leggimi” dell’aggiornamento non abbia menzionato esplicitamente il MiniStore e che cosa faccia, non mi sembra nel suo stile inserire uno spyware in maniera così infingarda. E infatti oggi su Mac OS X Hints leggo una rettifica di Griffiths nella quale dichiara che Apple gli ha confermato direttamente che tramite il MiniStore non viene assolutamente raccolta alcuna informazione.

Una corsa al parco con Steve Jobs

Mele e appunti

Ieri, sincronizzati gli orologi e i vari siti Web che offrivano resoconti in diretta del keynote di Steve Jobs, mi sono preparato a ricevere la serie di novità Apple dal Macworld Expo. L’assenza di streaming rendeva l’atmosfera simile al seguire la partita di calcio della squadra del cuore con una radiolina, invece che alla televisione o allo stadio. Presagivo che Apple avesse pronte molte novità, presagivo la presenza di sorprese, ma non ero preparato a così tanto.

Dalla WWDC 2005, Apple sta impostando e tenendo un ritmo impressionante. Di qui l’ispirazione per il titolo dell’entrata odierna del mio blog. In questi ultimi mesi Apple e Steve Jobs sono per me come andare a correre al parco con un vecchio amico il quale, a differenza di me, non solo è in ottima forma, ma continua a migliorare, e quando iniziamo a correre, fatta qualche decina di metri, già non lo vedo più. Ma non mi arrabbio con lui, sono felicissimo e mi rendo conto che, se voglio stargli dietro, tocca a me lavorare di più e “farmi il fiato”.

Tornando al keynote. Ieri seguivo il reportage in diretta su Macworld.com, impostando il pratico WebDesktop per aggiornare la pagina ogni minuto. Vedevo l’articolo allungarsi e le varie novità dipanarsi sotto i miei occhi, ancora una volta, a ritmo serrato. Quando è arrivato il momento della presentazione dei nuovi Mac con processore Intel dual core, ho controllato più volte per essere sicuro di leggere bene.

Bel colpo, signor Jobs. Ormai non è più possibile prevedere le sue mosse basandosi sulle sue affermazioni. Non molto tempo prima della presentazione dell’iPod con funzionalità video, il Nostro aveva dichiarato È già possibile scaricare film sull’iTunes Music Store, e alcuni album offrono il video come incentivo per acquistare la musica. Offriamo anche dei podcast video, ma la gente comprerebbe un dispositivo video solo per guardare questi video? Finora non è accaduto. Nessuno ha avuto successo in quest’ambito. Il che, pur non asserendo nulla di mostruosamente esplicito, non faceva certo presagire che Apple avrebbe presentato l’iPod nuovo con funzionalità video di lì a poco.

Per quanto riguarda i Mac con processore Intel, Jobs aveva parlato di metà 2006, aveva tracciato tabelle di marcia e un piano di transizione. Onestamente non pensavo che Apple fosse così pronta. Questione di ritmo, ancora una volta. Non credevo i nuovi Mac con processore Intel fossero già pronti, soprattutto perché i processori che incorporano sono nuovissimi: Intel non li ha annunciati da molto. Ragionando sulle tempistiche, mi viene il sospetto che nell’accordo fra Jobs e Otellini (CEO di Intel) si sia previsto da parte di Apple l’utilizzo dei processori dual core in esclusiva. Perché, pur essendo l’iMac e il MacBook Pro due computer sostanzialmente simili alle loro controparti PowerPC, non si progetta, non si assembla e non si collauda una macchina in tempi così brevi.

Le novità software

iLife ’06 e iWork ’06: la loro uscita a inizio 2006 non ha nulla di sorprendente. Però le varie migliorie apportate a iPhoto, iMovie, GarageBand e iDVD, e la presenza della nuova applicazione iWeb non sono affatto elementi di secondo piano. Ormai questi programmi sono in piena maturità: anche iPhoto, almeno sulla carta, sembra più usabile delle sue versioni precedenti. Questo, e la presenza di iWeb, mi hanno solleticato al punto che acquisterò iLife non appena sarà disponibile. Ritengo che tutte le applicazioni del pacchetto valgano molto più dei 79 EUR che spenderò. Per iWork ’06 sono ancora un po’ incerto; non sul valore dei programmi, intendiamoci. È che a me Keynote non serve, proprio come non mi è mai servito PowerPoint, e comprare iWork solo per Pages 2… Si vedrà.

Mac OS X 10.4.4: ho iniziato ad attendere questo aggiornamento esattamente un’ora dopo l’aggiornamento a 10.4.3. Come ad altri utenti, l’aggiornamento precedente mi aveva causato un problema fastidioso (si veda il post Aggiornamento a Mac OS X 10.4.3 e problemi con DVD Player), problema finalmente risolto con Mac OS X 10.4.4. Più in generale, questa versione presenta una serie di bug fix e miglioramenti interessanti a vari livelli. Ho aggiornato subito i miei Mac senza intoppi. Il riavvio, in tutti i casi, è stato decisamente più lungo del normale, ma è un comportamento prevedibile dopo qualsiasi aggiornamento che lavora in profondità. Ho lasciato macinare i Mac, e una volta terminato l’avvio ho notato un Finder più reattivo e le applicazioni aggiornate (Safari, Mail, DVD Player, giusto per fare tre nomi) un po’ più scattanti di prima. Se l’aggiornamento precedente, unico a darmi problemi da quando esiste Mac OS X, mi aveva lasciato l’amaro in bocca, questo mi trova più che soddisfatto.

Le novità hardware

Mac + Intel ovviamente. Il primo Mac della nuova èra è un iMac. Riflettendoci su, ha senso. L’iMac ha simboleggiato il ritorno della gestione Jobs in Apple e la conseguente “rinascita” nel 1998. L’iMac è stato il Mac che più si è reinventato e più ha osato da un punto di vista di design. Ora l’iMac osa dall’interno e apre le danze dei nuovi Mac con processori Intel. Ma ad attrarre di più la mia curiosità è il MacBook Pro. Anzitutto sono contentissimo che sia stato mantenuto l’ottimo design dei PowerBook Aluminium. Poi: mi piace l’iSight incorporata, mi soddisfano le caratteristiche hardware, e trovo che MagSafe sia una piccola genialità. Non vedo l’ora di vedere dal vivo la luminosità dello schermo (che Apple dichiara essere più luminoso del 67% rispetto ai PowerBook G4), di confrontare lo spessore (il MacBook è più sottile dei PowerBook), e di sentire quanto è più freddo. E grazie al cielo non vi sono tutti quegli odiosi adesivetti tipici dei notebook PC, con il logo Windows, il logo Intel, e altre amenità che mi ricordano tanto gli adesivi “TURBO” e “FERRARI” spiaccicati sul retro di sferraglianti Fiat Ritmo e Renault 5.

A piacermi poco o niente è il nome. MacBook Pro. Sa di software. Potrebbe essere il nome del primo programma di impaginazione professionale targato Apple. I futuri iBook-Intel, conseguentemente, si chiameranno MacBook (senza Pro). Saranno bei computer di certo, però quel nome… Umf.

Ma non mi lamento. Quest’anno ne vedremo delle belle e questo è solo l’aperitivo. Sto alla finestra e osservo, senza osare alcuna previsione per i prossimi eventi Apple, certo di rimanere, come ieri, positivamente stupito e un po’ spiazzato. Tutte le chiacchiere di contorno alle novità e alla transizione di Apple in generale, sono chiacchiere e poco altro. Si potrà far girare Windows sui nuovi Mac con processore Intel? Chi se ne frega. Si potrà fare in modo di far girare Mac OS X sull’anonimo assemblato PC? Chi se ne frega. I Macintosh sono i computer che mi hanno dato più soddisfazioni e che preferisco centomila volte a qualsiasi PC, e continuerò a dare ad Apple la mia preferenza. I Mac sono longevi e non prevedo di cambiare il mio PowerBook G4 a breve. Quando avrò la necessità di prendere un Mac nuovo, acquisterò fra i modelli disponibili quello che più verrà incontro alle mie esigenze e al mio budget. Avrà un processore Intel? Chi se ne frega, sarà un Mac e funzionerà come un Mac. Non è essere di parte o avere una fiducia incondizionata che rasenta la fede. Una volta abusavo della frase Parlo per esperienza. Oggi vedo, sento il ritmo di Apple, e posso dire È un dato di fatto.

(Ho scritto questo post di getto e ancora “a caldo”. C’è troppa carne al fuoco e nei prossimi giorni cercherò di sviscerare alcune impressioni e riflessioni che mi stanno ronzando per la testa. Rimanete sintonizzati).